Siamo tutti aristotelici

Molte teorie scientifiche forniscono una descrizione della realtà che contrasta con l’esperienza quotidiana. Ci muoviamo nella realtà come «fisici ingenui», in un modo che non è molto cambiato dai tempi di Aristotele.

Alfredo e Isabel Aquilizan, Passaggio (L’ottava flotta), 2011.

Quello che sappiamo del mondo

Cos’è dunque questa «fisica ingenua »? Da una parte la fisica ingenua è un sistema di credenze intorno alle proprietà degli oggetti che popolano il mondo della nostra esperienza; dall’altra è un sistema di rapporti che connette quelle credenze tra loro e al nostro modo di percepire gli eventi del mondo esterno, al modo di apparire delle proprietà fisiche delle cose. Che ci siano credenze stereotipate sul comportamento degli oggetti fisici è provato in ogni momento dal fatto che ci muoviamo abbastanza disinvoltamente tra essi e li utilizziamo a nostro piacimento, qua e là con dolorosi errori, fin da quando siamo bambini. Cose pesanti che è difficile spostare, il sapone bagnato che ci sfugge di mano e non si lascia riafferrare, il salire sugli alberi evitando di piombare di sotto, le spinte che assicurano e amplificano il moto dell’altalena, ogni gioco con la palla, la fionda e i giavellotti; più tardi la patente per la guida dell’automobile con il problema delle curve e delle frenate, la sistemazione dei carichi all’interno della macchina e i conseguenti errori che si manifestano in corsa, l’apprendimento di uno strumento musicale ecc. sono tutte occasioni in cui la nostra fisica ingenua prende forma e diventa un corpus più o meno coerente di conoscenze e di aspettative, che il linguaggio comune a suo modo esprime bene e in qualche misura formalizza. Oltre a questo bagaglio di conoscenze acquisite, c’è nel nostro corpo uno schema di conoscenze ancora più primitive: quello che ci permette di coordinare i movimenti mantenendo l’equilibrio, di guidare i leveraggi del nostro scheletro e gli spostamenti delle nostre masse corporee nell’ambiente della gravità.

Gli strumenti per navigare nella vita

[…] Il corpo possiede accessi privilegiati alle cose che gli sono fisicamente distanti, e sono i sensi: essi, a loro modo, offrono al cervello una particolare versione del mondo della fisica, la quale non è una copia fedele di quanto la fisica non ingenua, costruita nei secoli dall’intelligenza dell’uomo, colloca nello spazio e nel tempo in cui il nostro corpo trova posto e agisce. Ne è piuttosto una versione semplificata e alquanto traditrice. Il sistema percettivo (i cinque sensi di Aristotele, oggi pensati in una versione molto più sofisticata), essendo frutto dell’evoluzione, non serve a farci vedere e toccare il mondo di cui parlano i fisici. […] È una complessa strumentazione per navigare nella vita. […] E così i sensi sono un’altra fonte della fisica ingenua, accanto alle esperienze acquisite per pratica e all’a-priori della nostra meccanica corporea. […] Gli antichi credettero che la Terra su cui poggiamo i piedi sta ben ferma, mentre gli astri si muovono rispetto a essa: questa è già fisica ingenua fondata sulla percezione. In effetti, il nostro apparato percettivo non dispone di alcun indice del moto terrestre, mentre la vista rileva il lento moto degli astri relativo a qualche sistema di riferimento ancorato al terreno. Ciò basta a dire con verità: “Gli astri si muovono, la Terra no.” Si tratta di una proposizione scientificamente vera entro l’orizzonte delle constatazioni dirette e ripetibili. […]

Pensare come Aristotele nel XXI secolo

Una fisica ingenua c’è ed è imparentata con i sistemi di Aristotele e dei suoi commentatori medievali. Tra queste concezioni ingenue, o paleoscientifiche, e il nostro modo di percepire il mondo esterno degli oggetti e degli eventi dev’esserci qualche relazione. La persistenza di tali modi di pensare, anche all’interno di una cultura così profondamente segnata dallo studio delle scienze a scuola e dalla diffusione amplissima della divulgazione scientifica, non può essere spiegata in termini di retaggio storico-culturale; tanto più che in contrasto con il crescere dell’informazione scientifica presso la gente c’è un netto diminuire della familiarità con i sistemi filosofici del passato e con letture che potrebbero fungere da veicoli di aristotelismo o di filosofia scolastica. Solo l’ipotesi che questi sistemi di conoscenze abbiano la loro radice biologica nel funzionamento dei nostri processi cognitivi […] può in qualche modo giustificare la loro vitalità attraverso quattro secoli di aggressioni su tutti i piani lungo i quali scorre la critica scientifica moderna.

L’autore

Paolo Bozzi (1930-2003) è stato uno dei maggiori studiosi italiani nel campo della psicologia della Gestalt, una corrente che studia i fenomeni legati alla percezione e all’intuizione. Il brano che è tratto da Fisica ingenua, uno dei libri più fortunati di Bozzi in cui mostra come le nostre concezioni ingenue del mondo siano legate al modo in cui percepiamo i fenomeni.