Una (breve) linea argomentativa in difesa dell’obbligo vaccinale (per tutti)

Perché si può ritenere giusto e opportuno estendere l’obbligo vaccinale a tutta la popolazione?

Dopo aver abbozzato – qua e là – questa mia tesi e dopo aver preso nota delle prime obiezioni, provo a definire un po’ meglio la linea argomentativa volta a sostenere l’obbligo vaccinale per tutti.

Prima di tutto, mi sembrano necessarie alcune premesse

Cerco di riassumerle brevemente, qui di seguito:

1. Crisi straordinaria e senza precedenti. Un primo presupposto dell’argomento che qui vorrei esibire (in forma sintetica) è l’accettazione implicita di uno stato di fatto: la pandemia che stiamo vivendo costituisce la crisi sanitaria mondiale più grave da un secolo a questa parte. Entrerà nei libri di storia e sarà studiata più della Spagnola e più della peste del ‘300: forse non per il numero di morti, ma senz’altro perché nonostante l’incomparabile livello scientifico, medico, tecnico e di conoscenza in generale rispetto al ‘18-’20 (per non fare improbabili paragoni con i secoli precedenti), è stata capace di paralizzare, quasi congelare l’intero pianeta, provocando non solo un numero elevatissimo di vittime ma soprattutto un problema sanitario, quindi sociale, quindi economico di proporzioni gigantesche e di tuttora difficile soluzione. Non mi soffermo sul significato delle freccette di implicazione (): sono cose che tutti sappiamo purtroppo fin troppo bene e d’altra parte non è l’analisi sociologica né economica e men che meno medica o più strettamente virologica, che m’interessa. Non almeno in questa prima battuta. A me sembra invece che la questione sia prima di tutto etica, oserei dire: fondativa. Di questa regola fondativa sociale, condensata nell’idea che ogni cittadino di una comunità si fa portatore non solo di diritti ma anche di doveri nei confronti della società stessa aggiungerò magari qualche nota più avanti. 

2. Fiducia nella medicina, nei medici e negli organismi di controllo dei farmaci che vengono adottati. Un’altra premessa essenziale per sostenere il mio argomento è la fiducia che ‘dovremmo’ (uso il condizionale credo a ragion veduta, vista l’aria che tira) avere nella Medicina, nei Medici, negli Scienziati, negli Organismi di controllo. Tutti esseri umani e produzione umane: per definizione fallibili e sostanzialmente imperfetti. Cosa peraltro ampiamente dimostrata anche in queste ultime vicende. Ma non è la perfezione che si cerca in questo mondo, quanto invece l’affidabilità e l’onestà di chi opera nel settore. Se siamo tutti imperfetti, a maggior ragione in ogni determinato ambito si dovrà prestare la massima attenzione a chi di quell’ambito è esperto riconosciuto. E fino a prova contraria direi che abbiamo motivi storici e ragioni statistiche, fondate su numeri oggi ampiamente alla portata di tutti, per sostenere che questa fiducia dovrebbe essere da parte nostra assolutamente scontata. Al netto di tutti gli errori (anche politici), le frodi, gli interessi, le incoerenze se non addirittura gli interessi esclusivamente economici, la medicina ha fatto passi da gigante e i medici continuano a curarci e a salvare le vite. Fino a prova contraria, direi che si tratta di un altro assunto difficilmente contestabile. 

