66. Come ideologia gender, cultura LGBT e pedofilia stanno penetrando nella nostra società: la “finestra” di Overton (e il principio “della rana bollita”)

La “finestra” di Overton (e il principio “della rana bollita”)

– una sintesi –

 

Come molto chiaramente ci spiega Roberto Dal Bosco, “la finestra di Overton è niente più che una tecnologia dipersuasione delle masse, che fa ricadere – e fa evolvere – idee in un semplice «quadro di possibilità politiche» dentro al quale si muove l’opinione pubblica e il legislatore. L’oggetto di questa tecnica di manipolazione politica, sia ben chiaro, siamo noi”.

Overton (1960-2003), ex vice-presidente del Centro d’Analisi Americano Mackinac Center For Public Policy, ci mostra con la sua teoria come sia effettivamente possibile – col tempo necessario, con la complicità dei mass media e della politica – fare accettare alle masse l’introduzione e la successiva legalizzazione di qualsiasi idea/fatto sociale, fosse anche la pratica che al momento l’opinione pubblica ritiene maggiormente inaccettabile, come la pedofilia, l’incesto, etc. Il funzionamento del modello è semplicissimo: si comincia a parlarne in ragione del progresso. Progredire significa, per la vulgata popolare, negare ogni tabù, superare ogni divieto che non regga all’analisi della critica razionale. È così che si deve poter parlare di tutto, anche di ciò che in linea teorica sarebbe bene tacere. Si procede per piccoli passi, esattamente come ci spiega la metafora della “rana bollita”: per la «strategia della gradualità», occorre cominciare a parlare di ciò che si vuole far accettare in modo apparentemente asettico, imparziale, senza dare nessuna idea del reale obiettivo che ci si è posti (l’accettazione socialmente condivisa). Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per anni consecutivi. Siamo rane nel pentolone: se l’acqua tiepida all’improvviso scottasse salteremmo tutti fuori, ma la temperatura viene alzata poco a poco, in modo impercettibile. Quando (se) ci rendiamo conto che è troppo caldo, ormai è tardi: gli arti sono intorpiditi e non c’è più nulla da fare. Per Overton si passa per fasi specifiche, attraverso le quali le idee diventano da “totalmente inaccettabili” a “socialmente condivisibili”, quindi “condivise”, infine “legalizzate”. Si tratta in sostanza di una variante del principio della rana bollita di Chomsky. Ecco le fasi:

1) Impensabili (inaccettabile, quindi vietato);

2) Radicali (vietato, ma con delle eccezioni);

3) Accettabili;

4) Sensate (razionali e quindi condivisibili);

5) Diffuse (socialmente condivise);

6) Legalizzate (quindi permesse o addirittura imposte per legge)

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Nel caso della legalizzazione dei “matrimoni” per coppie dello stesso sesso, per esempio, l’inizio del movimento che porta ai risultati odierni è di difficile individuazione, ma un passaggio epocale è stato senz’altro il 1973, anno in cui l’APA (l’Associazione degli Psicologi Americani), ha derubricato l’omosessualità dal suo manuale diagnostico, il DSM (Diagnostic and Statistic Manual); sulla scia di questa decisione, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) l’ha cancellata dal suo manuale diagnostico, l’ICD (International Classification of Disease), nel 1991. Alla fine di questo percorso, ai giorni nostri, quasi tutti sono d’accordo nel ritenere l’omosessalità sia “normale” e perfettamente “naturale”, con tutte le conseguenze che ne derivano. Lasciamo perdere – per ora – quanto sia affidabile la metodologia con cui i vari DSM sono stati redatti e dove stiano portando l’abolizione e l’invenzione di nuove malattie dal nulla.

Il fatto è che pochi sanno che questa decisione non è stata il frutto di un dibattito scientifico, ma piuttosto di una plateale operazione ideologica. Dal 1968 – sottolineo: “il Sessantotto” – gli attivisti gay manifestavano alle riunioni della “Commissione Nomenclatura” dell’APA, chiedendo e infine ottenendo di partecipare agli incontri. Non si sa a quale titolo. Da quel momento il dibattito scientifico fu sospeso e sostituito da discussioni di carattere politico e ideologico che sfociarono – nel 1973 – nella decisione di mettere ai voti la questione. Quindi l’omosessualità fu derubricata dai manuali statistici grazie a una votazione (5.816 voti a favore e 3.817 contrari). Ma questo poco importa (o forse sì, e molto): quello che è passato, dai media, è il seguente messaggio: “l’omosessualità non è una malattia, ma una variante del comportamento umano”. Con tutta la catena (pseudo) logica che ne deriva: 1) “se non è malattia allora è normale”, 2) “quindi tra omosessuali ed eterosessuali non ci sono differenze”, 3) “ma se non ci sono differenze ne consegue che tutte le tipologie di coppie possono accedere al matrimonio”, 4) “e se tutti possono accedere al matrimonio, formando una famiglia, allora significa che i bambini non hanno più bisogno di un padre e una madre”. Questo, in evidente accordo con uno degli assunti più eclatanti dell’ideologia gender: tra uomini e donne le differenze sono solo culturali (dal che deriverebbe che per un bambino essere allevato da un padre e una madre o da due uomini o due donne sarebbe la stessa cosa, quello che conta è solo un generico “amore”).

