Silvana De Mari: il legame ancestrale

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di Silvana De Mari

Nel suo ultimo sms mentre aspettava di essere abbattuto come un cane arrabbiato, come si abbattono gli animali che per un qualsiasi motivo epidemiologico non siano più ritenuti degni di vivere , una della vittime della strage di Orlando si è rivolto a sua madre. Sto per morire mamma. Mentre le fiamme si avvicinavano sempre di più una giovane donna intrappolata in una della due maledette torri ha telefonato alla madre. Sto per morire mamma.
Il legame enorme, ancestrale, il legame per eccellenza è con la madre. Esistono orfani, esistono abbandonati, certo , ma questa è la patologia , l’eccezione . Ma persino quegli orfani, quegli abbandonati sanno che una madre è esistita, forse è morta come quella di Voldemort, forse se li è venduti come la mamma di Raperonzolo, forse è una demente criminale , anche questo è possibile, ma è esistita. Le non maternità criminali dove due uomini ricchi comprano gli ovuli di una donna in genere bionda e affittano l’utero di una tizia in genere più scuretta (costa meno) creano un individuo che non ha una madre , che quando morirà ammazzato come un cane dal terrorista di turno non avrà nessuno da invocare. E intanto che il terrorista di turno si prepara girerà per i giardinetti pigolando questa unica parola mamma come un disperso in un mondo alieno. Donazione di ovuli è un ammasso di sillabe . Uno pensa a un colpo di bacchetta magica e l’ovetto esce dal corpo in maniera incruenta e indolore per essere impacchettato in carta dorata come un dono appunto. La donazione di ovuli presuppone una sberla di ormoni che causano una serie di rogne , la sindrome da iper stimolazione , dalla nausea alla ritenzione idrica, invecchiamento del corpo e delle ovaie ( qualche donazione e si arriva alla sterilità ) fino alla trombosi venosa e , perché no anche quella arteriosa, fino alla CID coagulazione intravasale disseminata che per fortuna è rarissima perché può essere mortale. Oibó ! Non lo sapevate? Pensavate che fosse indolore e innocuo? Sul serio? Maddddai! Forse quella parola donazione vi ha suggerito un’idea così scema,
chiedo scusa ma è l’unico termine per indicare chi pensa che un prelievo trans vaginale ( rischi: infezione pelvica , sanguinamenti gravi per interessamento involontario dei vasi iliaci, che preferirebbero che a loro non si interessasse nessuno ma anche i chirurghi migliori sbagliano. La chirurgia sicura al 100 % non esiste ) in narcosi (nemmeno la narcosi sicura al 100% esiste ) dopo un “bombardamento” di ormoni fosse una cosa che lascia uguali a prima? Ci sono i datori di lavoro che sfruttano il corpo del lavoratore , ci sono quelli che sfruttano la sua salute , la sua fertilità , la sua anima, perché non è come donare un rene , per tutta la vita la donna che si è lasciata convincere a questo abominio si chiederà che fine avranno fatto i suoi ovuli , che portano il suo patrimonio genetico , chi è nato, qualcuno che forse ha il suo sorriso i suoi occhi e che forse nel buio dirà la parola mamma. È ora arriviamo al secondo step di questo tripudio di civiltà : la proprietaria dell’utero.
Segue.
Non ve lo perdete.
La verità vi renderà liberi, la verità non il politicamente corretto che è la più aberrante firma di annientamento del pensiero mai vista.

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Silvana De Mari

Medico chirurgoPsicoterapeuta

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67. Modelli-di-pensiero e presunzione di normatività

 

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Il mainstream prevede l’accettazione acritica di “modelli-precostituiti-di-pensiero”, dei veri e propri “usa e getta” per interpretare e comprendere, quindi giudicare, quello che accade.

Con effetti deleteri, per tutti.

Il modello oggi dominante assume slogan ad alto impatto e qualche scampolo di nozioni scientifiche, più o meno ben assemblate, piegando il tutto agli interessi economici e politici del momento, sulla scorta di una sequela di frasi, tra loro concatenate da una debole trama logica.

Ma alla prima scossa della ragione, tutto crolla.

L’ultimo esempio riguarda un personaggio in qualche modo considerato dal pubblico semi-colto un maestro del pensiero: Ascanio Celestini.

Pur sprovvisto del benché minimo riconoscimento accademico o di pubblicazioni sul tema, il nostro si sente di poter dare “lezioni di antropologia” e di “bocciare” il cardinal Bagnasco. Un po’ come la giornalista Eugenia Romanelli, un faro nel panorama della letteratura filosofica e scientifica contemporanea, che ci dava “lezioni” su ciò che dice la scienza obbligherebbe a pensare (a suo dire) sulle adozioni. Con esiti grotteschi: come se fosse un problema scientifico. O, in questo caso, antropologico.

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Ed ecco entrare in gioco il modello-precostituito-di-pensiero. Un tipico esempio, che può essere preso come paradigma: 1) l’antropologia testimonia che si sono dati, nello spazio e nel tempo, diversi tipi di famiglia (per esempio poliandrica: più uomini legati alla stessa donna; poliginica: più donne legate allo stesso uomo, etc.), quindi > 2) non esiste un solo modello universale di famiglia, quindi > 3) tutte le varie tipologie di famiglie sono legittime, compresa l’unione tra persone dello stesso sesso.

Basta un attimo e l’errore balza agli occhi.

 

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Allo stesso modo si sono date nelle culture umane una gran varietà di consuetudini, dal cannibalismo alle unioni tra uomini più che maturi e bambine. Che facciamo, giustifichiamo tutto sulla base della constatazione di un dato di fatto?

*

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 *

Purtroppo, va ricordato che è precisamente quello che sta avvenendo, sulla base della tecnica di manipolazione del consenso sociale “per gradi” molto ben illustrata da Joseph Overton.

Come chiunque può constatare, in questo modo si deducono da premesse ambigue delle conclusioni illogiche.

È comunque possibile rendersene conto prima che il meccanismo prenda avvio.

In generale il passo falso (logico ed etico, perché è di questo che si parla, non di antropologia o di sociologia dei costumi, e nemmeno di psicologia) avviene sulla scorta di una pretesa di fondo che risulta inaccettabile: passare da una constatazione di fatto ad una pretesa di diritto.

Siccome vedo che le cose vanno così o cosà allora posso pretendere la legittimazione di ciò che osservo, per il solo fatto che esiste.

A rigor di logica, in base a questo modello di ragionamento precostituito dovremmo poter legittimare qualsiasi evento osservabile: compreso furto, omicidio, incesto, pedofilia, e quant’altro. Solo in quanto “oggetto di studio” dell’antropologia.

Perché no?

Non a caso, a piccoli passi alcune di queste follie si stanno già realizzando. Abbiamo così padri che si sposano le figlie, matrimoni a tre, cinque genitori per un solo bambino, e così via.

Com’è facile constatare la questione è etica: si tratta di vedere se una data azione è moralmente accettabile. E questo in base ad argomenti razionali, non certo sulla scorta dei desideri, dei capricci o delle pretese dei singoli.

Sintomatico è che, sempre in base a questo “modello-di-ragionamento-precostituito”, qualcuno ha recentemente affermato che “la madre non esiste, è solo un concetto antropologico“.

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Ecco un tipico esempio di parto da “concetto antropologico”.

 

Davvero notevole: siamo “figli di concetti”.

Entusiasmante.

 
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(Nella tribù dei trobriandesi nella Melanesia occidentale – per esempio – i bambini crescono in maniera piuttosto libera e iniziano a fare sesso a 6-8 anni (le ragazze) e a 10-12 anni. Non ci sono molte inibizioni per quanto riguarda il sesso, anzi esiste una anche casa dello scapolo, dove si hanno i rapporti prematrimoniali)

 

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[Matrimoni di gruppo, poligamia, etc. Qui un breve excursus]

*

Per smontare punto per punto questo “modello-precostituito-di-ragionamento” (che ha poi diverse declinazioni possibili) occorre far notare che se ci sono state (in qualche villaggio tibetano o in qualche regione africana) alcune tribù basate su modelli diversi dalla coppia uomo-donna, questo non dimostra né la bontà intrinseca di quei modelli, né che siano preferibili, né tanto meno toglie il fatto che in tutti i continenti la forma più diffusa è quella che prevede l’unione di un uomo e una donna, per la generazione dei figli. Non occorre una curva di Gauss per vedere che in tutti i continenti la forma normale (*) è questa, e che le altre sono da considerarsi poco più che contraddittorie eccezioni.

 

Dovremmo chiederci come mai se è vero che non esiste una “famiglia naturale universale”, d’altra parte “universalmente” si è – “naturalmente” – diffuso un solo modello, in misura schiacciante rispetto a tutti gli altri.

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Poligamia presto ammessa anche negli USA?

 

Se è poi vero che la famiglia è l’istituzione fondamentale in ogni società umana, attraverso la quale la società stessa si riproduce e perpetua, allora risulta immediatamente chiara la ragione per cui fino ad oggi mai e in nessun posto è stata considerata “famiglia” l’unione di coppie (o terne, etc.) dello stesso sesso.

 

La grande varietà di forme non ha mai escluso la presenza di uno dei due sessi proprio in quanto per la procreazione e la sussistenza della società sono entrambi indispensabili.

 

La famiglia ha una sua realtà teleologica innegabile, pena una serie di irrisolvibili contraddizioni e paradossi.

E d’altra parte (e qui sta una prima radice della contraddizione) se la forma della famiglia non è quella che sancisce l’alleanza esclusiva tra uomo e donna, per la generazione dei figli, dovremmo poi rispondere a questa domanda: allora ogni forma di aggregato sociale è una famiglia? Basta il sentimento, per fondare il concetto di famiglia? Basta dire “love is love”, e via?

Se la famiglia può essere una coppia o un gruppo qualsiasi, anche solo l’unione di più persone, variamente assortite, quale sarà il suo principio identificativo? In tre, tra l’altro dello stesso sesso, si sono già “sposati”. Perché non allora non quattro? O quaranta? E perché non potranno davvero sposarsi padri e figlie? O madri e figli? Quando porre il limite? E in base a quale ragione? È davvero un bene per la società che tutti possano indistintamente sposarsi con tutti, solo in base ad un consenso volontario, di coppia o di gruppo? Ah, già. Come non ricordare la proposta dell’on. Sibilia: legalizzare i matrimoni di gruppo e tra specie diverse. Purché consenzienti, ci mancherebbe.

