Siete sicuri di poter ancora dire quello che pensate?

 

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Art. 21, Costituzione della Repubblica Italiana:

« Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. »
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Siete sicuri che sia ancora attivo? 

Siete sicuri che qualcuno vi protegga se di fatto vi negano la libertà di manifestare in modo civile e rispettoso il vostro pensiero?

Io no.

Per quanto mi riguarda, sembra che il mio pensiero non sia soggetto alle leggi dello Stato. Sono in Italia, scrivo in italiano, mi rivolgo ad italiani, ma qualcuno mi impedisce farlo.

Il 30 Dicembre ho subito l’ennesimo blocco del mio account Facebook, per aver pubblicato questo post:

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Vi sembra offensivo?

Ma non è finita.

La censura di Facebook, infatti, ha colpito ancora. Oggi, 14 Gennaio 2017: la pagina “Alessandro Benigni“, che ho aperto solo da pochi giorni, è stata già bloccata e nascosta dal sistema, per aver pubblicato un semplice ragionamento, inoffensivo e del tutto pacifico. Quando ci accorgeremo che la censura sta cambiando la nostra percezione della libertà individuale? Spero non troppo tardi.

Una cosa è certa: non mi faranno tacere.

Non mi fermano.

 

 

Qui sotto il post incriminato:

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Il testo non si legge tutto, visto che lo screenshot dal telefono non mi consente di catturarlo per intero. La parte mancante è questa:

” Un conto è impedire o peggio punire la libertà di parola e di espressione, con la scusa che “qualcuno potrebbe offendersi”. Bene: anch’io mi offendo. Se mi riducono la libertà di parola mi offendo, tantissimo. Come la mettiamo?”

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Adesso devo capire come recuperare la pagina, se possibile, visto che il profilo è ancora bloccato per due settimane (questo è il quinto blocco), mentre la pagina è pilotata da diversi account, uno dei quali è probabilmente bloccato.

Ci devo lavorare un attimo, prima di farla ripartire.

 

 

 

 

 


 

 

 

Intanto, sono qui, a dire la mia, come sempre: in questi minuti ho riaperto, con lo smartphone, una nuova pagina:

(Clicca sull’immagine per connetterti)

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Se siete d’accordo e soprattutto se avete a cuore la libertà di espressione – nel rispetto del prossimo, condividete e fate sapere ai vostri amici come vanno le cose.

E’ importante che le persone siano messe a conoscenza.

Poi ognuno farà come crede.

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Alessandro Benigni

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Ps. qui di seguito, il testo del post censurato:

“Con quale diritto si vuole impedire ad una persona di provare avversione o fastidio per pratiche che provocano appunto avversione o fastidio? E che fine ha fatto la libertà di parola e di espressione? Se io considero cattiva una determinata pratica, oltre che pericolosa e degradante, perché non posso dirlo? Perché devo essere censurato quando affermo che l’omofobia è un trucco, un’invenzione che stanno utilizzando per farmi tacere ed ottenere altri scopi, ben diversi dalla “protezione delle minoranze” o altre sciocchezze del genere? Un conto è combattere le discriminazioni, gli attacchi fisici, gli insulti. Un conto è impedire o peggio punire la libertà di parola e di espressione, con la scusa che “qualcuno potrebbe offendersi”. Bene: anch’io mi offendo. Se mi riducono la libertà di parola mi offendo, tantissimo. Come la mettiamo?”

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Censura su Facebook: dove siamo arrivati?

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Adesso voglio proprio vedere dove sono tutti quelle del “Je suis Charlie Ebdo”… E farmi due risate.

Ricordate? Tutti per la libertà di pensiero, anche là dove la libertà di espressione si manifestava in vignette di una scempiaggine mai vista…

O forse dobbiamo dedurre che la libertà va difesa solo a senso unico, solo quando ci fa comodo?

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Ma quando capiremo che siamo *già* in una incredibile dittatura-del-pensiero-unico, che applica costantemente l’esclusione delle voci indipendenti?

Su Facebook, il Grande Fratello ascolta, registra, accoglie le segnalazioni dei gruppetti di omosessualisti inviperiti quando qualcuno tocca le giuste corde e mette in evidenza una verità difficile da contestare.

Guardate qui: un profilo è stato bloccato per 30 giorni. In sé, poca cosa. Al soggetto in questione – il sottoscritto  – non cambia niente.

Quello che deve dire, lo dirà comunque.

 

Ma della libertà di pensiero e di espressione, che ne resta?

A che punto siamo – già – arrivati?

 

Giudicate voi stessi il motivo: leggete, quello che il Grande Fratello contesta è un modesto estratto di un articolo, pubblicato mesi fa su questo blog, che contiene solo una libera espressione del proprio pensiero: il mio.

Trovate termini offensivi?

Quali sono i generici “standard” sarebbero stati infranti?

O forse la verità dà fastidio a qualcuno, tanto da essere palesemente messa sotto silenziatore in questo modo, vile e violento al tempo stesso?

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Alessandro Benigni, 30 Dicembre 2016


 

Leggete, non crederete ai vostri occhi:

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Cos’è, siamo al punto in cui è vietato un semplice RAGIONAMENTO?

… meditate, gente. Meditate.

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