E via, a supporto di questa idiozia, tutta la serie degli “studi” (più che altro vere e proprie bufale ben confezionate e riproposte dai media in modo da essere percepite come assolutamente scientifiche dal pubblico semi-colto, per l’effetto Dunning-Kruger che abbiamo già ricordato) patrocinati più o meno direttamente dall’Apa stessa. Ricordiamo solo l’ultimo studio-barzelletta, la famosissima “ricerca australiana” di cui tutti i militanti Lgbt si riempiono la bocca senza però ricordare la metodologia con cui è stata condotta, che di scientifico non ha davvero nulla. Leggere per credere.

Ma non è naturalmente finita qui. Il modello “finestra” di Overton è al lavoro da anni, così come da anni siamo sottoposti al principio della “rana bollita”. Una prova? Pensiamo a quanti, poniamo nel 1980, avrebbero accettato, in Italia, l’idea che un bambino possa essere progettato, letteralmente fabbricato in laboratorio, impiantato nell’utero di una donna in affitto, quindi fatto nascere, strappato alla madre, e venduto ad una coppia di omosessuali. Lascio al lettore la risposta. Ebbene, pensiamo a che cosa è successo l’anno scorso, con la famosa immagine dei due gay che piangevano di gioia in sala parto, mentre un bambino innocente veniva reso orfano della madre. “I due papà gay” commuovono il web, scrissero tutti. Quasi come se fosse “realmente” possibile, per chiunque, avere davvero “due padri”.

Migliaia di commenti entusiasti: “è il progresso”, “siamo nel terzo millennio!”, “… è giusto che anche loro abbiano un bambino, perché no?” E via con una raccolta di scemenze che è difficile catalogare. E chi si scandalizza più per Ricky Martin che sceglie la madre per il suo bambino sfogliando un catalogo? Solo quelli che – sempre per il medesimo meccanismo, nella sua applicazione speculare – sono oggi additati come “omofobi”, “integralisti”, “catto-talebani”,e chi più ne ha più ne metta.

E via. Senza il minimo ragionamento, completamente assuefatti dal mainstream, dal pensiero unico dominante creato ad arte, dall’alto, e calato giù in modo subdolo, su una popolazione lasciata volontariamente completamente indifesa rispetta a questa nuova forma di schiavitù: la più terribile, in quanto invisibile ed in quanto quei pochi che ne hanno coscienza vengono additati come pericolosi fanatici dal sistema stesso, che deve auto-proteggersi prima di tutto dalla consapevolezza e dalla coscienza etica delle persone.

Scrive a questo proposito Cristina Mestre: prendiamo, ad esempio, il tema dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, di cui si parla molto e spieghiamo come si può far cambiare gradualmente l’opinione pubblica. Per molti anni, nel sistema Overton Window, l’idea del matrimonio tra le persone dello stesso sesso si trovava all’interno della zona vietata poiché la società non poteva accettare l’idea di matrimonio tra le persone dello stesso sesso, figuriamoci le adozioni. I mass media hanno però influenzato in continuazione l’opinione pubblica, sostenendo le minoranze sessuali. I matrimoni tra persone dello stesso sesso sono diventati prima accettabili, ma con deroghe, poi come accettabili e infine come neutrali. Ora sono recepiti come «accettabili, ma con deroghe». A breve probabilmente diventeranno pienamente accettabili. 

