Citazioni

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“Perché è più facile dominare chi non crede in niente ed è questo il modo più sicuro di conquistare il potere”. [Dal film ispirato a “La storia infinita” (Die unendliche Geschichte), di Michael Ende]

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“Credo nelle idee che diventano azioni”. (Ezra Pound)

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“Nel paese della bugia, la verità è una malattia”. (Gianni Rodari)

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“La tranquillità ci porta avanti di un passo sul cammino della stupidità”. (G. W. Leibniz, Lettera a Louise di Hoenzollern)

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“Ho avuto quello che mi serviva invece di quello che volevo, e questa è grossomodo la più grande fortuna al mondo”. (Cormac McCarthySunset limited)

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“L’allievo […] non deve imparare dei pensieri, ma deve imparare a pensare; (il maestro) non deve portarlo, ma guidarlo, se si vuole che in futuro sia in grado di camminare da sé”. (Immanuel Kant – “Relazione introduttiva al proprio insegnamento nel corso del semestre invernale del 1765-1766“)

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“Si sta organizzando la produzione di bambini come adorabili oggetti di consumo” (Claudio Risè)

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Viviamo in un’epoca malvagia: lo si vede prima di tutto dal fatto che niente è più chiamato con il suo nome preciso (Kafka, Diario).

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“L’essere umano è ridotto al punto che da lui si pretendono le pezze d’appoggio destinate a mandarlo in rovina. E oggi bastano delle inezie a decidere la sua rovina”. (Ernst Jünger, Trattato del ribelle, traduzione di F. Bovoli, Adelphi, Milano, 1990, p. 11)

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“E’ da pazzi – scriveva il fondatore della filosofia occidentale – chiedersi le ragioni di ciò che l’evidenza dimostra come fatto”. (Aristotele, Topici I, 11, 105a 3-7).

L’unico vero pensatore è colui che possiede un intelletto libero dal futuro tanto quanto dal passato. È colui che si preoccupa poco di ciò che sarà così come di ciò che è stato; si preoccupa solo di ciò che dovrebbe essere. (Chesterton, Cosa c’è di sbagliato nel mondo, trad. Annalisa Teggi, Rubbettino)

“Perché Dio ci ha creato uomini e donne? Perché l’amore di una donna è uno dei volti dell’amore di Dio. L’amore di un uomo è un altro volto di questo stesso amore. L’uomo e la donna sono entrambi creati per amare, ma ognuno in modo diverso; l’uomo e la donna si completano l’un l’altro, e tutti e due insieme manifestano l’amore di Dio molto meglio di quello che potrebbe fare ciascuno separatamente.” (Madre Teresa di Calcutta)

Racconta Diogene Laerzio che quando Oreste, nell’ Elettra di Euripide, al verso 379, affermò che la cosa migliore è lasciare nel vago gli scopi della vita, Socrate lasciò il teatro. (Albin Lescky)

La madre che, china sul volto del figlio, fino ad allora immerso in una vita opaca e indistinta, vi fa nascere il miracolo del primo sorriso (Bruto Maria Bruti, La nostra sessualità)

Nello Spirito creatore, il “creator Spiritus”, pensare e fare costituiscono un’inscindibile unità: il suo pensiero è già automaticamente una creazione. Le cose esistono, perché sono da lui pensate. Sicché, per la visione antica e medioevale delle cose, ogni essere è un ente pensato, un pensiero dello Spirito assoluto. Ciò comporta reciprocamente questo: siccome ogni essere è anche pensiero, ogni essere è pure significato, “logos”, verità. Il pensiero umano è pertanto un ripensamento dell’essere stesso, una riflessione successiva sul pensiero costituito dall’essere in quanto tale. (Joseph Ratzinger, Introduzione al cristianesimo)


“Non si è ancora visto un femminismo che affermi i valori femminili contro il machismo. C’è stata piuttosto un’interiorizzazione del machismo da parte delle donne”. (Fabrice Hadjadj)

“Le diversità tra i due sessi esistono anche a livello cerebrale e comportano differenze comportamentali e della personalità che non sono dettate soltanto dal modo in cui siamo allevati. Ciò non implica che le differenze di genere siano incompatibili con la parità tra i due sessi: la parità è un fatto essenzialmente culturale, anche se nel passato le differenze sessuali sono state all’origine di disuguaglianze e lo sono tuttora in molte culture.
Ma imboccare la strada secondo cui la parità sarebbe negata dal riconoscere che esistono differenze biologiche, come sostengono numerosi fautori delle teorie ‘gender’, è un corto circuito che va evitato. Educare alla parità non implica necessariamente negare le differenze”. (Alberto Oliverio, Professore emerito di Psicobiologia alla Sapienza di Roma, e presidente della Società italiana di neuroetica )

