Ma davvero “i figli ‘delle’ coppie omosessuali stanno meglio dei figli di quelle eterosessuali”?

 

Continua a destare impressione il modo con cui viene fatto circolare ad arte uno “studio” del 2017 secondo il quale “i figli delle coppie omosessuali stanno meglio dei figli di quelle eterosessualila coppia perfetta sono due padri”.

Secondo la vulgata, questo studio sfaterebbe definitivamente “il pregiudizio sull’incapacità genitoriale delle coppie omosessuali, analizzando scientificamente la salute psicologica dei bambini, ma anche le capacità genitoriali degli adulti paragonandole a quelle eterosessuali“.

 

Ma le cose stanno davvero così?

 

Certo che no.

 

Prima di tutto, un quadretto filosofico.

Prima di tutto, in linea generale, va ribadito che il diritto del bambino ad avere padre e madre non dipende affatto dalla loro bravura nell’assolvere compiti che “la scienza” è in grado di quantificare (stabilità economica, rendimento scolastico dei figli, attività di “baby sitting”, etc. sono fattori indipendenti e mutevoli, che non possono essere utilizzati per valutare i genitori: altrimenti ne dovremmo concludere che solo i ricchi sono bravi genitori, che i genitori disabili – e quindi impossibilitati a svolgere le normali attività di baby sitting – non possono essere buoni genitori, e così via). Perché prendere come metro di paragone le “capacità genitoriali”, evitando curiosamente di partire dal dato oggettivo: essere o non essere genitori credibili (padre e madre)? E’ chiaro che le “capacità genitoriali” sono attività misurabili: chiunque, preso singolarmente, può essere più o meno abile, a prescindere dal sesso e dalla reale genitorialità. Ma la genitorialità (la paternità e la maternità), che implica un legame biologico credibile che unisca il bambino ai suoi due genitori, non può essere ridotta a “parentalità”, riducendo il ruolo biologico ed affettivo del “genitore” all’esercizio delle sue funzioni di cura, educazione, et similia. Se è per questo, i figli possono essere curati benissimo da baby sitter, sostenuti emotivamente da psicologi navigati, istruiti da insegnanti specializzati: non a caso non fanno tutti i genitori. Non è infatti questione di “fare” ma prima di tutto di “essere”: i genitori sono padre e madre, costituiscono le origini reali dei figli, le loro radici e sono il punto di riferimento costante per la loro crescita, al di là di tutto ciò che può mutare (disponibilità economiche, scuola, etc.). Ogni bambino ha il diritto di crescere nella cellula base che gli ha donato la vita: un padre e una madre. La sua identità è una identità famigliare, che si costruisce nella famiglia – padre e madre che gli hanno dato vita. Ogni bambino ha bisogno di una filiazione biologica evidente: deve poter credere di discendere dal frutto di un atto d’amore tra padre e madre.

Ma più di ogni altra cosa, la tesi che questa ed altre “ricerche universitarie” inducono a far passare è che con la “certificazione scientifica” sia tutto lecito, accettabile e perfino buono. Detto in altri termini, “se non ci sono danni scientificamente misurabili, allora si può fare“.

Non occorre la laurea in Filosofia per capacitarsi immediatamente delle conseguenze aberranti di questa convinzione: ciascuno può misurarla da sé, con un banale ragionamento per assurdo. Per esempio (sia “x” un’azione che consideriamo eticamente inammissibile): “se compiendo l’azione x non si possono trovare danni nel soggetto che la riceve, allora “fare x” diventa lecito?“. Un esempio forte? Se compiendo atti di pedofilia su bambini molti piccoli, si vede che poi crescendo questi bambini non mostrano danni evidenti, allora se ne deduce che la pedofilia sia lecita?

