L’esempio dell’anti-dialogo per eccellenza è Gesù Cristo

 

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Eppure questa psicosi della necessità di un “dialogo”, con tutti e ad ogni costo, francamente non riesco né a capirla né tantomeno a mandarla giù. Perché le cose stanno così: un conto è il dialogo tra noi, il dialogo tra me e te, il dialogo che ne so tra marito e moglie. Un conto è anche il dialogo filosofico. Un altro – altrissimo conto è il “dialogo religioso”. Un dialogo “religioso” è una contraddizione in termini. Un abuso linguistico e quindi – come direbbe Papa Francesco – “un errore della ragione”. Una peccato di logica, insomma. Sì, perché declassare la Religione a livello di confutazione razionale (il dià-logos, insegna Socrate una volta per tutte sta proprio nel confutare e nel lasciarsi confutare) implica una premessa sottesa che è meglio portare a chiarimento: implica cioè che ci si possa sbagliare. La Fede va annunciata, proclamata, testimoniata. Non discussa, né dialogata e men che meno corrotta. Ma il dialogo – soprattutto una certa forma di dialogo, con una certa classe d’interlocutori, infetta. Discutere, dialogare, “trovare punti in comune”, smussare gli angoli, addomesticare, edulcorare: uno verbo: mettere a tacere l’Inviolabile significa pensare in fondo che la propria religione (se scrivo Fede si capisce meglio?) possa essere falsa e dunque falsificabile. Il che è – daccapo – un assurdo logico, e prima ancora ontologico: significa pensare che Dio – l’Assoluto – sia falsificabile da uno dei tanti discorsetti umani. Dico: ma ci rendiamo conto?

Ah, dimenticavo: l’esempio dell’anti-dialogo per eccellenza è Gesù Cristo.

Lògos, non dià-logos.

 

Forse qualcuno parla senza aver letto i Vangeli, o peggio senza aver capito ciò che è evidente e chiaramente scritto: c’è un Annuncio, c’è una Promessa, c’è un Perdono, ma quando si tratta di lasciar parlare chi la pensa in un altro modo c’è un “Taci”. Secco e senza se e senza ma. Casomai a volte ci sono disegni sulla sabbia, oppure c’è un silenzio assordante. Come quando Gesù non risponde sul “che cos’è la Verità”, interrogato da Pilato, prima di essere crocifisso. Interessante notare che la domanda posta da Pilato era “Quid est Veritas?” che è poi l’anagramma perfetto di “Est Vir qui adest“. Ovvero: “è l’Uomo che ti sta di fronte“. Non “… discutiamone”, ma: “… inginòcchiati!”.

 

 

Questo è il Vangelo.
Prendere o lasciare

 

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Siamo nati per Risorgere

Buon Natale del Signore a tutti

 

Alessandro Benigni

 

 

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