67. Modelli-di-pensiero e presunzione di normatività

 

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Il mainstream prevede l’accettazione acritica di “modelli-precostituiti-di-pensiero”, dei veri e propri “usa e getta” per interpretare e comprendere, quindi giudicare, quello che accade.

Con effetti deleteri, per tutti.

Il modello oggi dominante assume slogan ad alto impatto e qualche scampolo di nozioni scientifiche, più o meno ben assemblate, piegando il tutto agli interessi economici e politici del momento, sulla scorta di una sequela di frasi, tra loro concatenate da una debole trama logica.

Ma alla prima scossa della ragione, tutto crolla.

L’ultimo esempio riguarda un personaggio in qualche modo considerato dal pubblico semi-colto un maestro del pensiero: Ascanio Celestini.

Pur sprovvisto del benché minimo riconoscimento accademico o di pubblicazioni sul tema, il nostro si sente di poter dare “lezioni di antropologia” e di “bocciare” il cardinal Bagnasco. Un po’ come la giornalista Eugenia Romanelli, un faro nel panorama della letteratura filosofica e scientifica contemporanea, che ci dava “lezioni” su ciò che dice la scienza obbligherebbe a pensare (a suo dire) sulle adozioni. Con esiti grotteschi: come se fosse un problema scientifico. O, in questo caso, antropologico.

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Ed ecco entrare in gioco il modello-precostituito-di-pensiero. Un tipico esempio, che può essere preso come paradigma: 1) l’antropologia testimonia che si sono dati, nello spazio e nel tempo, diversi tipi di famiglia (per esempio poliandrica: più uomini legati alla stessa donna; poliginica: più donne legate allo stesso uomo, etc.), quindi > 2) non esiste un solo modello universale di famiglia, quindi > 3) tutte le varie tipologie di famiglie sono legittime, compresa l’unione tra persone dello stesso sesso.

Basta un attimo e l’errore balza agli occhi.

 

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Allo stesso modo si sono date nelle culture umane una gran varietà di consuetudini, dal cannibalismo alle unioni tra uomini più che maturi e bambine. Che facciamo, giustifichiamo tutto sulla base della constatazione di un dato di fatto?

*

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 *

Purtroppo, va ricordato che è precisamente quello che sta avvenendo, sulla base della tecnica di manipolazione del consenso sociale “per gradi” molto ben illustrata da Joseph Overton.

Come chiunque può constatare, in questo modo si deducono da premesse ambigue delle conclusioni illogiche.

È comunque possibile rendersene conto prima che il meccanismo prenda avvio.

In generale il passo falso (logico ed etico, perché è di questo che si parla, non di antropologia o di sociologia dei costumi, e nemmeno di psicologia) avviene sulla scorta di una pretesa di fondo che risulta inaccettabile: passare da una constatazione di fatto ad una pretesa di diritto.

Siccome vedo che le cose vanno così o cosà allora posso pretendere la legittimazione di ciò che osservo, per il solo fatto che esiste.

A rigor di logica, in base a questo modello di ragionamento precostituito dovremmo poter legittimare qualsiasi evento osservabile: compreso furto, omicidio, incesto, pedofilia, e quant’altro. Solo in quanto “oggetto di studio” dell’antropologia.

Perché no?

Non a caso, a piccoli passi alcune di queste follie si stanno già realizzando. Abbiamo così padri che si sposano le figlie, matrimoni a tre, cinque genitori per un solo bambino, e così via.

Com’è facile constatare la questione è etica: si tratta di vedere se una data azione è moralmente accettabile. E questo in base ad argomenti razionali, non certo sulla scorta dei desideri, dei capricci o delle pretese dei singoli.

Sintomatico è che, sempre in base a questo “modello-di-ragionamento-precostituito”, qualcuno ha recentemente affermato che “la madre non esiste, è solo un concetto antropologico“.

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Ecco un tipico esempio di parto da “concetto antropologico”.

 

Davvero notevole: siamo “figli di concetti”.

Entusiasmante.

 
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(Nella tribù dei trobriandesi nella Melanesia occidentale – per esempio – i bambini crescono in maniera piuttosto libera e iniziano a fare sesso a 6-8 anni (le ragazze) e a 10-12 anni. Non ci sono molte inibizioni per quanto riguarda il sesso, anzi esiste una anche casa dello scapolo, dove si hanno i rapporti prematrimoniali)

 

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[Matrimoni di gruppo, poligamia, etc. Qui un breve excursus]

*

Per smontare punto per punto questo “modello-precostituito-di-ragionamento” (che ha poi diverse declinazioni possibili) occorre far notare che se ci sono state (in qualche villaggio tibetano o in qualche regione africana) alcune tribù basate su modelli diversi dalla coppia uomo-donna, questo non dimostra né la bontà intrinseca di quei modelli, né che siano preferibili, né tanto meno toglie il fatto che in tutti i continenti la forma più diffusa è quella che prevede l’unione di un uomo e una donna, per la generazione dei figli. Non occorre una curva di Gauss per vedere che in tutti i continenti la forma normale (*) è questa, e che le altre sono da considerarsi poco più che contraddittorie eccezioni.

 

Dovremmo chiederci come mai se è vero che non esiste una “famiglia naturale universale”, d’altra parte “universalmente” si è – “naturalmente” – diffuso un solo modello, in misura schiacciante rispetto a tutti gli altri.

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Poligamia presto ammessa anche negli USA?

 

Se è poi vero che la famiglia è l’istituzione fondamentale in ogni società umana, attraverso la quale la società stessa si riproduce e perpetua, allora risulta immediatamente chiara la ragione per cui fino ad oggi mai e in nessun posto è stata considerata “famiglia” l’unione di coppie (o terne, etc.) dello stesso sesso.

 

La grande varietà di forme non ha mai escluso la presenza di uno dei due sessi proprio in quanto per la procreazione e la sussistenza della società sono entrambi indispensabili.

 

La famiglia ha una sua realtà teleologica innegabile, pena una serie di irrisolvibili contraddizioni e paradossi.

E d’altra parte (e qui sta una prima radice della contraddizione) se la forma della famiglia non è quella che sancisce l’alleanza esclusiva tra uomo e donna, per la generazione dei figli, dovremmo poi rispondere a questa domanda: allora ogni forma di aggregato sociale è una famiglia? Basta il sentimento, per fondare il concetto di famiglia? Basta dire “love is love”, e via?

Se la famiglia può essere una coppia o un gruppo qualsiasi, anche solo l’unione di più persone, variamente assortite, quale sarà il suo principio identificativo? In tre, tra l’altro dello stesso sesso, si sono già “sposati”. Perché non allora non quattro? O quaranta? E perché non potranno davvero sposarsi padri e figlie? O madri e figli? Quando porre il limite? E in base a quale ragione? È davvero un bene per la società che tutti possano indistintamente sposarsi con tutti, solo in base ad un consenso volontario, di coppia o di gruppo? Ah, già. Come non ricordare la proposta dell’on. Sibilia: legalizzare i matrimoni di gruppo e tra specie diverse. Purché consenzienti, ci mancherebbe.

A parte questi deliri, va detto seriamente che l’antropologia non è normativa. Come non lo sono la psicologia, la sociologia, etc. L’analisi di ciò che avviene – tra l’altro sulla base di presupposti e metodologie che oggi consideriamo valide, ma che potrebbero non esserlo più domani – non ci dice ancora nulla su come dovremmo regolarci dal punto di vista etico, e quindi del diritto intersoggettivamente condivisibile.

 

 

 

 

 

Alessandro Benigni

www.noein.eu

 

 

 

 

 

___________________

 

* “Normale”.   Non sarà forse inutile ricordare che il primo criterio per stabilire ciò che è normale, nel campo delle scienze umane, è quello statistico. Secondo tale criterio, la normalità deriva dalla frequenza media di certe caratteristiche e di certi comportamenti. In base a tale criterio sono normali quelle caratteristiche e quei comportamenti che sono presenti nella maggioranza della popolazione. Abbiamo poi altri due criteri che vengono utilizzati per definire la normalità: quello assiologico e quello funzionale. Secondo il criterio assiologico dovrebbero essere ritenuti normali quei comportamenti che seguono determinati valori socialmente condivisi. Da tali valori derivano poi delle norme e dei divieti che indicano i comportamenti da seguire e quelli da evitare per il bene della società intera. Ed è evidente che il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è mai stato considerato un bene per la società in quanto non ha senso, proprio dal punto di vista assiologico, proteggere e regolamentare giuridicamente una coppia di persone dello stesso sesso (non importa che siano omosessuali o meno) impossibilitate per natura (e non per accidente: volontà, malattia, vecchiaia, o altro) alla procreazione e quindi a contribuire alla prosecuzione della società stessa. Strettamente collegato al criterio assiologico è infine quello funzionale, che consente di ritenere normali quei comportamenti che risultano vantaggiosi per la società. Va da sé che non è affatto vantaggioso per la società istituire e regolamentare un matrimonio tra persone dello stesso sesso (quindi spendere risorse per un rapporto che non può per natura portare alcun vantaggio alla società stessa).