A parte questi deliri, va detto seriamente che l’antropologia non è normativa. Come non lo sono la psicologia, la sociologia, etc. L’analisi di ciò che avviene – tra l’altro sulla base di presupposti e metodologie che oggi consideriamo valide, ma che potrebbero non esserlo più domani – non ci dice ancora nulla su come dovremmo regolarci dal punto di vista etico, e quindi del diritto intersoggettivamente condivisibile.

 

 

 

 

 

Alessandro Benigni

www.noein.eu

 

 

 

 

 

___________________

 

* “Normale”.   Non sarà forse inutile ricordare che il primo criterio per stabilire ciò che è normale, nel campo delle scienze umane, è quello statistico. Secondo tale criterio, la normalità deriva dalla frequenza media di certe caratteristiche e di certi comportamenti. In base a tale criterio sono normali quelle caratteristiche e quei comportamenti che sono presenti nella maggioranza della popolazione. Abbiamo poi altri due criteri che vengono utilizzati per definire la normalità: quello assiologico e quello funzionale. Secondo il criterio assiologico dovrebbero essere ritenuti normali quei comportamenti che seguono determinati valori socialmente condivisi. Da tali valori derivano poi delle norme e dei divieti che indicano i comportamenti da seguire e quelli da evitare per il bene della società intera. Ed è evidente che il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è mai stato considerato un bene per la società in quanto non ha senso, proprio dal punto di vista assiologico, proteggere e regolamentare giuridicamente una coppia di persone dello stesso sesso (non importa che siano omosessuali o meno) impossibilitate per natura (e non per accidente: volontà, malattia, vecchiaia, o altro) alla procreazione e quindi a contribuire alla prosecuzione della società stessa. Strettamente collegato al criterio assiologico è infine quello funzionale, che consente di ritenere normali quei comportamenti che risultano vantaggiosi per la società. Va da sé che non è affatto vantaggioso per la società istituire e regolamentare un matrimonio tra persone dello stesso sesso (quindi spendere risorse per un rapporto che non può per natura portare alcun vantaggio alla società stessa).

 

 

 

 

 *

 

 

Sai riconoscere le (principali) bufale dell’ideologia gender?

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… quante sono le (principali) bufale dell’ideologia gender?
Le sai riconoscere?

Bufale Gender, cap. 1: “Gli omosessuali sono discriminati perché non possono sposarsi”

Bufale Gender, cap. 2: “Ma a te, cosa cambia?”

Bufale Gender, cap. 3: “La scienza dimostra che i bambini possono essere adottati da coppie omosessuali”

Bufale Gender, cap. 4: “L’omosessualità è un fatto naturale, quindi è giusto legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso”

Bufale Gender, cap. 5: “Meglio adottato da due omosessuali che marcire in un orfanotrofio”

Bufale Gender, cap. 6: “Se si possono sposare le coppie sterili, allora possono sposarsi anche gli omosessuali”

Bufale Gender, cap. 7: “Oggi, sempre più spesso, i figli vengono concepiti fuori dal matrimonio, quindi anche gli omosessuali hanno diritto a sposarsi e ad adottare bambini”

Bufale Gender, Cap. 8: “Concedere il matrimonio alle coppie dello stesso sesso è un’estensione di diritti, non una privazione, per nessuno”

Bufale Gender. Cap. 9: “Lo studio-bufala dell’Università di Melbourne rilanciato dal quotidiano La Repubblica”.

 

…. e la più bella di tutte: “il gender? non esiste!“.

Come no.

Infatti: 

  1. Va bene. L’ideologia gender non esiste. Intanto, però …
  2. Lo strano caso dell’ideologia Gender che “non esiste”, però si trova dappertutto. Documenti.

 

Alessandro Benigni

Va bene. L’ideologia gender non esiste. Intanto, però …

contraddizione-499-bertoQuesto è il sessantesimo articolo.

Davvero.

Più o meno a riscrivere e a ripetere le stesse cose. Da due anni a questa parte. E ancora, anche da conoscenti più stretti, direi da quasi ogni parte possibile immaginabile, ancora viene addirittura negata l’esistenza dell’ideologia gender. “Ma no, tu ti confondi con gli studi di genere“.

Dicono.

Eppure non ci confondiamo affatto.

Anzi: eppure, l’ideologia del genere è la più evidente delle distorsioni antropologiche che dominano oggi la scena culturale dell’occidente. Quel modo di pensare che sintetizza perfettamente in sé Relativismo e Nichilismo. Dei più radicali. Per cui tutto va bene. Evapora il concetto di “normalità”, in un tripudio di contraddizioni logiche che arrivano a rendere liquido anche il bebaiotate arché, il principium firmissimum, principio di non-contraddizione, fondamento assoluto di ogni discorso dotato di senso: A è diverso da non-A. Invece per noi no: normale è tutto e il contrario di tutto. Sia ciò che avviene normalmente – appunto – sia l’eccezione sono da accettare come diversi orientamenti, come variazioni su un generico ed indistinto tema universale, da cui è lecito aspettarsi che venga ogni cosa. Un calderone dal quale può uscire di ogni. Tutti leciti, gli orientamenti, ci mancherebbe. Essere omosessuali o eterosessuali, che differenza fa? Tanto che siamo al punto in cui è normale che un uomo si senta donna e una donna si percepisca come uomo. Perché no? Pian piano ne vedremo delle belle, c’è da starne certi, come già Chomsky e Overton avevano profetizzato, mettendoci (inutilmente, a quanto sembra) in guardia. In fondo l’essere uomini o donne è un mero fatto culturale: questo è il distillato dei gender studies. Un conto è il sesso biologico, un altro è come ci si percepisce. Domanda: ma in quanti soffrono di disforia di genere (ovvero hanno una percezione di sé che non corrisponde al sesso biologico)? Si può davvero sostenere che – poniamo – ciò che si presenta per il 2% della popolazione è “normale” tanto quanto quello che accade in modo diametralmente opposto per il restante 98%?  Quest’idea malata (siccome non dobbiamo discriminare il prossimo – giustissimo – allora per fare questo affermiamo che non ci sono differenze tra i sessi e nemmeno tra gli orientamenti e che comunque sia è tutto normale, famiglie in cui la madre viene fatta sparire per lasciar posto ad una coppia di omosessuali comprese), quest’idea malata, dicevo, si declina immediatamente nell’affermazione seguente: mascolinità e femminilità non esistono come fatti oggettivi. E’ tutta fuffa culturale. Che si può, anzi si deve de-costruire. E alla svelta, perché il progresso ci chiama: dobbiamo uscire dalla “mentalità medievale” ed affermare tutti insieme (con le buone o con le cattive), finalmente, che non solo uomini e donne sono intercambiabili, senza differenze tra loro, ma che lo sono anche padre e madre. Per cui ne consegue che al bambino non interessa più avere una mamma e un papà. Due donne andranno benissimo. O due uomini, idem. O tre, o quattro. Fino ai “diciotto genitori” di cui parlava la non sempre lucidissima Giuseppina La Delfa, presedent* delle “Famiglie Arcobaleno”. Quelle famiglie dove, in nome dell’amore, i bambini vengono ordinati in laboratorio, impiantati in un utero in affitto o costruiti acquistando il seme alla Banca dello Sperma, dove gei “gentili signori” intascano qualche soldo per masturbarsi di fronte ad una commessa impaziente di ricevere il prezioso risultato di due minuti intensi.
Ecco. come siamo messi.

Si presenta l’indifferentismo sessuale come fatto ovvio, appurato, per qualcuno addirittura scientificamente fondato.

Siamo al delirio.

Sapete cosa diceva Italo Carta di chi voleva raccontare ai bambini che la differenza sessuale non esiste o che non è importante e che possono quindi darsi famiglie in cui i bambini non nascono da una madre o dove del padre se ne può fare tranquillamente a meno perché tanto bastano i “semini” di qualche “gentile signore”?

Parlava di psicosi. Di compensazioni psicotiche gravissime. E usava il termine “criminali”.

Leggiamo:

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Italo Carta – Ordinario di psichiatria e direttore della Scuola di specializzazione in Psichiatria all’Università degli studi di Milano

Quando si abolisce il principio di evidenza naturale la mente compensa con squilibri psicotici gravissimi. Per questo pensare di introdurre l’uguaglianza dei sessi come normale significa attentare alla psiche di tutti. Penso poi ai più deboli: i bambini. Se gli si insegna sin da piccoli che quel che vedono non è come appare, li si rovina. Ripeto, pur non essendo solito fare affermazioni dure, dato che gli omosessuali sono persone spesso duramente discriminate, non posso non dire che introdurre l’idea che la differenza sessuale non esiste, e che quindi non ha rilevanza, è da criminali“.

Signore e signori: incredibile, ma dobbiamo farcene una ragione. La psicosi sociale è arrivata a questo punto.

Però non disperiamo: nonostante tutto, da qualche parte si dice ancora – e si ripete – che non solo i gender studies sono complessivamente una sbrodolata pseudoscientifica o giù di lì, ma anche che l’ideologia gender – che da essi deriva – è talmente diffusa e pervicace da aver provocato una sorta di isterismo collettivo che finirà presto per negare su vasta scala i più elementari diritti umani delle persone (pensiamo all’art. 7 della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia). Al punto che chi oggi osa affermare che il bambino, ogni bambino, ha diritto a sua mamma e a suo papà, viene immediatamente tacciato di omofobia. Chi non ha mai sentito dire che il bisogno ha diritto ad essere amato, e non ad avere suo padre e sua madre? Quasi come se la condizione necessaria e sufficiente per rispettare la dignità, l’inviolabilità e direi la sacralità del bambino si potesse ridurre ad un generico amore da baby sitter.

Ma per carità.

Fermiamoci.

Documentazione

Per primo vorrei ricordare un breve documento, sottoscritto da 31 autorevoli accademici italiani durante il convegno “Congresso “Persona, sessualità, procreazione”, svoltosi a Roma presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche il 21 e 22 ottobre 2010, nel quale si denuncia la mancanza di basi scientifiche delle cosiddette diverse identità di genere. Lo possiamo scaricare qui.
Molto interessante da esibire, quando certi pseudo-scienziati si schierano a favore dell’ideologia di genere. In esso si legge, tra l’altro:

“Di recente si sono affacciate ed affermate le espressioni: “identità di genere”, intesa come
costruzione sociale del modo di essere maschile e femminile; ed “orientamento sessuale”, inteso come variazione del naturale comportamento sessuale, che può essere articolato al suo interno come gay, lesbico, bisessuale, transessuale o altro.

