Dice Burioni: “La Scienza non è democratica”. Allora spetta ai medici dettare le leggi per tutti?

Il discorso sarebbe molto lungo e complesso, ma volendo tentare una rapida sintesi: quello che non funziona nel discorso del dottor Burioni è la pretesa scientista di passare da un piano tecnico-scientifico a un piano etico e quindi normativo. Si tratta di due livelli diversi: prima si deve infatti discutere di ciò che è tecnicamente e scientificamente plausibile (discussione che – c’è bisogno di dirlo? – non ha a che fare con la “democrazia” intesa in senso stretto, cioè con una forma di governo in cui le decisioni vengono prese a maggioranza dagli aventi diritto nel dèmos – popolo -, a prescindere dalle qualifiche e dalle competenze).

Poi, si dovrà discutere dei possibili effetti sul piano etico e normativo – e questa sarebbe – anche qui: c’è bisogno di dirlo? – una questione sulla quale in un regime democratico chiunque dovrebbe avere diritto di parola.

Occorrono però delle brevi precisazioni.

Quello che più preoccupa, in questo contesto, è l’arroganza scientista con cui questo dottore si rende protagonista in un dibattito che esula di fatto dalle sue competenze (proprio per la pretesa di qualifiche accademiche che egli stesso esige dai suoi interlocutori per affrontare i temi medici: non è il suo un tema medico, ricordiamolo, bensì etico – e quindi normativo – in quanto discutere della necessità o dell’obbligo di introdurre vaccini potenzialmente pericolosi in soggetti che non hanno alcuna malattia e quindi nessuna necessità di cura non è affare di medicina, ma di normatività etica e quindi giurisprudenziale ).

 

 

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Diceva uno dei più grandi studiosi di Filosofia della Scienza, Karl Popper:

“Se lo scientismo è qualcosa, esso è la fede cieca e dogmatica nella scienza. Ma questa fede cieca nella scienza è estranea allo scienziato autentico”.

La Scienza è fallibile. Non serve a niente presentarla per ciò che non è, con la pretesa di esigere poi obblighi morali sulla base di una presentazione che è appunto fittizia ed ingannevole.

Nessuno – a partire dagli scienziati – dovrebbe arrogarsi il diritto di decidere per tutti ciò che si deve / non deve fare con ciò che è scientificamente e tecnicamente possibile, soprattutto quando in gioco c’è un rischio che riguarda la propria vita. O peggio quella dei propri figli.

A queste parole facevano eco quelle di Paul Feyerabend:

“E usare la “scienza” per denigrare e magari anche per eliminare tutte le alternative significa usare una reputazione meritata per incoraggiare un dogmatismo contrario allo spirito di coloro che se la sono guadagnata”.

 

 

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Ma non è finita.

Va poi detto che anche la Scienza, così come vagamente viene indicata dal Burioni nelle sue esternazioni, procede esattamente come accade nel sistema democratico: è la maggioranza degli “aventi diritto” che indica quali teorie sono da considerarsi affidabili e quali no, proprio perché è sempre un preliminare ed implicito accordo di maggioranza che determina gli approcci teorici in uso, i criteri di misurazione, di valutazione, di critica dei risultati sperimentali e laboratoriali, perfino i criteri stessi (tutt’altro che indiscutibili) con cui si pone la demarcazione tra pubblicazioni e “scientifiche” e “non-scientifiche” (qui avevo già discusso un caso emblematico).

Addirittura, ci sono stati casi in cui i Medici (Psichiatri in questo caso) hanno assunto con una votazione postale delle decisioni di gravissima importanza – non tanto sul piano strettamente medico ma piuttosto per l’immane ricaduta sul piano sociale, quindi antropologico e non da ultimo normativo.

A ciò si deve aggiungere che di sicuro la Medicina non è affatto una “scienza” in cui si raggiunge una verità incontrovertibile, in quanto in Medicina, ad essere precisi, non si “dimostra” nulla (ciò avviene – per inciso – solo per la Logica-Matematica).

Anzi, per alcuni studiosi è perfino discutibile se sia una “scienza” o altro (link).

 

 

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Con questo nessuno vuole ovviamente negare l’importanza né i progressi né i benefici fondamentali che la Medicina consegue per il bene di tutti. Semmai si tratta di delimitarne con attenzione e precisione epistemologica il campo d’azione, in modo da preservare la credibilità della Medicina stessa e dei Medici, di cui tutti sentiamo di doverci fidare.

Credibilità che è a rischio proprio nel momento in cui alcuni Medici pretendono oggi di zittire altri scienziati di loro livello (se non in qualche caso superiore) qualora vengano avanzate critiche, sospetti, visioni insomma non conformi a quella dominante – qui è il caso di dirlo: politicamente corretta.

Credibilità che è a rischio quando alcuni Medici pretendono di dare lezioni di etica o peggio ancora attribuirsi una prerogativa moralizzante o addirittura normativa che in realtà non hanno.

Prerogativa che del resto non possono avere, perché proprio accettando l’assunto di Burioni (“la scienza non è democratica”) ne consegue logicamente che in una democrazia gli scienziati non possono dettare le leggi e men che meno decidere per tutti che cosa si deve e che cosa non si deve fare.

Alessandro Benigni

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Aggiornamento (post di Cesare Sacchetti): “Prof. Giulio Tarro, virologo e candidato al Nobel per la medicina: “l’obbligo vaccinale di massa non ha alcun senso. E’ controproducente”. In una democrazia Tarro sarebbe stato ascoltato dai media. In un regime c’è solo Burioni a parlare”.