Le società del nostro tempo sono anche le meno capaci di fronteggiare con le loro forze le perdite di orientamento che esse stesse producono (Joachim Fest, La libertà difficile)

L’essenza dell’amore è un atto di volontà. I sentimenti vanno e vengono nel matrimonio. Quelli che hanno matrimoni felici sono quelli che scelgono — scelgono di amare le loro mogli più di se stessi, che scelgono di sacrificare i loro desideri “a breve termine” per una felicità a lungo termine, quelli che “scelgono di dare invece che di prendere”. E sai cosa? Quando scegli di essere fedele, la felicità inevitabilmente arriva.
“Nessun uomo può amare la sua sposa in anima e corpo senza un esercizio consapevole e deliberato della volontà, senza abnegazione” (J.R.R. Tolkien).

Il pensiero unico politicamente corretto è ovunque dominante: esso silenzia, diffama e delegittima chiunque osi pensare diversamente. In politica, diffama come fascista chiunque non sia allineato. Nell’ambito dei costumi, demonizza come omofobo chiunque osi deviare dal percorso prestabilito dal pensiero unico. (Diego Fusaro)

Non c’è dubbio, dunque, che Cristo abbia fatto appello alla ragione, al giudizio personale dei Suoi ascoltatori che fino a quel momento era tutto ciò che possedevano. Ma quando venne il tempo di chieder loro l’atto di fede, allora disse al giudizio privato di farsi da parte; chiese alla ragione se non fosse ragionevole mettersi per il momento in disparte e lasciare che la Fede prendesse il suo posto. E sappiamo come risposero i Suoi discepoli: “Voi chi dite che io sia?” “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Da allora ebbe inizio un nuovo periodo. I discepoli, usando la ragione e il giudizio privato,
aiutati dalla Sua grazia, erano giunti alla conclusione che il prossimo passo ragionevole da compiere era quello della fede. Fino ad allora essi avevano osservato, sezionato, criticato e analizzato. Avevano esaminato solo questo: le Sue credenziali. Ed ora invece era la stessa ragione a spingerli verso la fede; la ragione che, abdicando da ciò che fino ad allora erano stati i suoi diritti e i suoi doveri, si metteva da parte affinché la fede potesse prendere il posto che le competeva. Tuttavia non per questo l’impegno della Ragione venne a cessare, anche se il suo compito da questo momento sarà diverso. (R.H. Benson, I paradossi del cattolicesimo)

“Tra le cose che affermiamo di Dio ci sono due tipi di verità. Ce ne sono alcune che superano ogni capacità della ragione umana: come, per es., l’unità e la trinità di Dio. Altre invece possono essere raggiunte dalla ragione naturale: che Dio esiste, per es., che è uno, ed altre cose consimili. E queste furono dimostrate anche dai filosofi, guidati dalla luce della ragione naturale.” (Tommaso d’AquinoSumma contra gentiles)

«L’amore non è un vestito già confezionato, ma stoffa da tagliare, preparare e cucire. Non è un appartamento “chiavi in mano”, ma una casa da concepire, costruire, conservare e, spesso, riparare». Michel Quoist

“Man mano che la libertà politica ed economica diminuisce, la libertà sessuale ha tendenza ad accrescersi a titolo di compensazione. E il dittatore sarà ben accorto a incoraggiare questa libertà. Aggiungendosi al diritto di sognare sotto l’influenza della droga, del cinema, della radio, essa contribuirà a riconciliare costoro con la schiavitù che è il loro destino”
(A. Huxley, “Il mondo nuovo”)

“Fare del figlio un prodotto slegato dall’unione sessuale e dal mistero della differenza, ridurlo a oggetto (fabbricabile) di un diritto, significa puntare a un’umanità meno libera, manipolata e manipolabile”. (Fabrice Hadjadj)

“Attualmente c’è la tendenza a credere che sia la Società ad aver formulato i Diritti Umani. Tuttavia essi sono tali perché sono inerenti alla dignità della persona umana.
Una società può riconoscere o violare i diritti umani, ma non può manipolare l’esistenza di tali diritti poiché essi sono antecedenti la nascita dello Stato”
(Card. Raffaele Martino)