L’uso delle espressioni “identità di genere” e “orientamento sessuale” tende a dare rilevanza
unicamente alla persona intesa come costruzione sociale, relegando la diversità biologia in un ruolo sempre più marginale.

La distinzione di genere, pur entrata nel linguaggio comune e diffusa anche in ambito scientifico, è tuttavia priva di una base biologica, dal momento che l’osservazione della natura dimostra, in maniera inequivocabile, l’esistenza di maschi e femmine (vale a dire individui che presentano il set cromosomico XX, XY). Tutte le variazioni, siano esse a livello genetico, fenotipico o psicologico, anche se importanti a livello personale, non possono scardinare elementi basati sulla diversità biologica dei sessi.

Pur considerando l’orientamento sessuale nell’ambito della libera espressione dell’individuo, non si possono ignorare i costi umani e sociali che ne possono derivare com’è stato posto in evidenza dal Center for Disease Control di Atlanta, Georgia (USA).

http://www.cdc.gov/nchhstp/newsroom/msmpressrelease.html
Per visualizzare il link presso il nostro archivio cliccare su: http://www.sessualita.org/archivio1.htm

I mezzi di comunicazione di massa tendono ad equiparare ogni tipo di comportamento sessuale e ad affermare una visione non differenziata di “genere”, senza proporre una riflessione sul significato antropologico della diversità biologica e sui i rischi derivanti dalla promozione di stili di vita disordinati, sia per la salute individuale che per la società”.

Qui di seguito ho raccolto nel tempo altra documentazione, che viene da diverse fonti (sempre citate). Ecco alcuni spunti di riflessione:

  1. L’omogenitorialità danneggia il bambino.
  2. È vero che la scienza sostiene la cosiddetta “omogenitorialità”?
  3. Psicologi, filosofi e giuristi contro nozze e adozioni omosessuali (un’antologia di riflessioni e brevi dichiarazioni dei maggiori esperti del mondo accademico sul tema dei matrimoni per coppie same-sex)
  4. Teorie gender? No, grazie. “Donne e uomini sono differenti non solo anatomicamente e per il modo di approcciarsi alla vita, ma anche nell’utilizzo di uno dei più importanti organi del corpo: il cervello”.
  5. Gli esperti: il genere ha un ruolo determinante nel caratterizzare gli aspetti fisici del corpo, la struttura del cervello, le tendenze comportamentali, nonché la sensibilità e la reazione agli stati di malattia.
  6. Gender theory? NO, grazie: donne & uomini, teste diverse (lo dicono pure le neuroscienze)
  7. Teoria gender, teoria confutata.
  8. L’inconsistenza scientifica della teoria del gender.

Alessandro Benigni, 24 settembre 2015

Altri articoli dello stesso autore qui: Ontologismi, sezione Antropologia e Bioetica

56. Teorie gender in azione: sulla solidità degli argomenti di Nicla Vassallo. (Quarta parte)

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Teorie gender in azione

Sulla solidità degli argomenti di Nicla Vassallo

(quarta puntata)

Alessandro Benigni

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(Pubblicato su Cristiano Cattolico, Le foglie verdi, Nelle Note)

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trasferimentoE’ uscito recentemente un interessante volume firmato dalla filosofa Nicla Vassallo, intitolato “Il matrimonio omosessuale è contro natura. Falso!” (Edizioni Laterza), la cui presentazione recita testualmente:

Che il matrimonio omosessuale sia contro natura è convinzione di troppi nel nostro paese. Attraverso le regole del buon ragionare filosofico, Nicla Vassallo smaschera, con provocazione e intelligenza, il pregiudizio, il calcolo e l’ignoranza che escludono il matrimonio same-sex. Una donna che ama una donna e un uomo che ama un uomo debbono potersi sposare, se desiderano, e non vi è argomentazione valida contro, sempre che l’eterosessualità non permanga un dogma: prendiamone coscienza”.

Il nostro intento è di verificare fino a che punto si tratti di pregiudizio e di ignoranza e se per caso quelli che si vogliono presentare come solidissimi argomenti non mostrino, a ben vedere, qualche falla.

Anzi, fallacia, come abbiamo già mostrato nelle puntate precedenti:

1) Il gioco delle tre carte: come i grandi pensatori abbagliano i lettori.

2) Come i grandi filosofi abbagliano i lettori. Parte seconda.

3) Pseudo argomenti pro matrimonio same-sex, terza puntata: dove Nicla Vassallo si sbaglia

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(Nicla Vassallo)

Dopo aver sottolineato in rosso i più evidenti nodi logici che la filosofa Vassallo (analisi logica alla mano) non riesce a sciogliere, entriamo in pieno – sempre sotto la guida dell’illustre studiosa – nell’ambito della più fumosa (per usare la bella espressione di Onfray) e controversa teoria che sia mai esistita (tanto che qualcuno ha addirittura tentato di negarne l’esistenza): la teoria del genere.

La premessa chiarificatrice è però d’obbligo, perché si sa, questi filosofi con le parole sono molto bravi: che cos’è, e che cosa s’intende per “teoria del genere” o più semplicemente “gender”?

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Si tratta in sintesi di una vera e propria rivoluzione antropologica, forse la più grave e drammatica della storia dell’umanità, in atto da decenni in modo più o meno subdolo, che solo ora comincia ad acclararsi in tutta la sua devastante portata nichilista: l’effetto finale, che si pretende di conseguire anche attraverso l’istituzionalizzazione del “matrimonio same-sex” è la riduzione dell’uomo a prodotto fabbricato e quindi commercializzabile, totalmente fruibile e manipolabile. Il diritto (art. 7 Dichiarazione universale dei diritti del bambino) di ogni bambino ad avere padre e madre viene infatti stracciato per fare spazio a nuovi presunti diritti (Cfr. Gender: un’accozzaglia di slogan che nascondono la negazione dei diritti e dell’autentica libertà; “Diritti” LGBT, diritti dei bambini e diritti umani; I bambini hanno diritto a un padre e una madre, a una famiglia vera; E’ omofobia difendere i diritti dei bambini?; La stepchild adoption è a maggior tutela del minore?; Matrimonio di persone dello stesso sesso: perché no, senza discriminare), tra i quali il diritto di avere comunque un figlio, ad ogni costo (è proprio il caso di dirlo), o tramite l’adozione da parte di una coppia same-sex (più che altro nella forma della stepchild) o tramite la sua fabbricazioneproduzione in laboratorio e la gestazione per altri, anche per i single. Ne deriva che – se non è più un diritto avere un padre e una madre – la pratica della fabbricazione di esseri umani verrebbe ad essere logica e socialmente accettata conseguenza di questo processo, iniziato con la pretesa dell’indifferentismo sessuale e proseguito con la separazione tra sessualità e procreazione.

346efcbd0150971556bc85e18dfbba83_XLMa ormai (grazie al cielo, e sempre sperando che non sia troppo tardi) i tempi stanno cambiando. Ne sentiamo discutere sempre più spesso e non mancano certo i punti di riferimento, le pubblicazioni, gli articoli, per farsi un’idea sul tema e capire quali sono esattamente i termini della questione. Le coscienze si stanno risvegliano dal torpore: “la mobilitazione internazionale contro il gender inizia a dare i suoi frutti – osserva Lupo Gori – e sembra preoccupare, non poco, i suoi promotori, al punto da spingerli a redigere un’approfondita ed allarmata analisi della situazione, per individuare le falle della propria strategia e passare al contrattacco”. Non staremo quindi a fare l’ennesimo trattato sul gender, essendoci anche in rete una sitografia più che sufficiente ed ampiamente disponibile, ma ci limiteremo a ricordarne i tratti essenziali.

Per “teoria del genere” o anche, più semplicemente “gender” si intende riferirsi a quel distillato dei gender studies (un complesso di studi psicologici, filosofici, sociologici, etc., che prendono avvio sotto l’impulso del movimento femminista degli anni sessanta e danno la base teorica per la contestazione del sistema tradizionale dei valori e dei ruoli sociali) che da anni viene subdolamente applicato in diversi ambiti della società, ogni giorno in modo sempre più aggressivo ed invadente. Nel corso degli anni le “teorie di genere” hanno fornito un supporto teorico sempre più massiccio anche ai movimenti gay, sostenendo in particolare che la differenza tra uomini e donne è una mera convenzione sociale (costruita attraverso l’imposizione di regole e norme esterne, che obbliga le persone a vivere “da maschio” o “da femmina”). Sarà bene ricordare il momento preciso che segna l’uscita allo scoperto di quello che possiamo considerare il “movimento gender”: al convegno delle Nazioni Unite di Pechino del 1995 – dedicato alla condizione femminile e che ebbe fra le principali protagoniste Hillary Clinton – si propose di sostituire la differenza tra uomini e donne con cinque “generi”. Tutt’ora per “teoria del gender” si intende quindi un’espressione che riassume una notevole varietà di studiosi, correnti ed approcci che ha comunque un minimo comun denominatore abbastanza evidente: essere uomini o donne non è più un fatto imprescindibile, che segna l’identità biologica e dunque psicofisica di ogni essere umano, determinato già a livello embrionale, ma qualcosa che si può modificare a seconda delle percezioni, dei sentimenti e dei convincimenti personali: se sei una donna ma ti senti uomo allora è un tuo diritto essere riconosciuto dalla società in base alla tua percezione soggettiva e non più sul fondamento del dato oggettivo (immodificabile, che è il dna). Da qui viene anche quell’altra sigla, oggi tanto di moda, “LGBTIQ” (lesbica, gay, bisessuale, transessuale, intersessuale, queer), ad indicare appunto che ognuno si sceglie – e deve avere il diritto di farlo – la propria identità, in modo “fluido”, senza vincoli né impedimenti. E’ chiaro a tutti che è questo il tratto d’unione che collega le teorie gender, o più semplicemente “il gender”, alle rivendicazioni che segnano il dibattito bioetico attuale: se è vero che l’umanità è sessualmente indifferenziata allora ne consegue che si debba concedere il matrimonio “same sex”.

LONDON, UNITED KINGDOM - JANUARY 09: Models walk the catwalk during the J.W. Anderson show at the London Collections: MEN AW13 at The Old Sorting Office on January 9, 2013 in London, England. (Photo by Stuart Wilson/Getty Images)

LONDON, UNITED KINGDOM – JANUARY 09: Models walk the catwalk during the J.W. Anderson show at the London Collections: MEN AW13 at The Old Sorting Office on January 9, 2013 in London, England. (Photo by Stuart Wilson/Getty Images)

Ecco perché parlavamo di rivoluzione antropologica: con le parole di Assuntina Morresi, “una volta entrato nell’ordinamento giuridico il matrimonio fra persone dello stesso sesso, la rivoluzione antropologica è compiuta, perché si sono messe le basi per una nuova umanità, fondata su due nuovi paradigmi: il primo, quello per cui l’identità sessuale non è determinata dal corpo sessuato e non è binaria uomo-donna; il secondo, quello per cui i figli non sono di chi fisicamente li ha generati ma di chi li ha ottenuti attraverso pratiche di laboratorio, contratti, reperendo quello che biologicamente manca sul nuovo mercato globale dei corpi umani”.

