E’ ancora un diritto esercitare il dubbio critico?

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Il prof. Matteo Simonetti, docente di Storia e Filosofia, giornalista, saggista, valente studioso (si vedano le ultime pubblicazioni su Heidegger o su Kalergi, per esempio): sottoposto a provvedimento disciplinare per aver chiesto la presenza del contraddittorio durante una conferenza dell’ANPI nella sua Scuola.

Sospeso per un mese, senza stipendio.

Ne avevo già parlato qui: a che serve studiare Storia? 

Riporto una delle sue ultime considerazioni in merito all’accaduto (link) e invito alla riflessione: qual è – oggi – la funzione sociale di un docente? Ripeto: a cosa serve insegnare Storia?

 

“La situazione è talmente grave per tutti noi che si impone una riflessione urgente. Avendo sentore di perdere su tutta la linea circa le accuse che all’inizio mi si erano rivolte, ovvero il mio supposto attacco alla costituzione, l’apologia di fascismo e simili scemenze, l’Anpi sceglie di fare dossieraggio e mi accusa di antisemitismo e di negazionismo per un post di 4 anni fa, quando ancora ufficialmente non ero nemmeno docente. Lo fa quindi con una strategia ributtante, che tradisce la violenza costante che oggi si riversa contro la libertà di pensiero.

Io non sono antisemita. Sfido chiunque a trovare nei miei 5 libri una mia frase dalla quale traspiri odio razziale. Se io scoprissi che mia nonna fosse ebrea, così come turca, musulmana o Romanì, non mi farebbe né caldo né freddo. Io non sono in grado di riconoscere un ebreo né mi interessa farlo. Sono fortemente contrario ad affibbiare al singolo responsabilità di suoi correligionari o compatrioti o di qualsiasi altra provenienza che non siano le sue AZIONI. Se critiche ho portato ad alcuni personaggi chiave dell’ebraismo l’ho fatto in maniera circostanziata. D’altronde, se critico Stalin o la politica bolscevica sono antirusso? Se critico Arthur “bomber” Harris sono antibritannico? Se critico Mao sono anticinese? Se critico Morgenthau o Roosevelt sono antiamericano? Se critico Cirino Pomicino o Starace o Salvini o Oliviero Toscani o Savonarola sono antiitaliano? Perchè allora se critico Jabotinski, Zevi o Frank o Netanyahu o Soros o Warburg o Golda Meir sarei antisemita? Inoltre, perchè se critico un precetto del Corano o uno degli Hadith o una posizione della dottrina cattolica sull’omosessualità, lo posso fare e nessuno mi considera anti qualcosa, mentre se solo riporto un passo controverso del Talmud o sottolineo un altro passo del Deuteronomio sono antisemita? Perchè ebrei ortodossi possono criticare le politiche israeliane verso i palestinesi e se lo faccio io sono antisemita?

In tre dei miei saggi mi sono occupato in chiave storico-filosofica dell’ebraismo. L’ho fatto analizzando il pensiero di personaggi come Kalergi, Arendt, Adorno, Scholem, Freud, Heidegger ed altri, perchè studio la storia delle idee del ‘900. Sono essi che parlano, io riporto e metto in relazione, interpreto e giustappongo, nel pieno rispetto del procedimento logico e storiografico. I miei testi, dopo dieci anni, aspettano una minima confutazione, nonostante i tentativi grossolani e patetici di Rai3 e La7, che hanno reso ridicoli i loro autori, i quali sono riusciti ad infilare bufale su bufale in pochi minuti di video o in poche righe di testo. I miei libri sono stati oggetto di lezioni universitarie, sono citati da professori universitari e su di essi è stata discussa ed approvata una tesi di laurea.

