Va bene. L’ideologia gender non esiste. Intanto, però …

contraddizione-499-bertoQuesto è il sessantesimo articolo.

Davvero.

Più o meno a riscrivere e a ripetere le stesse cose. Da due anni a questa parte. E ancora, anche da conoscenti più stretti, direi da quasi ogni parte possibile immaginabile, ancora viene addirittura negata l’esistenza dell’ideologia gender. “Ma no, tu ti confondi con gli studi di genere“.

Dicono.

Eppure non ci confondiamo affatto.

Anzi: eppure, l’ideologia del genere è la più evidente delle distorsioni antropologiche che dominano oggi la scena culturale dell’occidente. Quel modo di pensare che sintetizza perfettamente in sé Relativismo e Nichilismo. Dei più radicali. Per cui tutto va bene. Evapora il concetto di “normalità”, in un tripudio di contraddizioni logiche che arrivano a rendere liquido anche il bebaiotate arché, il principium firmissimum, principio di non-contraddizione, fondamento assoluto di ogni discorso dotato di senso: A è diverso da non-A. Invece per noi no: normale è tutto e il contrario di tutto. Sia ciò che avviene normalmente – appunto – sia l’eccezione sono da accettare come diversi orientamenti, come variazioni su un generico ed indistinto tema universale, da cui è lecito aspettarsi che venga ogni cosa. Un calderone dal quale può uscire di ogni. Tutti leciti, gli orientamenti, ci mancherebbe. Essere omosessuali o eterosessuali, che differenza fa? Tanto che siamo al punto in cui è normale che un uomo si senta donna e una donna si percepisca come uomo. Perché no? Pian piano ne vedremo delle belle, c’è da starne certi, come già Chomsky e Overton avevano profetizzato, mettendoci (inutilmente, a quanto sembra) in guardia. In fondo l’essere uomini o donne è un mero fatto culturale: questo è il distillato dei gender studies. Un conto è il sesso biologico, un altro è come ci si percepisce. Domanda: ma in quanti soffrono di disforia di genere (ovvero hanno una percezione di sé che non corrisponde al sesso biologico)? Si può davvero sostenere che – poniamo – ciò che si presenta per il 2% della popolazione è “normale” tanto quanto quello che accade in modo diametralmente opposto per il restante 98%?  Quest’idea malata (siccome non dobbiamo discriminare il prossimo – giustissimo – allora per fare questo affermiamo che non ci sono differenze tra i sessi e nemmeno tra gli orientamenti e che comunque sia è tutto normale, famiglie in cui la madre viene fatta sparire per lasciar posto ad una coppia di omosessuali comprese), quest’idea malata, dicevo, si declina immediatamente nell’affermazione seguente: mascolinità e femminilità non esistono come fatti oggettivi. E’ tutta fuffa culturale. Che si può, anzi si deve de-costruire. E alla svelta, perché il progresso ci chiama: dobbiamo uscire dalla “mentalità medievale” ed affermare tutti insieme (con le buone o con le cattive), finalmente, che non solo uomini e donne sono intercambiabili, senza differenze tra loro, ma che lo sono anche padre e madre. Per cui ne consegue che al bambino non interessa più avere una mamma e un papà. Due donne andranno benissimo. O due uomini, idem. O tre, o quattro. Fino ai “diciotto genitori” di cui parlava la non sempre lucidissima Giuseppina La Delfa, presedent* delle “Famiglie Arcobaleno”. Quelle famiglie dove, in nome dell’amore, i bambini vengono ordinati in laboratorio, impiantati in un utero in affitto o costruiti acquistando il seme alla Banca dello Sperma, dove gei “gentili signori” intascano qualche soldo per masturbarsi di fronte ad una commessa impaziente di ricevere il prezioso risultato di due minuti intensi.
Ecco. come siamo messi.

Si presenta l’indifferentismo sessuale come fatto ovvio, appurato, per qualcuno addirittura scientificamente fondato.

Siamo al delirio.

Sapete cosa diceva Italo Carta di chi voleva raccontare ai bambini che la differenza sessuale non esiste o che non è importante e che possono quindi darsi famiglie in cui i bambini non nascono da una madre o dove del padre se ne può fare tranquillamente a meno perché tanto bastano i “semini” di qualche “gentile signore”?

Parlava di psicosi. Di compensazioni psicotiche gravissime. E usava il termine “criminali”.

Leggiamo:

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Italo Carta – Ordinario di psichiatria e direttore della Scuola di specializzazione in Psichiatria all’Università degli studi di Milano

Quando si abolisce il principio di evidenza naturale la mente compensa con squilibri psicotici gravissimi. Per questo pensare di introdurre l’uguaglianza dei sessi come normale significa attentare alla psiche di tutti. Penso poi ai più deboli: i bambini. Se gli si insegna sin da piccoli che quel che vedono non è come appare, li si rovina. Ripeto, pur non essendo solito fare affermazioni dure, dato che gli omosessuali sono persone spesso duramente discriminate, non posso non dire che introdurre l’idea che la differenza sessuale non esiste, e che quindi non ha rilevanza, è da criminali“.