“Quello che è in corso è un attacco globale nei confronti dell’ordine sociale naturale da parte della lobby omosessualista, che pretende di imporre, dispoticamente, le proprie rivendicazioni, presentate come nuovi diritti umani, all’interno delle legislazioni nazionali e dei programmi educativi scolastici.
L’ideologia di una minoranza viene, prepotentemente, proposta alle incolpevoli nuove generazioni. Sono loro, indottrinate fin dall’asilo al nuovo pensiero unico, le prime innocenti vittime di tale rivoluzione, che ne offende e compromette irrimediabilmente l’infanzia e l’adolescenza”
(Luigi Coda Nunziante in: LA TEORIA DEL GENDER: PER L’UOMO O CONTRO L’UOMO?, Solfanelli, 2014, pag. 8)

“Oscuro il tempo in cui si ha la pretesa che siano le leggi a stabilire la verità delle cose”
(Card. Carlo Caffarra)

“Coloro che riescono a farvi credere delle assurdità, possono farvi commettere delle atrocità”. (Attribuita a Voltaire)

“Infatti tale conoscenza non per altro è stata preposta al segno di cui trattiamo, se non perché si è convinti che il segno sia in funzione della conoscenza, non questa in ragione di quello. Così infatti un ghiottone, e cultore del ventre, come è scritto nell’Apostolo (Rom. XVI, 18), dicendo che viveva allo scopo di mangiare, un uomo frugare, che lo ascoltava, non lo sopportò e, Quanto, disse, sarebbe meglio che tu mangiassi per vivere? e disse questo sempre per quella medesima regola. Difatti il ghiottone non per altro dispiacque, se non perché degradava talmente la sua esistenza, da renderla meno pregevole del piacere della gola, dichiarando che viveva per le gozzoviglie: né il frugale è lodato a ragione per altro, se non perché, comprendendo in quelle due cose, quale stesse in ragione dell’altra, cioè quale fosse subordinata all’altra, ammonì di dover cibarsi al fine di vivere, piuttosto che di vivere al fine di mangiare. Similmente, tu pure forse, e anche qualsiasi uomo giudica i fatti non senza esperienza, a un uomo loquace e amatore delle parole, che dicesse: Insegno allo scopo di parlare, tu risponderesti: Uomo, perché piuttosto non parli al fine di insegnare? Perché se ciò è vero, come riconosci che lo sia, vedi subito quanto le parole siano da tenersi in considerazione meno di ciò per cui ne facciamo uso; mentre lo stesso uso delle parole sia, di conseguenza, da anteporre ad esse: le parole ci sono infatti perché ne usiamo; ma ne usiamo per insegnare. Quanto, dunque, l’insegnare ha più valore del parlare, tanto il linguaggio conta più delle parole. L’insegnamento, di conseguenza, ha molto più valore delle parole.” (Sant’Agostino, De Magistro)

La fede pertanto è trovare un “tu” che mi sostiene e, nonostante l’imperfezione e l’intrinseca incompiutezza d’ogni incontro umano, mi accorda la promessa d’un indistruttibile amore, che non solo aspira all’eternità ma ce la accorda. La fede cristiana attinge la sua linfa vitale dal fatto che non solo esiste obiettivamente un senso della realtà, ma che questo senso è impersonato da Uno che mi conosce e mi ama, sicché io posso affidarmi a lui con l’atteggiamento del bambino, il quale ha la piena consapevolezza che tutti i suoi problemi sono al sicuro nel “tu” della madre. (JOSEPH RATZINGER – da “Introduzione al cristianesimo”)