Io non nego l’olocausto. Nessuno che io conosca o abbia mai letto, tra l’altro, nega che siano morti ebrei innocenti nella storia, prima e durante l’Olocausto. Se anche fosse stato uno solo, il mio giudizio dal punto di vista etico non cambierebbe. Alcuni dubitano di come le vicende, in alcune loro specifiche dinamiche, ci sono state raccontate. Io non ho preso una posizione su queste idee revisioniste perchè avrei bisogno di un’altra vita per approfondire la questione. Il mio post, che è causa della sanzione a mio carico, dice espressamente che io non faccio mie le posizioni dei revisionisti, dico solo che non dovrebbero andare in galera, essere mobbizzati, ostracizzati, malmenati e mostrificati per le loro idee, come invece succede. Auspico un confronto con loro, invece, che magari finalmente ne metta in luce i limiti e gli errori. Un confronto diretto, si intende. Invece si preferisce metterli fuorilegge, con un atteggiamento da Santa Inquisizione. Nel post, colpevolmente tagliato e ricucito in una maniera che farebbe sorridere uno studente di terza liceo che solo conosca la logica e la retorica aristoteliche, come ad esempio i miei studenti, ciò emerge senza ombra di dubbio, a patto che si abbia la capacità di intendere la lingua italiana. In quel post io scrivevo per 8 volte “io non penso che” e nel documento che mi accusa questo inciso è stato ogni volta tagliato. Pensate: se io dicessi” non penso che si può violentare un bambino di tre anni” e qualcuno riportasse le mie parole come “si può violentare un bambino di tre anni”: come giudichereste questo atteggiamento se non come criminale? Nel mio post io concludo dicendo che quello che hanno subito gli ebrei è un colossale e colpevole abominio. Ebbene, anche questa frase è stata tagliata. Se sono negazionista come posso scrivere di qualcosa di colpevole e colossale? Devo ulteriormente commentare?

Nella mia carriera scolastica inoltre, non ho mai riportato una frase, dico una, di questi revisionisti sull’olocausto. Mai una volta in una sola classe. Ovviamente avrei voluto farlo, come faccio per OGNI situazione storica che prendo in esame con i miei allievi. Non certo prendendo le parti di questo o di quest’altro, ma esattamente come quando affrontando la Rivoluzione Francese parlo della Vandea o quando affrontando l’unità di Italia parlo di Nino Bixio.

I ragazzi di 18 anni sono considerati capaci di intendere e di volere quando gli si sottopone ogni cosa, quando li si giustifica per le manifestazioni pro Greta, quando li si sottopone ad ogni modello omosessualista e globalista… in quei casi addirittura si vorrebbe che votassero a 16 anni! Ma quando si tratta di farli riflettere su certe fasi della storia allora no, divengono magicamente degli incapaci, dei cinquenni, dei decerebrati, e come tali sono effettivamente trattati nella scuola di oggi.

Ora, pur colpendo con durezza le effettive manifestazioni di odio, di discriminazione, di rozza argomentazione, così come la “legge antinegazionismo” giustamente ed effettivamente impone, come si può non rendersi conto che vietare di pensare un fatto, uno solo tra tutti i fatti storici di tutti i tempi e accaduti in qualsiasi luogo, di PENSARLO sottolineo, di esercitare il dubbio su alcune narrazioni di esso, di prevedere una VERITA’ PER LEGGE solo per esso, è ingiusto, incostituzionale, miserabile e tradisce la storia della cultura occidentale? Come si può non rendersi conto che così facendo si mandano immediatamente al macero, o meglio, ai Bucherverbrennungen, in un colpo solo, Socrate, Bruno, Galileo, Cartesio, tutta la filosofia empirista, gran parte dell’idealismo tedesco, e i principi di ogni costituzione liberale? Come si può continuare ad insegnarli nelle scuole se poi li si sconfessa ogni giorno? Si torni indietro nel tempo e si dica a Cartesio che può dubitare dei suoi sensi, di tutto se stesso, ma non della vulgata norimberghiana! Si vada a dire a Galileo che può mettere in dubbio il racconto dominante del geocentrismo ma non il numero di morti ad Auschwitz! Si vada da Hume e gli si dica che il principio di causalità che mette in dubbio è una quisquilia di fronte al Diario di Anna Frank! Ribadisco: parlo di pensare, di dubitare, di fare domande, non di dare risposte. La filosofia è fare domande. Vogliamo far fuori due millenni e mezzo di storia del pensiero? Lo si faccia fuor di ipocrisia, dunque: eliminate dalle scuole le discipline Storia e Filosofia e sostituitele con “apologia del pensiero unico”, “come compilare bene un curriculum”, “Bon ton della perfetto cittadino succube”. Fatelo, forza!

