Noi siamo dunque funzionari dell’umanità

 

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“Ma ‘noi stessi’, noi filosofi del presente[…] possiamo tornare tranquillamente al lavoro che abbiamo interrotto, ai nostri <problemi filosofici>, alla costruzione della nostra propria filosofia? Possiamo seriamente farlo dopo che abbiamo scoperto con certezza che la nostra filosofia, come quelle di tutti gli altri filosofi presenti e passati, non avrà che l’effimera esistenza di una giornata nell’ambito della flora filosofica che sempre di nuovo si rinnova e che poi torna a sfiorire?
Proprio in questo sta la nostra miseria, la miseria di noi tutti, noi che non siamo filosofi letterati, noi che, educati dai veri filosofi del nostro grande passato, viviamo della verità e che solo così siamo e vogliamo essere nella nostra propria verità. Ma come filosofi del presente siamo caduti in una penosa ‘contraddizione esistenziale’. Noi non possiamo rinunciare alla fede nella possibilità della filosofia come compito. Noi ‘sappiamo’ di essere ‘chiamati’ a questo compito in quanto vogliamo essere seriamente filosofi. Eppure, come tener fermo a questa fede, che ha un senso soltanto in relazione con un fine uno, unico e a tutti comune, cioè con ‘ la’ filosofia?
Noi siamo riusciti a comprendere, anche se soltanto nelle linee più generali, come il filosofare umano e i suoi risultati non abbia affatto il significato puramente privato o comunque limitato di uno scopo culturale. Noi siamo dunque – e come potremmo dimenticarlo – , nel ‘nostro’ filosofare, ‘funzionari dell’umanità’.

La nostra responsabilità personale per il nostro vero essere filosofi, nella nostra vocazione interiore personale, include anche la responsabilità per il vero essere dell’umanità, che è tale soltanto in quanto orientato verso un ‘telos’, e che ‘se può essere’ realizzato, lo può soltanto attraverso la filosofia”.



EDMUND HUSSERL (1859 – 1938), “La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale”, in “L’obiettivismo moderno. Riflessioni storico-critiche sul pensiero europeo dall’età di Galileo”, premessa, introd. e a cura di Guido D. Neri, trad. it. Enrico Filippini, Il Saggiatore, Milano 1976, 7 ‘ Il proposito di queste ricerche’, pp. 27 – 28.

 


“Aber nun ‘wir selbst’, wir Philosophen dieser Gegenwart […] können wir nur einfach wieder zurückkehren zur unterbrochenen Berufsarbeit an unseren <philosophischen Problemen>, also zum Fortbau unserer eigenen Philosophie? Können wir das ernstlich bei der sicheren Aussicht, daß die unsere wie die aller gegenwärtigen und vergangenen Mitphilosophen nur ihr flüchtiges Tagesdasein haben wird innerhalb der Flora immer neu aufwachsender und sterbender Philosophien?
Eben hierin liegt ja unsere eigene Not, unser aller, die wirt nicht Literatenphilosophen sind, sondern, von den echten Philosophen der großen Vergangenheit erzogen, der Wahrheit leben in unserer eigenen Wahrheit sin und sein wollen. Aber als Philosophen dieser Gegenwart sind wir in einen peinlichen ‘existenziellen Widerspruch’ hineingeraten. Den Glauben an die Möglichkeit der Philosophie als Aufgabe, also an die Möglichkeit einer universalen Erkenntnis, ‘ können’ wir nicht fahren lassen. In dieser Aufgabe ‘wissen’ wir uns als ernstliche Philosophen ‘berufen’. Und doch, wie den glaube festhalten, der nur Sinn hat mit Beziehung auf das eine, einzige uns allen gemeinsame Ziel, auf ‘die’ Philosophie? Wir sind dessen auch schon dem Allgemeinsten nach inne geworden, daß menschliches Philosophieren und seine Ergebnisse im gesamtmenschlichen Dasein nichts weniger als die bloße Bedeutung privater oder sonstwie beschränkter Kulturzwecke hat. Wir sind also – wie könnten wir davon absehen – in ‘unserem’ Philosophieren ‘Funktionäre der Menschheit’. Die ganz persönliche Verantwortung für unser eigenes wahrhaftes Sein als Philosophen in unserer innerpersönlichen Berufenheit trägt zugleich in sich die Verantwortung für das wahre sein der Menschheit, das nur als Sein auf ein ‘Telos’ hin ist, und ‘wenn überhaupt’ zur Verwirklichung nur kommen kann durch Philosophie.”

EDMUND HUSSERL, “Die Krisis der europäischen Wissenschaften und die transzendentale Phänomenologie: eine Einleitung in die phänomenologische Philosophie“, Meiner Verlag, Hamburg 1996, 7 ‘ Die Vorhabe der Untersuchungen dieser Schrift ‘, Seite 17.

 

 

 

 

 


 

 

 

 

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