Nella Populorum progressio, Paolo VI ha voluto dirci, prima di tutto, che il progresso è, nella sua scaturigine e nella sua essenza, una vocazione: « Nel disegno di Dio, ogni uomo è chiamato a uno sviluppo, perché ogni vita è vocazione ». È proprio questo fatto a legittimare l’intervento della Chiesa nelle problematiche dello sviluppo. Se esso riguardasse solo aspetti tecnici della vita dell’uomo, e non il senso del suo camminare nella storia assieme agli altri suoi fratelli né l’individuazione della meta di tale cammino, la Chiesa non avrebbe titolo per parlarne. Paolo VI, come già Leone XIII nella Rerum novarum , era consapevole di assolvere un dovere proprio del suo ufficio proiettando la luce del Vangelo sulle questioni sociali del suo tempo.
Dire che lo sviluppo è vocazione equivale a riconoscere, da una parte, che esso nasce da un appello trascendente e, dall’altra, che è incapace di darsi da sé il proprio significato ultimo. Non senza motivo la parola « vocazione » ricorre anche in un altro passo dell’Enciclica, ove si afferma: « Non vi è dunque umanesimo vero se non aperto verso l’Assoluto, nel riconoscimento d’una vocazione, che offre l’idea vera della vita umana ». Questa visione dello sviluppo è il cuore della Populorum progressio e motiva tutte le riflessioni di Paolo VI sulla libertà, sulla verità e sulla carità nello sviluppo. È anche la ragione principale per cui quell’Enciclica è ancora attuale ai nostri giorni. (
BENEDETTO XVI – dalla Lettera Enciclica “Caritas in veritate”)

C’è una profonda differenza tra il fumoso senso comune del mondo e l’insegnamento limpido della Chiesa in tema di omosessualità: il primo rivendica la dignità dell’omosessualità in quanto tale; il Magistero, invece, insegna la dignità degli omosessuali in quanto persone, chiamandole alla conversione. Senza dimenticare che la presunta intolleranza della Chiesa verso gli omosessuali sembra appartenere più alla grande leggenda nera anti-cattolica che non alla realtà dei fatti storici. Come ricorda Vittorio Messori, i Paesi di lunga tradizione cattolica sono stati i primi a depenalizzare – cioè a non considerare reato, al di là del giudizio morale – le condotte omosessuali: la Francia nel 1810, l’Italia nel 1886, la Polonia nel 1932. L’anglicana Gran Bretagna ha depenalizzato questi reati nel 1967, la Germania comunista nel 1968, la Jugoslavia di Tito nel 1977, la luterana Norvegia nel 1972, Israele soltanto nel 1988. Dunque: lasciamo perdere gli slogan, e torniamo alla realtà, che non mancherà di sorprenderci. (Il Timone n.25 – 2003)

La realtà è quella cosa che non scompare anche se smetti di crederci. (Philip K. Dick)

Oggi un numero sempre più vasto di persone, anche all’interno della Chiesa, esercitano una fortissima pressione per portarla ad accettare la condizione omosessuale, come se non fosse disordinata, e a legittimare gli atti omosessuali. Quelli che, all’interno della comunità di fede, spingono in questa direzione, hanno sovente stretti legami con coloro che agiscono al di fuori di essa. Ora questi gruppi esterni sono mossi da una visione opposta alla verità sulla persona umana, che ci è stata pienamente rivelata nel mistero di Cristo». – «Anche all’interno della Chiesa si è formata una tendenza, costituita da gruppi di pressione con diversi nomi e diversa ampiezza, che tenta di accreditarsi quale rappresentante di tutte le persone omosessuali che sono cattoliche. Di fatto i suoi seguaci sono per lo più persone che o ignorano l’insegnamento della Chiesa o cercano in qualche modo di sovvertirlo. Si tenta di raccogliere sotto l’egida del Cattolicesimo persone omosessuali che non hanno alcuna intenzione di abbandonare il loro comportamento omosessuale. Una delle tattiche usate è quella di affermare, con toni di protesta, che qualsiasi critica o riserva nei confronti delle persone omosessuali, delle loro attività e del loro stile di vita, è semplicemente una forma di ingiusta discriminazione.È pertanto in atto in alcune nazioni un vero e proprio tentativo di manipolare la Chiesa conquistandosi il sostegno, spesso in buona fede, dei suoi pastori, nello sforzo volto a cambiare le norme della legislazione civile. (Card. J. Ratzinger, “Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali”, 1 ottobre 1986, nn. punti 8 e 9).

