C. Guidelli, L’arte e l’imitazione della realtà ideale in Plotino

 

 

“Questa lunga spiegazione è stata giustamente considerata come un capitolo fondamentale nella storia delle idee sull’arte figurativa, nell’antichità. Plotino liquida qui definitivamente la condanna platonica dell’arte imitativa, elaborando le idee precedentemente abbozzate in una nuova teoria: l’attività dello scultore, di cui si parla, si ispira necessariamente ed esclusivamente ad un modello di tipo ideale. Per il modo in cui procede, descritto con precisione, essa è a pieno titolo un’attività fabbrile, nel senso positivo menzionato da Platone e riportato da Plotino, in V 9,5. E in quel senso, propriamente, si può dire che imiti la natura […] La statua di Zeus scolpita da Fidia è un esempio perfetto di raffigurazione sensibile di ciò che non ha natura sensibile. Già prima di Plotino, nell’ambito della cultura retorica, si era sviluppata una nuova sensibilità per le arti figurative che aveva contribuito ad incrinare il concetto platonico dell’imitazione come copia di una copia sensibile […] Tuttavia, in Plotino è evidente l’intento di correggere, non tanto di respingere, la nozione platonica di imitazione, reinterpretandola come riproduzione, nei limiti del possibile, di una forma ideale […] L’arte di imitazione, per Plotino, non riproduce affatto l’apparenza sensibile, e in questo senso è riscattata dalla celebre condanna platonica del libro decimo della Repubblica. E se Platone non negava ogni chance all’arte, ma ammetteva in più occasioni la sua capacità di cogliere l’ordine costitutivo del reale, Plotino, sensibile alla capacità conoscitiva dell’arte, orienta decisamente l’imitazione verso la realtà ideale, affidandole il compito non tanto di riprodurre l’ordine che il modello ideale trasmette al sensibile, quanto la natura del modello stesso, nella sua effettiva, vivente, realtà”.

 

 

C. Guidelli, Dall’ordine alla vita. Mutamenti del bello nel platonismo antico, CLUEB, Bologna, 1999, pp. 115-119

 

 

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