3. Responsabilità nello stato di fatto. Mi rendo conto che passare da uno stato di fatto a una pretesa di diritto è un’operazione logicamente ed eticamente infondata, ma vorrei comunque inserire anche un altro punto: non come sostegno diretto al mio argomento (è chiaro: le leggi si possono fare e disfare, per questa via non si dimostra nulla), ma semmai in quanto il sottostante logico della questione viene in soccorso a ciò che vorrei sostenere. Infatti, l’obbligo della vaccinazione esiste già. Di fatto, e sottolineo: in uno stato di cose ordinario, e non straordinario come questo, abbiamo già vaccini obbligatori non solo per i bambini, ma anche per gli adulti. Se non ho letto male ci sono già diverse vaccinazioni obbligatorie per legge, riservate ad alcune categorie: la vaccinazione anti-tetanica è obbligatoria, oltre che per tutti gli sportivi affiliati al CONI, per i lavoratori agricoli, i metalmeccanici, gli operatori ecologici, gli stradini, i minatori e gli sterratori; le vaccinazioni anti-meningococcica, anti-tifica, anti-diftotetanica, anti-morbillo-parotite-rosolia sono, invece, obbligatorie per tutte le reclute all’atto dell’arruolamento; altre vaccinazioni obbligatorie per taluni soggetti specifici sono l’anti-tubercolare con BCG per medici, operatori sanitari e e chiunque, a qualunque titolo, con test tubercolinico negativo, operi in ambienti sanitari ad alto rischio di esposizione a ceppi multifarmacoresistenti, oppure che operi in ambienti ad alto rischio e non possa essere sottoposto a terapia preventiva, perché presenta controindicazioni cliniche all’uso di farmaci specifici. Inoltre la legge 388/2000, che non mi risulta abbia cessato la sua efficacia, conferisce alle Regioni, in casi di riconosciuta necessità e sulla base della situazione epidemiologica locale, la possibilità di disporre l’esecuzione della vaccinazione anti-tifica in specifiche categorie professionali, come ad esempio gli operatori del settore alimentare. Eccetera. Ma l’argomento, come dicevo, non si vuole fondare su questo stato di fatto. Semmai, vuole interrogarsi sulla ragione di questo obbligo: qual è la ratio di questi provvedimenti? Perché continuiamo a vaccinare i bambini per malattie che sostanzialmente sono scomparse (grazie ai vaccini) dalla nostra comunità? Credo che chiunque arrivi da solo a rispondere: “per evitare che le suddette malattie ritornino a colpirci”. Giusto. Ma a rigor di logica se è sensato obbligare al vaccino i bambini appena nati per prevenzione, non sarebbe ancora più sensato obbligare gli adulti al vaccino – per risolvere la crisi straordinaria senza precedenti di cui al punto n. 1?


Come è chiaro – o almeno che è chiaro per me – il problema è dunque etico, e non medico.

Provo a sintetizzarne le principali ragioni. 

“1) Il vaccino anti-Covid è più pericoloso degli altri vaccini”.

Risposta: e quindi? Il fatto che sia può o meno pericoloso non ci dà alcuna indicazione in merito a quello che i cittadini sono chiamati a fare, in ordine alla responsabilità e ai doveri che ciascuno porta su di sé, per il bene della comunità. Per inciso, proprio sulla base dei numeri lo Stato avrebbe tutto il diritto (e il dovere) di imporre il vaccino: proprio per il bene dei singoli (e quindi della comunità). Infatti (facciamo i conti a spanne, vista l’ora mattutina), ammettendo (ma non concedendo, in quanto per esserne sicuri occorre una prova medica: il post hoc propter hoc non vale, come tutti sanno) che in Italia ci siano stati 50 decessi (al momento in cui scrivo) su un totale di quasi 13.000.000 c.a. di soggetti vaccinati, pari a meno di 4 casi per milione (peraltro ancora non definitivamente accertati come casi da mettere certamente in relazione al vaccino con un chiaro nesso causa-effetto). I morti per COVID in Italia invece , sono stati fino ad ora 1.900 c.a. per milione di abitanti. Mi sembra che non ci sia molto da aggiungere: se il vaccino anti-covid è “pericoloso”, allora anche uscire di casa e prendersi un fulmine in testa è “pericoloso”, e infinitamente più “pericoloso” è quello che il Covid-19 è in grado di fare al singolo e soprattutto alla comunità intera.  (Qui i dati aggiornati sul tasso di letalità dovuto al Covid-19, in Italia)

Per inciso: anche imbracciare un fucile per difendere il paese dai Fascisti o dai nazisti, poteva essere “pericoloso”: quindi? per la comunità non siamo chiamati a correre alcun rischio? Non è un obbligo etico assumerci la nostra fetta di responsabilità (e quindi di azione) per il bene dei nostri cari, dei più piccoli, dei più deboli, insomma degli altri? Se un bambino rischia di affogare nel fiume gelato, che facciamo? Non ci tuffiamo all’istante perché “è pericoloso”? Fa parte dei nostri doveri, o no? Perché – sempre come provocazione, ma sono abbastanza certo di poter giustificare in modo discreto la fallacia di falsa analogia che sto proponendo – anche pagare le tasse è “pericoloso”. Se poi resto senza quattrini? A me sembra chiaro che così come si chiede ai bambini e ad alcune categorie di adulti di correre questo “pericolo” per il bene di tutti, allo stesso modo e per le stesse ragioni si debba chiedere a tutti gli altri di correre lo stesso rischio e lo stesso pericolo. O viviamo ciascuno per sé, come monadi-leibniziane del nuovo millennio, oppure ci rendiamo conto che pretendere la “libertà di scelta” (mentre sono altri cittadini, di fatto, a risolvere i problemi di tutta la comunità) è una posizione – in questo caso straordinario – molto difficile da sostenere dal punto di vista etico. Libertà di scelta sì, ma fuori dalla comunità delle persone responsabili. 

