Paul Karl Feyerabend: (solo?) il gioco ci apre alla comprensione e ci libera dal lavaggio del cervello

 

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“Che interessi, forze, propaganda e tecniche di lavaggio del cervello svolgano nella crescita della nostra conoscenza e nella crescita della scienza un ruolo molto maggiore di quanto non si ritenga di solito si può desumere anche da un’analisi del ‹rapporto fra idea e azione›, si dà spesso per scontato che una comprensione chiara e distinta di nuove idee ne preceda, e dovrebbe precederne, la formulazione e l’espressione istituzionale. (Una ricerca prende l’avvio da un problema, dice Popper). ‹Prima› abbiamo un’idea, o un problema, e ‹poi› agiamo, cioè parliamo, o costruiamo, o distruggiamo. Questo però non è certamente il modo in cui si sviluppano i bambini piccoli. Essi usano parole, le combinano, giocano con esse, finché pervengono ad afferrare un significato che finora era sfuggito loro. E l’attività iniziale di gioco è un presupposto essenziale di gioco un presupposto dell’atto finale della comprensione. Non c’è alcuna ragione per cui questo meccanismo dovrebbe smettere di funzionare nell’adulto. Dobbiamo attenderci, per esempio, che l’‹idea› di libertà possa essere chiarita solo per mezzo di quelle stesse azioni che dovrebbero ‹creare› la libertà. La creazione di una ‹cosa›, e la creazione più la comprensione piena di un’‹idea corretta› della cosa, ‹sono molto spesso parti di un medesimo processo indivisibile› e non possono essere separate senza determinare l’interruzione del processo. Il processo stesso non è guidato da un programma ben definito, e non può essere guidato da un siffatto programma, in quanto contiene le condizioni per la realizzazione di tutti i possibili programmi. Esso è guidato piuttosto da un vago impulso, da una «passione».”

 

 

 

PAUL KARL FEYERABEND (1924 – 1994), “Contro il metodo. Abbozzo di una teoria anarchica della conoscenza” (1975), prefazione di Giulio Giorello, traduzione di Libero Sosio, Feltrinelli, Milano 2002 (I edizione 1979).

 

 

 

 

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“ That interests, forces, propaganda and brainwashing techniques play a much greater role than is commonly believed in the growth of our knowledge and in the growth of science, can also be seen from an analysis of the ‹relation between idea and action›. It is often taken for granted that a clear and distinct understanding of new ideas precedes, and should precede, their formulation and their institutional expression. ‹First›, we have an idea, or a problem, ‹then› we act, i.e. either speak, or build, or destroy. Yet this is certainly not the way in which small children develop. They use words, they combine them, they play with them, until they grasp a meaning that has so far been beyond their reach. And the initial playful activity is an essential prerequisite of the final act of understanding. There is no reason why this mechanism should cease to function in the adult. We must expect, for example, that the ‹idea› of liberty could be made clear only by means of the very same actions, which were supposed to ‹create› liberty. Creation of a ‹thing›, and creation plus full understanding of a ‹correct idea› of the thing, ‹are very often parts of one and the same indivisible process› and cannot be separated without bringing the process to a stop. The process itself is not guided by a well-defined programme, and cannot be guided by such a programme, for it contains the conditions for the realization of all possible programmes. It is guided rather by a vague urge, by a «passion».”

 

PAUL KARL FEYERABEND, “Against Method: Outline of an Anarchistic Theory of Knowledge”, New Left Books, Verso-New Left Books, London-New York 1993 (Third edition, First published 1975).

 

 

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