In base al gender, riassumendo, non è affatto detto che gli uomini siano maschi (abbiano cioè caratteristiche maschili) e le donne femmine (abbiano cioè caratteristiche femminili), in quanto – al di là del mero dato biologico – “essere uomini o donne è questione culturale, non naturale”. E’ questo il succo dell’indifferentismo sessuale: un breve distillato (ma le conseguenze – come abbiamo accennato – sono di ben altra portata) che riassume complessivamente il panorama proposto dai gender studies, con i quali direttamente o indirettamente si introduce una visione dell’essere uomo e dell’essere donna completamente slegata dell’evidenza del piano oggettivo, dalla corrispondenza evidente di ciò che gli uomini e donne sono “in carne ed ossa”, ovvero prima di tutto esseri sessuati e sessualmente definiti, o “individuati”, se vogliamo usare un termine filosofico.

Scrive la Vassallo:

Tale corrispondenza, invece, viene spesso data per assodata: la donna deve possedere caratteristiche femminili, convenzionalmente femminili, ossia attribuite alla femmina; l’uomo deve possedere quelle caratteristiche convenzionalmente maschili, ossia attribuite al maschio; altrimenti non ci troviamo in presenza di una “vera” donna e di un “vero” uomo, cosicché risulta spesso inaccettabile una donna che assuma atteggiamenti da maschio e un maschio che assuma atteggiamenti da donna“.

Ma questo argomento appare acriticamente fondato e per di più manifestamente contrario all’evidenza. Non solo è comunemente accettato che ci siano eccezioni rispetto alla norma (purché la differenza tra norma ed eccezione venga riconosciuta): alcuni (pochissimi) uomini che si percepiscono come donne e si comportano di conseguenza, alcune (pochissime) donne che si percepiscono uomini, etc., non sono certo un problema sociale, se non per i (pochissimi) omofobi veri (ovvero per quelle persone che hanno una fobia, che, ricordiamolo, è classificata come psicopatologia, o malattia psichica).

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Inoltre è chiaramente un mero pregiudizio affermare – come implicitamente fa la Vassallo – che uomini e donne in origine sono uguali e intercambiabili e poi assumono caratteristiche fisse e differenti, “convenzionali”, per usare la sua espressione, sotto l’influsso culturale. Se fosse vero questo le diverse culture planetarie avrebbero prodotto anche diversi modelli planetari di mascolinità per le donne e di femminilità per gli uomini, tali da portare ad un rovesciamento dei ruoli e dei tipi psicologici o attitudinali prevalenti. Ma così non è. Anzi, quando – sotto l’influsso delle teorie del genere, si è provato ad eliminare questa differenziazione, si sono ottenuti effetti ampiamente prevedibili (si vedano in merito l’analisi condotta da Enzo Pennetta su Critica scientifica, e questo chiarissimo e divertente video, sul “paradosso norvegese”).

Bisogna invece ribadire che casomai è accaduto il contrario: sono uomini e donne, psico-fisicamente differenziati ed individuati, che hanno generato la cultura. Anzi le culture, ciascuna delle quali, a livello storico ed etnografico, ribadiscono e sottolineano questa differenza antropologica evidente, spesso valorizzandola: è questo il punto, prima (crono-logicamente) vengono uomini e donne sessualmente, psicologicamente, attitudinalmente differenziati, poi la cultura. E non viceversa. Le caratteristiche maschili e femminili sono diverse in quanto fondate su una struttura psico-fisica differentemente individuata. Che lo si accetti o meno, la vita richiede differenza e differenziazione: sia per nascere, sia per vivere, abbiamo bisogno del diverso, non dell’uguale. È dalla differenza biologica che prende normalmente il via la strutturazione (individuazione) psicofisica, e non viceversa. Se un uomo “si sente donna” siamo di fronte ad un caso non-normale, che va accolto rispettato e sorretto nella sua ferita, ma non certo elevato a modello universale, perché non è questo ciò che avviene universalmente. Potremmo assistere a tutti i camuffamenti possibili, anche di tipo chirurgico, ma un uomo o una donna restano tali, così come sono stati concepiti, con il loro patrimonio genetico originario, etc., fino alla fine della loro esistenza. Questa è la normalità, ciò che avviene normalmente (per principio statistico): gli uomini si sentono uomini e le donne si sentono donne. Tutto il resto è fumosa teoria fondata sulla negazione dell’evidenza e sull’incapacità di accogliere la realtà per quello che è.

Conchita

È quindi da rigettare anche l’affermazione seguente della Vassallo:

Ma poiché il sesso è una categoria biologica, mentre il genere è una categoria socioculturale, dissimile dalla prima, si commette un errore grossolano facendo coincidere la femmina con la donna e il maschio con l’uomo (e viceversa): errore, peraltro, non privo di conseguenze, giacché si negano, in questo modo identità, personalità, singolarità a ogni donna e a ogni uomo“.

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Occorre infatti ribadire che la “categoria socio culturale” oltre che trovare fondamento su quella biologica ed esserne dipendente (in quanto è il dato biologico ad essere evidentemente fondativo, oggettivo ed immodificabile) non ha una sua realtà indipendente, che possa essere contrapposta alla realtà biologica, senza conseguenze. E non è certamente un caso che a livello planetario tutte le culture abbiano sempre, sia pure in modi diversi, riconosciuto e valorizzato le differenze tra uomini e donne (ed è chiaro che mi riferisco qui non solo alle differenze fisiche – che sono evidenti e non hanno bisogno di particolari rielaborazioni – ma a quelle psicologiche, attitudinali, più generalmente definibili come comportamentali, anche se oggi si preferisce utilizzare il termine “ruoli”, utilizzando espressioni come sempre funzionali alla decostruzione (cfr. Gender e decostruzionismo e Inventare parole per ciò che non esiste: il caso “Hen”) di ogni valore e di ogni tradizione che i valori custodisce, fino a pretendere di decostruire e quindi di negare il dato oggettivo più evidente, in un delirio di onnipotenza senza precedenti nella storia dell’umanità).

Per concludere questa puntata, stupisce che l’attestazione di incondizionata fiducia per gli “argomenti” della Vassallo, da cui eravamo partiti (“Nicla Vassallo smaschera, con provocazione e intelligenza, il pregiudizio, il calcolo e l’ignoranza che escludono il matrimonio same-sex.”), non sia supportata, nel corso della lettura, dalla minima evidenza o anche da un minimo accenno ad un argomento che sia realmente non dico incontrovertibile, ma almeno dotato della minima solidità per essere preso seriamente in considerazione.

Mi sembra che fosse Euclide (365-275 a. C.) ad aver detto che “Ciò che è affermato senza prova, può essere negato senza prova”. Alla luce di quest’ennesima evidenza, quanto valgono gli argomenti che Nicla Vassallo ha esibito fin qui?

Alessandro Benigni

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Qui altri articoli sullo stesso tema

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55. Confutazione breve

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Confutazione breve: se essere uomini o donne è mera costruzione culturale da decostruire (non vera in assoluto, non oggettiva), in quanto appunto mera costruzione culturale, allora lo è a maggior ragione quest’affermazione stessa (della relatività dell’essere maschi o femmine e della presunta non-coincidenza oggettiva tra sesso e genere ).

Una perfetta quanto banale autofagia, che non merita seria discussione. Eppure su una lapalissiana baggianata di questo livello l’Occidente sta compiendo il salto antropologico più suicida di tutti i tempi. Basato, non ci sarebbe neanche da dirlo, su un cocktail devastante di nichilismo e relativismo etico.

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Alessandro Benigni

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Qui altri articoli sullo stesso tema

51. Lo strano caso dell’ideologia Gender che “non esiste”, però si trova dappertutto. Documenti.

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Parte prima

Chiarimento preliminare:

sulla differenza tra gender studies e ideologia gender

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Speravamo tutti fossimo finalmente agli sgoccioli della discussione gender esiste / gender non eisiste, e altre banalità simili. Speravamo di aver chiarito qual è la differenza tra ideologia gender e studi di genere. E invece no. Siamo ancora punto e a capo.

Questa volta è il turno degli Psicologi del Lazio: se la prendono con il messaggio / volantino che gira (e meno male che gira) tra i genitori, e che mette (giustamente) in guardia dalle linee guida dell’OMS sull’educazione sessuale dei bambini:

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Si lamentano, gli Psicologi. Le frasi “sono messe lì, senza altre spiegazioni“.

Ebbene, diamole le spiegazioni: ecco qui in brevissimo ed illuminante video:

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E aggiungiamo che qualora non bastasse, e *senza entrare nella letteratura scientifica in merito*, che qualsiasi lettore può immediatamente documentarsi sull’esistenza dell’ideologia gender, direttamente derivata dai gender studies (studi di genere: livello base per chi non ne avesse mai sentito parlare, wikipedia) che sta subdolamente entrando nella mentalità comune, nelle scuole, negli ambienti formativi, nelle famiglie, a partire da alcune evidenti e forse addirittura banali osservazioni (a proposito: volete fare due risate? allora date un’occhiata agli asterischi * di questa “prestigiosa” rivista…), oppure, nel caso ci sia un po’ più di tempo a disposizione, dando un’occhiata qui:

1) Teoria gender, scienza o ideologia?

2) Gender: una teoria scientificamente infondata

3) Gli ideologi del gender confondono le idee, ma hanno idee molto confuse

4) Gender- Oltre l’uomo e la donna

5) Gender, omosessuali, omosessualismo: chiariamoci le idee

6) L’ideologia gender non esiste?

7) Imporre l’ideologia gender è un crimine contro l’umanità

8) La teoria del gender è oggettivamente priva di basi scientifiche

9) “Nel nome dell’Infanzia” – Ideologia gender tra Alfred Kinsey e John Money

10) Cambio sesso: puoi modificare tutto, ma non il cervello

11) Donne si nasce, non si diventa

12) Genere o gender? La voce della scienza

13) Differenze comportamentali naturali tra maschi e femmine

14) L’inconsistenza scientifica della teoria del gender

15) Chi sostiene il gender ha paura della diversità

16) Perché il mondo Lgbt ha bisogno di negare l’esistenza della teoria del gender?

