63. Corde vocali maggiorate: però anche il cervello è utile

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Farebbe solo sorridere, se non ci fosse da piangere, leggere l’ennesima fesseria diffusa a mo’ di tam-tam dai nostri amati media nostrani. Ovvero: dai mezzi di controllo (e di sanzione) del pensiero, di cui oggi siamo tutti vittime più o meno inconsapevoli.

Overton e Chomsky avevano ragione: a piccoli passi, siamo arrivati al punto-limite.

Qualsiasi cosa, qualsiasi violenza è oggi supinamente accettata dalle masse anestetizzate.

Perfino negare ad un bambino il suo diritto naturale di avere mamma e papà. Basta che i ricchi omosessuali siano accontentanti nelle loro pretese: perché oggi è logico affermare che un bambino può vivere benissimo senza genitori, senza madre e padre, chissenefrega, mentre due omosessuali, poverini, non possono vivere senza bambini.

Senza farseli fare, senza andare all’estero a comprarli dopo averli resi volontariamente orfani per poi reclamarne l’adozione da parte del compagno o della compagna dello stesso sesso.

E’ questo, in sintesi, il risultato che avremo con il Cirinnà.

 

E a chi non la pensa come il pensiero-unico impone, guai. Scatta immediatamente la punizione.

Dico punizione perché la dittatura del pensiero unico, dopo medici e psicologi (ma sappiamo che qua e là anche i primi docenti sono già stati colpiti), ormai si appresta a calare la scure dei suoi diktat anche sui giornalisti. Dopo di che i giochi saranno davvero chiusi.

Tutti muti: vietato pensare, vietato dire.

Vietato difendere i diritti.

Il Grande Fratello ascolta.

 

biagio antonacci-3L’ultima scemenza che ha fatto il giro della rete, dicevamo, è di Biagio Antonacci. Forse dietro la scia già tracciata da Ricky Martin (altro cantante di dubbie qualità), nonostante le corde vocali in più che il cantante nostrano dice di avere e nonostante sia stato premiato come «Best male selling italian artist» cioè l’italiano che vende di più, non ha potuto fare a meno di appoggiare pubblicamente l’ideologia gender.

Lo fa non uno qualsiasi, ma l’ennesimo italiano “che conta”. Che ha un seguito tra i giovani. E nessuno o quasi, naturalmente, ha da ridire.

Questa, comunque, l’avventata dichiarazione del cantante: «Le coppie eterosessuali, gay, bisex, trisex, tutto quello che vuoi, meritano amore e meritano di dare amore. Ci sono tanti bambini che meriterebbero di essere cresciuti da persone che se lo possono permettere. È una legge che deve entrare in vigore prestissimo».

 

Chissà se sa quello che dice, il cantante.

Chissà se lo sa, di essere nel pieno dell’ideologia gender, la quale prende avvio dall’affermazione che uomini e donne sono uguali e solo biologicamente differenziati (le altre differenze sarebbero imposte dalla cultura). Proseguendo affermando che “quindi” ognuno è maschio o femmina in base alla propria percezione, a come si sente, non a com’è per determinazione ontologica. Dal che deriva – sempre nella palude della gender theory – che l’indifferentismo sessuale comporta l’inutilità per i bambini di avere un padre e una madre. “Anche diciotto genitori vanno bene”, sbraitava Giuseppina La Delfa in un momento di esilarante squilibrio.

Ma sì, che lo sa, Biagio. Come lo sanno tutti quelli che imbeccati dalle logiche del mercato si fanno promotori dei “nuovi diritti”, senza ovviamente, preoccuparsi di chi la pagherà cara.
Perché – e questo gli uomini di successo lo sanno benissimo – tutto ha un prezzo.

E qui il conto verrà presentato – salatissimo – ai bambini. Che devono essere banalmente “cresciuti” da “chi se lo può permettere”.

Logica di disumanità sferzante. Ma non è solo una questione morale. Si tratta, è bene ricordarlo, di uno pseudo-argomento che abbiamo già incontrato decine di volte: è la bufala “dell’orfanotrofio” (qui un’analisi critica).

 

In sintesi quest’argomento-patacca sostiene che ai bambini orfani non può essere negata la possibilità di adozione da parte di una coppia omosessuale principalmente per due motivi, collegati  fra loro:

  1. a) la famiglia originaria non c’è più (magari si tratta addirittura di un caso di abbandono), ed i bambini hanno urgente bisogno di affetto e di qualcuno che si prenda cura di loro e
  2. b) non è giusto negare questo affetto che il bambino potrebbe benissimo trovare in un contesto omosessuale per motivi ideologici: la priorità va data ai bisogni del bambino e se nessuno se ne fa carico perché non dare questa possibilità ad una coppia di omosessuali?

