L’utero artificiale renderà le donne più libere … o meno umane, dunque meno donne?

L’utero artificiale renderà le donne più libere, parola di Chiara Lalli, bioeticista.

124644-md.jpg

Ci risiamo: che schifo i figli. Sai com’è: essere madri è un bel casino. Una pancia che si gonfia, si appesantisce per nove mesi. Quel coso lì, dentro, che cresce. Che disagio. La forma fisica che si perde (e nessuno garantisce che verrà ripresa). Le smagliature! E il parto? Oddio, il parto. Quanto si soffre, per un figlio.

 

Quanto si soffre, per amore?

Quanto siamo disposti a rischiare, per restare umani?

 

Troppo & troppo poco, a quanto sembra. Meglio una macchina, che faccia tutto per noi. Figli compresi. Il tutto nell’ottica della robotica androide più avanzata. Sexy bambole di silicone, animate da processori potentissimi, ci allieteranno sotto le lenzuola, mentre la compagna sarà intenta a controllare la silhouette, allo specchio. Un’occhiata ogni tanto allo smartphone, collegato via wi-fi, al bambino di là, nell’incubatrice meccanica che lo sta tenendo in una pancia di ferro.

Pensate che siano quattro righe distopiche?

Vedremo.

Un articolo ben più che “allucinante” quello comparso sulle pagine dell’Internazionale. Vale la pena leggerlo, davvero. Non solo per prendere coscienza del livello di follia che abbiamo raggiunto, ma soprattutto per verificare ancora una volta che cosa succede quando si dismette la ragione più elementare. Che cosa succede quando nessuno riesce più a dare ragioni su nulla? Quando il primo (finto) rimbecillito che passa se ne esce col suo “perché no?” e nessuno sa più rispondere, che accade esattamente?

 

Tutto diventa normale.

Tutto diventa etico.

 

Basta che tolga il dolore, basta che renda la vita più facile o più comoda o più “sicura”. Una contraddizione già dalle premesse. Ma com’è noto: ex falso, quodlibet. E infatti – sulla base della falsa premessa secondo la quale la Tecnica migliora la vita dell’uomo, le conferisce senso, le garantisce maggiore dignità, maggiore gioia nel’essere vissuta, si pretende (già oggi) di trasformare in figli in prodotti da macchine industriali, letteralmente, come se niente fosse. Fabbricare i figli, invece che generarli.

Perché no?

Niente attaccamento intrauterino. Risposte vaghe quando il bambino chiede come accidenti è venuto al mondo. Niente filiazione naturale. Niente carne che genera carne. Niente γένος.

Niente più umanità.

Che cosa non si farebbe pur di conquistare un altro passo in quella folle gara che pretende di rendere uguali uomini e donne, annullando così definitivamente il senso e la reciproca complementarietà che per natura li unisce?

Piallare tutto, a qualsiasi costo. Annullare differenze, sotto la guida diuna scusa magistrale: mancano diritti! basta disuguaglianze! e tanti altri bla bla bla che nascondo però tutti insieme lo stesso progetto: dire addio all’umanità, una volta per tutte.

Passare, senza biglietto di ritorno, al post-umano.

Queste “signore” neo-femministe plaudono all’utero artificiale. Ma – domandiamoci: quello che vogliono, ha un senso? Ha senso pretendere un’uguaglianza con l’uomo fondata su una Tecnica che fabbrica, produce con plastica, acciaio, vetro, chimica e Dio solo sa cos’altro, invece che generare? Ha senso pretendere di annullare una differenza che provoca e genera attrazione reciproca, dunque amore tra uomini e donne? Ha senso mettere al mondo dei figli generati da un incontro tra una lavatrice e un microonde o qualcosa del genere, invece che da un’unione di carne, odore, sudore, ferite, cuori che battono, lingue che si afferrano? Che senso ha cercare di annullare artificiosamente una differenza ricca e meravigliosa, che resta e resterà impossibile, almeno fino a quando uomini e donne saranno ancora co-autori della bellezza che unisce i contrari, dell’armonia che sola nasce dalla complementarietà e non dall’identico ripetersi di una monade identica a se stessa – come perfettamente aveva capito Eraclito, 500 anni prima di Cristo?

E’ da tempo che ne parliamo – anche qui su Ontologismi – e che insistiamo: l’utero artificiale è in arrivo.

E credetemi: arriverà molto prima del previsto.

E credetemi ancora: non sarà solo un elettrodomestico per sfornare bambini in casa di qualche coppia gay ultra miliardaria.

A che pro? Conclude giustamente lo Psichiatra Sabino Nanni: “Per rendere gli esseri umani tutti “uguali” (non di pari dignità, cosa sacrosanta, ma proprio uguali, identici) è degradarli tutti a livello di bestie; il secondo passo è renderli tutti macchine…“.

 

Alessandro Benigni