 

 

 

 

 *

 

 

Cos’è la «stepchild adoption»? 2 casi emblematici …

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Il DDL Cirinnà, in aula del Senato tra pochi giorni sancisce anche la stepchild adoption. Cerchiamo di capire meglio attraverso due storie che arrivano da Israele e dal West Virginia, quali conseguenze può avere il riconoscimento della stepchild adoption per le coppie omosessuali.

di Giovanna Abbagnara

13 gennaio 2016

La stepchild adoption, letteralmente «adozione del figliastro», è il meccanismo che permette a uno dei membri di una coppia di essere riconosciuto come genitore del figlio, biologico o adottivo, del compagno. Possibilità che il ddl Cirinnà sulle unioni civili prevede anche per le coppie omosessuali. Due storie sono esemplificative per comprendere meglio le conseguenze di legiferare un simile istituto.

Primo caso: una coppia omosessuale israeliana aveva commissionato ad un’agenzia esperta in utero in affitto una bambina. Al termine del periodo di gestazione si recano in Nepal per ritirare la figlia commissionata dalla madre surrogata ma una volta ritornati a casa dopo aver effettuato un test genetico obbligatorio, si sono accorti che la bambina non era la loro e l’hanno rimandata indietro. L’ovulo comprato e fertilizzato con lo sperma dei due uomini non era infatti stato impiantato nell’utero della donna giusta. Questo tipo di esami richiede diverse settimane. La bambina è infatti nata il mese scorso e la notizia dell’errore è arrivata solo questa settimana. Risultato: pacco rispedito indietro ai genitori che l’avevano davvero commissionata. Ora bisogna accertarsi in quale utero in affitto sia finita la bambina giusta!

Secondo caso: due lesbiche statunitensi Karen e Lauren si sposano nel 2013 e divorziano nel 2014. Intanto però avevano deciso di avere un figlio e chiedono ad un amico di Karen lo sperma, dal quale la stessa viene fecondata. Il bambino nasce proprio mentre la coppia sta per separarsi.  Karen è a tutti gli effetti la sola e unica mamma del bambino, ma Lauren si rivolge a un giudice. E l’8 gennaio 2016 il giudice stabilisce i “full parental rights” per Lauren, obbligando il bimbo ad avere per mamma anche un’estranea in virtù del “matrimonio” lesbico con la vera mamma. Ancora una volta il bambino vittima di contese assurde.

 

Fonte: http://www.puntofamiglia.net

Appello di 321 giuristi promosso dal Centro Studi Livatino in vista dell’esame del ddl unioni civili

 

Cattura

Rilancio della famiglia come riconosciuta dalla Costituzione, no a improprie equiparazioni

 

In vista dell’esame al Senato del disegno di legge c.d. sulle unioni civili, da giuristi a vario titolo impegnati nella formazione, nell’attività forense e nella giurisdizione, esprimiamo forte preoccupazione per l’insieme del testo prossimo al voto.

 

  1. L’ordinamento già riconosce in modo ampio diritti individuali ai componenti di una unione omosessuale. Il ddl in questione, pur denominandosi delle unioni civili, in realtà individua un regime identico a quello del matrimonio, riprendendo alla lettera le formule che il codice civile adopera per disciplinare l’unione fra coniugi. Ciò contrasta con la Costituzione, che tratta in modo specifico la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, distinguendola dalle altre formazioni sociali, in considerazione della sua funzione fondamentale e infungibile: è iniquo mettere sullo stesso piano realtà diverse.

 

  1. Particolarmente iniqua è la previsione – contenuta nel ddl – della possibilità di adottare da parte della coppia same sex, se pure transitando dalla via della stepchild adoption: in tal modo la crescita di un minore all’interno in una coppia omosessuale viene fatta equivalere a quella in una coppia eterosessuale, e il bambino è privato dal legislatore della varietà delle figure educative derivanti dal sesso diverso dei genitori. In base all’orientamento delle Corti europee, l’adozione non resterà a lungo limitata ad alcuni casi: verrà estesa per ogni coppia omosessuale, perfino a scapito del genitore biologico, che potrebbe anche essere sollevato dal proprio ruolo a vantaggio del convivente same sex. In tal modo il “diritto al figlio” dell’aspirante genitore sostituisce il “superiore interesse del minore”, sul quale finora si è fondato il diritto minorile, mettendo in crisi quest’ultimo.

 

  1. Non è accettabile, quale alternativa alla stepchild adoption, il c.d. “affido rafforzato”, cioè la trasformazione dell’affido in una adozione rispetto alla quale il decorso del tempo può far giungere a una sistemazione definitiva nella “famiglia” di destinazione. Affido e adozione rispondono a logiche differenti e perseguono obiettivi non sovrapponibili, avendo avuto finora entrambi come riferimento l’interesse del minore, variabile a seconda della situazione di partenza: nell’affido è una momentanea difficoltà della famiglia originaria, nell’adozione la stato di abbandono del minore. Il ddl forza istituti consolidati per conseguire scopi differenti da quelli per i quali sono previsti.

 

  1. L’approvazione del ddl sulle c.d. unioni civili condurrebbe alla maternità surrogata: se il regime della convivenza fosse parificato a quello coniugale, dal primo non potrebbe restare fuori qualcosa che caratterizza il secondo. E se la Corte EDU ha costruito un “diritto” ad avere i figli, come sarebbe ammissibile la via della adozione same sex, diventerebbe ammissibile pure quella della “gestazione per altri”. L’utero in affitto è una delle forme contemporanee di sfruttamento e di umiliazione della donna più gravi, ostile a quel rispetto della persona che è cardine del nostro ordinamento.

 

In un momento di così seria crisi demografica e di tenuta del corpo sociale, auspichiamo una legislazione che, in coerenza con lo spirito e con la lettera della Costituzione, in particolare degli articoli 29 e 31, promuova la famiglia e favorisca la maternità, e così metta da parte ddl come quello c.d. sulle unioni civili, ostili alla dignità della persona, all’interesse del minore, al bene delle comunità familiari, al futuro dell’Italia.

 

Roma, 19 gennaio 2016

FIRMATARI

 

