Andrea Zhok: “Esistono tre orizzonti di soluzione nella cornice dell’economia contemporanea”

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La premessa del discorso è che un’economia, che sia locale o mondiale, ha bisogno di conservare un equilibrio tra produzione e consumo.

Se aumenta la produzione, ad esempio con l’utilizzo di macchinari, deve anche aumentare il consumo. Se si arresta il consumo, la produzione si ingorga e arresta di conseguenza.
La produzione può essere insufficiente a monte, ma nei moderni sistemi di mercato i problemi si concentrano nel consumo e non nella produzione.

Non contano come consumo il mero utilizzo o il mero bisogno di un bene o servizio, ma il bisogno e l’uso che si esprimono in un acquisto. La circolazione tra produzione e consumo in tutti i sistemi di produzione contemporanei passa necessariamente attraverso il denaro, la ‘liquidità’.

Affinché il sistema funzioni, dunque, il consumo deve essere in grado di esprimersi in pagamenti: il consumatore deve poter usare denaro.

Come può ottenere denaro il consumatore?

Essenzialmente in tre forme. Può ottenerlo come pagamento per il suo contributo alla produzione, può ottenerlo come prestito da chi già lo possiede, o può ottenerlo come sussidio a perdere (erogato da chi lo possiede – come ‘dono’ -, o prodotto come mero medio di scambio formale da un ente avente titolo a farlo, come produzione di liquidità da parte di una banca centrale).

Naturalmente l’unico sistema che può funzionare sistematicamente e nel lungo periodo è il primo: idealmente produttori, percettori di reddito e consumatori sono le stesse persone, o lo sono a rotazione in diversi momenti.

Questo sistema ha però un grave difetto: rende produttori, percettori di reddito e consumatori coessenziali. Li rende in qualche modo necessariamente parte di un progetto e processo comune. Li accomuna. Un tale processo distribuisce intrinsecamente il potere e dà qualche potere a tutti.

Rispetto a questo modello circolare e ‘democratizzante’, l’economia contemporanea alimenta un sistema in cui sono sistematicamente preferite soluzioni in cui il consumatore possa esercitare il suo ruolo senza averne autonomia, e parimenti il produttore deve esercitare il proprio ruolo senza autonomia: entrambi devono risultare subordinati e ricattabili da parte di percettori di reddito che non coincidono di per sé né con la produzione né con il consumo (i ‘capitalisti’).

Per questo motivo il sistema che viene sostenuto preme come soluzione agli ingorghi ciclici dell’economia per due soluzioni, in ordine di preferenza.

La prima soluzione, la più desiderata, è il prestito. Il denaro necessario al consumo non viene ottenuto dal consumatore come frutto del suo lavoro, ma – in misura variabile – come prestito. E’ importante vedere che il prestito (il debito) non ha necessità di essere sempre estinto. Al contrario. I debitori si comprano e vendono (si pensi a quando un nuovo istituto bancario eredita i mutui contratti da un istituto precedente), perché rappresentano un asset, una forma fondamentale di potere. Solo i morti di fame pensano che i debiti vanno ripagati. Nel mondo moderno i debiti sono la forma primaria di espressione del potere. Chi è indebitato – individui o stati – è dipendente, e tanto basta.
Come si è visto in maniera emblematica nei precedenti della crisi dei mutui subprime, pur di non pagare salari decenti – che conferirebbero potere contrattuale a chi lavora – il capitale preferisce di gran lunga stimolare l’accesso al prestito. Essendo il creditore in posizione di potere all’interno del sistema, anche se si è esposto in maniera insostenibile, comunque il suo potere lo esime dal pagarne le conseguenze: la collettività gli correrà in soccorso, trasformando debiti privati in debito pubblico.

La seconda soluzione, subottimale, ma comunque preferibile a pagare il lavoro, è il sussidio, l’erogazione a perdere. Qui la forma di dipendenza che si crea è meno potente del debito, ma i rapporti di potere rimangono chiari e cristallizzati. Gli ‘aiuti ai più deboli’ sono un esercizio di potere meno violento dell’indebitamento, ma sono comunque una cristallizzazione di asimmetrie di potere, che anzi si consolidano.

In questo quadro, l’unica cosa di cui non si può né deve mai parlare è del fatto che si consuma ciò che viene prodotto, si produce ciò che viene consumato, e che la liquidità è solo un intermediario formale.

Limitare la scelta delle strategie economiche a modulazioni delle forme in cui il capitale viene messo a disposizione è un modo per togliere di mezzo il fatto che in questo gioco il capitale è l’unica componente che non ha alcuna capacita di esistenza autonoma.
Il capitale o comanda, o muore.
Per il capitale far lavorare tutti e pagare tutti per il proprio lavoro è una condanna a morte; e come tutti i parassiti, se gravemente minacciato lotterà con tutte le forze, eventualmente fino alla morte dell’ospite (e se coincide con la propria, fa nulla, i parassiti sono tenaci, mica lungimiranti).

 

 

Fonte: Andrea Zhok, pagina Facebook