​La grande bugia dell’ideologia transgender

Di Joe Bissonnette

 

Una delle grandi verità perdute nello zelotismo della politica di genere è che, diversamente dalla sessualità animale, che è puramente istintiva, la sessualità umana è una combinazione di istinto e socializzazione. Non siamo “Born this way”, nati così. Il desiderio sessuale umano è coltivato. Può essere incanalato verso la bellezza, l’amore, persino verso il sublime sacrificio di sé, che culmina nel matrimonio, nella procreazione e nell’educazione di figli. Ma può anche essere sedotto in una spirale discendente di egoismo e perversione, conducendo alla distrazione morale e all’ottenebrazione della mente con l’indifferenza spirituale.

Durante le fasi iniziali della rivoluzione sessuale c’era un edonismo sessuale più o meno semplice. Attraverso la contraccezione, il sesso era staccato dalla procreazione di figli e desacralizzato dall’alleanza matrimoniale. Veniva presentato come un fine piacevole di per se stesso. Ma certamente non poteva essere semplice. Una cosa santa, semplicemente, non può mai essere resa non santa. Sulle spalle della gratificazione sessuale fu messo un fardello che non poteva portare. Fu celebrato come il completamento dell’attuazione di sé, ma suonava vuoto. L’eros divenne il moderno dio che aveva fallito.

Il problema, a parte il peccato di idolatria, era la confusione umana. I suoi frutti furono straniamento, solitudine, insicurezza e misera disperazione per il tradimento del sogno del vero amore. L’edonismo della rivoluzione sessuale portò a terribili “postumi” emotivi, senza contare la tremenda “conta dei cadaveri” dei bambini abortiti. Ma i figli della rivoluzione sessuale non erano pentiti, anzi erano addirittura ribelli. E nella ribellione diventammo distratti, e sordi alle verità su amore e matrimonio, che avevano informato le generazioni precedenti. Diventammo freddi e perdemmo quell’aspirazione romantica verso la bella innocenza preternaturale e verso la comunione sponsale descritta nelle ultimissime parole prima della Caduta del peccato originale: «Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna» (Gen. 2:25). La nostra natura sessuata divenne una cosa spiacevole.
Questa trasformazione fu talmente radicale da negare qualsiasi analisi puramente sociologica. Qualcosa di soprannaturale è prevalso nella distruzione della fruttuosa alleanza, che era il riflesso umano della Santa Trinità. La distruzione del matrimonio e la legalizzazione dell’uccisione di bambini nel grembo materno sono firme proprie di Satana. Gesù ha detto di Satana: «Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna» (Giovanni 8:44-45).
Nel film «La Passione di Cristo” c’è una intelligente raffigurazione di Satana come asessuato priva di qualsiasi riflesso della fruttuosità di Dio. L’Anticristo satanico apparirà non solo senza ginocchia su cui offrire culto, o offerte che attestino un sacrificio d’amore, ma anche senza sesso, in una sterilità androgina.

Quando diventiamo per la prima volta coscienti del nostro essere, come personalità, è sempre una personalità maschile o femminile. Anche se qualcuno si avvicinasse a noi da dietro, non appena quel qualcuno si rivela lo conosciamo come maschio o femmina. Scritte anche nell’inconoscibile, inscrutabile e ineffabile dimensione del sé, fatto a immagine di Dio, la mascolinità e la femminilità sono permeati fino all’essenza, «Dio creò l’uomo a sua immagine a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò» (Gen 1:27).
Quindi la mascolinità e la femminilità sono bersagli primari per il padre della menzogna. Nella narrazione della Caduta in Genesi 3, quando il serpente tenta Eva col frutto proibito, Adamo sta a fianco di Eva in silenziosa codardia. C’è un dialogo in tre parti tra il serpente ed Eva; il serpente non fa altro che chiamare Dio un bugiardo, e poi il serpente corteggia Eva, facendo appello alla sua sensualità e hubris. Ma Adamo rimane in silenzio, invisibile. Sta lì in silenzio mentre lei mangia la mela, e poi in silenzio la prende e la mangia quando Eva gliela porge. Il primo peccato di Adamo è stata la codardia, l’assenza di fortezza e di forza virile.

Per quanto riguarda Eva, le sue prime parole al serpente sono una lamentela esagerata. Eva non era ancora stata creata quando nel capitolo 2, «Il Signore Dio diede questo comando all’uomo: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti”».  (Gen. 2:16-18). Ma quando Eva riferisce al serpente quel che Dio ha detto, aggiunge a questo divieto: «…ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”». (Gen. 3:3). Genesi 2 non dice che Dio proibisca di toccare. Sin dall’inizio, Satana ha sfruttato la tendenza maschile alla codardia e la tendenza femminile all’insoddisfazione. Ma queste prime debolezze erano “segnali” a rovescio che rivelano che coraggio e pazienza appartengono correttamente all’uomo e alla donna.

L’ideologia di genere (gender) rappresenta la mascolinità e la femminilità come costrutti sociali non essenziali. Questo scredita non solo la verità delle nostre nature maschili e femminili, ma anche la teodicea trinitaria viva e vivente, che è il matrimonio che dà frutto. Il transessualismo è una sorta di rito sacerdotale che mette in atto l’anti-verità dell’ideologia di genere. È teatro esistenziale che porta in scena l’estrema mancanza di senso e plasticità dell’essere e che chiede la nostra sottomissione. Marcia con autoritarismo attraverso la nostra cultura, esigendo che partecipiamo alle sue sfacciate menzogne. In questo mondo, dire la verità è predicare il Vangelo.

L’audacia della negazione omosessuale e transessuale della natura obbliga le persone a sottomettersi con la paura, in parte perché il nostro senso della verità è stato così profondamente corrotto dalla rivoluzione sessuale e in parte perché, come ad Adamo, ci manca il coraggio. E la nostra passività di fronte all’inclusività forzata sta avendo un profondo effetto sulle vedute della maggioranza, che continua a identificarsi come eterosessuale, ma ora lo fa in un modo totalmente diverso.

Fino a pochi anni fa, gran parte dei giovani pensava alla propria eterosessualità come tratto fisso parte della propria essenza. Ora molti pensano alla sessualità, persino alla propria, come variabile, persino fluida. Il grande esemplare dell’illuminismo del ventesimo secolo, Barack Obama, era avanti di una generazione quando prese in considerazione di diventare gay al college. Ora, senza nessuna comprensione di principio di verità essenziali su mascolinità e femminilità, il nostro mondo è diventato irriconoscibile.

Ma rimangono tre cose che colpiscono. La prima è che gli imperi cadono e le culture muoiono. Non abbiamo il lusso di una speranza oziosa che le cose si aggiustino da sole. Potrebbero non farlo. Ma d’altra parte, come dice S. Paolo, «laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia» (Rom 5:20). Dio consente il male perché ne possa scaturire il bene. E infine, Dio ha indubbiamente benedetto l’esperimento americano in tutta la sua bruttezza e gloria. Dobbiamo sperare.

+

+

+

Joe Bissonnette insegna religione e filosofia alla Assumption College School a Brantford, Ontario dove vive con sua moglie e i suoi sette figli. Ha scritto per Catholic Insight, The Human Life Review, The Interim, The Catholic Register e The Toronto Star.

 
Traduzione di Gian Maria Spagnoletti

+

+

+

+

+

+

+

Annunci