  1. MAURO RONCO – Professore ordinario di diritto penale Università di Padova, Presidente del Centro studi Livatino
  2. ROSSANO IVAN ADORNO – Professore associato di diritto processuale penale Università di Lecce
  3. FRANCESCO AGNETTI – Avvocato a Parma
  4. FRANCESCO MARIO AGNOLI – Presidente emerito di Tribunale già componente CSM
  5. ALBERTO AGUS – Avvocato a Cagliari
  6. DOMENICO AIROMA – Procuratore della Repubblica aggiunto Tribunale Napoli Nord
  7. GIUSEPPE AMADEO – Avvocato a Genova, già nel direttivo naz. Un. Giuristi Cattolici
  8. GIANFRANCO AMATO – Avvocato a Roma, presidente associazione Giuristi per la Vita
  9. MARGHERITA AMITRANO ZINGALE – Avvocato a Roma
  10. FELICE ANCORA – Professore ordinario di istituzioni di diritto pubblico nella Università di Cagliari
  11. FRANCESCO ANDRETTA – Avvocato a Potenza
  12. SIMONA ANDRINI – Professore ordinario di sociologia del diritto Università Roma Tre
  13. LUCA ANTONINI – Professore Ordinario di Diritto Costituzionale, Università di Padova
  14. GIOVANNA ARMINIO – Avvocato a Bolzano
  15. ELISABETTA ARTIANO – Avvocato a Treviso
  16. GIOVANNI AVESANI – Avvocato a Verona
  17. GIAN PAOLO BABINI – Avvocato a Ravenna, del consiglio direttivo Giuristi per la Vita
  18. MARIA PIA BACCARI – Professione ordinario di diritto romano LUMSA
  19. ELOISA BALDACCI – Avvocato a Milano
  20. GIOVANNA BALESTRINO – Avvocato ad Alessandria
  21. CLEMENTINA BARONI – Avvocato a Reggio Emilia
  22. CARLO ALBERTO BARUZZI – Avvocato a Ravenna
  23. JENNIFER BASSO RICCI – Avvocato a Milano
  24. ENRICO BATTAGLIESE – Avvocato a Milano
  25. ANDREA BELLINI – Notaio a Como
  26. GIOVANNA BERNINI – Avvocato a Piacenza
  27. ROMANO BETTINI – Professore di sociologia del diritto all’università La Sapienza di Roma
  28. ALESSIO BIAGIONI – Avvocato a Pisa
  29. DANIELA BIANCHINI – Avvocato a Roma
  30. DANILO BIANCOSPINO – Avvocato a Brescia e Piacenza
  31. EMILIA BIONDI – Avvocato a Benevento
  32. ANDREA BIXIO – Professore emerito di Sociologia generale Università La Sapienza di Roma
  33. MONICA BOCCARDI – Avvocato a Rimini
  34. DOMENICO BONARETTI – Consigliere Corte di appello Milano
  35. ANGELO BONERA – Avvocato a Brescia
  36. CLAUDIO BORGONI – Avvocato a Piacenza
  37. LORENZO BORRE’ – Avvocato a Roma
  38. FERDINANDO BOSCO – Avvocato a Torino
  39. ENRICO BRAN – Avvocato a Trieste e Professore associato diritto fallimentare Università di Trieste
  40. UGO BRENTEGANI – Avvocato a Verona
  41. RAFFAELLA BRIZIOLI – Avvocato a Terni
  42. PIETRO BROVARONE – Giudice onorario Tribunale di Biella
  43. CARLO BROTINI – Avvocato a Pisa
  44. VALTER BRUNETTI – Sost. Procuratore della Repubblica Tribunale di Napoli
  45. LUCA BASILIO BUCCA – Avvocato a Barcellona Pozzo di Gotto
  46. ANDREA BUCELLI – Professore associato di diritto privato Università di Firenze
  47. CHIARA ALICE CAGNINA – Avvocato a Caltanissetta
  48. FRANCESCA CALOI – Avvocato a Verona
  49. MARCO CAMPARADA – Avvocato a Monza
  50. FABIO CANDALINO – Avvocato a Santa Maria Capua Vetere
  51. VINCENZO CANGEMI – dottorando diritto del lavoro università di Padova
  52. VINCENZO CANNELLI – Avvocato a Macerata
  53. GIUSEPPE CAPOCCIA – Procuratore della Repubblica a Crotone
  54. IVO CARACCIOLI – Avvocato a Torino, già Professore di diritto penale Università di Torino
  55. CLARA CARAVAGGI – Avvocato a Milano
  56. ALESSANDRO CARRA – Giudice al Tribunale di Bari
  57. ANTONIO CASOLARO – Avvocato a Napoli
  58. PIERANGELO CATALANO – già Professore di diritto romano all’università La Sapienza di Roma
  59. LUCA CATTALANO – Avvocato a Torino
  60. FRANCESCO CAVALLO – Avvocato a Lecce
  61. CRISTIANO CAVICCHIONI – Notaio ad Anguillara Sabazia
  62. MICHELE CELLA – Avvocato a Piacenza
  63. GIANCARLO CERRELLI – Avvocato a Crotone – Componente Direttivo naz. Giuristi Cattolici
  64. STEFANIA CENTONZE – Avvocato a Roma
  65. MASSIMO CESCA – Avvocato a Macerata
  66. RICCARDO CHIEPPA – Presidente Emerito Corte Costituzionale
  67. CARMELO CHIMIRRI – Avvocato a Siracusa, tesoriere dell’Unione degli ordini forensi della Sicilia
  68. ROSA BRUNA CHIOLINI – Avvocato a Como
  69. FABRIZIO CIAPPARONI – Professore associato di storia del diritto medievale e moderno, già università di Teramo – Presidente Unione romana Giuristi cattolici
  70. ALDO CIAPPI – Avvocato a Pisa
  71. MARIO CICALA – Presidente di sezione della Corte di Cassazione
  72. CARLO CIGOLINI – Avvocato a Genova
  73. FRANCESCO CIOCIA – Consigliere Corte di appello Napoli
  74. MARIA ANTONIA CIOCIA – Professore ordinario di diritto privato 2^ Università Napoli
  75. COSTANZA CISCATO – Ricercatore universitario in filosofia del diritto all’Università di Padova
  76. STEFANO CIVARDI – Sost. Procuratore della Repubblica Tribunale di Milano
  77. GIAMPAOLO MARIA COGO – Avvocato a Roma, Professore emerito di diritto amministrativo a Roma Tre
  78. MASSIMO CONGEDO – Avvocato a Lecce
  79. LUIGI CORNACCHIA – Professore associato di diritto penale Università di Lecce
  80. CLAUDIO CORRADI – Avvocato a Verona, direttivo nazionale Giuristi per la Vita
  81. REMO COSTANTINI – Avvocato a Frosinone
  82. ANGELA MARIA COSTANZO – Avvocato a Cosenza
  83. DAVIDE COZZOLINO – Avvocato a Salerno
  84. MARIASSUNTA COZZOLINO – Avvocato a Civitavecchia, dottore di ricerca in diritto ecclesiastico e canonico
  85. ELENA CRISTOFARI – Avvocato a Perugia
  86. LUIGI COZZA – Avvocato a Milano
  87. PIER FILIPPO CUGUDDA – Avvocato a Cagliari
  88. ACHIROPITA CURTI – Avvocato ad Ancona
  89. EMANUELE CURTI – Avvocato a Roma
  90. EMANUELE CUSA – Professore associato di diritto commerciale università di Milano Bicocca
  91. ALESSANDRO D’ALESSANDRO – Avvocato a Milano
  92. ALESSANDRO EROS D’ALTERIO – Avvocato a Napoli
  93. MICHELE D’AMICO – Avvocato a Milano
  94. ROSSELLA D’AMORE – Avvocato a Milano
  95. LORENZO DA PRA GALANTI – Avvocato a Milano
  96. MARCO DASTRU’ – Avvocato a Saluzzo
  97. ALFONSO D’AVINO – Procuratore aggiunto della Repubblica Tribunale di Napoli
  98. FRANCESCO D’AYALA VALVA – Avvocato a Roma – Professore ordinario di diritto tributario alla LUMSA
  99. LUCA DEANTONI – Avvocato a Mantova
  100. UMBERTO DE AUGUSTINIS – Sost. Procuratore generale Corte di Cassazione
  101. FULVIO DE ANGELIS – Avvocato a Napoli
  102. FRANCESCO DE BIASI – Avvocato a Roma
  103. PAOLO DE CARLI – Notaio a Milano
  104. GIANPIERO DE CESARE – Notaio a Milano
  105. ALBERTO DE CRISTOFARO – Avvocato a Napoli
  106. TOMMASO DEL FREO – Notaio a Firenze
  107. TOMAS DEL MONTE – Avvocato a Pesaro
  108. NICOLA DEL PIANO – Avvocato a Napoli
  109. GIOVANNI DE MARCHI – notaio a Milano
  110. LUCA DE SIO – Avvocato a Rimini
  111. ALBERTO DESSI’ – Avvocato a Cagliari
  112. MASSIMILIANO DI BARTOLO – Dottorando di diritto pubblico università degli studi di Roma Tor Vergata
  113. LINA DI DOMENICO – Magistrato di sorveglianza a Novara
  114. OLIVIA DOMENICONI – Avvocato a Verona
  115. SALVATORE FRANCESCO DONIZELLI – Avvocato a Roma
  116. ALBERTO FALZONI – Avvocato a Treviso
  117. GABRIELE FANTI – Avvocato a Bologna
  118. FRANCESCO FARRI – Avvocato ad Arezzo, dottore di ricerca in Giurisprudenza Università di Roma
  119. FRANCESCA FERI – Avvocato a Pistoia
  120. MARCO FERRARESI – Ricercatore, Presidente UGCI Pavia
  121. MATTIA FRANCESCO FERRERO – Avvocato a Milano. Presidente dell’Un. Giuristi Cattolici di Milano
  122. WANDA FINELLI – Notaio a Genova
  123. MASSIMILIANO FIORIN – Avvocato a Bologna
  124. MICHELE FIORINI – Avvocato a Verona
  125. FRANCESCO FONTANA – Avvocato a Milano, Giudice di Pace a Torino
  126. LORENZO FORNACE – Sost. Procuratore della Repubblica Tribunale Imperia
  127. BRUNO FORTE – Avvocato a Cassino
  128. MARIA FRANCICA – Giudice Tribunale S. Maria Capua Vetere
  129. FRANCESCO FRANCINI – Avvocato ad Arezzo
  130. ALDO GALGANO – Notaio a Manduria
  131. GIUSEPPE GALLENCA – Avvocato a Torino
  132. NICOLA GALIZIA – Avvocato a Roma
  133. MAURO GALLINA – Giudice Tribunale Milano
  134. FABIO MASSIMO GALLO – Presidente di sezione Corte di appello di Roma
  135. FILIPPO GALLO – Professore emerito di diritto romano università di Torino
  136. SAMUELA GARATTI – Avvocato a Milano
  137. NICOLETTA GARAVENTA – Avvocato a Genova
  138. ANDREA GASPERINI – Avvocato a Pisa
  139. CELESTE GATTO – Avvocato a Salerno
  140. MARTINA GERBI – Avvocato a Pisa
  141. VALERIA GERLA – Avvocato a Milano
  142. EMANUELA GIACOBBE – Professore ordinario di diritto privato LUMSA
  143. GIOVANNI GIACOBBE – Professore emerito di diritto civile LUMSA
  144. ALESSANDRO GIANNI – Avvocato a Venezia
  145. MARTA GIANSANTI – Avvocato a Roma
  146. IDA GIGANTI – Avvocato a Palermo
  147. GUIDO GIOVANNELLI – Avvocato a Prato, Presidente dell’un. Giuristi Cattolici di Prato
  148. MAURO GIOVANNELLI – Avvocato a Firenze
  149. ORNELLA GIRGENTI – Avvocato a Milano
  150. RICCARDO GOTTI TEDESCHI – Avvocato a Roma
  151. DANILA GRASSO – Avvocato a Catania
  152. GIOVANNI GRECO – Avvocato a Roma
  153. GIOVANNI GROSSI – Avvocato a Milano
  154. GIOVANNI GUARNIERI – Avvocato a Mantova
  155. LUCIA GUIDA – funzionario giuridico del Ministero del lavoro e delle politiche sociali e membro del comitato unico di garanzia del MLPS
  156. FRANCESCA ISERNIA – Avvocato a Frosinone
  157. STEFANO ISIDORI – Avvocato a L’Aquila
