Giancarlo Ricci: l’ideologia gender è nemica della Psicoanalisi e spesso gli omosessuali sono vittime dell’omosessualismo

 

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[…] Si tratta di un viaggio «politicamente scorretto» che percorre alcune parole basilari al di fuori dell’omologazione somministrata dai soliti slogan. Il lettore troverà non un sapere all inclusive, esaustivo o preconfezionato ma spunti, sguardi, prospettive inedite che scandagliano «dall’interno» il pensiero gender, i suoi paradossi, le sue idee fisse, i suoi zoppicamenti.

Sono considerazioni che prendono le mosse dalla psicanalisi e dalla sua clinica, da quella psicanalisi che ritiene imprescindibile, in questo tempo, entrare con audacia, in modo laico e non accademico, in merito al disagio della civiltà. Questa psicanalisi non pretende di possedere la Verità ma di praticare quella sufficiente etica che consente di evidenziare alcuni frammenti di verità psichica e storica in grado di aprire nuove vie del pensiero. Del resto è facile constatare come nei vari documenti e «linee guida» gender, non vi sia traccia di psicanalisi. Spicca anzi una sua costante negazione, un’avversione che sconfessa l’ambito psichico, la dimensione dell’inconscio, la differenza sessuale, il lavoro della memoria, la soggettività. Prevale invece una visione cognitivista, comportamentista, costruttivista dell’individuo e della società, dove i riferimenti agli autori e alle ricerche si esauriscono, in modo egemonico, al mondo anglosassone.

È una battaglia ideologica tra schieramenti contrapposti, sentenziano alcuni. Niente affatto, non c’è alcuna simmetria. I media, per evitare complicazioni, raccontano la questione gender come scontro tra una posizione modernista e una posizione tradizionalista (nel migliore dei casi). Il laicismo appena incontra una presa di posizione etica forte, ne denuncia l’intransigenza ritenendo che l’esercizio del giudizio altrui esprima immancabilmente un integralismo o un fanatismo religioso. Per far tornare i propri conti, il laicismo ritiene che la posizione cattolica corrisponda a un arroccamento ideologico, applicando la logica parlamentare alla libertà di pensiero e di coscienza. E così ogni dibattito risulta una prova di forza in cui le vere questioni svaniscono nel nulla o vengono esorcizzate con l’accusa di omofobia. Il teorema risulta sempre lo stesso: chi la pensa differentemente attua una discriminazione.

In tal senso, per dissolvere facili pregiudizi, riteniamo essenziale e imprescindibile distinguere tra omosessualità e omosessualismo: la prima è una vicissitudine individuale e soggettiva rispetto alla quale è il caso di astenersi da qualsiasi pregiudizio, il secondo è una visione globale che esige di applicare su scala sociale una certa concezione della sessualità. In quest’ultimo caso occorre e urge un giudizio. Un giudizio, tra l’altro, che ristabilisca il diritto da parte di un’ampia maggioranza della società di esprimere le proprie convinzioni in ma- teria di temi che riguardano proprio la sopravvivenza stessa della società. Ribadiamolo: nulla contro « gli omosessuali », ma parecchie e precise obiezioni verso l’omosessualismo e le sue derive gender. Possiamo spingerci oltre e affermare — l’esperienza clinica lo evidenzia — che «gli omosessuali» talvolta sono essi stessi «vittime » dell’omosessualismo.

L’ideologia gender, strutturata come un arcipelago attorno a cui gravitano istanze diverse della contemporaneità, partendo dalla sfera individuale pretende, in nome dell’uguaglianza e di nuovi diritti, di estendersi all’intera comunità. Con qualche paradosso: in nome dei diritti umani favorire una falsificazione dell’umano; in nome della libertà di un godimento individuale imporre a tutti lo stesso godimento. In effetti più che una mutazione antropologica l’ideologia gender prescrive un’amputazione antropologica nel senso che, in nome della necessità del modernismo, artificiosamente toglie allo statuto dell’umano alcuni referenti simbolici e identitari che da sempre lo hanno istituito. L’ideologia gender risulta così la punta più avanzata, ipermoderna e neoliberale di gestione e controllo della soggettività. In nome di una tecno-biologizzazione essa propone una negazione dello psichico per celebrare il trionfo narcisistico dell’Io a discapito del «bene comune».

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Giancarlo Ricci,  Sessualità e politica. Viaggio nell’arcipelago gender (Sugarco 2016)

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