Oltre Babele

Simonetta Putti: “Oltre Babele”

etemenanki

Le piazze virtuali

Babele e dialogo sono termini che attengono al comunicare.

Babele è anche – simbolicamente – il luogo della confusione, mentre dialogo rinvia al discorso, colloquio fra due o più persone, alla discussione aperta e ragionevole anche tra posizioni diverse.

Termini antitetici, quindi, che mi sembrano ben rappresentare le possibili modalità della comunicazione attuale, rispecchiata e amplificata nei social network – Facebook in primo luogo –  quali piazze on line che consentono la realizzazione di reti sociali virtuali e lo scambio di contenuti.

Questo, in grande sintesi, il quadro in cui provo ad articolare alcune riflessioni.

 

 

Spunti concreti

Parto dalla recente esperienza attinente alla discussione sulla maternità surrogata, tema che a partire dal 2015 ha focalizzato progressivamente attenzioni e passioni, spesso saturando le pagine di Facebook di emozioni scalibrate  e creando polarizzazioni tra sostenitori di pensieri diversi.

Essendomi addentrata  insieme a due colleghe psicoterapeute nella tematica sopradetta al fine di raccogliere notazioni e riflessioni, poi confluite nella scrittura del libro Utero in Anima, ed in vista di un auspicato dibattito, mi sono confrontata con una ampia varietà di modi e stili e comunicativi: da Babele … sino al dialogo.

In Facebook, quale piattaforma di scambio tra colleghi e tra soggetti a vario titolo interessati,  la maternità surrogata si è presto configurata come territorio di scontro ideologico.

Andavo cogliendo negli scambi via via succedutisi i concreti fantasmi del conformismo, del progressismo e della ricerca spasmodica del consenso; nonché  quelli del politically correct.

Non accettando la massificazione del pensiero prevalente, con le colleghe Ceresa e Bianchi Mian, abbiamo portato avanti e messo in luce le nostre idee, dubbi  e domande, cercando di calibrare l’utilizzo del medium con senso della misura.

Mi sono rapidamente resa conto che il tema della G.P.A. (maternità surrogata) 

configurava un oggetto multistrato che andava  osservato con pacatezza e attenzione multidisciplinare, evitando il richiamo delle sirene poste agli estremi del continuum comunicativo.

Ho percepito chiaramente, l’opportunità di non farmi catturare dai pensieri prevalenti, introducendo una pausa di esame / riflessione / approfondimento, e resistendo alla vivacità degli scambi che non di rado generavano veemenza ed anche chiare e sproporzionate aggressioni.

L’aver cercato e richiesto una discussione possibilmente pacata e apartitica, mi e ci ha paradossalmente esposte all’apposizione di svariate incongrue etichette, tra le quali ricordo (anche con un sorriso di inevitabile ironia) le più salienti: reazionarie, fasciste, femministe, cattoliche, omofobe… Superfluo evidenziare che nessuna delle suddette categorie esauriva le nostre costitutive individuali credenze e posizioni nel mondo.

Ho e abbiamo trovato, però, anche serene modalità di scambio, oasi di dialogo aperto e democratico pur tra soggetti portatori di pensieri diversi.

Anche se Babele prevale, si può entrare in zone caratterizzate dal rispetto, dal pensiero critico che cerca convergenze pur nelle diversità di prospettiva. 

 

 

Riflettendo sugli eccessi

Muovendomi nel territorio di Facebook trovavo adeguate conferme alla pur pessimistica posizione del filosofo Byung- Chul Han, che vede configurarsi nel social network quel  reflusso comunicativo che distrugge l’ordinamento del potere e ci espone al rischio della shitstorm (tempesta di escrementi), proprio in quanto, oggi,   “ non siamo più solo passivi recettori e consumatori di informazione, ma siamo emittenti e produttori attivi”. Con quel che ne consegue a livello dei flussi informativi e della loro qualità.

Percepivo l’addensarsi di una confondente polarizzazione sull’argomento  che invece richiedeva una valutazione attenta, una cauta ponderatezza, ed il prudente rinvio di  decisioni che, qualora affrettate, avrebbero potuto generare conseguenze non irrilevanti nel nostro vivere ed esistere: avevamo a che fare, in estrema sintesi, con modalità di generazione potenzialmente  prodromiche di mutamenti radicali nella nostra connessione con la base naturale della vita.

Coglievo, ancora riferendomi a  Byung-Chul Han, il fluire disordinato e talora imprevedibile dello  sciame comunicativo, mentre gli attori che quell’argomento dibattevano, esprimendosi a vario titolo,  agivano forse illusi di esser liberi, ma non di rado anche direzionati se non manipolati.

Considerando questi fattori, ho sentito e poi deciso di cercare una comunicazione adeguatamente libera, anche talvolta esprimendomi  in difformità a quanto ordini professionali e associazioni di appartenenza parevano suggerire.

Ho dato spazio alla ricerca personale, allo scambio di idee aperto e franco, privilegiando la correttezza dell’etica che mi guida come persona  e come professionista: quella della responsabilità.

Questa posizione – sicuramente non comoda né popolare – mi ha portato a non pochi scontri, ma ha consentito di attivare anche scambi arricchenti con chi condivideva il mio assetto comunicativo, pur nella differenti concezioni del mondo, consentendo quello scambio libero di idee e di opinioni che può preludere a contaminazioni creative. […] 

(… prosegue nel volume)

 

 

 


 

Estratto da “Contro Corrente”, vol. 2, Edizioni Croce Via – Amazon, 2017; + 203 pagine; ISBN: 978-1521104996 – Disponibile anche in formato eBook (3,40). Autori: Alessandro Benigni,‎ Gilberto Gobbi,‎ Frank Gordon,‎ Sabino Nanni,‎ Simonetta Putti,‎ Andrea Pinato.

 

41qvKXIXonL._SX331_BO1,204,203,200_