  158. LORENZO JESURUM – Avvocato a Roma
  159. ANTONIO LABOMBARDA – Avvocato a Monza
  160. VERONICA LABOMBARDA – Avvocato a Monza
  161. GAETANO LAURO GROTTO – Avvocato a Roma
  162. LUCIA LEONCINI – Giudice Tribunale Pistoia
  163. CARMELO LEOTTA – Avvocato a Torino. Ricercatore di diritto penale Univ. europea
  164. NICOLETTA LISI – Avvocato a Genova
  165. FILOMENA LONGINO LOMBARDI – Avvocato a Napoli
  166. BENEDETTA LUBELLI – Avvocato a Lecce
  167. ADA LUCCA – Giudice Tribunale di Genova
  168. PAOLO MADDALENA – Presidente emerito della Corte Costituzionale
  169. ALESSIA MAGLIOLA – Giudice Tribunale Sorveglianza Lecce
  170. ANTONIO MAGLIONE – Pres. Sezione emerito Corte di appello Genova
  171. VINCENZINA MAIO – Avvocato a Salerno
  172. SEBASTIANO MALLIA – Avvocato a Pachino
  173. FERRANDO MANTOVANI – Professore emerito Diritto penale Università di Firenze
  174. ALFREDO MANTOVANO – Consigliere Corte di Appello Roma
  175. DORA MANTOVANO – Avvocato a Roma
  176. MATTEO MANZO – Avvocato a Salerno
  177. FRANCESCA MARIANO – Giudice Tribunale di Lecce
  178. SARA MARINO – magistrato al Tribunale di Termini Imerese
  179. PASQUALE MAROTTOLI – Professore associato di diritto romano all’università di Macerata
  180. GIUSEPPE MARRA – Consigliere Corte di Cassazione
  181. CHIARA MARRAMA – Avvocato a Napoli
  182. MANLIO MARSILI – Avvocato a Rimini
  183. FILIPPO MARTINI – Avvocato a Bologna
  184. SIMONETTA MATONE – sostituto procuratore generale Corte d’Appello di Roma
  185. LUCA MAZZA – Avvocato a Roma
  186. FRANCESCO MAZZARELLA – Avvocato a Napoli
  187. EMIL MAZZOLENI – Dottorando in filosofia del diritto università degli studi di Milano
  188. ANDREA MAZZONI – Avvocato a Genova
  189. MASSIMO MICALETTI – Avvocato a Teramo, già docente diritto amministrativo università di Chieti
  190. PIERGIORGIO MICALIZZI – Avvocato a Roma
  191. GERARDO MILANI – Avvocato a Brescia
  192. FERNANDA MONETA MANTUANO – Avvocato a Roma
  193. LUIGINO MONTARSOLO – Avvocato a Genova
  194. MATTEO MONTARULI – Avvocato a Bergamo
  195. ALESSANDRO MORI – Avvocato a Fermo
  196. CLAUDIA MUNNO – Dottore di ricerca in diritto civile 2^ università di Napoli e Università Federico II di Napoli
  197. CARLO MUSSI – Notaio a Monza
  198. SIMONA MUZZO – Avvocato a Pisa
  199. DOMENICO NACCARI – Avvocato a Roma
  200. FRANCESCA NADDEO – Professore associato di diritto civile all’Università di Salerno
  201. GIUSEPPA NARO MAIRA – Avvocato a Caltanissetta
  202. ANDREA NASTASI – Avvocato a Palermo
  203. MARCO NATTAN – Avvocato a Pavia
  204. FRANCESCO NICCOLAI – Avvocato a Pisa
  205. STEFANO NITOGLIA – Avvocato a Roma
  206. MARGHERITA NOBILE – Avvocato a Milano
  207. DANIELE ONORI – Avvocato a Roma
  208. MARIANNA ORLANDI – Avvocato a Udine
  209. VALERIA PAGANI – Avvocato a Milano
  210. MARIA PAGANO – Avvocato a Modena.
  211. MARISTELLA PAIAR – Avvocato a Trento
  212. MAURO PALADINI – Professore ordinario di diritto privato Università di Brescia
  213. PAOLO PALLESCHI – Avvocato a Roma
  214. GIUSEPPE PALMIERI – Avvocato a Milano
  215. PAOLO PALUMBO – docente di diritto ecclesiastico e canonico università Giustino Fortunato di Benevento, Presidente UGCI Benevento
  216. ANNA PANFILI – Avvocato a Genova
  217. PAOLO PANUCCI – Avvocato a Pavia
  218. ANDREA PANZERI – Avvocato a Lecco
  219. PAOLO PAPANTI PELLETIER – Professore ordinario di istituzioni di diritto privato università Roma Tor Vergata
  220. FRANCESCA PATRUNO – Avvocato a Trani
  221. GIUSEPPE PELLEGRINO – Avvocato a Torino
  222. GIUSEPPE PERGOLA – Avvocato a Potenza
  223. FABIO PERSANO – Professore invitato di diritto privato facoltà bioetica all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum
  224. EMANUELE PETRILLI – Avvocato a Firenze, dottorando diritto pubblico dell’economia università di Pisa
  225. PAOLO PEZZO – Avvocato a Verona
  226. LUCA G. PICONE – Avvocato a Milano
  227. DIEGO PIERGROSSI – Avvocato a Terni, Presidente Unione Giuristi Cattolici Terni
  228. ENRICO PIERMARTINI – Avvocato a Fermo
  229. SIMONE PILLON – Avvocato a Perugia
  230. ILARIA PISA – d. in diritto penale all’università degli studi di Pavia
  231. ALBERTO PISTONE – Avvocato
  232. GIOVANNA PITITTO – Avvocato a Parma
  233. LIVIO PODRECCA – Avvocato a Piacenza, Presidente Unione Giuristi Cattolici Piacenza
  234. FRANCESCA ROMANA POLEGGI – Docente discipline giuridiche scuole superiori e direttore editoriale “Notizie pro vita
  235. ANDREA POLI – Avvocato a Ghezzano
  236. MARIA PIA DOMENICA PORCELLI – Avvocato a Capurso
  237. ANTON LUCA PORPORA – Avvocato a Viadana
  238. MARGHERITA PRANDI – Avvocato a Piacenza
  239. ELISA PUGLIELLI – Notaio a Roma
  240. GIUSEPPE PUGLISI – Avvocato a Roma
  241. LUCIA RABBONI – Giudice Tribunale per i Minorenni . Lecce
  242. ANTONELLO RACANELLI- sostituto procuratore Tribunale di Roma, già componente CSM
  243. GIUSEPPINA RAGUSO – Notaio a Bari
  244. CECILIA RAMAGLIOLI – Avvocato a Pavia
  245. ROBERTO REVELLO – Avvocato a Genova
  246. NOEMI PAOLA RICCARDI – Avvocato a Macerata
  247. GIORGIO RIZZO – Notaio a Roma
  248. MARIA CRISTINA RIZZO – Procuratore della Repubblica per i minorenni a Lecce
  249. GIACOMO ROCCHI – Consigliere Corte di Cassazione
  250. GIOVANNI ROCCHI – Avvocato a Genova
  251. MARIA GRAZIA RODOMONTE – Ricercatore istituzioni di diritto pubblico università La Sapienza di Roma
  252. FEDERICO ROGGERO – Ricercatore storia del diritto italiano università di Teramo
  253. UMBERTO ROMA – Professore associato di diritto privato università di Padova
  254. MASSIMO RONCHI – Avvocato a Milano
  255. LEONARDO ROSA – Avvocato a Roma
  256. NICOLA RUMINE – Avvocato a Firenze, dottorando diritto civile
  257. ALFREDO RUOCCO – Consigliere Corte di appello Roma
  258. MARIA LETIZIA RUSSO – Avvocato a Palermo, dottore di ricerca in diritti umani Università di Palermo
  259. RICCARDO RUSSO – Avvocato a Napoli
  260. EVA SALA – Avvocato a Milano
  261. ANGELO SALVI – Avvocato a Roma
  262. RENATO SAMEK LODOVICI – Presidente emerito Corte di assise Milano
  263. CIRO SAMMARTINO – Avvocato a Salerno
  264. PIERO SANDULLI – Professore associato di diritto processuale civile nell’università di Teramo
  265. ALESSANDRA SANGALLI – Avvocato a Pavia
  266. CLAUDIO SANTARELLI – Avvocato a Milano
  267. RITA SANTORO – Notaio a Chiavari
  268. FERNANDO SANTOSUOSSO – Vice Presidente emerito della Corte Costituzionale
  269. SIMONETTA SAVERI – Avvocato a Genova
  270. MARIA TERESA SAVINO – Avvocato a Roma
  271. MELCHIORRE SCALIA – Avvocato a Torino
  272. MARCO SCHIAVI – notaio a Milano
  273. CIRO SEPE – Avvocato a Napoli
  274. GEMMA SESSA – Avvocato a Salerno
  275. SALVATORE SFRECOLA – Presidente di sezione Corte dei Conti
  276. MARCO SGROI – Avvocato a Piacenza
  277. SANDRA SIRACUSA – Avvocato a Brescia
  278. ANDREA SITZIA – Avvocato a Venezia, ricercatore università di Padova
  279. MARIA CHIARA SOLARI – Avvocato a Genova
  280. PAOLO SOMMELLA – Avvocato a Genova
  281. GIORGIO SPALLONE – Avvocato a Bologna
  282. VITA SPANO’ – Notaio a Mazara del Vallo
  283. FRANCESCO SPIAZZI – Avvocato a Verona
  284. GASPARE STURZO – Giudice indagini preliminari Tribunale Roma
  285. ANGELA SUCCI – Avvocato a Milano
  286. LUCA TAGLIERO – Archivio notarile distretto di Genova
  287. FRANCESCO TANCA – Avvocato a Milano
  288. ANTONIO TARANTINO – Professore ordinario di Filosofia del diritto Università di Lecce
  289. GIOVANNI TARANTINO – Ricercatore Giurisprudenza Università “G. Fortunato”.
  290. CRISTINA TASSINARI – Avvocato a Cento
  291. EUGENIA TASSITANI FARFAGLIA – Notaio in Recco
  292. CARLO TESTA – Avvocato a Roma, Presidente Accademia naz. del diritto
  293. MARIA-LUISA TEZZA – Avvocato a Verona
  294. MARCO TEZZA – Avvocato a Verona
  295. ANTONIO TISCI – Avvocato a Potenza
  296. SILVIA TOGNOLINA – Avvocato a Milano
  297. LUIGI BRUNO TORRE – Avvocato a Genova
  298. ALICE TORTI – Avvocato a Monza
  299. CARLO GIULIO TORTI – Avvocato a Monza
  300. LAURA TOSCHI – Avvocato a Parma
  301. DAVIDE TRAMACERE – Avvocato a Milano
  302. GIOVANNA TURCHIO – Avvocato a Piacenza
  303. RICCARDO TURRINI – Dirigente Generale Ministero della Giustizia
  304. ARMANDO TURSI – Avvocato a Milano e Professore di diritto del lavoro all’Università di Milano
  305. BENEDETTO TUSA – Avvocato a Milano
  306. GIUSEPPE VALDITARA – Professore ordinario di diritto romano università di Torino
  307. RUGGERO VALORI – consulente legale, già componente Corte di Giustizia dello sport
  308. FRANCESCO VANNICELLI – Avvocato a Roma
  309. GUIDO VANNICELLI – Giudice Tribunale di Milano
  310. ALDA MARIA VANONI – Presidente di sez. emerito Tribunale di Milano
  311. FILIPPO VARI – Professore ordinario di diritto costituzionale Univ. Europea
  312. SILVIA VAYRA – Avvocato a Ferrara
  313. GIANLUCA MONTANARI VERGALLO – Professore aggregato di Bioetica, Università La Sapienza di Roma
  314. LUIGI WALTER VEROI – Avvocato a Oderzo, Presidente Unione giuristi cattolici Vittorio Veneto
  315. LAURA VERSACE – Avvocato a Roma
  316. TOMASO VEZZI – Notaio a Modena
  317. ANGELO VIANELLO – Notaio nel Veneto
  318. LORENZO VITALI – Avvocato a Bergamo
  319. MARIO ZITO – Avvocato a Palermo
  320. STEFANO ZOANI – Avvocato a Roma
  321. GIUSEPPE ZOLA – Avvocato, consigliere emerito Corte dei Conti Lombardia.

