“Piccola storia ignobile”: un commento dalla pagina del prof. Andrea Zhok

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Fonte: prof. Andrea Zhok, pagina Facebook (1)


 

 

(Riassunto e conclusioni)

“Dunque, facendo il punto.

1) Lunedì tre maggio, discutendo con alcuni amici, sono venuto a conoscenza del fatto che esiste un movimento che rivendica il diritto dei matrimoni con animali. Mi è venuto in mente di scrivere un post, di carattere ironico e satirico, che mettesse alla berlina una serie di modalità argomentative ricorrenti nelle discussioni sui diritti soggettivi, e che ritengo essere modalità argomentative totalmente farlocche. Venivano così stigmatizzate cose come l’idea che un desiderio soggettivo debba fare legislazione, o che in un cambiamento sociale l’onere della prova vada a chi conserva e non a chi innova, ecc. Il senso era quello di mostrare, con una reductio ad absurdum, come quelle diffuse modalità argomentative potessero essere estese ad ogni nuovo presunto e paradossale “orizzonte di diritti”, inclusi i matrimoni con animali. In dieci minuti il post era pronto e sono andato a mangiare, commettendo qui l’unico errore che riconosco di aver fatto: ho lasciato la modalità di privacy per tutti, senza restringerla a chi conosceva gli antecedenti del post, o quantomeno agli amici.

2) Ritornato al lavoro nel pomeriggio (3 ore dopo) ho scoperto di essere divenuto il bersaglio di commenti, messaggi privati, mail anonime, ecc. ricolmi di improperi, offese fantasiose, e anche minacce da parte di una marea di sconosciuti. Il tutto prosegue ininterrottamente da allora.

3) Un’indagine successiva mi ha consentito di capire cosa fosse successo. Un mio ex studente, noto cacciapalle seriale e risentito da tempo nei miei confronti, ha colto l’occasione per segnalare il mio post a Gay.it, il quale sito ha pubblicato il post decontestualizzato, mettendomi inoltre in bocca virgolettati falsi, e facendo apparire come se la mia fosse l’ultima di una lunga serie di posizioni omofobe.

4) Quello che è accaduto successivamente segue la forma classica, e molto studiata, delle dinamiche di gruppo che si presentano nei casi di bullismo o picchiaggi di gruppo. Una volta che un primo attacco da parte di un membro autorevole del branco ha garantito che è possibile farlo, l’intera muta di individui trova un’occasione per sfogare liberamente le proprie frustrazioni, protetti dal gruppo. Così, una massa di persone che non ha la più pallida idea di cosa io pensi, o sappia, o di chi sono, si è sentita in diritto/dovere di, nel migliore dei casi impartirmi lezioncine da quarta elementare, nel peggiore di offendermi e minacciarmi.

Fin qui i fatti.
Vediamo ora quali conclusioni ne possiamo trarre.

1) La dinamica che si è sviluppata, che sia stata essa così pianificata o che si tratti invece di un effetto preterintenzionale, comunque ha il carattere OGGETTIVO di un censura violenta a delle opinioni. Si tratta oggettivamente di una forma di intimidazione, che replica sul piano mediatico comportamenti come quelli dello squadrismo storico (’19-’22), dove “bisognava dare una lezione” a coloro i quali professavano idee avverse e lo si faceva colpendo bersagli esemplari, in modo da “dare l’esempio”. Come mi hanno fatto notare in molti, questo tipo di reazioni funge (e fungerà) di ammonimento a chiunque volesse sostenere tesi ostili a certi gruppi, che ora sa in che grane può incappare, e riterrà saggio o politicamente prudente “non esporsi”.

2) Il post dello scandalo era ironico e sarcastico. Come facevo notare nel P.S. al post medesimo, andava preso per un “esercizio di sarcasmo” e non come un’argomentazione saggistica. Uno poteva trovarlo divertente, come hanno fatto in molti, e un altro poteva trovarlo irritante. In ogni caso la forma stessa non era una forma assertoria e dunque, per sua natura, nessuna ma proprio nessuna delle tesi che mi sono state attribuite si può ritrovare nel post. Nel post non ci sono tesi.

3) Ma supponiamo per un momento che nel post ci fossero state belle, nero su bianco delle tesi che rigettano il matrimonio omosessuale e l’adozione gay. Spero che sia ben chiaro a tutti che fino a quando rimane in vigore l’art. 21 della Costituzione, se una persona ritiene di sostenere quelle tesi (purché non si basi su notizie false e non contenga ingiurie) ha il sacrosanto diritto di sostenerle, e che ogni forma di linciaggio o censura violenta è e rimane un atto incivile.

4) Per quel che conta, io mi sono espresso più volte pubblicamente, anche in articoli di giornale, a favore delle unioni civili omosessuali, mentre mantengo seri dubbi sull’opportunità delle adozioni estese a coppie omosessuali, e sono senz’altro contrario alla pratica della maternità surrogata (che sia praticata da coppie omosessuali o eterosessuali). Queste non sono idee pregiudiziali, non sono basate su istanze omofobiche di cui sono del tutto privo, ma sono fondate su riflessioni e dati di fatto. Come tutte le idee umane sono fallibili, ma allo stato attuale delle mie riflessioni si tratta di convinzioni ragionate, convinzioni che non cambieranno di una virgola per il fatto che in giro vi siano schiere di intolleranti.

5) Infine, una riflessione amara, che coinvolge anche le mie aspettative passate. Noi tutti, e mi ci metto anch’io, ci siamo abituati sulla scorta di esempi storici ad alzare la guardia di fronte alla censura e all’intolleranza quando venivano da fonti note, ed in forme note (l’archetipo del ‘nazista’). E nel farlo non abbiamo visto crescere, all’ombra autoassolutoria delle rivendicazioni di diritti, altre forme di censura ed intolleranza, fondate su idee divenute oramai mainstream e diventate perciò, che ne siano consapevoli o meno, POTERE. Credo sia ora di svegliarci e di capire che i tempi sono cambiati”.

 

 

Andrea Zhok

 

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(1) Andrea Zhok (Trieste, 1967) si è formato presso le università di Trieste, Milano, Vienna ed Essex. Attualmente insegna Antropologia Filosofica presso l’Università degli Studi di Milano. Tra le sue pubblicazioni monografiche ricordiamo Il concetto di valore: tra etica ed economia (Mimesis 2001); Lo spirito del denaro e la liquidazione del mondo (Jaca Book 2006); Emergentismo (Ets 2011); La realtà e i suoi sensi (Ets 2012).

 

Qui alcuni suoi articoli per Scenari

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