Vengo ad un secondo punto. 

“2) Non è provato che il vaccino anti-Covid consenta il raggiungimento di un’immunità tale da azzerare la circolazione virale (la cosiddetta “immunità di gregge”)”.

Risposta: e quindi? Di quali “prove a priori” abbiamo bisogno? A parte la prova empirica, data dai numeri straordinari che vengono da Israele, UK, ormai anche USA e se non ho letto male addirittura da San Marino!, mi chiedo quale altra alternativa sia percorribile, senza dimenticare i punti che ho elencato sopra: crisi senza precedenti, fiducia nella scienza, responsabilità nello stato-di-fatto. La situazione è questa: di quale rischio stiamo parlando? Che invece di un’immunità di gregge totale si raggiunga solamente un’altissima percentuale di immunizzati, sufficiente a liberare il peso sugli ospedali e a far riprendere una vita sociale vicina alla normalità a bambini, lavoratori, anziani, etc.?

Il fatto che nessun paese abbia posto questa soluzione (vaccinazione obbligatoria) non implica ovviamente che non sia una soluzione adeguata e quindi accettabile. Anche se la vaccinazione su base volontaria desse alla fine gli stessi risultati di una vaccinazione obbligatoria (cosa nient’affatto impossibile) non vedo come possa essere questo un buon sostegno per l’argomento contrario all’obbligo: daccapo, in base a quale criterio dovremmo aspettarci la soluzione del problema dalla scelta di alcuni volontari? E giusto pretendere che siano alcuni a risolvere un problema di tutti?



Concludendo, a me sembra chiaro che nella comunità degli esseri razionali e responsabili non ci sia spazio – in riferimento ai vaccini di questo tipo – per alcuna “libertà di scelta”. Sarebbe preferibile se le persone ci arrivassero da sé: la “libertà di scelta” non ha – in questo caso – la forma di una legge morale (per intenderci: se tutti scegliessero/avessero scelto di non vaccinarsi avremmo ancora i bambini con la polio e tutte le altre gravi malattie che invece solo grazie ai vaccini sono state debellate). Ma se le persone non si convincono da sé, allora – sempre se vogliono stare in una comunità razionale dove tutti godono degli stessi diritti e hanno gli stessi doveri – allora devono essere obbligate a seguire le leggi della stessa comunità in cui vivono. E le leggi devono valere – ovviamente – per tutti. Non c’è “scelta”. Altrimenti questi signori possono sempre ritrovarsi da qualche parte e fondare una comunità di “no-vax” o “free-vax” e tanti auguri.

Questo in quanto ci sono due elementi imprescindibili, che fondano l’argomento:

1) un punto formale, la legge dev’essere universale. Per controllare la bontà etica di un atteggiamento dobbiamo chiederci: “che cosa succederebbe se tutti facessero così?”

2) un punto materiale, l’efficacia non assoluta dei vaccini: se i vaccini fossero sempre e tutti efficaci in entrambi i sensi (protezione dal contagio e impedimento a contagiare), in ogni caso al 100%, allora una volta firmata una liberatoria (chi sceglie di non vaccinarsi poi non può pretendere di occupare un posto letto all’ospedale che serve ad altri) i non-vaccinati costituendo solo un consapevole rischio per se stessi potrebbero anche evitare di assumersi il rischio e l’onere del vaccino, per il bene della comunità in cui vivono. Ma siccome così non è, non si vede francamente perché qualcuno sia più furbo e mandi avanti gli altri nell’impegno e nella responsabilità del vaccino, scroccando sul sacrificio altrui ed evitando di impegnarsi in prima persona, come facciamo tutti noi, per il bene della comunità.

Io credo che sia ora di dire basta agli “scrocconi”. Lo stesso identico punto formale delle tasse: ho capito che il governo è ladro, ma le devi pagare lo stesso. Proprio per lo stesso, evidente motivo di cui sopra. Perché devo essere obbligato a pagare solo io, per una scelta egoistica di qualcun altro?

Alessandro Benigni

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