 

 

 

 

 

 

 

FonteCentro Studi Livatino

 

Problemi emotivi più che doppi per i bambini cresciuti con “genitori” dello stesso sesso

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UCCR, portale di accurata informazione in campo bioetico, oltre che scientifico e filosofico-religioso, ci ricorda i dati di una interessante ricerca pubblicata sul “British Journal of Education, Società & Behavioral Science è oggetto di discussione da parte dell’opinione pubblica americana, si intitola Emotional Problems among Children with Same-Sex Parents: Difference by Definition (ovvero “Problemi emotivi tra i bambini cresciuti con genitori dello stesso sesso: difference per definizione”).

Si tratta di uno studio peer-review (che ha dunque soddisfatto il livello di attendibilità e scientificità, così come attestato da revisori esterni e specialisti nel settore in seguito a controlli incrociati e senza conoscere l’autore), realizzato dal sociologo americano Paul Sullins, docente presso la Catholic University of America. A chi volesse obiettare che l’autore è “di parte” perché lavora in una Università cattolica bisognerebbe ricordare che tale ateneo è ritenuto uno dei migliori college americani da parte della Princeton Review, che l’indagine scientifica non si basa sul principio di autorità e il ricercatore -anche se interessato all’argomento (sarebbe strano il contario, in realtà)- pubblica dati e offre un’interpretazione di essi, rimettendosi al giudizio e alla valutazione dei revisori esterni, cosa che è stata fatta dal prof. Sullins. Ricordiamo inoltre ai prevedibili critici che molti studi sulla “non differenza” tra bambini cresciuti con coppie omosessuali e con madre e padre (studi comunque confutati da Loren Marks nel luglio 2012) sono stati realizzati dalla prof.essaCharlotte Patterson, notoriamente lesbica, convivente e attivista LGBT, nonché principale ricercatrice dell’American Psychological Association.

Entrando nel merito della nuova indagine, occorre innanzitutto sottolineare che si basa un campione più ampio rispetto a quelli di qualsiasi altro precedente studio: 512 bambini con “genitori” dello stesso sesso. Analizzando i dati tratti dal Interview Survey National Health, il ricercatore ha rilevato che i «problemi emotivi [sono] maggiori per i bambini con genitori dello stesso sesso rispetto a quelli con genitori di sesso opposto addirittura con una incidenza più che doppia». Si parla di comportamenti scorretti, preoccupazioni, depressione, rapporti difficili con i coetanei e incapacità di concentrarsi. I genitori di sesso opposto, invece, riescono a fornire un ambiente migliore dove vivere e crescere: «La filiazione biologica distingue fortemente ed in modo univoco i risultati tra bambini che vivono con genitori di sesso opposto e quelli che vivono con genitori dello stesso sesso», si legge. Infatti, «il vantaggio principale del matrimonio per i bambini non può essere il fatto di presentargli genitori migliori (più stabili, finanziariamente benestanti, ecc), ma di presentargli i “propri genitori».

La tabella qui sotto riassume i risultati rilevati (l’abbiamo tradotta parzialmente in italiano), si evince che per la maggior parte delle misure psicometriche valutate i bambini con genitori dello stesso sesso mostrano più problematiche rispetto ai bambini di genitori di sesso opposto.

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I risultati sono stati «chiari, statisticamente significativi e di sostanziale entità» anche dopo il controllo per età, sesso, razza, istruzione e reddito. Secondo il National Health Interview Survey” i problemi emotivi sono 1,8-2,1 volte più probabili in questi bambini rispetto a quelli cresciuti in una coppia di sesso opposto, come è più probabile che ricevano servizi di formazione speciale (41%), consultino un medico generico per la salute mentale (47%) o vadano in cura da un professionista della salute mentale (58%).

Secondo molti attivisti Lgbt i problemi di questi bambini deriverebbero dall’essere vittime di bullismo omofobo da parte dei loro coetanei. Certamente l’esperienza del rifiuto dei pari è fortemente associato a problematiche emotive, ma i dati rilevano che i figli di genitori dello stesso sessonon hanno più probabilità di essere presi di mira e bullismo. Anzi, secondo un’altra tabella contenuta nell’indagine «contrariamente a quanto presupposto in questa ipotesi, i bambini con genitori di sesso opposto sono più spesso vittime di bullismo rispetto a quelli con genitori dello stesso sesso, anche se la differenza è entro il margine di errore». Occorre anche considerare che la maggior parte dei figli di genitori dello stesso sesso nel campione utilizzato (ben 512 bambini!) ha una connessione biologica ad almeno uno dei genitori, e tuttavia presenta una situazione più difficoltosa anche rispetto ai bambini che vivono con genitori singole e conviventi non sposati.

La conclusione è che «l’ipotesi della non-differenza tra questi bambini dovrebbe essere respinta», oltretutto «altri studi recenti hanno trovato a loro volta degli svantaggi tra i bambini cresciuti con genitori dello stesso sesso». Il più recente è quello del dicembre 2013 e realizzato da Douglas W. Allen, docente alla Simon Fraser University, il quale basandosi sui dati del censimento canadese del 2006 ha rilevato che i bambini cresciuti da coppie gay e lesbiche presentano maggiori difficoltà scolastiche e soltanto il 65% di probabilità di ottenere il diploma di scuola superiore rispetto ai bambini cresciuti in famiglie naturali. Tutti gli altri studi sul tema, che formano una imponente mole di letteratura scientifica, sono stati raccolti in questo apposito dossier.

 

Fonte: http://www.uccr.it

63. Corde vocali maggiorate: però anche il cervello è utile

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 *

Farebbe solo sorridere, se non ci fosse da piangere, leggere l’ennesima fesseria diffusa a mo’ di tam-tam dai nostri amati media nostrani. Ovvero: dai mezzi di controllo (e di sanzione) del pensiero, di cui oggi siamo tutti vittime più o meno inconsapevoli.

Overton e Chomsky avevano ragione: a piccoli passi, siamo arrivati al punto-limite.

Qualsiasi cosa, qualsiasi violenza è oggi supinamente accettata dalle masse anestetizzate.

