Emergenza razzismo e xenofobia o emergenza sicurezza?

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A proposito di razzismo, sicurezza e reati effettivamente commessi, qual è la vera emergenza in Italia?
I dati sono molto belli. Ma chissà come mai vengono spesso presentati in modi curiosi. Forse perché la loro interpretazione dipende dall’ “effetto incorniciamento“? (* vedi nota sintetica a fondo pagina).
Vediamo un po’.
Si dice che in Italia c’è un gravissimo problema di xenofobia e si parla di un’ “emergenza razzismo“.
Dati: da gennaio a marzo 2018 i casi di discriminazione sono stati 169, di cui 19 perpetrati con violenze fisiche e 126 con violenze verbali. Nel 2017, si sono contati 557 episodi, di cui 45 violenze fisiche. In tutto tra il 2015 e il 2017 abbiamo 1.483 casi. (dati raccolti dall’associazione Lunaria): meno di 1.500 episodi in due anni.
Vediamo altri dati (dal Sole 24Ore, classifica di un anno e mezzo fa, credo molto verosimilmente compatibile con i futuri aggiornamenti): i reati commessi in Italia sono complessivamente quasi 7.000 (settemila) AL GIORNO.
Circa 284 ogni ora, per intenderci.
Ora riformulo la domanda: qual è la vera emergenza in Italia?

Alessandro Benigni

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Note

* Sull’effetto incorniciamento avevo già ricordato altro che che si tratta di “un altro stratagemma utilizzato da chi ha il controllo sui media per ottenere la manipolazione del consenso. Si tratta dell’effetto incorniciamento, che poi guardacaso ci dice proprio come si possono influenzare le scelte degli individui in base al modo in cui le alternative sono presentate loro, o incorniciate (da qui “di incorniciamento”, traduzione del termine inglese framing). L’espressione framing effect, introdotta in psicologia per studiare problemi di distorsione cognitiva, è stata applicata alla teoria delle decisioni economiche in condizioni di incertezza dagli psicologi D. Kahneman e A. Tversky (Cfr. Choices, values, and frames, in «American Psychologist» 1984, 39, 4). Attraverso alcuni esperimenti, Kahneman e Tversky hanno mostrato che il processo decisionale individuale è facilmente influenzabile ed è possibile indurre un cambiamento decisionale di fronte allo stesso problema di scelta, se esso viene presentato in modi differenti.

Prendiamo un lampante esempio dal bel manuale di Matteo Motterlini (Ordinario di Logica e Filosofia della Scienza all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e direttore del CRESA, il Centro di ricerca di epistemologia sperimentale e applicata), intitolato “Trappole mentali”:

“Pesa di più un chilo di piombo o un chilo di fieno? Un chilo non può che pesare un chilo. Ma chi non è mai caduto in un tranello di questo tipo? Il linguaggio usato per descrivere un problema decisionale può notevolmente influenzare le nostre preferenze. Per esempio è più probabile che ci si fermi per un pranzo da McDonald’s se viene pubblicizzato che l’hamburger contiene il 30 per cento di grassi o il 70 per cento di carne magra? Ancora, siamo meglio disposti a pagare un ticket per entrare in città se que sto ci viene presentato come una tassa per arricchire le casse del Comune oppure come il primo passo di un ampio progetto ecologista a tutela della salute pubblica? In tutti questi casi il risultato è identico, a cambiare è la cornice in cui è inserito. A rigor di logica dovremmo preoccupnrci del quadro e non del suo contorno; ma così non fa la nostra mente che spesso si lascia sfuggire gli aspetti salienti di un problema per farsi condizionare da quelli marginali”. (M. Motterlini, Trappole mentali, Rizzoli, 2008, pag. 49).

 

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* sulla percezione del crimine in sé, si tenga ovviamente conto del problema della definizione terminologica e della conseguente percezione sociale che ne deriva. Per esempio, quelli che oggi vengono definiti “migranti“, circa otto anni fa erano definiti “clandestini“:

 

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