Un enorme quantità di specialisti per la manipolazione dell’opinione pubblica assicura il funzionamento dell’Overton Window: esperti in tecnologie politiche, scienziati, giornalisti, esperti in relazioni pubbliche, personalità, insegnanti. E’ curioso che temi come matrimoni tra le persone dello stesso sesso, oppure l’eutanasia, oppure la paventata legalizzazione delle droghe non ci sembrano più così strani. Hanno semplicemente percorso l’intero processo tecnologico di trasformazione da «inaccettabili» fino alla «legalizzazione». Il regista russo Nikita Sergeevič Michalkov nel suo videoblog Besogon.TV propone lo schema di questo processo sull’esempio di un fenomeno finora impensabile nella società: il cannibalismo. Lo spostamento dell’ Overton Window può attraversare le seguenti fasi (ne abbiamo già parlato):

Fase 0: E’ lo stato attuale, il problema è inaccettabile, non si discute sulla stampa e non si ammette tra gli esseri umani;

Fase 1: Il tema si modifica da «totalmente inaccettabile» a «vietato, ma con deroghe». Si afferma che non ci deve essere alcun tabù. Il tema comincia a essere dibattuto in piccoli convegni dove stimati scienziati fanno delle dichiarazioni sotto forma di discussioni «scientifiche». Nello stesso tempo, in sintonia con il dibattito pseudoscientifico, si costituisce l’«Associazione dei cannibali oltranzisti», le cui dichiarazioni a volte sono citate dai mass media. L’argomento cessa di essere un tabù e si introduce nello spazio d’informazione. Conclusione: il tema intoccabile è inserito nella circolazione, il tabù è desacralizzato, è avvenuta la distruzione dell’univocità del problema, sono create le sue diverse gradazioni.

Fase 2: Il tema del cannibalismo passa da «oltranzista» ad accettabile. Come prima sono citati gli scienziati e sono coniati termini eleganti: non esiste più il cannibalismo, che può essere però chiamato, ad esempio, «antropofagia». Questo termine, come un sinonimo temporaneamente sostitutivo, sarà sostituito con una parola scientifica più bella («antropofilia»). Più tardi, da questo «termine» potranno essere coniati i derivati (ad esempio, «antropofili», ossia «amanti del genere umano»). Lo scopo è di staccare nella coscienza collettiva la forma della parola dal suo contenuto. Nello stesso tempo, per avvalorare il concetto si crea un precedente storico. Probabilmente è un fatto mitico, reale o semplicemente inventato, ma, principalmente, ciò contribuisce alla legittimazione di un’idea inaccettabile. Lo scopo principale di questa tappa è di rimuovere parzialmente dall’«antropofagia» la sua illegittimità, almeno in un periodo storico.

Fase 3: The Overton Window si sposta, trasferendo il tema dal campo «inaccettabile»a quello «ponderato-razionale», ciò che giustifica con la«necessità biologica». Si afferma che il desiderio di mangiare la carne umana può essere dovuto a una predisposizione genetica. Anche in caso di una carestia («insuperabili circostanze»), un essere umano deve avere il diritto di fare la scelta. Non c’è bisogno di nascondere le informazioni in modo che ciascuno possa scegliere tra «antropofilia» e «antropofobia».

Fase 4: Da sensato a diffuso (socialmente accettabile). Si crea la polemica non solo basata su figure storiche o mitiche, ma anche su quelle reali mediatiche. L’antropofilia comincia a essere dibattuta in massa nei notiziari, nei talk-show, nel cinema, nella musica pop e negli spot pubblicitari. Uno dei metodi di diffusione è il trucco «Guardati intorno»! Chi lo sapeva che un famoso compositore fosse antropofilo?

Fase 5: Da socialmente accettabile alla legalizzazione. Il tema si lancia nel top delle notizie d’attualità, si riproduce automaticamente nei mass media, nel mondo dello spettacolo e… acquisisce un’importanza politica. In questa fase, per giustificare la legalizzazione si utilizza l’«umanizzazione» dei seguaci del cannibalismo. Per modo di dire, sono delle «persone creative», vittime di un’educazione sbagliata e «chi siamo noi per giudicare»?

Fase 6: Da «tema diffuso», il cannibalismo passa sul piano delle «legalizzazione, ossia consacrazione nella politica di uno Stato». Si crea la base legislativa, spuntano gruppi d’influenza (lobby), si pubblicano ricerche sociologiche che sostengono i sostenitori della legalizzazione del cannibalismo. Spunta un nuovo dogma: «Non si deve vietare l’antropofilia». Si approva la legge, l’argomento arriva nelle scuole e negli asili nido, e una nuova generazione non sa più che si può pensare diversamente. […] – prosegue qui su Provita, per leggere invece tutto l’articolo su Ontologismi clicca qui.

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Alessandro Benigni

pubblicato su Notizie Provita

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