In nome di cosa si vorrebbe far questo? In nome di una emergenza fascismo che non esiste? Di una emergenza antisemitismo che lo stesso Osservatorio per l’antisemitismo sconfessa? O piuttosto certi spauracchi vengono tenuti in vita solo per legittimare l’esistenza di certe associazioni e per colpire meglio, per legge, alcune posizioni politiche? Quali sono queste posizioni è presto detto: il cosiddetto sovranismo, la contrarietà alla globalizzazione, il sostegno alla famiglia naturale, la lotta allo strapotere del libero mercato, il sostegno alla liceità della forma Stato-Nazione, l’avversione al multiculturalismo… potrei andare avanti per anni. Di colpo, soltanto associando queste istanze al “mostro nazifascista”, si fa piazza pulita del possibile accoglimento di tali tematiche. E quale strumento migliore da affiancare a questa Reductio ad Hitlerum se non il più atroce dei delitti, l’olocausto? Quindi in virtù delle leggi razziali, nelle ricostruzioni storiche del pensiero unico, gli italiani, in maggioranza fascisti convinti prima del ’43, divengono tutti mostri, anche se i più scaltri dei mostri fanno il salto della quaglia a guerra finita divenendo i guru dell’antifascismo. Quindi i tedeschi, padri della più alta filosofia, della letteratura e della musica di ogni tempo, divengono in maniera antistorica, nel giro di un paio d’anni, tutti barbari sanguinari, incolti e abominevoli incivili. I mostri tutti di là e i buoni tutti di qua. Foss’anche che i mostri erano i nostri bisnonni, che importa? Questa non è storia, è dogma manicheo.

Ma entriamo nel merito con qualche esempio. Si può parlare o no dell’Haavara Agreement? Si può nominare o no la Conferenza di Evian? Si può dire della denuncia della Arendt nei confronti delle elite ebraiche in merito al processo Heichmann? Se ne può parlare solo al bar? Si possono sollevare queste questioni nel luogo deputato alla riflessione sui fatti storici, ovvero la scuola? Si può dire di queste cose solo riunendosi in luoghi malsani al lume di candela e incappucciati, anche se sono pure su Wikipedia? Bisogna essere meno di tre? Devo dirmelo da solo? E in che modo questo sarebbe in linea con l’articolo 21 e l’articolo 33 della nostra costituzione? In che modo questo sarebbe in linea con una cultura che condanna Gestapo, Ovra, Ceka e Stasi? E come giustifichiamo che quando talune revisioni e riflessioni sono fatte da studiosi ebrei valgono, ad esempio se si chiamano David Cole e Norman Finkelstein, e se le fanno altri devono andare in galera?

Se Donatella Di Cesare, filosofa ebrea che si vanta di essere l’artefice di questa legge che considero ignobile, ribadisce in un suo libro che i paralumi di pelle umana e il sapone fatto con il grasso degli ebrei sono verità storiche (“Se Auschwitz è nulla”, pag. 116) mentre il professor Yehuda Bauer dell’università ebraica di Gerusalemme, anch’egli ebreo, dice che sono bufale (Jerusalem Post, 27 Maggio 1990 pag.4), a chi devo credere? Posso dubitare di uno dei due oppure in entrambi i casi sarei un pericoloso negazionista antisemita che sconfessa uno studioso perchè ebreo?