D’altra parte, come sostiene la psicanalista Claude Halmos, una dei massimi esperti riconosciuti in etàclaude-halmos_5121198.jpg infantile, è evidentemente sbagliato affermare che le coppie omosessuali sono uguali a quelle etero: infatti, “i bambini che hanno bisogno di genitori di sesso diverso per crescere“. La questione, ha scritto, non è se «gli omosessuali maschili o femminili sono “capaci” di allevare un bambino», ma essi non «possono essere equivalenti ai “genitori naturali” (necessariamente eterosessuali)». In questo dibattito, inoltre, «il bambino come persona, come un “soggetto” è assente». Ed ecco il vero punto della questione: «ignorando un secolo di ricerche, i sostenitori dell’adozione si basano su un discorso basato sull”amore”, concepito come l’alfa e l’omega di ciò che un bambino avrebbe bisogno», non importa se esso arrivi da un uomo e una donna, o da due donne. Ma queste affermazioni, ha continuato la psicanalista, «colpiscono per la loro mancanza di rigore»perché «un bambino è in fase di costruzione e, come per qualsiasi architettura, ci sono delle regole da seguire se si tratta di “stare in piedi”. Quindi, la differenza tra i sessi è un elemento essenziale della sua costruzione». Invece si vuole mettere il bambino «in un mondo dove “tutto” è possibile: dove gli uomini sono i “padri” e anche “mamme”, le donne “mamme” e anche “papà”. Un mondo magico, onnipotente, dove ciascuno armato con la sua bacchetta, può abolire i limiti», ma questo risulta essere «debilitante per i bambini». Essi si “costruiscono” attraverso «un “legame” tra il corpo e la psiche, e i sostenitori dell’adozione si dimenticano sempre il corpo. Il mondo che descrivono è astratto e disincarnato». Nella differenza sessuale, invece, «tutti possono trovare il loro posto […], consente al padre di prendere il suo posto come “portatore della legge […], permette al bambino di costruire la sua identità sessuale».

 

Fin qui, l’elementare ragionamento filosofico, alla portata di chiunque.

Ora scendiamo nel dettaglio della questione metodologico-scientifica

 

 

L’analisi metodologica: ma come vengono fatte queste “ricerche”?

L‘analisi metodologica con cui è stato condotto questo studio, oltre il fatto che viene costantemente rilanciato da riviste anche specialistiche del settore – senza fare il minimo accenno (scientifico) a come lo studio è stato condotto, dimostra chiaramente l’effetto ultimo: convincere le persone in base al modello anti-scientifico per eccellenza: l’Argumentum ab auctoritate.

Per chi non lo ricordasse, l’Argumentum ab auctoritate (Appello all’autorità) è il principale strumento con cui l’ideologia viene fatta passare come verità scientifica.

 

In sostanza, funziona così: siccome un autorevole scienziato pensa qualcosa, questa cosa deve essere vera.

 

E’ chiaro che questa fallacia logica non va utilizzata per mettere da parte le affermazioni di esperti o il generale consenso della comunità scientifica, svalorizzandole in quanto tali. Se è vero che gli appelli all’autorità non sono argomenti validi, al tempo stesso è irragionevole non curarsi delle dichiarazioni di esperti che hanno dimostrato conoscenze profonde sull’argomento, a meno che uno non abbia un livello di comprensione similare, o accesso a ulteriori evidenze empiriche.

Ed è proprio per questo motivo che qualcuno si è preso la briga di andare a vedere come com’è stato condotto lo studio, quali sono i suoi limiti oggettivi, qual è dunque la sua reale affidabilità e soprattutto che cosa dice davvero.

Riportiamo prima di tutto una breve sintesi dalla pagina “Obiettivo Gender“, condotta da un addetto ai lavori:

 

Studi sui “genitori omosessuali: istruzioni per l’uso

Dai giornali e dai rotocalchi, così come da altri media, veniamo informati rispetto a “studi scientifici” che dimostrerebbero in maniera inequivocabile che il sesso dei genitori non ha alcuna influenza sulla crescita e sul benessere psicofisico dei bambini. Affermazioni così apodittiche dovrebbero già destare sospetto perché i fenomeni psicologici difficilmente possono essere analizzati, descritti e classificati in modo così netto e definito.

