Ecco come sarà curato chi non si piega al pensiero unico

Alessandro Benigni

Barra sottileVi ricordate quando un paio di anni fa quel tizio ex top-manager di Facebook ci aveva avvertiti? “Vi stanno riprogrammando il cervello“.

Se ve lo siete persi, ecco il video di Chamath Palihapitiya, ex vicepresidente Facebook, su ByoBlu:

 

 

Macché. 

Tutto sommato una cosa robetta da poco, rispetto alle ultime novità. 

È uscita quest’estate, quasi in sordina, una notizia davvero eccezionale. Le tecniche di controllo mentale stanno facendo passi da gigante. In perfetto stile “Finestra di Overton“, una serie di trafiletti ci informano degli strabilianti progressi e delle nuove possibilità di cura delle malattie del cervello.

Siamo già a una fase avanzata: abbiamo finalmente la tecnologia per curare il pensiero. Sì, avete letto bene: mettere le mani – degli elettrodi, per la precisione – sul cervello per decidere che cosa il “malato” può pensare o non pensare. Un esempio? Viene indicato nella notizia che ha cominciato a circolare: possiamo curare il razzismo. Una volta stabilito per assioma che provare sentimenti non positivi per altre razze è una malattia, ecco che il gioco è fatto: con le nuove tecnologie possiamo condizionare il cervello in modo da modificarne il pensiero. Come?

 

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Ce lo spiega Maddalena Marini, ricercatrice del Center for Translational Neurophysiology dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Ferrara e per il Project Implicit, organizzazione internazionale no-profit che studia la cognizione sociale implicita fondata dalle Università di Harvard, di Washington e della Virginia, con l’obiettivo di far conoscere l’esistenza degli “stereotipi sociali impliciti”

“Le tecniche di stimolazione cerebrale non invasiva sono delle procedure considerate sicure che permettono, inducendo delle piccole correnti elettriche o magnetiche, di modulare i meccanismi attraverso i quali il cervello regola il nostro comportamento”. (fonte)

Semplice, no? Sulla base dell’efficacia di queste tecniche, diffuse in ambito clinico per la diagnosi dei disturbi legati al sistema motorio, come dopo un episodio di ictus, ma anche per il trattamento di malattie neurologiche e psichiatriche, come dolore neuropatico cronico, Parkison e depressione, si passa così – senza alcuna precedente discussione etica – a pretendere di curare il comportamento politicamente scorretto

Questa, più o meno, l’analisi logica di ciò che viene presentato come un grande successo, una grande conquista scientifica: 

“siccome non la pensi come noi vogliamo, e a nulla servono gli spot, le pubblicità martellanti, lo stigma sociale e quant’altro, allora ti mettiamo in testa un po’ di cavetti e ti diamo una scossetta. Per il tuo bene”.

Primo passo della finestra di Overton compiuto: intanto se ne parla, e se ne parla in ambito accademico.

Perché non fidarsi degli scienziati, che sono così competenti?

Tra poco qualcuno proseguirà con i passaggi – Overton che già ben conosciamo: non sarebbe bello in futuro poter curare i cleptomani, i violenti, i pedofili, gli assassini recidivi, etc. con queste meravigliose tecniche? E allora perché non cominciare con i “razzisti”, questi odiosi quasi-criminali che resistono a tutti i tentativi di rieducazione sociale? 

Non credo ci sia bisogno di evidenziare come dietro le quinte di questa patetica messinscena da ingegneri sociali non ci sia altro che l’antico progetto di sempre, il sogno principale di ogni Dittatura: cancellare la libertà umana. Con la scusa di eliminare il male morale, si mettono le catene addirittura al pensiero e si costringono le persone nelle condizioni del più totale asservimento e della più profonda dipendenza psichica.

Si comincia con gli “stereotipi”, ovviamente. A chi mai – in questo clima di instupidimento generale – piacciono gli stereotipi? “Lotta agli stereotipi”, no? Non è questo il mantra universale del politicamente corretto, che ci viene ripetuto mille volte al giorno?

(Vale forse solo la pena accennare al fatto che lo “stereotipo” è tutt’altro che un elemento necessariamente negativo e portatore di distorsioni cognitive. Al contrario, lo stereotipo ha risposto egregiamente alla complessità del mondo naturale e sociale, garantendo la sopravvivenza del singolo quanto della sua società poiché fondamentalmente risponde in modo economico ed efficiente al criterio di semplificazione ed organizzazione dei concetti per categorie, proprio della mente umana e ha così consentito di mantenere intatti i propri valori e la propria individualità nei confronti di altri gruppi sociali. Lo stereotipo si origina dalle differenze e le differenze – nel mondo naturale quanto in quello sociale – sono una ricchezza, non un male da combattere).

L’obiettivo è costringere gli individui – addirittura con un intervento a livello cerebrale – a pensare quello che altri hanno deciso sia bene pensare. 

Una fotografia agghiacciante, rispetto alla quale l’Arancia Meccanica di Stanley Kubrick era un’idea tutto sommato modesta. 

 

 

Ora, il dato su cui riflettere è questo: siccome poco se n’è parlato e ancora meno si sono levate grida di protesta, c’è da aspettarsi che il progetto sarà accelerato e presto vedremo spalancarsi altre finestre di Overton

La rana è bollita e il controllo mentale – ancora più stringente di quello già in atto – sarà presto servito per tutti. 

A partire dai disobbedienti e dai resistenti, c’è da scommetterci. 

 

 

 

 

 

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