La società dei consumi, tramite le strategie della manipolazione, ma poi anche tramite l’opera costante e inflessibile dei sacerdoti del politicamente corretto (circo mediatico, del clero accademico, cosiddetti “intellettuali”, ecc.), impone un’ortodossia rispetto alla quale non è lecito dissentire, pena l’essere perseguitati non con cicuta o roghi, bensì con diffamazione, silenziamento e calunnie (si pensi alle categorie di omofobia, fascismo, stalinismo, ecc.). In questo modo, la stessa discussione critica dei punti fondamentali è resa preventivamente impossibile tramite l’identificazione dell’interlocutore con un pericoloso fascista o con un sanguinario persecutore dei gusti sessuali altrui. (Diego Fusaro)

Come ha ricordato la Nuova Bussola Quotidiana l’11 luglio 2015, «in Italia le persone con tendenze omosessuali sono circa un milione (l’Istat vi ha dedicato una ricerca ad hoc), meno del 2% della popolazione; mentre le coppie omosessuali conviventi (censimento Istat del 2011) sono 7.591 contro 13.900.000 coppie formate da un uomo e una donna. In pratica tutto questo pandemonio – energie, soldi pubblici, tempo – per lo 0,05% delle relazioni esistenti. E se fosse approvata la legge Cirinnà, la maggior parte di quelle 7.591 relazioni non avrebbe neanche alcun interesse a trasformarsi in unione civile legalmente riconosciuta». [rubrica “Antidoti” di Rino Cammilleri, 17 luglio 2015]

“Dopo la caduta, in molti paesi, delle ideologie che legavano la politica ad una concezione totalitaria del mondo – e prima fra esse il marxismo -, si profila oggi un rischio non meno grave per la negazione dei fondamentali diritti della persona umana e per il riassorbimento nella politica della stessa domanda religiosa che abita nel cuore di ogni essere umano: è il rischio dell’alleanza fra democrazia e relativismo etico, che toglie alla convivenza civile ogni sicuro punto di riferimento morale e la priva, più radicalmente, del riconoscimento della verità. Infatti, se non esiste nessuna verità ultima la quale guida e orienta l’azione politica, allora le idee e le convinzioni possono essere facilmente strumentalizzate per fini di potere. Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia”. (Giovanni Paolo Il, Veritatis splendor, n. 101).

“Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo. L’amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. È il fatale rischio dell’amore in una cultura senza verità. Esso è preda delle emozioni e delle opinioni contingenti dei soggetti, una parola abusata e distorta, fino a significare il contrario”. (Benedetto XVI)

Ogni purificazione è finalizzata alla gioia. Il senso del patire alla fine è la gioia (Inge Scholl)

Vi è una stretta interdipendenza tra mancanza di pensiero e presenza del male (Hannah Arendt)

«L’ideologia del gender veicola una menzogna grossolana dal momento che nega la realtà dell’essere umano in quanto uomo e donna. Le lobby e i movimenti femministi la promuovono con violenza. Si è rapidamente trasformata in battaglia contro l’ordine sociale e i suoi valori. Il suo obiettivo non si ferma soltanto alla decostruzione del soggetto, s’interessa soprattutto alla distruzione dell’ordine sociale. Si tratta di seminare il dubbio sulla legittimità delle norme sociali e d’introdurre il sospetto circa il modello eterosessuale; per il gender, bisogna abolire la civiltà cristiana e costruire un mondo nuovo».
Il processo è tanto più inquietante in quanto è rapido e recente (…) I primi nemici delle persone omosessuali sono proprio le lobby LGBT. È un grave errore ridurre un individuo ai suoi comportamenti, nello specifico sessuali». (Card
 Robert Sarah)

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La grande battaglia dei nostri giorni è solo in apparenza una battaglia tra opposte ideologie; solo in apparenza essa è una battaglia di classi; in verità è la battaglia tra il sacro segno di Dio che vive nell’uomo, tra il suo essere utile e suprema maestà creativa perché creata, e l’imitazione o la sostituzione che di quell’uomo, di quella maestà, il meccanismo, che sempre più tenta di essere unico e totale, cerca e cercherà di compiere. Tutto questo è terribile. Ma poiché l’uomo quel segno e quel sigillo li porta dentro di sé come porta le sue ossa e il suo sangue, tutto questo assume il senso e la grandezza d’un rito in cui la salvezza dell’anima è la salvezza stessa dell’umana entità. È solo per questo che il corpo alberale in cui l’essenza religiosa dell’uomo va cercando di farsi carne rappresenta, in questa battaglia, una luce da proteggere, affinché possa crescere e reggere all’urto in cui, ogni ora, ogni giorno, a essere messo in gioco è e sarà il senso e il destino stesso dell’uomo, della sua maestà. (G. Testori, Qualcuno vuol uccidere la maestà dell’uomo, Corriere della Sera, 26 febbraio 1979)