Occorre comprendere come sono fatti questi studi e qual è il loro grado di attendibilità. A titolo di esempio esaminiamo una delle ricerche italiane recentemente pubblicate e divulgate dai media (“Same-Sex and Different-Sex Parent Families in Italy: Is Parents’ Sexual Orientation Associated with Child Health Outcomes and Parental Dimensions?” pubblicato sul Journal of Developmental & Behavioral Pediatrics).

1) Lo studio si basa su un campione non casuale di genitori omosessuali composto da appartenenti alla associazione Famiglie Arcobaleno o reclutato tramite annunci sulle pagine Facebook di gruppi di genitori omosessuali. Si tratta di un campione di militanti che è perfettamente a conoscenza dello scopo della ricerca per cui sono stati reclutati.

2) Il benessere psicofisico dei bambini è stato valutato attraverso un’autovalutazione dei genitori stessi tramite dei questionari standard (questionario sulle capacità e sulle difficoltà SDQ) a cui uno dei genitori risponde on-line. Si tratta di una metodica del tutto inadatta quando si ha a che fare con un campione di genitori che è motivato a difendere la propria scelta. Inoltre tali questionari sono stati messi a punto per fare degli screening di base per individuare i problemi comportamentali più gravi ed evidenti, ma è molto dubbio che siano adatti a cogliere gli aspetti specifici della condizione di questi figli.

3) Si può facilmente capire che l’abbinamento di un campione di comodo con l’autovalutazione rende particolarmente critica l’attendibilità di questo tipo di studi. Non sorprende che in questo caso i bambini che vivono in “famiglie” dello stesso sesso hanno fatto registrare un punteggio migliore di quelli che vivono in famiglie “naturali”, cosa che dovrebbe far venire qualche dubbio sulla sincerità dei genitori omosessuali che hanno partecipato al sondaggio.

4) Lo studio ha riguardato genitori di bambini da 3 a 11 anni. Non possiamo sapere quale sarà l’evoluzione psicologica di questi bambini nell’adolescenza e gli effetti a lungo termine di una situazione così particolare.

5) Le conclusioni dello studio sono del tutto speculative. Sulla base di quanto esposto si può solo dire che questa ricerca ha evidenziato che i genitori omosessuali tendono a valutare lo stato psicofisico dei propri bambini in modo leggermente migliore di quello dei genitori di sesso diverso.

L’impostazione ed il metodo di ricerca di questa pubblicazione è molto comune negli studi sull’argomento, ma viene da chiedersi se sia coretto, da un punto di vista epistemologico, dimostrare con questi mezzi una tesi di così ampia portata. Si deve inoltre tenere presente che, sebbene meno numerosi, gli studi che hanno utilizzato campioni realmente casuali e parametri più oggettivi hanno mostrato risultati diversi.


Baiocco, R., Carone, N., Ioverno, S., & Lingiardi, V. (2018), Same-Sex and Different-Sex Parent Families in Italy: Is Parents’ Sexual Orientation Associated with Child Health Outcomes and Parental Dimensions?. Journal of Developmental & Behavioral Pediatrics, 39 (7), 555-563.

 

Barra sottile

 

Riportiamo quindi una più stretta analisi metodologica dello studio citato, già apparsa sulle pagine di Ontologismi:

 

 

 

Come stanno davvero i bambini nelle “famiglie” omosessuali?

 

«Stavolta è il turno del made in Italy: “Same-Sex and Different-Sex Parent Families in Italy: Is Parents’ Sexual Orientation Associated with Child Health Outcomes and Parental Dimensions?” E’ lo studio appena pubblicato sul Journal of Developmental & Behavioral Pediatrics da un gruppo di ricercatori dell’Università di Roma. Fra gli autori figura il prof Lingiardi, da sempre schierato in prima linea nella difesa delle rivendicazioni del mondo LGBT. Secondo gli studiosi, la ricerca dimostrerebbe che il sesso dei genitori e le tecniche di surrogazione adottate sono del tutto ininfluenti sul benessere psicologico dei bambini.