17) La femminista Naomi Wolf smentisce la teoria del gender

18) La menzogna della “teoria del gender” e l’incapacità ad educare

19) Il genere ha un ruolo determinante nel caratterizzare gli aspetti fisici del corpo, la struttura del cervello, le tendenze comportamentali, nonché la sensibilità e la reazione agli stati di malattia.

20) L’ideologia del “gender”: se la conosci la eviti

21) Materiali: Genere o Gender? Una lettura scientifica, di Chiara Atzori [Pdf da scaricare]

22) Gender theory? NO, grazie: donne & uomini, teste diverse (lo dicono pure le neuroscienze)

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E da ultimo un articolo (da notare che sarebbe il 23° di quest’elenco, tutt’altro che completo) uscito da poco su questo stesso sito: “Siamo alle solite, il gender non esiste“.

Per coloro che affermano che l’ideologia gender non esiste, e per coloro che non sanno cosa sia, indichiamo anche un testo agile, chiaro, documentato, grazie alla penna di Giorgio Carbone. Ne proponiamo, grazie a Pro Vita, alcuni passi:

[Fonte: http://www.libertaepersona.org/wordpress/2015/06/lideologia-gender/ ]

Detto questo, il fantasioso psicologo, autore dell’articolo (ma è il portavoce dell’associazione? Dove possiamo trovare le sue pubblicazioni accademiche sul tema?) prosegue affermando: “Il volantino prosegue, mischiando fede e scienza, con frasi del tipo: nell’ideologia “GENDER” si nega la frase “Dio creò l’essere umano a sua immagine e somiglianza; a immagine di Dio li creò. Maschio e Femmina li creò. E poi frasi di papa Francesco (che tra l’altro mi piace moltissimo) e papa Benedetto XVI (che mi piace un po’ di meno, ma va bene lo stesso)”.
Ora, a parte il tono dilettantesco, degno di uno studente di terza liceo, c’è da dire che si parte subito col piede sbagliato.

La contrapposizione implicitamente denunciata,  infatti, non sta in piedi: non si tratta di fede mescolata a scienza (che sia “sola fide” è infatti da dimostrare, in quanto gli argomenti – come abbiamo visto e come avremo modo di ripetere nel dettaglio – sono del tutto razionali e per nulla derivati i dipendenti da una fede, quale che sia) ma di una visione antropologica che si contrappone ad un’altra.

Diciamolo chiaro e tondo: quelle dell’OMS NON SONO DIRETTIVE “SCIENTIFICHE” LA CUI VALIDITÀ È INDISCUTIBILE e men che meno INCONTROVERTIBILI.

La “scienza” (la vulgata mediatica) oggi dominante è quella che propone una certa visione dell’uomo e questa visione è dettata da un certo tipo di approccio e di convinzioni di fondo che non hanno (né potrebbero avere, trattandosi di scienze umane) il carattere della necessità: vanno bene per alcuni, per altri no. Non erano di moda ieri, lo sono oggi, domani potrebbero non esserlo più.
A questo proposito rimando qui ad un articolo scritto tempo fa che tratta – sia pure in parallelo – la questione della “scientificità” del gender e dell’ideologia che deriva dai gender studies (in base alla quale uomini e donne sono solo prodotti culturali, i bambini non hanno diritto a padre e madre perché crescono benissimo anche in coppie o terne di omosessuali, o in gruppi di fantomatici “diciotto genitori” come suggeriva la non sempre lucidissima Giuseppina La Delfa, etc. etc: Pillole di Epistemologia per contrastare l’ideologia gender

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Parte seconda

L’analisi del documento OMS Standards per l’educazione sessuale in Europa

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Detto questo, con l’aiuto di Raffaele Marmo torniamo al documento ufficiale dell’OMS  Standards per l’educazione sessuale in Europa, per una sintetica ma puntuale analisi di alcune evidenze.

Già a pag. 38 si parla esplicitamente di “accettare i diversi modi di diventare figlio all’interno di una famiglia“. E quali sarebbero questi diversi modi? Noi ne conosciamo solo due, tra quelli non lesivi della dignità e dei diritti del bambino ad avere padre e madre: la generazione o l’adozione in una famiglia dove vi siano entrambe le figure genitoriali che il bambino ha perduto (è questo lo scopo dell’adozione: dare un padre e una madre al bambino che non li ha più, non dare bambini ad adulti che li richiedono, per il solo fatto che li richiedono). Come si può supporre che sia educativo insegnare ad un bambino (da 0 a 4 anni) che è lecito produrre bambini con uteri in affitto e fecondazioni artificiali con conseguente dispendio di embrioni (ovvero, per qualcuno: omicidi)?

Segue poi la questione della masturbazione, che viene sia pure certamente promossa anche nella fascia 0-4 anni:

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Se io genitore non sono d’accordo ad insegnare che non c’è nulla di male nella masturbazione come si fa?

A pagina 39 viene poi promosso lo sviluppo di “un atteggiamento positivo verso i diversi stili di vita”. Ovvero viene insegnato a non essere consapevoli e – quando è il caso – critici della realtà che ci circonda. Che cosa si intende esattamente per “stile di vita“? E fin troppo chiaro che siamo immersi (già a partire dalla soglia 0-4 anni) nel relativismo etico più manifesto: va tutto bene, bisogna accettare tutto, è tutto lecito, tutto normale.

Ma le ambiguità non finiscono qui. Sempre a pag. 39 c’è un preoccupante riferimento al “rifiuto” (ricordo che stiamo parlando di bambini da 0 ai 4 anni): “se l’esperienza/la sensazione non è bella, non si deve sempre accondiscendere“: accondiscendere significa logicamente che ci riferiamo, da 0-4 anni, al contatto ricevuto da un’altra persona. Quindi si educa al fatto che toccarsi, sia da soli che a vicenda è possibile e può piacere, ma non sempre si deve accondiscendere: il che implica che alle volte si possa accondiscendere. Perché insegnare questo già da 0 a 4 anni?

Proseguiamo con la distinzione “tra segreti “buoni” e segreti “cattivi”: che s’intende dire? Quali sarebbero, esattamente, i segreti buoni? E quelli cattivi?

Ritorna poi il concetto di masturbazione per i bambini da 4 a 6 anni (siamo a pag. 40):

Cattura 01

E di seguito “aiutare i bambini a sviluppare un’identità di genere positiva”: che significa? E appena dopo (pag. 40) insegnare a sviluppare “amicizia e amore verso persone dello stesso sesso“. E in che termini si insegnano dei sentimenti?

Per non parlare di ciò che viene indicato a pagina 41: “trasmettere informazioni su tipi diversi di relazioni (familiari) e diverse concezioni di famiglia” e “rispetto dei diversi stili di vita“.

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Si parla poi di insegnare ai ragazzi l’ “accettazione dell’uguaglianza dei diritti” – senza specificare però di quali diritti si intende promuovere l’uguaglianza (dando acriticamente per scontato che sia da estendere a tutti per esempio il diritto al matrimonio?

Per chi fosse interessato a qualche approfondimento, ne abbiamo già discusso qui:

  1. Matrimonio di persone dello stesso sesso: perché no, senza discriminare
  2. “Diritti” LGBT, diritti dei bambini e diritti umani
  3. I bambini hanno diritto a un padre e una madre, a una famiglia vera
  4. Il matrimonio non è per tutti
  5. Famiglia “omogenitoriale” (o “omoparentale”) da tutelare?
  6. La stepchild adoption è a maggior tutela del minore? Perchè le giustificazioni alla stepchild adoption non reggono
  7. Il gioco delle tre carte: come i grandi pensatori abbagliano i lettori

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Siamo così a pag. 42, fascia 6-9, e ancora si parla “sviluppare identità di genere positiva“: che significa? S’intende forse insegnare che se un maschio si percepisce femmina e viceversa va tutto bene?

Per non parlare poi del seguito, dove si reclamizza la contraccezione e si arriva a suggerire che vada insegnato “il concetto che si può influire sulla propria fertilità“, lasciando intendere che si può stravolgere il ciclo naturale della fertilità con qualsiasi tecnica, in qualsiasi modo, senza porsi il minimo quesito in merito.

Andiamo a pag. 44, fascia 9-12 anni. In questa fascia ecco i in primo piano metodi contraccettivi: “diversi tipi di contraccettivi e loro utilizzo; miti sulla contraccezione”. Quindi si insegna ai ragazzi qualcosa che non necessariamente si deve insegnare ad usare. Cosa sono i miti sulla contraccezione? Forse che alcuni sono abortivi? Si spiega poi come “utilizzare preservativi e contraccettivi correttamente in futuro”, dando per scontato che sia pratica accettata / accettabile da tutti, per poi passare al pieno dell’ideologia gender circa le “differenze fra identità di genere e sesso biologico“. Non è il caso di sottolineare che per le persone n o r m a l i non esiste differenza alcuna tra sesso e genere percepito. Si tratta, come avevamo già cercato di spiegare, di normalizzare la patologia e d’altra parte (non qui, ma altrove certamente) patologizzare la normalità (ne avevo già discusso qui:  Normalizzare la devianza e patologizzare la normalità).

Detto questo, la chicca finale. Ma chi sono gli “esperti” che hanno redatto gli Standard per l’educazione sessuale in Europa?

Chi ha avuto modo di leggere gli Standars per l’Educazione Sessuale in Europa può essere rimasto sconcertato di fronte al fatto che a bambini di 0-4 anni vengano proposti argomenti come gioia e piacere nel toccare il proprio corpo, masturbazione infantile precoce, esprimere i propri bisogni, desideri e limiti ad esempio nel “gioco del dottore”, il diritto di esplorare le identità di genere; che a quelli nella fascia d’ età 4-6 si parli di basi della riproduzione umana, scoperta del proprio corpo e dei propri genitali, argomenti inerenti la sessualità, amicizia e amore verso persone dello stesso sesso, relazioni con persone dello stesso sesso; che dai 6 ai 9 si affrontino le basi della contraccezione, i diversi metodi contraccettivi, gioia e piacere nel toccare il proprio corpo (masturbazione/auto-stimolazione), la prima esperienza sessuale. “Non meno sconcertante il fatto che i genitori – per quanto informati e addirittura competenti, possano di fatto essere – vengano definiti come fonte informale di educazione sessuale, vale a dire inappellabilmente esautorati di fronte all’autorevolezza di altre fonti definite “formali”, tra le quali la scuola, contravvenendo, tra l’altro alla dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo all’art. 26, terzo punto (http://www.un.org/en/documents/udhr/index.shtml#a26).