Davvero non vi rendete conto del problema insormontabile?

Ribadisco fino allo sfinimento: non c’è alcun odio da parte mia né verso gli ebrei né verso alcuna persona. E’ un sentimento che per fortuna non conosco. Non giustifico mai la violenza in ogni sua forma. Non credo poi che riflettendo su tali questioni possano sentirsi offesi i sopravvissuti all’olocausto e i loro familiari, così come non ci si preoccupa dell’offesa che evidentemente non si reca a quelli degli infoibati, dei morti nei gulag, ai discendenti dei pellerossa, ai figli dei morti causati dal comunismo cinese, alle milioni di persone che hanno la sfortuna di non essere ebree e che quindi devono accettare ogni storiografia, revisionista o meno, che riguardi i tanti genocidi che la storia ci tramanda.

Ritorno sul mio post. Nel 2013, quando si discuteva su una legge antinegazionismo, decine e decine di storici e docenti, anche ebrei, presero chiaramente le distanze da essa, in difesa della libertà di ricerca. La lettera in cui lo fecero fu pubblicata da molte testate ed è ancora in rete Dicevano che la legge non deve immischiarsi in queste faccende e che non si sarebbe dovuto sbattere in galera i revisionisti. Ebbene, bisognerebbe sanzionare anche tutti loro, visto che il mio post è IDENTICO alla loro lettera. Io dico infatti che non è giusto sbattere in galera i revisionisti, che dicono questo, e riporto molto didascalicamente le loro tesi. Non avrei dovuto riportarle? Quando si critica una posizione bisogna farlo senza riportarla? Ciò sarebbe assurdo! Perfino Sant’Anselmo nel Proslogion pubblica la sua prova ontologica accludendo le obiezioni di Gaunilone, e siamo nell’XI secolo! Sarebbe poi sbagliato riportare le posizioni altrui oppure abbracciarle? Ogni confutazione, ogni disputa non potrebbero avvenire, nel primo caso.

Signori, qui siamo in presenza di un vulnus del pensiero democratico. C’è una verità imposta per legge e sappiamo di quali forme di governo è tipica l’imposizione per legge di una verità. O si scaraventa fuori dalla nostra vita questa censura delle opinioni oppure si prenda atto che si tratta semplicemente dell’arma di un potere politico illiberale. Occorre pretendere che si stabilisca con la massima certezza che nessuna legge possa essere strumentalmente interpretata in maniera tale da colpire un’opinione, rendendola reato e che una opinione, quale che sia, vada sempre distinta dalle azioni che una persona compie, delle quali solamente è responsabile. Già lo sosteneva con la massima chiarezza John Locke nel ‘600. Se io scrivo o parlo, se dubito, se chiedo, e lo faccio senza trasmettere odio o discriminazione, anzi, se mentre dubito metto esplicitamente in chiaro di essere contro odio e discriminazione, non devo poter essere sanzionato, condannato, discriminato in qualsiasi modo, né mi si può tacitare con un pretesto illogico e incostituzionale. Sto esercitando un fondamentale diritto della persona, se non si fosse capito.

Non è neanche pensabile che mi si dica: “tu devi crederci!” poichè non è neanche in mio potere eliminare dubbi dalla mia mente (e non occorre rifarsi all’intellettualismo etico per spiegarlo). Non è pensabile neanche che si dica a qualcuno: “tu non devi provare odio, ostilità o fastidio verso questo o quello!”, perchè un sentimento non può essere censurato a comando.

Tutta questa questione è eminentemente filosofica, per come io la pongo, ed attiene ad esempio anche alla differenza tra atto e potenza, intese come azione e pensiero, e ai concetti di necessità e possibilità. Ma di tutto questo l’Anpi e i funzionari degli uffici scolastici probabilmente non ne sanno assolutamente nulla, né interessa loro.”