A chi appartiene – davvero – il nostro corpo? (e quindi la nostra vita?)

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Quello che dicevamo fin dal caso Charlie Gard e Alfie Evans, e ancor prima dai casi di “eutanasia” forzata in Olanda.

Il punto non è la qualità della vita, ma il risparmio sui costi.

Ovvero: il punto è guadagnare di più, sulla vita e sulla morte dei pazienti.

Di chi siamo, noi?

A chi appartiene – davvero – il nostro corpo, e quindi la nostra vita?

E’ la stessa logica della vaccinazione forzata e fuori dal controllo del “paziente” (che – ricordiamolo – è sano, e non malato): per il (probabile) “bene altrui” devi (certamente) rinunciare alla sovranità sul tuo corpo, anche a costo di correre rischi molto gravi.

Perché allora non posso togliere un rene ad un malato “inguaribile” o ad un malato in coma “irreversibile”, per guarire un paziente con maggiori probabilità di vita o in grado di condurre una vita “normale” (ovvero più vicina ai parametri decisi da altri)?

Stiamo lentamente scivolando nella barbarie, a suon innocui foglietti pubblicitari.

 

 

Alessandro Benigni

 

 

 

 

 

 

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