Perfino negare ad un bambino il suo diritto naturale di avere mamma e papà. Basta che i ricchi omosessuali siano accontentanti nelle loro pretese: perché oggi è logico affermare che un bambino può vivere benissimo senza genitori, senza madre e padre, chissenefrega, mentre due omosessuali, poverini, non possono vivere senza bambini.

Senza farseli fare, senza andare all’estero a comprarli dopo averli resi volontariamente orfani per poi reclamarne l’adozione da parte del compagno o della compagna dello stesso sesso.

E’ questo, in sintesi, il risultato che avremo con il Cirinnà.

 

E a chi non la pensa come il pensiero-unico impone, guai. Scatta immediatamente la punizione.

Dico punizione perché la dittatura del pensiero unico, dopo medici e psicologi (ma sappiamo che qua e là anche i primi docenti sono già stati colpiti), ormai si appresta a calare la scure dei suoi diktat anche sui giornalisti. Dopo di che i giochi saranno davvero chiusi.

Tutti muti: vietato pensare, vietato dire.

Vietato difendere i diritti.

Il Grande Fratello ascolta.

 

biagio antonacci-3L’ultima scemenza che ha fatto il giro della rete, dicevamo, è di Biagio Antonacci. Forse dietro la scia già tracciata da Ricky Martin (altro cantante di dubbie qualità), nonostante le corde vocali in più che il cantante nostrano dice di avere e nonostante sia stato premiato come «Best male selling italian artist» cioè l’italiano che vende di più, non ha potuto fare a meno di appoggiare pubblicamente l’ideologia gender.

Lo fa non uno qualsiasi, ma l’ennesimo italiano “che conta”. Che ha un seguito tra i giovani. E nessuno o quasi, naturalmente, ha da ridire.

Questa, comunque, l’avventata dichiarazione del cantante: «Le coppie eterosessuali, gay, bisex, trisex, tutto quello che vuoi, meritano amore e meritano di dare amore. Ci sono tanti bambini che meriterebbero di essere cresciuti da persone che se lo possono permettere. È una legge che deve entrare in vigore prestissimo».

 

Chissà se sa quello che dice, il cantante.

Chissà se lo sa, di essere nel pieno dell’ideologia gender, la quale prende avvio dall’affermazione che uomini e donne sono uguali e solo biologicamente differenziati (le altre differenze sarebbero imposte dalla cultura). Proseguendo affermando che “quindi” ognuno è maschio o femmina in base alla propria percezione, a come si sente, non a com’è per determinazione ontologica. Dal che deriva – sempre nella palude della gender theory – che l’indifferentismo sessuale comporta l’inutilità per i bambini di avere un padre e una madre. “Anche diciotto genitori vanno bene”, sbraitava Giuseppina La Delfa in un momento di esilarante squilibrio.

Ma sì, che lo sa, Biagio. Come lo sanno tutti quelli che imbeccati dalle logiche del mercato si fanno promotori dei “nuovi diritti”, senza ovviamente, preoccuparsi di chi la pagherà cara.
Perché – e questo gli uomini di successo lo sanno benissimo – tutto ha un prezzo.

E qui il conto verrà presentato – salatissimo – ai bambini. Che devono essere banalmente “cresciuti” da “chi se lo può permettere”.

Logica di disumanità sferzante. Ma non è solo una questione morale. Si tratta, è bene ricordarlo, di uno pseudo-argomento che abbiamo già incontrato decine di volte: è la bufala “dell’orfanotrofio” (qui un’analisi critica).

 

In sintesi quest’argomento-patacca sostiene che ai bambini orfani non può essere negata la possibilità di adozione da parte di una coppia omosessuale principalmente per due motivi, collegati  fra loro:

  1. a) la famiglia originaria non c’è più (magari si tratta addirittura di un caso di abbandono), ed i bambini hanno urgente bisogno di affetto e di qualcuno che si prenda cura di loro e
  2. b) non è giusto negare questo affetto che il bambino potrebbe benissimo trovare in un contesto omosessuale per motivi ideologici: la priorità va data ai bisogni del bambino e se nessuno se ne fa carico perché non dare questa possibilità ad una coppia di omosessuali?

Peccato che – a parte che in Italia gli orfanotrofi non ci sono più – le famiglie naturali (con padre e madre) che si offrono per adottare dei bambini orfani sono circa 10 volte di più di quanto servirebbe e a parte il fatto che le coppie same sex i bambini se li fanno fareli comprano su ordinazione, vorrei ricordare al cantante in cerca di ulteriori facili consensi che:

 

1) Il bambino che richiede di essere adottato ha subito un danno gravissimo.
2) Il bambino adottato ha, più degli altri, bisogno di un padre e una madre.
3) L’abbandono è vissuto dal bambino come una ferita molto profonda, accentuata dalla percezione della diversità oggettiva della propria condizione rispetto a quella della maggior parte dei coetanei.
4) Il bambino abbandonato cerca i suoi punti di riferimento in un padre e una madre – come qualsiasi altro bambino – e aspira a ritrovare ciò che ha perduto.
5) Nel più profondo di se stesso, visceralmente, egli desidera riavvicinarsi alla cellula base che gli ha donato la vita: un padre e una madre.
6) Il bambino adottato deve assumere i traumi simultanei dell’abbandono e della doppia identità familiare.
7) Più di un altro, il bambino ha bisogno di una filiazione biologica evidente. Poiché, più di un altro, non crede di discendere dal frutto di un amore. Qualcosa è andato storto e teme di non essere stato desiderato: non ha gli occhi di nessuno e non si riconosce in nessuno della sua famiglia di accoglienza.
8) È inoltre frequente che il bambino adottato rigetti uno dei due sessi. E’ dunque fondamentale che possa identificarsi a due genitori di sesso differente: a sua madre, poiché ha bisogno di riconciliarsi con la donna; a suo padre per conoscere la presenza di un uomo senza cui sua madre non avrebbe potuto avere bambini.
Per questi fatti, evidenti, l’adozione da parte di una coppia omosessuale aggrava di fatto il trauma del bambino abbandonato, anziché attenuarlo, in quanto la catena della filiazione viene doppiamente spezzata: nella realtà dei fatti dal suo abbandono, nella simbolica dal fatto dell’omosessualità dei suoi genitori adottivi.

Altro che “love is love” e compagnia bella.

Che poi, l’abbiamo visto che cosa si nasconde dietro quest’altro slogan: mica è vero che l’amore è sempre amore. Anzi. Come se fosse pacifico che i bambini per crescere non passano dall’attaccamento intra-uterino, poi da quello materno, via via individuandosi attraverso la differenza delle figure complementari di padre e madre. Come Madre Natura non a caso ha predisposto.

 

Nell’attesa (scommettiamo?) che qualche novello-psicologo corra in supporto del cantante col camice bianco, ricordando magari lo studio (bufala, come abbiamo ricordato qui) della ricerca australiana, oppure i famosissimi “trentanni di studi” che “dimostrerebbero” l’assoluta bontà delle adozioni in coppie “same-sex”, visto che “lo dicono gli psicologi americani” (intendendo gli studi patrocinati dall’APA, che è organismo più politico che scientifico: ne abbiamo già discusso ampiamente qui) e nell’attesa dell’immancabile assurdo commento: “scusa ma te cosa cambia? si tratta di dare diritti in più, mica di toglierli a qualcuno” (anche di questo pseudo-argomento abbiamo già parlato, qui), ricordiamo cos’è che dice – davvero – “la scienza”.

 

Poi vediamo se è ancora il caso di parlare di adozioni in coppie same-sex, o se non sia meglio darsi – in questo caso sicuramente – ai vocalizzi.

Ecco allora qui di seguito un breve pro-memoria sulla situazione sociologica delle coppie same sex o altrimenti composte (sì, perché abbiamo anche coppie di transessuali, oppure terne –tre uomini si sono già “sposati”, e via dicendo), per l’amico Biagio e relativi fans (sono solo alcune delle ricerche più recenti, con relativi estratti):

 

  1. Comparing the Lifestyles of Homosexual Couples to Married Couples

Articolo che riporta statistiche relative allo stile di vita delle coppie omosessuali prendendo come fonte gli studi effettuati in 3 stati in cui da oltre 10 anni le unioni omosessuali sono legalizzate e tutelate (2010)

  1. Same-Sex Domestic Violence: Prevalence, Unique Aspects, and Clinical Implications

Studio recentissimo della NorthWestern University che in base ad una analisi della letteratura riguardante i casi di violenza domestica tra coppie omo ed eterosessuali rivela una maggiore incidenza nelle relazioni omosessuali, sovvertendo i risultati degli studi incompleti del 2006 i quali sostenevano che il tasso di incidenza di atti violenti fosse paragonabile. (2014)

  1. Long-Term Follow-Up of Transsexual Persons Undergoing Sex Reassignment Surgery: Cohort Study in Sweden

studio a lungo termine (30 anni) durante il quale sono stati seguite 324 persone che hanno avuto un intervento chirurgico per cambiare sesso. Lo studio ha rivelato che dopo l’intervento “normalizzatore” queste persone hanno cominciato a sperimentare crescenti difficoltà mentali e maggiori rischi di suicidio (2011)

