Incriminati da chi? (Chi controlla i “controllori”?)

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Spazio bianco

L’esperienza soggettiva, così come la conoscenza storica, mostrano che la logica del male è quella del piano inclinato, e non del precipizio immediato. Al precipizio si arriva, prima o poi, perché è questa la destinazione del male. È questa la sua natura. Ma si arriva a piccoli passi. A poco a poco. In modo impercettibile. Lo abbiamo già visto molte volte, nella storia. Così come sappiamo che puntualmente tutte le voci che davano l’allarme, in tempi ancora ragionevoli per cambiare rotta, siano state puntualmente inascoltate.

Ora, le cose stanno così: a questo punto non abbiamo più bisogno di alcun profeta. Lo dirò più chiaramente alla fine: tutto è già stato scritto. In particolare, oggi non siamo più – e non lo siamo da un pezzo – nel tempo dei “piccoli passi”. Questi, a poco a poco, sono già stati compiuti. La nostra è invece l’epoca dell’accelerazione.

Stiamo correndo, non avanzando distrattamente verso il precipizio.

E stimo correndo sempre più forte.

Non passa giorno, infatti, senza che un nuovo drammatico segnale venga imposto, senza che la direzione di questa folle corsa non venga ribadita, consolidata, palesata ormai con la sfacciataggine più clamorosa, senza che un paletto non venga spostato e riposizionato: non “un pochino più in là“, ma su un terreno del tutto nuovo, inaudito, inaspettato, dove solo qualche anno fa sarebbe stato impensabile.

L’ultima scena di questa sorta di film dell’orrore, in cui tutti siamo attoniti spettatori, vede come protagonista uno Psicologo, di prestigio, sottoposto a processo per aver osato affermare che il bambino ha bisogno di padre e madre, della complementarietà e della differenza genitoriale. Ma ormai siamo abituati al surreale, è questo il fatto. Quella che io credo sia una planetaria operazione d’ingegneria sociale (la prima nella storia di questo livello e di questa portata e se ho ragione presumibilmente anche l’ultima), soprattutto con la tecnica del bombardamento mediatico, ha sortito l’effetto dell’assuefazione collettiva all’impensabile (qualcuno potrebbe chiamarlo “follia“, e non senza ragioni).

Penso alle parole di Italo Carta, già Ordinario di Psichiatria e direttore della Scuola di specializzazione in Psichiatria all’Università degli studi di Milano:

Quando si abolisce il principio di evidenza naturale la mente compensa con squilibri psicotici gravissimi. Per questo pensare di introdurre l’uguaglianza dei sessi come normale significa attentare alla psiche di tutti. Penso poi ai più deboli: i bambini. Se gli si insegna sin da piccoli che quel che vedono non è come appare, li si rovina. Ripeto, pur non essendo solito fare affermazioni dure, dato che gli omosessuali sono persone spesso duramente discriminate, non posso non dire che introdurre l’idea che la differenza sessuale non esiste, e che quindi non ha rilevanza, è da criminali“.

 

Siamo dunque abituati. Non c’è niente da fare.

Ciò che prima era inconcepibile, piano piano, a poco a poco, è diventato oggi quasi naturale: chi protesta per quello che è successo? L’impensabile è di fatto – già oggi – socialmente condiviso e soggettivamente (sia pure passivamente) accettato.

Ma allora forse non siamo solo abituati: siamo anche paralizzati. Costretti alla resa incondizionata. D’altra parte il gioco nominalistico del Potere ha già messo in circolo da tempo l’equivalente illogico del folle, allo scopo (perfettamente riuscito) di renderlo presentabile: si chiama “progresso“. Progresso, anzi, con la P maiuscola: un dio al quale tutti si devono piegare. Costi quel che costi. Tanto che ormai qualsiasi “novità” viene banalmente assimilata ad “evoluzione”. L’importante è che si vada avanti, non importa verso dove.

Così che, alla fine, l’anormale e l’inaudito sono percepiti come normale ed accetabile. Anzi, da accettare per forza e da incoraggiare, pure, a prescindere dal merito, pena l’immediata esclusione dal coro e la segnalazione alle varie psicopolizie (istituzionali o comunque socialmente attive) che provvederanno immediatamente a sorvegliare, ad isolare e a colpire e punire, gli spirti liberi. “Sorvegliare e punire“: come non pensare, nel paradosso più tagliente che ci sia, al genio (omosessuale) di Michel Foucault?

Tutto normalizzato, dunque, da una cortina a-razionale che da tempo ha anestetizzato cuore e cervello dei singoli e della società intera.

Tutto normale. Tanto che, per quest’ultimo caso (ma è da supporre, purtroppo, che non sarà affatto l’utimo) per trovare la notizia bisogna andarsela a cercare: “Messo sotto processo uno psicoanalista per aver sostenuto che il padre e la madre hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo del bambino”.

Solo la stampa indipendente ne ha dato notizia.

Non è strano?