Non è senza pregio, quindi, cercare di capire quale autorevolezza realmente abbiano gli esperti che hanno redatto tali Standard per l’educazione sessuale.
Se lo è chiesto Il Sussidiario in un articolo apparso il 30 dicembre 2013 (http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2013/12/30/SCUOLA-L-educazione-dei-nostri-figli-Ci-pensa-un-consultorio-abortista-finlandese/455450/) e del quale proponiamo qui un riassunto.

Si tratta di 19 persone di 11 dei 53 Paesi che compongono il bacino di riferimento (l’Eurasia) con a capo Dan Apter, un finlandese che risulta capo-medico di un consultorio abortista finlandese presso il quale lavorano tre medici, dei quali Apter è, appunto, il capo. 17 degli altri 18 sono “personaggi del tutto analoghi per passato, convinzioni e spessore”. L’autorevolezza di un esperto normalmente si giudica sul ruolo che riveste e sulle pubblicazioni scientifiche che portano la sua firma ma, da quanto è dato capire, sembra che nessuno del team che ha redatto gli Standards, possa vantare un curriculum di prestigio. Delle due inglesi, ad esempio, una appartiene all’ufficio contraccettivi dell’equivalente di una USL italiana e l’altra ad un forum di educazione sessuale.
Ciò che lega queste persone è l’Ippf-En, ossia l’International Planned Parenthood Foundation-European Network, le cui attività specifiche sono la pianificazione familiare, l’aborto e la contraccezione, come si può rilevare dal sito www.ippf.org. Questa organizzazione, che viene citata molte volte a piè di pagina tra le fonti degli Standard, “è il trait d’union che, in modo palese o occulto, lega tutti, ma proprio tutti, i 19 predetti «esperti»”.

Ma veniamo agli enti che hanno patrocinato il documento.
Esso è stato redatto a cura del BzgA, ossia il Centro Federale per l’Educazione alla Salute, un organo del ministero della salute tedesco, che diffonde cultura sanitaria ma in sostanza non è un ente medico.
Quanto all’OMS, lascia attoniti apprendere che il documento “non figura – sottolinea l’articolo – tra le pubblicazioni ufficiali dell’Oms-Europa né dell’Oms come ente Onu centrale” e il logo dell’OMS è stato ottenuto “solo grazie all’attività di una singola persona, tale Gunta Lazdane, Regional Advider Sexual and Reproductive Health Noncommunicable diseases and life-course presso l’Ufficio europeo dell’Oms”. Va peraltro detto che nemmeno l’OMS è un ente medico ma si compone, “in sede deliberante, di un rappresentante politico per ogni stato membro: esso, dunque, vota a maggioranza e non secondo scienza”.

Che considerazioni si possono formulare a questo punto?
– L’appartenenza dei collaboratori di questo progetto in massima parte al nord dell’Europa rende lo staff poco rappresentativo dell’intera area Eurasiatica, nella quale gli stili di vita e i valori di riferimento variano sensibilmente da nord a sud, così come da est a ovest.
– Il fatto che tutti i membri dello staff siano legati in qualche modo a una stessa organizzazione (l’ippf), che si occupa fondamentalmente della cosiddetta salute riproduttiva, lascia spazio a un sospetto di mancato contraddittorio con realtà diverse.
– La scarsa autorevolezza scientifica dei membri di questo staff si commenta da sola. Lasciare l’educazione di un intero continente in mano a degli sconosciuti è di per sé una cosa preoccupante, dimenticare che in Europa esistono qualificati esperti dell’età evolutiva è inquietante.

(Fonte: https://nellenote.wordpress.com/2015/07/17/standards-oms-per-leducazione-sessuale-in-europa-chi-li-ha-redatti/?preview=true)

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Parte terza

Aggiornamenti, testimonianze e documentazione.

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Home page del Corriere, 1 settembre 2015, ore 10.28. E ricordate: il gender non esiste.

Libricini

Libricini “educativi” per bambini: ilo padre non serve, per concepire un bambino basta andare all’ospedale e farsi dare un sacchetto di “semini”.

Mentre in città è vivo il dibattito sul gender e i suoi teorici si ostinano a negarlo, la prima pagina del magazine di Repubblica, Donna, spiattella l'interrogativo che qualcuno, nelle scuole italiane, vorrebbe tanto che bambini e ragazzi cominciassero a farsi:

Mentre in città è vivo il dibattito sul gender e i suoi teorici si ostinano a negarlo, la prima pagina del magazine di Repubblica, Donna, spiattella l’interrogativo che qualcuno, nelle scuole italiane, vorrebbe tanto che bambini e ragazzi cominciassero a farsi: “Nuove identità: tu di che sesso sei?”. Ma tranquilli: nulla di ciò che state vedendo esiste. Dicono.

Un caso tipico di perdita di contatto con la realtà:

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Teoria gender in azione: l’indifferentismo sessuale (maschi e femmine, mascolinità e femminilità, non esistono in concreto ma solo per influenza culturale) porta a credere che per un bambino avere due donne sia come avere due madri e che avere due, tre, quattro madri sia come avere madre e padre. Per supportare questa follia, si deve però negare l’evidenza. Esempio? Come si concepiscono i bambini? Con la testa. Logico.

Un altro esempio di negazione dell’evidenza (un distillato di ideologia gender in azione)? Eccolo qui. “Scoop del Tg1! La giornalista Carmela Giglio rivela che le malignità di Mario Adinolfi sulla nascita dei figli di Elton John erano false: il cantante ha avuto i figli dal marito David Furnish!” Il video del servizio (la rivelazione al 20”):

Il servizio dal sito della RAI:

Link: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-3991501e-f715-428b-b50b-347be2c11029-tg1.html – se non ci fosse da piangere, ci sarebbe solo da ridere a crepapelle. Purtroppo la psicosi sociale – frutto della negazione dell’evidenza – è fin troppo diffusa e c’è poco da stare allegri…

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Ulteriori aggiornamenti:

Qui di seguito un ricco ed esaustivo video in cui si spiega che cos’è la “Teoria” o “Ideologia Gender” e – dal minuto 4 e 30 secondi – presentata documentazione oggettiva di come la “Teoria” o “Ideologia Gender” stia entrando nelle scuole.



Si veda il documento “Scuola e Genere: percorsi di crescita“, patrocinato da Comune di Siena

Link per scaricare il pdf:

http://www.provincia.siena.it/var/prov/storage/original/application/7d1e5db19a7f93411164d86b5dc383a4.pdf

Da Sentinelle in Piedi, sezione di Arezzo:

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Commento:

La fluidità di genere è la capacità di assumere in modo consapevole e libero uno o più degli infiniti numeri di genere, per il tempo che vogliamo e con qualsiasi ritmo di cambiamento. La fluidità di genere non conosce limiti o regole di genere“. Questo si legge, come vedete nella foto, a pagina 52 di “Gender Outlaw: On Men, Women, and the Rest of Us”, celebre libro del 1994 di Kate Bornstein. La tipa su Wikipedia è descritta come “gender theorist”: a noi vien da credere che una “gender theorist” produca “teoria gender” (per altro è essa stessa che definisce la sua una “theory of gender”, a pag. 58 dello stesso libro) e che pertanto questa stessa “teoria gender” esista. Ma conveniamo con chi ci ritiene visionari: la teoria gender prodotta dalla gender theorist che la chiama teoria gender non esiste. Ma come possiamo fare a contestare le deliranti affermazioni della Bornstein? Quale termine dobbiamo usare per chiamarle, se quello che lei stessa impiega non esiste? E come possiamo fare a non parlare di un punto di vista largamente discusso e condiviso, se è vero che questo volume, pubblicato da Routledge, su Google Scholar risulta citato in ben 1.113 contributi scientifici successivi (chi sa cosa significa sa che si tratta di un ranking accademico semplicemente straordinario)? Attendiamo risposte e, nel frattempo, lasciateci continuare – anche per banali esigenze di sintesi – a ripetere che la teoria gender, o almeno *questa* teoria gender, quella che vedete variamente riespressa ovunque, esiste.

Da un altro manuale per le Scuole Superiori:

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“ancora oggi non esiste una spiegazione scientifica che giustifichi l’attrazione tra sessi opposti”
Commento di Valerio Corazza: “Adesso è la natura a necessitare di spiegazione scientifica per essere giustificata”.

Non credo servano ulteriori commenti.

Aggiornamento dal mondo politico (10.09.2015): (Eugenia Roccella scrive questo post sul suo profilo Facebook): “La Commissione Giustizia del Senato ha appena smentito quelli che continuano a sostenere che l’ideologia gender non esiste. E’ stato bocciato infatti l’emendamento Ncd proposto da Sacconi, Albertini e Giovanardi in cui si riaffermava, sul cambiamento di sesso, la legislazione vigente, rifiutando in modo esplicito il criterio dell’autopercezione introdotto da una recente sentenza della Cassazione. Secondo la Cassazione, infatti, si è autorizzati a iscriversi all’anagrafe come donna anche mantenendo gli organi sessuali maschili e quindi la possibilità di essere padre, e naturalmente si può essere ufficialmente uomo e mantenere la possibilità di essere madre.
Per i senatori Pd e M5S, quindi, si è maschio o femmina se ci si sente tali, al di là dei dati biologici e della realtà del corpo”.

Da un altro manuale, questa volta di Biologia:

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Oltre che ideologica, è pure una pretesa che si fonda su fallacia evidente (variazione dell’argomento fantoccio: il caso limite), che consiste in una generalizzazione indebita e conseguente pretesa di elevazione a legge universale di ciò che è invece eccezione (o vera e propria malattia psichica). Basta guardarsi intorno e contare quanti sono gli individui in cui sesso e genere interiorizzato non coincidono.
È forse normale per un uomo sentirsi donna e viceversa?

Ulteriori aggiornamenti

Mentre il Ministro Giannini minaccia denunce e gli LGBT dicono che il Gender non esiste, noi abbiamo trovato un video caricato su Youtube il 23 settembre 2014 dal titolo: “A che GENERE giochiamo?“.

Si tratta di un “Laboratorio di educazione socio-affettiva” svolto presso la Scuola Primaria Statale CARLO PISACANE di Roma in collaborazione con il Centro Donne D.A.L.I.A. nell’anno scolastico 2013/2014.

Al minuto 2:17 del video (che ha un sottofondo musicale disturbante) si vedono due operatrici che leggono ai bambini di prima elementare il libro “Nei panni di Zaff“. Che libro è?