Analizzando lo studio originale si scopre però che il 90% del campione dei genitori dello stesso sesso è composto da appartenenti alla associazione Famiglie Arcobaleno e la restante parte è stato reclutato tramite annunci sulle pagine Facebook di gruppi di genitori omosessuali. Cioè siamo di fronte a dei militanti perfettamente a conoscenza dello scopo dello studio e motivati a sostenere la bontà e legittimità della loro scelta, ma non basta: ai genitori omosessuali che hanno completato il sondaggio è stato chiesto di inoltrare il link dell’indagine ai genitori di bambini di sesso diverso della stessa classe scolastica dei loro figli. Quindi il campione di genitori di sesso diverso è stato selezionato dai genitori dello stesso sesso (probabilmente si tratta di loro amici dato che il campione di sesso diverso è solo di 2,8 volte superiore a quello dello stesso sesso).

Altro aspetto critico è la valutazione della salute psicofisica dei bambini. Come per la stragrande maggioranza degli studi di questo tipo, si tratta di una autovalutazione eseguita dai genitori stessi tramite risposte a questionari on-line.

I test utilizzati sono:

Parental Self-Agency Measure (PSAM). Questo test serve a misurare la fiducia che i genitori hanno nelle proprie capacità genitoriali. Si deve rispondere a 5 domande del tipo: “mi sento sicuro come padre/madre” oppure “sto facendo un buon lavoro come padre/madre” classificandosi su una scala da 1 a 7.

Dyade Adjustment Scale (DAS). E’ una auto-valutazione del rapporto fra i partner. Si deve rispondere a 32 domande del tipo “quanto ami il tuo partner?” su una scala da 1 a 5. Oppure “quante volte tu o il tuo partner avete avuto uno stimolante scambio di idee?”

Family Adaptability and Cohesion Evaluation IV Scale (FACES-IV): anche questo è un questionario di autovalutazione del funzionamento e della coesione familiare. Gli argomenti sono del tipo: “l’unione è una priorità assoluta per la nostra famiglia” da valutarsi su una scala da 1 a 5, oppure “siamo in grado di cambiare la leadership nella nostra famiglia”.

Strengths and Difficulties Questionnaire (SDQ). Questo è l’unico questionario che riguarda lo stato psicologico dei bambini. Prevede che i genitori valutino i propri figli in base a 25 argomenti del tipo: “è rispettoso degli altri?” su una scala d 1 a 3 (non vero, parzialmente vero, assolutamente vero) oppure “è spesso infelice, solitario e triste”.

Si può facilmente capire che questi questionari hanno un senso solo se siamo certi che chi vi si sottopone sia realmente interessato a dire la verità. Ma in questo caso si può lecitamente dubitare che i rappresentanti di una minoranza sessuale, motivati a legittimare anche da un punto di vista politico e legale il loro tipo di famiglia, possano fornire delle risposte realmente obiettive.

Da un punto di vista metodologico, l’abbinamento di un CAMPIONE DI COMODO con questionari di AUTOVALUTAZIONE fa perdere a una ricerca di psicologia sociale qualsiasi credibilità. Infatti in tutti i test i genitori omosessuali hanno fatto registrare punteggi migliori di quelli di sesso diverso.

Questi ultimi infatti, non avendo problemi di legittimazione, possono permettersi di rispondere in modo più sincero.

Infine lo studio ha riguardato genitori di bambini da 3 a 11 anni. Anche prendendo per buoni i risultati di questo studio, rimane aperta la vera questione che riguarda come nel tempo l’assenza di un padre o una madre e la non conoscenza di una parte delle loro origini biologiche, influenzerà la psiche di questi bambini.

Le conclusioni dello studio sono del tutto speculative e poco attinenti con i risultati dello studio. Anche senza tenere conto degli evidenti problemi metodologici infatti, questo tipo di ricerca al massimo può dare una indicazione sul livello di adattamento dei bambini, ma nulla di più.

E’ sconcertante che ancora oggi questo tipo di studi, passi indenne da un processo di peer review e venga pubblicato con conclusioni così azzardate, ma nel settore della psicologia sociale, dove l’ideologia ed il conformismo dominano, il rigore scientifico e l’integrità professionale sembrano oramai merce rara». –  Frank Gordon

 

 

 

 

 

 

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