  1. Emotional Problems among Children with Same-Sex Parents: Difference by Definition

Studio sociale che analizza un campione di 207mila bambini, di cui 512 con genitori omosessuali. Lo studio rivela che i bambini che vivono in famiglia con genitori biologici di sesso diverso hanno fino a 4 volte meno problemi emotivi rispetto ai bambini che crescono in famiglia omogenitoriale nella quale almeno uno dei due non é il genitore biologico. (2015)

  1. Adolescent Sexual Orientation and Suicide Risk: Evidence From a National Study

Studio che analizza il rischio di pensieri e di tentativi suicidi tra adolescenti, stabilendo che c’ é un grosso legame tra orientamento sessuale e rischio di suicidio.(2001)

  1. Alcohol use and alcohol-related problems among lesbians and gay men

Studio che analizza l’ incidenza dell’ abuso di alcool e di problemi legati all’ alcool tra uomini e donne omosessuale; i risultati mostrano che i problemi d’ alcool sono più insorgenti nella popolazione lesbica. (2005)

  1. Sexual orientation and personality.

Studio che affronta il tema della personalità in relazione all’ orientamento sessuale. L’ analisi di un campione di più di 4700 individui mostra che nei casi i cui l’ orientamento sessuale non coincide con il sesso biologico si ha una elevata percentuale di inversione del gender e della personalità: i maschi si femminilizzano, e le femmine si mascolinizzano. (2005)

  1. Prejudice, Social Stress, and Mental Health in Lesbian, Gay, and Bisexual Populations: Conceptual Issues and Research Evidence

Lunghissimo e completissimo studio che analizza la risposta di gay, lesbiche e bisessuali ai fattori di stress, evidenziando come in alcuni casi la tendenza al suicidio sia fino a 6 volte maggiore rispetto al dato normale tra eterosessuali; l’articolo fa inoltre una importante introduzione relativamente al concetto di ‘disordine mentale’ indagando se l’ omosessualità possa rientrarvi e del perché sia stata depennata da tale lista. L’articolo esamina inoltre il fatto che nonostante sia essa stessa non più presente nella lista dei disordini mentali, gli omosessuali in genere sono più affetti da disturbi mentali (rispetto al campione di controllo eterosessuale) nella loro definizione corrente nell’ambito psicologico. Mistero.

  1. Mental health of the non-heterosexual population of England.

Studio inglese (2011) che conferma i risultati di altri studi precedenti, rivelando che i non eterosessuali sono più soggetti (variabilmente a seconda del loro grado di lontananza dalla eterosessualità) a disordini mentali e condizioni di disagio, abuso di alcol e di droghe, tentativi di suicidio, autolesionismo, disordini fobici etc.

  1. Sexual orientation and self-reported mood disorder diagnosis among Canadian adults

Studio canadese (2013) che svolge le stesse analisi e trae le stesse conclusioni di quello inglese citato qui sopra, ma utilizzando un campione di intervistati canadesi.

  1. Predictors of relationship dissolution in lesbian, gay, and heterosexual adoptive parents.

Studio (2015) che esamina i tassi di divorzio / separazione su un totale di 190 famiglie eterosessuali ed omosessuali coinvolte in adozione da almeno 5 anni. Le famiglie composte da lesbiche sono quelle che si ‘rompono’ con maggiore frequenza (12%), seguite da famiglie eterosessuali (8%) e omosessuali composte da maschi (2%).

  1. Children of homosexuals and transsexuals more apt to be homosexual.[A]

Studio compilativo originale [A] di Paul Cameron (2006) che mostra come una parte consistente dei figli adulti cresciuti in coppie omosessuali e transessuali sviluppi una sessualità omosessuale o transessuale. Lo studio prende in analisi 77 figli di coppie omosessuali o transessuali le cui storie sono testimoniate in 3 libri (campione non diretto), con un tasso di ‘omosessualizzazione’ nei figli del 30%. E’ uno dei pochissimi studi che esamina figli adulti.

  1. Children of homosexuals and transsexuals more apt to be homosexual: A reply to Cameron[B]

Tentativo di refutazione dello studio [A] da parte di T.G.Morrison (2007) del dipartimento di Psicologia dell’ Università di Galway. La critica mossa è che il campione preso in considerazione da Cameron non sia attendibile né sufficiente per trarre conclusioni.

  1. Children of homosexuals more apt to be homosexuals? A reply to Morrison and to Cameron based on an examination of multiple sources of data[C]

Studio (2010) di Schumm che risponde alla critica di T.G.Morrison [B] sullo studio di P.Cameron [A]. Schumm analizza un campione più vasto (262 contro i 77 di Cameron) di figli adulti cresciuti in famiglie omosessuali e le loro storie riportate in 10 fonti diverse (contro le 3 di Cameron) per verificare che i risultati di Cameron fossero, come sostenuto da Morrison, dovuti al campione non sufficiente e non affidabile. Lo studio conferma e approfondisce i risultati ottenuti da Cameron [A] utilizzando come cross-check anche risultati di studi etnografici e studi di altri autori.

 

Per chi – infine – avesse voglia di dare un’occhiata ad un elenco più completo e ristretto al solo caso delle adozioni in coppie “same-sex”, ci sarebbe da consultare anche questa sezione bibliografica.

Buona lettura.

 

 

 

Alessandro Benigni

*

[Pubblicato su Notizie Pro Vita il 28/12/2015: prima parte e seconda parte]

 

Instabilità famigliare: gli effetti sui bambini

imagesInstabilità familiare è un male per i bambini. Questa generalizzazione non si applica a tutti i casi-bambini trarranno certamente beneficio quando la madre calcia fuori un marito violento, per esempio, ma in altri casi non ci sono molte discussioni da fare. I ricercatori stanno ancora scavando nello specifico per evitare ogni generalizzazione, tuttavia, i primi […]

Instabilità familiare è un male per i bambini. Questa generalizzazione non si applica a tutti i casi-bambini trarranno certamente beneficio quando la madre calcia fuori un marito violento, per esempio, ma in altri casi non ci sono molte discussioni da fare.

I ricercatori stanno ancora scavando nello specifico per evitare ogni generalizzazione, tuttavia, i primi fatti ricontrati lasciano pochi dubbi. La ricerca si sta affinando per valutare quali misure e in che misura l’instabilità familiare danneggi i figli? Ci sono differenze di genere e di etnia / razza nel modo in cui i bambini sono colpiti? In che modo l’impatto dell’instabilità famiglia si può paragonare con quella di altri svantaggi per l’infanzia, come la povertà?

I sociologi Dohoon Lee della New York University e Sara McLanahan della Princeton University hanno indagato su queste domande in un recente articolo American Sociological Review. Hanno analizzato i dati longitudinali (alla luce di nove anni) su circa tremila bambini dalle famiglie fragili per un studio sul Benessere dei Bambini secondo la valutazione dei bambini a 3, 5 e 9 anni con le categorie:

a) risultato cognitivo, come misurato dal vocabolario dei bambini;
b) esternalizzazione dei comportamenti problematici;
c) interiorizzare comportamenti problematici, stati ansiosi dei bambini, la depressione e il comportamento ritirato madri;
i) particolarmente interessante sono stati i confronti dei due studiosi (Lee e McLanahan) realizzati tra gli effetti di instabilità familiare, l’educazione materna più bassa e la povertà.

Per esempio, nel caso di sviluppo cognitivo dei bambini, status socio-economico dei genitori è nettamente più importante della struttura familiare instabilità. Per lo sviluppo socioemotivo, però, la storia è diversa. La famiglia instabile ha un effetto maggiore sul comportamento di esternalizzazione dei bambini di quanto non venga causato dall’istruzione materna o dallo stato di povertà e gli stessi effetti problematici si hanno nel comportamento interiorizzato dei bambini. Questi risultati sono coerenti con una crescente mole di ricerche che stanno verificando come la instabilità della struttura famigliare penalizzi il successo futuro dei bambini principalmente riducendo le loro capacità socio-emotive e di salute mentale.

Naturalmente, questi risultati rappresentano una media dei migliaia di bambini studiati. Quando i ricercatori hanno valutato i risultati in base al sesso e alla razza, non si è rivelata una discrepanza significativa. “L’uscita di un genitore dalla famiglia ha un grande effetto negativo sul risultato ‘cognitivo” sia di ragazzi che ragazze. Anche se le transizioni familiari sembravano abbassare il comportamento interiorizzazione delle ragazze, una constatazione che Lee e McLanahan interpretano con cautela (“è possibile che le conseguenze negative di instabilità familiare non compaiono tra le ragazze fino a quando raggiungono l’adolescenza”).

Siamo sicuri che investire sulla stabilità famigliare, invece di spendersi per accelerare divorzi rapidi e nuove forme di convivenze, sia la scelta giusta per un Paese come il nostro? O forse le priorità non si devono valutare rispettando la realtà e i segni che essa ci presenta? Esiste una emergenza educativa nel Paese, i dati del diffuso e alcolismo tra i bambini ce lo ha presentato plasticamente nelle scorse settimane. Forse è arrivato il momento di prenderne atto ed agire di conseguenza, una responsabilità che interpella ogni singolo padre e madre di famiglia ma anche la politica e la società nel suo complesso. Vogliamo favorire la crescita di buoni cittadini di domani oppure, nascondere la testa sotto la sabbia sino alle prossime notizie dei TG?