Racconta la storia di un bambino, potremmo dire, transgender, che vuole essere una “principessa” e che realizza felicemente il suo desiderio. Leggiamo: “Tutti gli dicevano: Ma Zaff! Tu 6 maschio. Puoi fare il re … ma la principessa proprio no. Le principesse il pisello non ce l’hanno!!”; Zaff: “E va bene, ho il pisello ma che fastidio vi dà? Lo nasconderò ben bene sotto la gonna …”. A un certo punto arriva la principessa “sul pisello”, che consegna il suo vestito a Zaff, dicendogli che potrà essere “la principessa col pisello”. “Il segreto per vivere per sempre felici e contenti: Essere ciò che sentiamo di essere senza vergognarsi mai”.

Al minuto 3:09 è il momento di “Piccolo uovo“, altro libro di propaganda gender.

Poi tocca a Rosaconfetto, che parla di elefanti rosa femmine e elefanti grigi maschi. Ma alla fine il “bene” trionfa, i colori vengono mescolati e “riesce difficile, a chi guardi giocare i piccoli di quella tribù, decidere quali sono le elefantine e quali gli elefantini”.

Non finisce qui: c’è Salverò la principessa:  un giovane e coraggioso cavaliere deve salvare una bellissima principessa imprigionata nella torre. Invece niente è come sembra. Il cavaliere è una bambina e la principessa la sua amichetta. Una favola moderna sull’amicizia e il gioco, un coloratissimo e originale albo illustrato che rovescia ogni regola e capovolge tutte le tradizioni.

Che bello insegnare ai bambini a rovesciare ogni regola, eh? Siete felici genitori che i vostri figli imparino a scuola a rovesciare le regole? Da notare al minuto 3:50 il momento in cui viene svelato ai bambini che il cavaliere è una travestita. Che sorpresa!

Subito dopo una bambina parla di una fiaba e dice che le è piaciuto il “carattere dolce” di papà elefante che dice alla figlia: “lasciamola in pace, può fare quello che le pare

Ma il “bello” deve ancora venire. Al minuto 6:24 l’operatrice dice ai bambini: “Adesso una mossa da principessa” e tutti, maschietti e femminucce, eseguono…

Dopo ci sono due bambine che si scambiano un frontino da femmina e un cappellino da maschio; invece al minuto 7:43 sono due bambini che si scambiano il frontino e il cappello.

Al minuto 9:45 le operatrici fanno interpretare ai bambini le fiabe che hanno letto in precedenza.

Il filmato si conclude con una “festa” in cui si vedono i bambini mascherati (e si nota un maschietto con una lunga gonna gialla).

Eccoci con la proposta del transgender per i bambini:
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(fonte: La nuova bussola quotidiana)

Ecco il commento di Tommaso Scandroglio (17-09-2015)

Se ti azzardi a dire che nella “Buona scuola” (la legge 107/2015) c’è la teoria di genere passerai guai legali. Lo promette il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. Ieri a Radio 24 lo ha detto chiaro e tondo: c’è «una responsabilità irrinunciabile a passare a strumenti legali» contro questa «truffa culturale. Chi ha parlato e continua a parlare di teoria “gender” in relazione al progetto educativo del governo di Renzi sulla scuola compie una truffa culturale. Ci tuteleremo con gli strumenti a nostra disposizione, anche per vie legali. Ove si continuasse ad incriminare la legge studieremo quali strumenti adottare».

E buona notte alla libertà di espressione. Tra i giuristi ci si interroga poi sul reato che si andrebbe a compiere: non calunnia, né diffamazione, forse procurato allarme, come chi telefona ad una scuola e dice che ha messo una bomba ma poi si scopre che era tutto uno scherzo. Insomma la Giannini vuole dietro le sbarre chi osa “incriminare” – questo il verbo da lei usato – questa legge. Chiamasi pensiero unico.

La Giannini è così stanca di vedere attaccata la sua legge su questo punto che ieri ha emanato una circolare che è arrivata a tutti i dirigenti scolastici in cui «si ribadisce che […] tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né ‘ideologie gender’ né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo». Il ministro è stato costretto ad emanare questa circolare perché – si legge nella stessa – «pervengono al MIUR numerose richieste di chiarimenti, sia da parte di dirigenti scolastici e docenti che di genitori, riguardo una presunta possibilità di inserimento all’interno dei Piani dell’Offerta Formativa delle scuole della cosiddetta ‘Teoria del Gender’».

Ma nella Buona scuola si prevede l’insegnamento della teoria di gender sì o no? Prima di tutto chiariamo cosa è questa teoria. La gender theory non solo predica che l’omosessualità è cosa buona e santa, ma che un maschio si può percepire appartenente al mondo femminile e viceversa. Non solo. Ma asserisce che il dato genetico sessuale – essere maschi o femmine – è ininfluente per le scelte morali della persona. E dunque il sesso (quello biologico) non conta, conta invece il genere, cioè la percezione di sé come maschio, femmina, o come essere umano un po’ maschio e un po’ femmina, o neutro sessualmente.

In buona sostanza la teoria di genere esige che si superi la dicotomia maschio/femmina, perché concetti stereotipati, non dati naturali, bensì costrutti umani e sociali da retrogradi, gabbie che imprigionano la persona in ruoli precostituiti. Ecco perché – e il punto è decisivo – si sceglie di parlare non di sesso ma di genere: non più discriminazione sessuale, ma discriminazione di genere; non più identità sessuale, ma identità di genere; non più ruoli sessuali ma ruoli di genere e via dicendo. Ergo, ogni volta che in un documento del governo compare la parola “genere” questa non è usata come sinonimo di “sesso”, bensì si contrappone ad essa proprio perché rimanda a tutto quel complesso di tesi appena sintetizzate che ricadono appunto sotto l’espressione “teoria di genere”.

Ora nel comma 16 dell’art. 1 della legge sulla Buona scuola si legge che «nelle scuole di ogni ordine e grado» occorre promuovere l’«educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni». Perché usare due termini differenti – “sesso” e “genere” – se significano la stessa cosa? In realtà si usano due termini differenti proprio perché il termine “genere” rimanda alla teoria di genere.

Ma vi sono altre prove per sostenere che nella Buona scuola è previsto l’insegnamento di questa teoria. La neo-legge della Giannini rimanda al comma 2 dell’art. 5 della legge 119/2013. In questo comma alla lettera b) si legge che occorre «promuovere l’educazione alla relazione e contro la violenza  e la discriminazione di genere  nell’ambito  dei  programmi  scolastici […]  al  fine  di  sensibilizzare, informare, formare gli studenti e prevenire la violenza nei confronti delle  donne  e  la  discriminazione  di  genere,  anche   attraverso un’adeguata valorizzazione della tematica nei libri di testo».

Questo comma recepisce un documento dal titolo: “Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere” che è stato redatto dal Dipartimento Pari Opportunità. Andiamo a leggere questo piano stilato il 7 maggio scorso: «Obiettivo prioritario deve essere quello di educare alla parità e al rispetto delle differenze, in particolare per superare gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato dell’essere donne e uomini, ragazze e ragazzi, bambine e bambini nel rispetto dell’identità di genere […] mediante l’inserimento di un approccio di genere nella pratica educativa e didattica» (5.2). Traduciamo dal politichese: stereotipo di genere è dire ai bambini ad esempio che esistono solo due sessi e che l’omosessualità è contro natura. L’identità di genere, citata nel passaggio, è invece l’immagine di sé come appartenente al mondo maschile o femminile, o la scelta di appartenere ad uno di questi due mondi al di là del sesso biologico. In poche parole, la teoria di genere.

Il documento così prosegue: “il Governo provvederà dunque ad elaborare un documento di indirizzo che solleciti tutte le istituzioni scolastiche autonome ad una riflessione ed ad un approfondimento dei temi legati all’identità di genere” (5.2)

Poi, sempre in questo piano straordinario, vi sono le “Linee di indirizzo sull’Educazione”. Qui si richiama l’art. 14 della Convenzione di Istanbul dove si sottolinea la necessità di «includere nei programmi scolastici di ogni ordine e grado materiali didattici su temi quali la parità dei sessi, i ruoli di genere non stereotipati». Si richiama anche l’art. 16, comma 1 lettera d) del decreto legge n. 104/2013 in cui si «sottolinea l’importanza ‘dell’aumento delle competenze relative all’educazione all’affettvità, al rispetto delle diversità, delle pari opportunità di genere e al superamento degli stereotipi di genere».

Inoltre nel documento si rinvia al progetto Polite (Pari Opportunità nei Libri di Testo). Trattasi di un codice di autoregolamentazione, siglato tra gli altri anche dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Pari opportunità e dall’Associazione italiana editori, per la promozione e adozione tra gli editori di libri di testo per l’educazione alle pari opportunità. Grazie a questo progetto abbiamo già sui banchi di scuola testi come il famigerato “Piccolo Uovo”: fiaba per bambini in cui si spiega che esiste anche la famiglia omosessuale. Poi vi sono racconti per l’infanzia dove la bella addormentata è svegliata da una principessa. Oppure il libro per la seconda elementare “L’acero rosso” dove – come riportato in foto – c’è un brano di lettura (“In famiglia” di Sandro Natalini) in cui si può leggere: «In famiglia […] si può essere adottati o avere due mamme e due papà. […] Il legame che unisce la famiglia non è il sangue: è il cuore che ci rende genitori e figli». Sdoganate così le coppie omosessuali e l’omogenitorialità (cliccando qui potrete trovare altri titoli). Questi testi, che da tempo circolano nelle scuole, ci fa dire con la Giannini che è proprio vero che la Buona scuola non mira ad introdurre la teoria di genere nelle scuole, perché c’è già.

Il piano straordinario infine fa riferimento anche alle “Linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo”. In queste linee si spiega che gli atti di bullismo prendono di mira anche chi è differente per «genere, identità di genere, per orientamento sessuale. […] Il considerare, per esempio, ‘diverso’ un compagno di classe perché ha un orientamento sessuale o un’identità di genere reale o percepita differente dalla propria poggia le sue basi sulla disinformazione e su pregiudizi molto diffusi». Ancora una volta a chiare lettere si rimanda alla teoria di genere quando si parla di orientamento sessuale e identità di genere.