Peccato che – a parte che in Italia gli orfanotrofi non ci sono più – le famiglie naturali (con padre e madre) che si offrono per adottare dei bambini orfani sono circa 10 volte di più di quanto servirebbe e a parte il fatto che le coppie same sex i bambini se li fanno fareli comprano su ordinazione, vorrei ricordare al cantante in cerca di ulteriori facili consensi che:

 

1) Il bambino che richiede di essere adottato ha subito un danno gravissimo.
2) Il bambino adottato ha, più degli altri, bisogno di un padre e una madre.
3) L’abbandono è vissuto dal bambino come una ferita molto profonda, accentuata dalla percezione della diversità oggettiva della propria condizione rispetto a quella della maggior parte dei coetanei.
4) Il bambino abbandonato cerca i suoi punti di riferimento in un padre e una madre – come qualsiasi altro bambino – e aspira a ritrovare ciò che ha perduto.
5) Nel più profondo di se stesso, visceralmente, egli desidera riavvicinarsi alla cellula base che gli ha donato la vita: un padre e una madre.
6) Il bambino adottato deve assumere i traumi simultanei dell’abbandono e della doppia identità familiare.
7) Più di un altro, il bambino ha bisogno di una filiazione biologica evidente. Poiché, più di un altro, non crede di discendere dal frutto di un amore. Qualcosa è andato storto e teme di non essere stato desiderato: non ha gli occhi di nessuno e non si riconosce in nessuno della sua famiglia di accoglienza.
8) È inoltre frequente che il bambino adottato rigetti uno dei due sessi. E’ dunque fondamentale che possa identificarsi a due genitori di sesso differente: a sua madre, poiché ha bisogno di riconciliarsi con la donna; a suo padre per conoscere la presenza di un uomo senza cui sua madre non avrebbe potuto avere bambini.
Per questi fatti, evidenti, l’adozione da parte di una coppia omosessuale aggrava di fatto il trauma del bambino abbandonato, anziché attenuarlo, in quanto la catena della filiazione viene doppiamente spezzata: nella realtà dei fatti dal suo abbandono, nella simbolica dal fatto dell’omosessualità dei suoi genitori adottivi.

Altro che “love is love” e compagnia bella.

Che poi, l’abbiamo visto che cosa si nasconde dietro quest’altro slogan: mica è vero che l’amore è sempre amore. Anzi. Come se fosse pacifico che i bambini per crescere non passano dall’attaccamento intra-uterino, poi da quello materno, via via individuandosi attraverso la differenza delle figure complementari di padre e madre. Come Madre Natura non a caso ha predisposto.

 

Nell’attesa (scommettiamo?) che qualche novello-psicologo corra in supporto del cantante col camice bianco, ricordando magari lo studio (bufala, come abbiamo ricordato qui) della ricerca australiana, oppure i famosissimi “trentanni di studi” che “dimostrerebbero” l’assoluta bontà delle adozioni in coppie “same-sex”, visto che “lo dicono gli psicologi americani” (intendendo gli studi patrocinati dall’APA, che è organismo più politico che scientifico: ne abbiamo già discusso ampiamente qui) e nell’attesa dell’immancabile assurdo commento: “scusa ma te cosa cambia? si tratta di dare diritti in più, mica di toglierli a qualcuno” (anche di questo pseudo-argomento abbiamo già parlato, qui), ricordiamo cos’è che dice – davvero – “la scienza”.

 

Poi vediamo se è ancora il caso di parlare di adozioni in coppie same-sex, o se non sia meglio darsi – in questo caso sicuramente – ai vocalizzi.

Ecco allora qui di seguito un breve pro-memoria sulla situazione sociologica delle coppie same sex o altrimenti composte (sì, perché abbiamo anche coppie di transessuali, oppure terne –tre uomini si sono già “sposati”, e via dicendo), per l’amico Biagio e relativi fans (sono solo alcune delle ricerche più recenti, con relativi estratti):

 

  1. Comparing the Lifestyles of Homosexual Couples to Married Couples

Articolo che riporta statistiche relative allo stile di vita delle coppie omosessuali prendendo come fonte gli studi effettuati in 3 stati in cui da oltre 10 anni le unioni omosessuali sono legalizzate e tutelate (2010)

  1. Same-Sex Domestic Violence: Prevalence, Unique Aspects, and Clinical Implications

Studio recentissimo della NorthWestern University che in base ad una analisi della letteratura riguardante i casi di violenza domestica tra coppie omo ed eterosessuali rivela una maggiore incidenza nelle relazioni omosessuali, sovvertendo i risultati degli studi incompleti del 2006 i quali sostenevano che il tasso di incidenza di atti violenti fosse paragonabile. (2014)

  1. Long-Term Follow-Up of Transsexual Persons Undergoing Sex Reassignment Surgery: Cohort Study in Sweden

studio a lungo termine (30 anni) durante il quale sono stati seguite 324 persone che hanno avuto un intervento chirurgico per cambiare sesso. Lo studio ha rivelato che dopo l’intervento “normalizzatore” queste persone hanno cominciato a sperimentare crescenti difficoltà mentali e maggiori rischi di suicidio (2011)

  1. Emotional Problems among Children with Same-Sex Parents: Difference by Definition

Studio sociale che analizza un campione di 207mila bambini, di cui 512 con genitori omosessuali. Lo studio rivela che i bambini che vivono in famiglia con genitori biologici di sesso diverso hanno fino a 4 volte meno problemi emotivi rispetto ai bambini che crescono in famiglia omogenitoriale nella quale almeno uno dei due non é il genitore biologico. (2015)

