“Gender School”: gli insegnanti italiani a scuola di “Gender theory”?

 

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Ci siamo. Con la scusa della lotta alla violenza e alle disparità di genere, anche ai docenti viene inculcato il nuovo dizionario della neo-lingua genderista.

Che cosa si nasconde dietro la necessità di “superare gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato dell’essere donne e uomini, ragazze e ragazzi, bambine e bambini”?

Perché si parla di “stereotipi” e non si propone un’indagine del concetto di “archetipo“, semmai?

Dove sono i docenti (almeno quelli cattolici) di Filosofia? Dobbiamo leggere l’ateo Michel Onfray (sempre illuminante, a scanso di equivoci) per capirci qualcosa?

Possibile che nessuno – o quasi – ne parli?

 

 

 

Il commento di Elisabetta Frezza su (link) Ricognizioni.it

 

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“Ecco che «l’iniziativa, denominata “Gender School – Affrontare la violenza di genere”, prevede in una prima fase, in partenza il prossimo 18 settembre, l’avvio di un piano nazionale di formazione dei docenti e del personale della scuola su un ambiente online dedicato», come si legge ancora nella presentazione ufficiale.

A proposito, dov’è il Ministro? È in grado di capire cosa sta succedendo? Ci è o ci fa? Gioca al gioco delle Fedeli, delle Cirinnà, delle Bongiorno, o al gioco della Lega (ammesso che la Lega sia della partita)? Parla la lingua delle élite tecnocratiche o parla l’idioma del popolo italiano? Qualcuno dovrà spiegare almeno i fondamentali a lui e al suo entourage, affinché dicano almeno, una volta per tutte, da che parte stanno.

Tra la gender school del governo gialloverde e la Bibbiano che lo stesso governo gialloverde pretenderebbe di debellare, i puntini da unire sono davvero pochissimi. “Allo Stato non importa”? Allo Stato va bene così”.

 

 

Di Elisabetta Frezza consigliamo la lettura di tutti gli interventi on line ed in particolare di questo illuminante video

 

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