Foramine (Wisława Szymborska)

Be’, metti, per esempio, le foramine.
Vivevano qui, perché c’erano, e viceversa.
Come potevano, visto che potevano e in che modo.
Al plurale, perché al plurale,
anche se ciascuna separatamente,
nel proprio, perché nel proprio
guscio di calcare.
A strati, poiché a strati,
il tempo poi le riassumeva,
senza entrare nei dettagli,
perché nei dettagli c’è pietà.
Ed ecco davanti a me
due viste in una:
necropoli penosa
degli eterni riposi,
ossia
incantevoli rocce bianche, emerse dal mare,
dal mare azzurro,
rocce, che sono qui, poiché ci sono.

Wisława Szymborska (1923 – 2012. 1966 Premio Nobel per la Letteratura), Foramine, dalla raccolta Qui (2009, prima edizione italiana Scheiwiller, Milano 2009), traduzione di Pietro Marchesani, in ID., La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945 – 2009), a cura, introduzione, traduzione e note di Pietro Marchesani, cronologia di Antonina Turnau (traduzione di Laura Rescio), Adelphi, Milano 2009 (prima edizione), p. 705.