Come stanno davvero i bambini nelle “famiglie” omosessuali?

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Stavolta è il turno del made in Italy: “Same-Sex and Different-Sex Parent Families in Italy: Is Parents’ Sexual Orientation Associated with Child Health Outcomes and Parental Dimensions?” E’ lo studio appena pubblicato sul Journal of Developmental & Behavioral Pediatrics da un gruppo di ricercatori dell’Università di Roma. Fra gli autori figura il prof Lingiardi, da sempre schierato in prima linea nella difesa delle rivendicazioni del mondo LGBT. Secondo gli studiosi, la ricerca dimostrerebbe che il sesso dei genitori e le tecniche di surrogazione adottate sono del tutto ininfluenti sul benessere psicologico dei bambini.

Analizzando lo studio originale si scopre però che il 90% del campione dei genitori dello stesso sesso è composto da appartenenti alla associazione Famiglie Arcobaleno e la restante parte è stato reclutato tramite annunci sulle pagine Facebook di gruppi di genitori omosessuali. Cioè siamo di fronte a dei militanti perfettamente a conoscenza dello scopo dello studio e motivati a sostenere la bontà e legittimità della loro scelta, ma non basta: ai genitori omosessuali che hanno completato il sondaggio è stato chiesto di inoltrare il link dell’indagine ai genitori di bambini di sesso diverso della stessa classe scolastica dei loro figli. Quindi il campione di genitori di sesso diverso è stato selezionato dai genitori dello stesso sesso (probabilmente si tratta di loro amici dato che il campione di sesso diverso è solo di 2,8 volte superiore a quello dello stesso sesso).

Altro aspetto critico è la valutazione della salute psicofisica dei bambini. Come per la stragrande maggioranza degli studi di questo tipo, si tratta di una autovalutazione eseguita dai genitori stessi tramite risposte a questionari on-line. I test utilizzati sono:

Parental Self-Agency Measure (PSAM). Questo test serve a misurare la fiducia che i genitori hanno nelle proprie capacità genitoriali. Si deve rispondere a 5 domande del tipo: “mi sento sicuro come padre/madre” oppure “sto facendo un buon lavoro come padre/madre” classificandosi su una scala da 1 a 7.

Dyade Adjustment Scale (DAS). E’ una auto-valutazione del rapporto fra i partner. Si deve rispondere a 32 domande del tipo “quanto ami il tuo partner?” su una scala da 1 a 5. Oppure “quante volte tu o il tuo partner avete avuto uno stimolante scambio di idee?”

Family Adaptability and Cohesion Evaluation IV Scale (FACES-IV): anche questo è un questionario di autovalutazione del funzionamento e della coesione familiare. Gli argomenti sono del tipo: “l’unione è una priorità assoluta per la nostra famiglia” da valutarsi su una scala da 1 a 5, oppure “siamo in grado di cambiare la leadership nella nostra famiglia”.

Strengths and Difficulties Questionnaire (SDQ). Questo è l’unico questionario che riguarda lo stato psicologico dei bambini. Prevede che i genitori valutino i propri figli in base a 25 argomenti del tipo: “è rispettoso degli altri?” su una scala d 1 a 3 (non vero, parzialmente vero, assolutamente vero) oppure “è spesso infelice, solitario e triste”.

Si può facilmente capire che questi questionari hanno un senso solo se siamo certi che chi vi si sottopone sia realmente interessato a dire la verità. Ma in questo caso si può lecitamente dubitare che i rappresentanti di una minoranza sessuale, motivati a legittimare anche da un punto di vista politico e legale il loro tipo di famiglia, possano fornire delle risposte realmente obiettive.

Da un punto di vista metodologico, l’abbinamento di un CAMPIONE DI COMODO con questionari di AUTOVALUTAZIONE fa perdere a una ricerca di psicologia sociale qualsiasi credibilità. Infatti in tutti i test i genitori omosessuali hanno fatto registrare punteggi migliori di quelli di sesso diverso.

Questi ultimi infatti, non avendo problemi di legittimazione, possono permettersi di rispondere in modo più sincero.

Infine lo studio ha riguardato genitori di bambini da 3 a 11 anni. Anche prendendo per buoni i risultati di questo studio, rimane aperta la vera questione che riguarda come nel tempo l’assenza di un padre o una madre e la non conoscenza di una parte delle loro origini biologiche, influenzerà la psiche di questi bambini.

Le conclusioni dello studio sono del tutto speculative e poco attinenti con i risultati dello studio. Anche senza tenere conto degli evidenti problemi metodologici infatti, questo tipo di ricerca al massimo può dare una indicazione sul livello di adattamento dei bambini, ma nulla di più.

E’ sconcertante che ancora oggi questo tipo di studi, passi indenne da un processo di peer review e venga pubblicato con conclusioni così azzardate, ma nel settore della psicologia sociale, dove l’ideologia ed il conformismo dominano, il rigore scientifico e l’integrità professionale sembrano oramai merce rara.

 

di Frank Gordon

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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