  1. Adolescent Sexual Orientation and Suicide Risk: Evidence From a National Study

Studio che analizza il rischio di pensieri e di tentativi suicidi tra adolescenti, stabilendo che c’ é un grosso legame tra orientamento sessuale e rischio di suicidio.(2001)

  1. Alcohol use and alcohol-related problems among lesbians and gay men

Studio che analizza l’ incidenza dell’ abuso di alcool e di problemi legati all’ alcool tra uomini e donne omosessuale; i risultati mostrano che i problemi d’ alcool sono più insorgenti nella popolazione lesbica. (2005)

  1. Sexual orientation and personality.

Studio che affronta il tema della personalità in relazione all’ orientamento sessuale. L’ analisi di un campione di più di 4700 individui mostra che nei casi i cui l’ orientamento sessuale non coincide con il sesso biologico si ha una elevata percentuale di inversione del gender e della personalità: i maschi si femminilizzano, e le femmine si mascolinizzano. (2005)

  1. Prejudice, Social Stress, and Mental Health in Lesbian, Gay, and Bisexual Populations: Conceptual Issues and Research Evidence

Lunghissimo e completissimo studio che analizza la risposta di gay, lesbiche e bisessuali ai fattori di stress, evidenziando come in alcuni casi la tendenza al suicidio sia fino a 6 volte maggiore rispetto al dato normale tra eterosessuali; l’articolo fa inoltre una importante introduzione relativamente al concetto di ‘disordine mentale’ indagando se l’ omosessualità possa rientrarvi e del perché sia stata depennata da tale lista. L’articolo esamina inoltre il fatto che nonostante sia essa stessa non più presente nella lista dei disordini mentali, gli omosessuali in genere sono più affetti da disturbi mentali (rispetto al campione di controllo eterosessuale) nella loro definizione corrente nell’ambito psicologico. Mistero.

  1. Mental health of the non-heterosexual population of England.

Studio inglese (2011) che conferma i risultati di altri studi precedenti, rivelando che i non eterosessuali sono più soggetti (variabilmente a seconda del loro grado di lontananza dalla eterosessualità) a disordini mentali e condizioni di disagio, abuso di alcol e di droghe, tentativi di suicidio, autolesionismo, disordini fobici etc.

  1. Sexual orientation and self-reported mood disorder diagnosis among Canadian adults

Studio canadese (2013) che svolge le stesse analisi e trae le stesse conclusioni di quello inglese citato qui sopra, ma utilizzando un campione di intervistati canadesi.

  1. Predictors of relationship dissolution in lesbian, gay, and heterosexual adoptive parents.

Studio (2015) che esamina i tassi di divorzio / separazione su un totale di 190 famiglie eterosessuali ed omosessuali coinvolte in adozione da almeno 5 anni. Le famiglie composte da lesbiche sono quelle che si ‘rompono’ con maggiore frequenza (12%), seguite da famiglie eterosessuali (8%) e omosessuali composte da maschi (2%).

  1. Children of homosexuals and transsexuals more apt to be homosexual.[A]

Studio compilativo originale [A] di Paul Cameron (2006) che mostra come una parte consistente dei figli adulti cresciuti in coppie omosessuali e transessuali sviluppi una sessualità omosessuale o transessuale. Lo studio prende in analisi 77 figli di coppie omosessuali o transessuali le cui storie sono testimoniate in 3 libri (campione non diretto), con un tasso di ‘omosessualizzazione’ nei figli del 30%. E’ uno dei pochissimi studi che esamina figli adulti.

  1. Children of homosexuals and transsexuals more apt to be homosexual: A reply to Cameron[B]

Tentativo di refutazione dello studio [A] da parte di T.G.Morrison (2007) del dipartimento di Psicologia dell’ Università di Galway. La critica mossa è che il campione preso in considerazione da Cameron non sia attendibile né sufficiente per trarre conclusioni.

  1. Children of homosexuals more apt to be homosexuals? A reply to Morrison and to Cameron based on an examination of multiple sources of data[C]

Studio (2010) di Schumm che risponde alla critica di T.G.Morrison [B] sullo studio di P.Cameron [A]. Schumm analizza un campione più vasto (262 contro i 77 di Cameron) di figli adulti cresciuti in famiglie omosessuali e le loro storie riportate in 10 fonti diverse (contro le 3 di Cameron) per verificare che i risultati di Cameron fossero, come sostenuto da Morrison, dovuti al campione non sufficiente e non affidabile. Lo studio conferma e approfondisce i risultati ottenuti da Cameron [A] utilizzando come cross-check anche risultati di studi etnografici e studi di altri autori.

 

Per chi – infine – avesse voglia di dare un’occhiata ad un elenco più completo e ristretto al solo caso delle adozioni in coppie “same-sex”, ci sarebbe da consultare anche questa sezione bibliografica.

Buona lettura.

 

 

 

Alessandro Benigni

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[Pubblicato su Notizie Pro Vita il 28/12/2015: prima parte e seconda parte]

 

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