Coronavirus: tutta colpa del Governo? E’ un complotto? Hanno ragione gli “specialisti” che minimizzano?

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Coronavirus. Tutta colpa del governo? E’ un complotto? Hanno ragione gli specialisti che minimizzano?

 

Qualche riflessione da condividere con voi. Il “social” c’è per questo, no? Per quanto mi riguarda prima di tutto per cercare di capire meglio. In tanti mi avete scritto e cerco quindi di riepilogare in punti che cosa penso di questa piccola o grande epidemia (si vedrà) che stiamo subendo, delle misure, dei probabili retroscena.

 

 

1) Tutta colpa del governo? Secondo me “tutta” no. Ma “gran parte“, sì. Se – e sottolineo se – le cose stanno come ci hanno detto e i dati sono reali, il Coronavirus non poteva non arrivare anche da noi (infatti è arrivato, in misure diverse, più omeno dappertutto). Il punto è un altro: è arrivato in misura molto, drammaticamente maggiore rispetto agli altri paesi europei e soprattutto rispetto ai paesi confinanti con la Cina (come la Russia, per esempio: ad oggi – 25.02.2020 – nessun morto, un paio di contagi in tutto). Siamo stabilmente al terzo posto mondiale per numero di infetti certificati: un record negativo difficile da spiegare (poi ci torno su) se non facendo riferimento alla carenza di misure preventive che si è inizialmente manifestata. Abbiamo (hanno!) preso la cosa alla leggera, le misure rigorose sono state colpevolmente ritardate, e quello che si poteva evitare non s’è evitato. Parlo di numeri così elevati, non del contagio in sé. Siamo a 231 contagiati e 7 morti: da soli superiamo tutti i paesi europei messi insieme, più di Hong Kong, più di Giappone e USA sommati tra loro, etc.. Un disastro che non si spiega affatto con l’potesi che i nostri Ospedali abbiano svolto male il loro servizio. La verità è che per settimane non è stato fatto nulla e ci si è limitati a farne una inutile ciancia politica sul razzismo, dando agli italiani l’idea che fosse poca cosa, “come una brutta influenza“, ha detto qualcuno. Il dato interessante su cui riflettere è quello francese. Ad oggi (ripeto: 25 Febbraio 2020) in Francia: 12 casi, 1 solo morto. Guarda caso, un paese europeo con porti chiusi e blindate le frontiere. Coincidenze?

 

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(Dati 25 Febbraio 2020)

 

 

2) Tra chi drammatizza e chi invece minimizza, per il logico e razionale principio di precauzione, io preferisco ipotizzare lo scenario peggiore. Faccio così sempre, in modo da prepararmi al meglio. Una metafora? Se ci si mena, si deve partire con l’idea che l’altro è più forte – anche se potrebbe non esserlo – e stenderlo al più presto. Tante volte ho visto sbruffoni che magari erano davvero forti prenderle di santa ragione da chi è partito secco, deciso e veloce, per primo. E così che si fa. Mi sembra una regola generale. In questo caso, quindi, giuste le misure che sono state prese (quarantene, isolamenti, utilizzo dell’esercito compreso): tardi, ma meglio di niente. Blocco totale, di tutto. E’ necessario, purtroppo. Ci perderemo in competitività e quindi in ricchezza? E sia. Per quanto mi riguarda la priorità in questa vita non è la ricchezza, ma la vita stessa. Quindi: niente panico, niente corse agli Ospedali al primo colpo di tosse (queste sì molto dannose e potenzialmente pericolose, come tutti sapete), niente corse ai supermercati per svuotare i bancali, ma semplice limitazione di ogni frequentazione e contatto fuori casa, ovviamente se e per quanto è possibile. Il dato – sottolineo: se si tratta di dati veritieri – è chiarissimo: il virus può essere incubato da zero a 14 – secondo Reuters c’è un caso di incubazione per 28 – giorni. Qualcuno se lo porta in modo asintomatico. Qualcun altro passa il virus come una semplice influenza stagionale. Ci arriva anche un bambino: l’unico modo, in assenza di farmaci, è limitare i contatti. Per me ipotizzare lo scenario peggiore significa questo: ipotizzare (sottolineo: ipotizzare) che niente fermerà il giro di questo virus e che prima o poi ce lo faremo tutti. Si tratta di limitarne al massimo appunto la virulenza, ostacolandone la diffusione, per un evidente motivo: il virus richiede molti ricoveri (il 20% degli infettati ha bisogno di terapia intensiva) e se gli Ospedali si riempiono allora sì è un problema serio, per tutti.

 

Il dott. Arnaldo Caruso, Presidente della Società italiana di Virologia, afferma: “Chi dice che è come una semplice influenza è un’ignorante in materia” (1).