Fonte: http://www.matchman-news.com/instabilita-famigliare-gli-effetti-sui-bambini/

Bufale Gender, Cap. 8: “Concedere il matrimonio alle coppie dello stesso sesso è un’estensione di diritti, non una privazione, per nessuno”

bufala

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Uno dei “leitmotiv” dominanti nella propaganda pro matrimonio “same-sex”[1] consiste nell’affermare che si tratterebbe di un’estensione di un diritto e non di togliere qualcosa a qualcuno.

Posta in questi termini, peraltro analoghi a quelli di un’altra diffusissima pseudo teoria, che io chiamo la “tesi dell’ininfluenza”[2], la questione sembrerebbe già risolta e parrebbero giustificate le accuse di omofobia, arretratezza culturale, bigottismo, etc. rivolte agli oppositori del matrimonio “per tutti”.

Peccato che a ben vedere la questione in questi termini non solo è mal posta, ma tradisce anche una precisa e consistente volontà di manipolare l’opinione pubblica, attraverso la diffusione di slogan ad alto impatto emotivo ma dallo scarso se non inesistente valore logico[3].

Logicamente, infatti, perché  si possa parlare in modo sensato di “estensione dei diritti” occorrerebbe che ci fossero effettivamente dei diritti da estendere, ovvero che qualcuno degli aventi diritto ne fosse effettivamente privato.  Ed è chiaro che non è questo il caso, in quanto il matrimonio “same sex” è vietato per tutti, non solo alle persone omosessuali[4]. In seconda battuta, è necessario che la natura stessa del diritto sia rispettata: occorre quindi che dalla estensione di un diritto al numero più ampio possibile di cittadini nessuno venga danneggiato o peggio privato di un suo diritto positivo già acquisito e socialmente riconosciuto o peggio ancora privato di un suo diritto naturale, in virtù del quale sono pensabili ed applicabili tutti gli altri diritti possibili[5]. Ed è chiaro che in questo caso estendere a tutti il diritto al matrimonio comporta la negazione di un diritto naturale già esistente: essendo infatti il matrimonio condizione indispensabile per accedere alla possibilità di adozione, diventa impossibile immaginare un matrimonio “same sex” che non leda il diritto di ogni bambino ad avere un padre e una madre,  preferibilmente i propri genitori, e a non essere deprivato della figura paterna o di quella materna al solo scopo di accontentare le pretese di due adulti dello stesso sesso[6].

Detto questo, c’è da ribadire che nel divieto del matrimonio “same sex” non c’è alcuna discriminazione nei riguardi delle persone omosessuali: questo tipo di unione non può essere “matrimoniale” nemmeno per due eterosessuali che per i motivi più diversi volessero accedervi (magari sulla base di una interesse economico o di un legame affettivo, o altro). Questo ci porta a riflettere sulla “ratio” stessa dell’istituto matrimoniale, che consiste nel proteggere e riconoscere socialmente la “forma” generale dell’alleanza uomo-donna come unica in grado di procreare e di consentire in questo modo la prosecuzione della società tramite la generazione.
Da questo punto di vista il matrimonio appare non un diritto per pochi privilegiati, al quali tutti dovrebbero poter ambire senza alcuna discriminazione[7], ma piuttosto una forma di riconoscimento pubblico dalla quale derivano (o dovrebbero derivare) delle specifiche forme di protezione, di salvaguardia, di garanzia e di assistenza per i coniugi che si impegnano in questo patto pubblico e in questa sfida di preziosissimo ed imprescindibile valore sociale.
La contro-replica a questa definizione di matrimonio, basata sul concetto di “forma” generale dell’alleanza uomo-donna, l’unica in grado di procreare, consiste di solito nel far osservare che per gli sposi non esiste alcun obbligo di procreazione e d’altra parte l’istituto è previsto anche per chi figli non può averne (si pensi al caso di due ottantenni che intendono sposarsi, etc).

Questa obiezione è però molto debole.

Logicamente, infatti, il fatto che il matrimonio non obblighi alla procreazione non comporta che venga meno la funzione sociale per cui è stato istituito: quella di proteggere marito e moglie, come si è detto: i coniugi, tutti i coniugi, in quanto è dalla loro pubblica promessa che deriva la costituzione della cellula sociale più idonea (e più rispettosa) per la generazione di una vita umana: quella in cui la persona si vede iscritta fin dal concepimento in una relazione non fluida ma strutturata e strutturante, che vede presenti il padre e la madre, ovvero una famiglia completa. Il riconoscimento di questo vincolo ha quindi come oggetto – daccapo – la “forma generale” di quest’alleanza, in quanto forma universale maggiormente idonea per pretendere riconoscimento e protezioni socialmente condivise. Dunque non importa se qualche coppia di sposi decide di non avere figli, se non può averne per disfunzioni, sterilità, o per età avanzata. Il riconoscimento giuridico e sociale per uomo e donna che vogliono unirsi in quel patto viene infatti “a priori”, prima e non dopo la generazione di figli, in quanto da una parte ha lo scopo di rendere possibile, legittimare e proteggere la vita nascente fin dal concepimento, con il necessario rispetto per i coniugi e per quella libertà che l’atto generativo richiede, e dall’altra deve mettere i genitori nella condizione di operare una scelta del genere in modo non solo libero ma anche in qualche maniera protetto e socialmente garantito: proprio in quanto riconoscimento della validità di questa forma universale con cui un uomo si lega ad una donna l’istituto matrimoniale non può discriminare quelle coppie che – a priori o a posteriori, per i motivi più vari – non generano figli.
La logica dell’estensione dei diritti a fondamento della pretesa di matrimonio per tutti è quindi fallace e provoca non solo lo snaturamento della funzione sociale del matrimonio, ma conduce più o meno direttamente ad una serie di aporie irrisolvibili. Se infatti ammettessimo che la funzione sociale del matrimonio non è più quella di garantire l’alleanza speciale tra uomo e donna, l’unica in grado di procreare, nella forma universale di famiglia naturale, allora dovremmo fondare il matrimonio su altro.

Ma su cosa?
Forse sul un sentimento? Se fosse così, dovremmo allora estenderlo anche al di là dell’amore. Non meno alto è infatti il sentimento dell’amicizia. Ma possiamo concedere il matrimonio agli amici? Chi ha concesso il matrimonio “same sex” è stato poi costretto a farlo[8]. Poi dovremmo estenderlo ad ogni tipo di amore, sempre “per non discriminare”[9]. Perché, a questo punto, non potrebbero sposarsi adulti consenzienti legati da rapporti di parentela? Che ne so: padri e figlie, nonni e nipoti, fratelli, etc.? Anche questo si sta puntualmente verificando[10]. Oppure perché mai non concedere matrimoni poligamici o poliandrici, basati sul consenso? Se basta l’amore, chi mi dice che non posso amare donne già sposate, o uomini o donne insieme, in un numero indefinito (e indefinibile)? E con quali ragioni, una volta concesso il matrimonio poniamo a tre donne[11], tutte insieme, non dovremmo concedere loro l’adozione? Anche questo sembra un salto antropologico alle porte, là dove si è perso il senso della ragione e si è proceduto alla distruzione della famiglia naturale.

Potremmo andare avanti a lungo con esempi di questo tipo, ma non è evidentemente questo il punto. Il fatto è che una volta oscurato il senso originario ed evidente dell’istituto del matrimonio è molto, troppo facile parlare di diritti, pretendere che siano fatti i propri comodi, senza pensare alle conseguenze sociali che assurdità di questo genere comportano.

Speriamo che torni il tempo in cui tutti concordano sul verde delle foglie d’estate, prima che sia troppo tardi. Per tutti.

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Alessandro Benigni

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Note

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[1] Uso qui l’espressione di Nicla Vassallo, sulla cui posizione ho già espresso qualche critica: parte prima, parte seconda, parte terza.

[2] Ne avevo già accennato qui: La tesi dell’ininfluenza.

[3] Di questo ne abbiamo già discusso sulle pagine di Notizie Pro Vita: Gender, slogan, diritti e libertà, parte prima e parte seconda.

[4] Ne avevamo già accennato qui: Matrimonio omosex, perché no, senza discriminare; e qui: Il matrimonio non è per tutti.

[5] Segnalo, sulla questione del diritto naturale, l’ottima sintesi di Giovanni Stelli: Il diritto naturale: non se ne può fare a meno.

[6] Rimando, a questo proposito, ai seguenti articoli: Famiglia “omogenitoriale” (o “omoparentale”) da tutelare?; E’ omofobia difendere i diritti dei bambini?; I bambini hanno diritto ad una famiglia vera; Diritti (?) LGBT , diritti dei bambini e diritti umani.

[7] A questo proposito segnalo: Tonino Cantelmi, Differenziare non è discriminare;Bufale Gender, cap. 1: “Gli omosessuali sono discriminati perché non possono sposarsi”; L’unione tra un uomo e donna è un bene per la società; e L’importanza della discriminazione.

[8] In Australia, infatti, due amici si sono sposati. Suscitando l’ira del mondo Lgbt.

[9] Impressionante a questo proposito l’idea dell’on. Sibilia: legalizzare i matrimoni di gruppo e tra uomini e bestie. Purché consenzienti, dice lui.

[10] Lascia a bocca aperta la notizia che si sia già verificato.

[11] Per le donne, vedi qui; per gli uomini, qui.

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