Dato che è facile perdersi in questo gioco di scatole cinesi – gioco volutamente creato ad arte per non venirne più a capo – chiariamo un aspetto importante: questo documento con tutto quello che c’è dentro ha valore di atto amministrativo generale perché riceve validità dalla legge del 2013, quindi direttamente applicabile in tutte le scuole italiane senza passare dal Parlamento, dato che questo si è già espresso chiaramente sul tema. Inoltre questo piano, infarcito di ideologia gender, confluisce nella Buona scuola a motivo del duplice rimando a cui abbiamo fatto cenno.

Torniamo alla circolare di ieri. In essa si fa riferimento anche alla disciplina europea in tema di educazione alla non discriminazione di genere. Qui gli atti normativi si sprecano. Ricordiamo solo la Relazione Rodrigues (vedi qui sotto) approvata a larga maggioranza martedì scorso in cui ai nn. 40 e 48 si prevede l’insegnamento della teoria di genere in tutte le scuole dell’Unione Europea (clicca qui).

La circolare emanata dalla Giannini ha cura poi di tranquillizzare i genitori dichiarando che spetta a loro scegliere in quale scuola mandare i figli dopo attenta scelta dei programmi ed attività didattiche ivi offerta. Ma – e qui sta l’inciampo – la circolare si affretta subito a precisare che tali programmi ed attività «in ogni caso dovranno risultare coerenti con i programmi previsti dall’attuale ordinamento scolastico e con le linee di indirizzo emanate dal Miur». Come dire: liberi voi genitori di scegliere dove mandarli i vostri bambini, ma state pur sicuri che in qualsiasi scuola dove li manderete si insegnerà la teoria del gender.

Detto tutto ciò, ci prepariamo ad affrontare le ire legali del ministro perché abbiamo asserito, avvalendoci della libertà di espressione, che la teoria del gender è presente nella riforma Buona scuola.

La “Relazione Rodrigues”

“Ieri il Parlamento europeo ha approvato la Relazione Rodrigues. Tale relazione mira a diffondere l’educazione sessuale sin dalle elementari. “L’educazione sessuale – si legge sulla Nuova Bussola Quotidiana – si riduce ad un corso di formazione per abortire e sull’uso dei contraccettivi. Al n. 31 troviamo poi la esplicita richiesta che in tutte le scuole del continente si insegni la teoria del gender e che si prevedano anche corsi di specializzazione su questo tema (40, 48)”. La relazione è stata approvata con 408 voti a favore, 236 contrari e 40 astensioni. Tra gli europarlamentari italiani 48 hanno votato a favore, 19 contro, 5 non hanno votato e c’è stato un astenuto. I contrari sono stati i membri del Partito Popolare europeo e i leghisti. Tutto questo nonostante gli Stati membri siano sovrani nel disciplinare queste materie”.

http://www.agoravox.it/Parlamento-europeo-approva.html

http://www.lanuovabq.it/mobile/articoli-aborto-eutanasia-contraccezione-e-nozze-gaystrasburgo-ripropone-i-diritti-fondamentali-13751.htm#.VfkXCtLtmko

Ed ecco un progetto per le scuole: La scuola fa differenza

Diamo un’occhiata agli

“Obiettivi delLa-scuola-fa-la-differenza progetto”
  1. Supplire a carenze formative strutturali del sistema scolastico italiano e delle scuole di Roma Capitale in merito alla costruzione delle identità di genere, all’uso di un linguaggio non sessista e al contrasto alle discriminazioni, in particolare per nidi e scuole dell’infanzia;
  2. realizzare attività formative specifiche che sostengano la parità donna/uomo, la pluralità dei modelli familiari e dei ruoli sessuali, il contrasto al sessismo nella lingua e nella cultura italiana; la lotta all’omofobia, al bullismo e alla violenza sulle donne;
  3. decodificare comportamenti, segnali, prassi, abitudini e modi di dire che veicolano o possono veicolare modelli identitari e di relazione stereotipati e stereotipanti, al fine di decostruirli e fornire a bambine e bambini un orizzonte il più libero e sereno possibile, attraverso cui costruire la propria identità ed il rapporto con l’altro sesso ed evitare la formazione di logiche discriminanti;
  4. supportare insegnanti, educatrici ed educatori nella messa a punto e la condivisione di pratiche educative che contrastino l’interiorizzazione della disuguaglianza come “fatto naturale”;
  5. sviluppare delle modalità di approccio che favoriscano la libera espressione della personalità e che, attraverso il gioco, stimolino curiosità verso le differenze, nel segno del rispetto per gli altri e delle differenze individuali.

Decostruire, decostruire. L’importante è decostruire.

Ma ogni decostruzione è distruzione: non lo sapevate?

Cominciamo con un video illuminante.

Quando la decostruzione è radicale: “Arriva in Italia il trattamento ormonale per cambiare sesso ai bambini. «Delirio di onnipotenza»” (Tempi.it)

L’ospedale Careggi di Firenze chiede il via libera dei farmaci che bloccano la pubertà. Il medico Atzori: “Chi appoggia una terapia simile non fa scienza, ma afferma un’ideologia

Arriva anche in Italia la prima richiesta di utilizzo dei trattamenti ormonali sui bambini affetti dal Gender identity disorder (Gid), conosciuto anche con il nome di “disforia di genere”. A chiedere il via libera alla Regione Toscana è l’ospedale Careggi di Firenze. Il primario del reparto di Medicina della sessualità, Mario Maggio, ha dichiarato al Corriere Fiorentino: «Ci sono farmaci che bloccano la pubertà precoce e abbiamo chiesto di estenderli anche sulla pubertà inadeguata». Per Maggio bisogna «indirizzare la pubertà verso il sesso che veramente sente il paziente».

GIRARE IL COLTELLO NELLA PIAGA. La Tavistock, la clinica inglese che fa scuola bloccando lo sviluppo dei bambini “confusi”, sostiene che in questo modo si dà tempo ai pazienti per “pensare” cosa vogliano essere. «Invece non si fa che inchiodarli alla loro problematica anziché aiutarli a uscirne. È il contrario di quello che dovrebbe fare un dottore», dichiara a tempi.it il medico Chiara Atzori, autrice di Il binario indifferente; uomo e donna o Glbtq.
Secondo Maggio, frenando lo sviluppo prima della pubertà, si eviterà l’operazione da adulti. «Non è così – risponde Atzori -, purtroppo molti si sono operati. E poi mi domando: “E nel frattempo che faranno con questi bambini?”. Lo stop della crescita non è privo di conseguenze: è noto che lo sviluppo biologico va di pari passo con quello psicologico, fermarlo causa diversi problemi». Sarebbe come lasciare che una ferita si apra sempre di più invece che cercare di curarne le cause. «Lo dice la letteratura, il 95 per cento dei bambini affetti da Gid provengono da situazioni di disagio ambientale. Cosa si pensa di risolvere con un trattamento ormonale quando il problema è psichico? Qui non stiamo parlando di bambini con disturbi dello sviluppo biologico, genetico, cromosomico o anche ormonale. Si capisce che chi appoggia una terapia simile non fa scienza, ma afferma l’ideologia dell’autodeterminazione e il delirio di onnipotenza per cui l’uomo vuole scavalcare i limiti naturali». La scienza parla delle conseguenze? «Uno studio appena pubblicato dalla rivista Pediadrics dice che “è necessaria una maggiore consapevolezza dei benefici di un intervento medico precoce. Effetti psicologici e fisici della soppressione puberale e/o ormonale nei pazienti studiati necessita di ulteriori indagini».

PAZIENTI COME CAVIE. «Il problema di tanta confusione – continua Atzori – è dell’Apa (American psichiatryc association). Ormai si sostiene che è normale scegliere un sesso diverso da quello biologico, così la maggioranza degli psicoterapeuti non aiuta più i pazienti in un processo di cura che coinvolga lui e l’ambiente che lo circonda. Anziché sostenerli nella scoperta e fioritura di sé e della propria natura come data, in un processo in questi casi più faticoso, li si asseconda nella loro confusione. È come mettere la coda a una persona che crede di essere un gatto, non si risolve proprio nulla. Anzi, si peggiorano le cose».
Atzori fa l’esempio di un bambino che, per varie problematiche infantili, si finge una bambina: «Viene assecondato, poi magari si opera per essere una femmina. Da grande si innamora di un uomo, presto si troverà di fronte alla dura realtà di essere sterile. Sto citando casi reali. Queste persone vanno incontro a una disillusione disperante. Eppure chi vuole aiutarli affinché la loro mente si riconnetta con ciò che sono può essere accusato di violenza». È tutto girato al rovescio: «Io lo chiamo delirio collettivo. In cui chi è in difficoltà anziché essere aiutato è lasciato nel suo disagio. Tutto in nome della libertà e del quieto vivere di medici e adulti che non vogliono mettersi in discussione». (Benedetta Frigerio)


Anche la Disney si adegua?

disney-genders-1024Sembrerebbe di sì. Leggi l’articolo: “According to The Mary Sue, in 2013 the site separated costumes by gender, with the titles of the costumes reflecting the gender they are supposedly intended for, such as “Buzz Lightyear Costume Collection for Boys.”

Now, even clicking on “Halloween Costumes” under the “Girls” and “Boys” headers on the main page takes you to a general “Costumes for Kids” page, where Cinderella costumes can be found on the same page as Thor costumes”.

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Educazione sessuale con coppia di gay: i genitori si ribellano

Film con un padre che lascia moglie e figli e va con un uomo proiettato durante una lezione di educazione sessuale alle medie di Treviso. Scoppia il caso: 120 famiglie scrivono a Manildo.

Fonte: http://m.tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca/2014/05/15/news/educazione-sessuale-con-coppia-di-gay-i-genitori-si-ribellano-1.9231504

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E ancora:

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Il progetto “Liber* Tutt*”: è già entrato nelle scuole, tramite un’esperta – o sedicente tale – incaricata di raccontare delle favole ai bambini. Ovviamente non si tratta di favole tradizionali, evidentemente piene di stereotipi e pregiudizi sessisti, ma di storielle più in linea con il gender stile in gran voga in questo momento. Leggi la testimonianza su Notizie Pro Vita: http://www.notizieprovita.it/notizie-dallitalia/gender-a-scuola-genitori-soli-contro-lignoranza-e-il-relativismo/

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Il gender nelle scuole viene insegnato. Ecco le prove…

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Fonte: http://www.allaquerciadimamre.it/osservatorio-gender/539-il-gender-nelle-scuole-viene-insegnato-ecco-le-proveù.

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Sotto la parvenza della La Legge sul Femminicidio, cosa c’è?

Leggi questo intervento di Gianfranco Amato: 

La teoria gender si trova nella “buona scuola”?

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Alessandro Benigni