 

“Tra virologi abbiamo tutti le idee chiare, quelli che si spacciano per virologi sono un’altra categoria. Noi virologi siamo da sempre convinti che il virus sia molto serio e pericoloso, quindi dobbiamo prendere provvedimenti rapidi ed efficaci, anzi avremmo dovuto già prenderli. Cerchiamo di passare sopra a quanto fatto, di bene e di male, fino ad oggi. Chi dice che è come una semplice influenza è un’ignorante in materia, basta guardare i numeri che ci dicono che vi è una mortalità del 2,5% sui casi accertati, quindi una mortalità molto alta per un’infezione respiratoria”. (Fonte)

 

 

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(Dati del 24 Febbraio 2020)

 

 

3) Un’influenza come le altre, solo un po’ più pesante? L’influenza stagionale colpisce grossomodo 5 – 6.000.000 di persone ogni anno. Con un indice di mortalità dello 0,00 (due zeri) e qualcosa. Questo virus (se e sottolineo “se” i dati in nostro possesso sono affidabili) arriva tranquillamente al 2% (abbondante) dei contagiati. Il che significa che ogni 100 contagiati ne muoiono 2. Non zero virgola zero-zero qualcosa. Se – e sottolineo “se” – le cose stanno così, non c’è da scherzare. Non solo per i 2 su 100 che muoiono, ma per gli altri 20 su 100 circa che devono essere ricoverati in terapia intensiva perché in gravi condizioni (poi magari si guarisce anche, ma i letti negli Ospedali dove si trovano? E gli infermieri? E i medici?). Quindi se questo è un virus che si diffonde come un’influenza stagionale, senza quarantena e senza limitare al massimo i contatti esterni, corriamo tutti dei rischi molto seri. Non solo per il virus in sé, ma per l’effetto di un contagio multiplo e grave, a catena. Se si ammalano dottori e infermieri, se si bloccano gli Ospedali, che si fa? Per questo motivo – a mio parere – sbagliano quegli esperti che minimizzano. Guardano – comprensibilmente – al confronto con la mortalità di altre malattie e dicono: non è un granché. Ragionano però senza tener conto degli elementi di cui ho accennato sopra, gli unici che possiamo dedurre logicamente date le premesse di cui oggi siamo a conoscenza.

 

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(Dati 22 Febbraio 2020)

 

 

 

 

4) Il complotto. A questo punto credo che sia la questione meno interessante. Non escluderei la manipolazione in laboratorio a fini militari o commerciali, non escluderei che proprio l’Italia sia stata scelta per vedere come reagisce un paese occidentale (come banco di prova, quindi), anche perché oggettivamente in Europa siamo il paese più centrale e più debole, sia come governo che come efficienza che come servizi segreti e così via. Tutto è possibile, è possibile che venga anche dal povero pipistrello di cui questi vanno ghiotti. E’ possibile che tra un po’ arrivi un vaccino, magari già studiato da anni. E’ possibile che sia una prova di riduzione mondiale della popolazione. Sono possibili un sacco di cose: nei prossimi mesi vedremo su quali dati ragionare e costruire argomenti più o meno sensati. Al momento, per quel che mi riguarda, la cosa più importante è tenere sotto pressione le Istituzioni perché non abbiano paura nel prendere tutte le misure necessarie, prima e non dopo l’eventuale aggravarsi della situazione.

 

 

 

Alessandro Benigni

 

 

 

 

 

 

 

 


(1) Riporto per intero la dichiarazione di Arnaldo Caruso, particolarmente significativa anche nella seconda parte (da “Agenpress“, come da link qui sopra):

Tra virologi abbiamo tutti le idee chiare, quelli che si spacciano per virologi sono un’altra categoria. Noi virologi siamo da sempre convinti che il virus sia molto serio e pericoloso, quindi dobbiamo prendere provvedimenti rapidi ed efficaci, anzi avremmo dovuto già prenderli. Cerchiamo di passare sopra a quanto fatto, di bene e di male, fino ad oggi. Chi dice che è come una semplice influenza è un’ignorante in materia, basta guardare i numeri che ci dicono che vi è una mortalità del 2,5% sui casi accertati, quindi una mortalità molto alta per un’infezione respiratoria”.
“E’ più facile che questi virus attaccando un organismo già debilitato portino a conseguenze più drastiche, però non possiamo non notare che anche giovani, come il 38enne di Cologno, siano in rianimazione. Quindi non vuol dire nulla l’età, nessuno di noi può sapere se il proprio organismo reagirà bene al virus pur avendo un’età non avanzata. Errori delle istituzioni? Sicuramente si poteva fare molto meglio. I tavoli di lavoro non hanno mai incluso la società italiana di virologia, il che è abbastanza grave.
Se c’era una società che poteva dare un apporto importante era proprio la società di virologia. Le misure che sono state decise in un primo momento erano dovute alla convinzione, da subito contrastata da noi virologi, che l’infezione non si potesse trasmettere da pazienti asintomatici. Oggi sappiamo che è possibile e quindi questo ha un po’ spiazzato tutti. Abbiamo messo in atto misure importanti, abbiamo fallito in qualcosa, quindi non siamo stati efficaci fino in fondo. In ogni caso questo virus è inevitabilmente soggetto ad espandersi in tutto il mondo perché è un virus nuovo che nessuno ha mai visto prima, verso il quale non abbiamo alcuna immunità pregressa.
Noi siamo uno dei primi Paesi in cui si è sviluppata questa pandemia, ma non credo l’ultimo, il virus si espanderà anche nel resto d’Europa perché la trasmissione avviene in maniera più veloce dell’influenza e ci sono tempi di incubazione lunghi. Adesso si tenterà di bloccare tutti i focolai sul nascere, si sta facendo un ottimo lavoro, quindi fare polemica oggi non ha molto senso”.