Signore e signori: incredibile, ma dobbiamo farcene una ragione. La psicosi sociale è arrivata a questo punto.

Però non disperiamo: nonostante tutto, da qualche parte si dice ancora – e si ripete – che non solo i gender studies sono complessivamente una sbrodolata pseudoscientifica o giù di lì, ma anche che l’ideologia gender – che da essi deriva – è talmente diffusa e pervicace da aver provocato una sorta di isterismo collettivo che finirà presto per negare su vasta scala i più elementari diritti umani delle persone (pensiamo all’art. 7 della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia). Al punto che chi oggi osa affermare che il bambino, ogni bambino, ha diritto a sua mamma e a suo papà, viene immediatamente tacciato di omofobia. Chi non ha mai sentito dire che il bisogno ha diritto ad essere amato, e non ad avere suo padre e sua madre? Quasi come se la condizione necessaria e sufficiente per rispettare la dignità, l’inviolabilità e direi la sacralità del bambino si potesse ridurre ad un generico amore da baby sitter.

Ma per carità.

Fermiamoci.

Documentazione

Per primo vorrei ricordare un breve documento, sottoscritto da 31 autorevoli accademici italiani durante il convegno “Congresso “Persona, sessualità, procreazione”, svoltosi a Roma presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche il 21 e 22 ottobre 2010, nel quale si denuncia la mancanza di basi scientifiche delle cosiddette diverse identità di genere. Lo possiamo scaricare qui.
Molto interessante da esibire, quando certi pseudo-scienziati si schierano a favore dell’ideologia di genere. In esso si legge, tra l’altro:

“Di recente si sono affacciate ed affermate le espressioni: “identità di genere”, intesa come
costruzione sociale del modo di essere maschile e femminile; ed “orientamento sessuale”, inteso come variazione del naturale comportamento sessuale, che può essere articolato al suo interno come gay, lesbico, bisessuale, transessuale o altro.

L’uso delle espressioni “identità di genere” e “orientamento sessuale” tende a dare rilevanza
unicamente alla persona intesa come costruzione sociale, relegando la diversità biologia in un ruolo sempre più marginale.

La distinzione di genere, pur entrata nel linguaggio comune e diffusa anche in ambito scientifico, è tuttavia priva di una base biologica, dal momento che l’osservazione della natura dimostra, in maniera inequivocabile, l’esistenza di maschi e femmine (vale a dire individui che presentano il set cromosomico XX, XY). Tutte le variazioni, siano esse a livello genetico, fenotipico o psicologico, anche se importanti a livello personale, non possono scardinare elementi basati sulla diversità biologica dei sessi.

Pur considerando l’orientamento sessuale nell’ambito della libera espressione dell’individuo, non si possono ignorare i costi umani e sociali che ne possono derivare com’è stato posto in evidenza dal Center for Disease Control di Atlanta, Georgia (USA).

http://www.cdc.gov/nchhstp/newsroom/msmpressrelease.html
Per visualizzare il link presso il nostro archivio cliccare su: http://www.sessualita.org/archivio1.htm

I mezzi di comunicazione di massa tendono ad equiparare ogni tipo di comportamento sessuale e ad affermare una visione non differenziata di “genere”, senza proporre una riflessione sul significato antropologico della diversità biologica e sui i rischi derivanti dalla promozione di stili di vita disordinati, sia per la salute individuale che per la società”.

Qui di seguito ho raccolto nel tempo altra documentazione, che viene da diverse fonti (sempre citate). Ecco alcuni spunti di riflessione:

  1. L’omogenitorialità danneggia il bambino.
  2. È vero che la scienza sostiene la cosiddetta “omogenitorialità”?
  3. Psicologi, filosofi e giuristi contro nozze e adozioni omosessuali (un’antologia di riflessioni e brevi dichiarazioni dei maggiori esperti del mondo accademico sul tema dei matrimoni per coppie same-sex)
  4. Teorie gender? No, grazie. “Donne e uomini sono differenti non solo anatomicamente e per il modo di approcciarsi alla vita, ma anche nell’utilizzo di uno dei più importanti organi del corpo: il cervello”.
  5. Gli esperti: il genere ha un ruolo determinante nel caratterizzare gli aspetti fisici del corpo, la struttura del cervello, le tendenze comportamentali, nonché la sensibilità e la reazione agli stati di malattia.
  6. Gender theory? NO, grazie: donne & uomini, teste diverse (lo dicono pure le neuroscienze)
  7. Teoria gender, teoria confutata.
  8. L’inconsistenza scientifica della teoria del gender.

Alessandro Benigni, 24 settembre 2015

Altri articoli dello stesso autore qui: Ontologismi, sezione Antropologia e Bioetica

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