Non è uno scoop da prima pagina? Fare un’affermazione di questo tipo (che per inciso è talmente verificata ed assodata da risultare quasi banale o almeno – è questo e sintomatico – lo sarebbe stato solo fino ad un paio di lustri fa) è oggi  una vera e propria trasgressione nei confronti dell’ordine imposto, stabilito, indiscutibile: quello del Pensiero Unico. 

Tanto che per questa affermazione si può può essere incriminati.

Proprio come successo a Giancarlo Ricci.

Ma – e veniamo al punto – incriminati da chi? Con quale diritto, in base a quale costituzione, secondo quale organizzazione socialmente riconosciuta? È questo il punto: chi controlla i controllori?

Che sono, come funzionano, qual è lo scopo di questi “Ordini“? Sono comitati accademico-scientifici oppure organi burocratico-amministrativi o forse gruppi politici ovunque e a tutti i livelli in lotta per affermare la loro ideologia?

Tentiamo dunque qualche breve ipotesi, nella speranza di fare ordine nelle idee e di capirci qualcosa.

E partiamo dalla prima ipotesi: supponiamo che questi Ordini siano de iure e de facto organi scientifico-accademici. Ma la scienza non funziona così: non procede per processi e denunce delle tesi avverse (a chi, poi?) e non mette nessuno sotto censura. Le teorie scientifiche che non funzionano semplicemente muoiono da sé, nel dibattito scientifico e alla prova dei fatti, proprio in quanto prima di tutto non reggono al peso delle critiche e delle contestazioni. Muoiono perché appunto non funzionano e in quanto gli scienziati, nell’ambito della normale dialettica in cui si confuta e ci si lascia confutare alla luce della ragione, mettono in evidenza gli errori e le criticità sotto il controllo dell’intera comunità scientifica. E’ solo in questo modo che gli errori poossono essere superati, in un’opera di reciproca correzione continua: quell’opera di aricchimento cumulativo – e non imposto dall’alto o men che meno imposto col potere – che si chiama Scienza.

Vendiamo dunque alla seconda ipotesi: sono solo gruppi burocratico amministrativi. Ma a ben vedere forse nemmeno questa sembra reggere, in quanto se l’Ordine degli psicologi è un’istituzione burocratico-amministrativa allora se ne deduce logicamente che non dovrebbe occuparsi di teorie scientifiche. Cosa che invece, a quanto sembra, avviene. E’ avvenuta e sta avvenendo. Proprio in questi giorni.

Sembrerebbe dunque non restare altro che la terza ipotesi. Ma come giustificarla?

Il fatto è che al dibattito rischia così di sostituirsi il processo, così come in genere alla fatica dell’argomentazione si supplisce con l’accusa ideologica se non l’insulto o l’attacco personale. Lo sperimentiamo ogni giorno: ad un argomento, a prescindere dal suo livello di fondazione, in molti rispondono semplicemente dando dell’omofobo. Come se questo significasse qualcosa di vincolante sul piano argomentativo (quando invece non si tratta che di una banale fallacia logica – argumentum ad hominem, nel caso specifico). E quel che è peggio: spesso non c’è nemmeno un autentico processo mediatico, dove chi è accusato possa difendersi pubblicamente, e dove bene o male le carte verrebbero o dovrebbero essere scoperte e messe sotto gli occhi di tutti e quindi subire il controllo dell’intera comunità (non solo scientifica).

Ora, a quanto sembra, i “processi” si fanno a porte chiuse.

Ma chi controlla quello che succede?

Per questa strada si arriverà alla messa in scena mediatica (ovvero all’imposizione reale) di un nuovo modello di scienza, il cui canone è stabilito da chi detiene il Potere (parlo di potere politico, ovviamente) ed avremo in breve il collasso non solo della scienza ma dell’intera società civile. Perché se la pressione, la minaccia di sanzioni, i processi – ripeto: politici – servono a questo punto per distruggere una certa immagine dell’uomo, per abbandonare, dimenticare, oltrepassare una civiltà intera, allora non solo i professionisti (i medici, gli psicologi, etc.) ma chiunque osi difendere i valori che oggi sono contestati dovrà essere colpito, isolato, censurato, ridotto all’ininfluenza e all’irrilevanza, in una sorta di damnatio memoriae globale il cui risultato sarà la morte per asfissia dell’intero panorma sociale.

Infatti: una volta evaporata la libertà di porre e proporre i prori valori, le proprie idee, nel civile dibattito sociale, che resta?

Se il futuro che ci aspetta è questo, abbiamo già più di un indizio per immaginare come sarà il Nuovo Ordine, il cui centro vitale non potrà che essere proprio quello che già oggi si sta profilando: il “Ministero della Verità“. Anzi, a dirla tutta abbiamo ben più qualche indizio e non ci vuole nemmeno un grande sforzo di fantasia per immaginarsi il finale. Basta leggersi un racconto più che dettagliato di come andranno a finire le cose proseguendo per questa via: si chiama 1984 ed è il capolavoro di George Orwell.

Proteggere e difendere la libertà di ricerca scientifica significa oggi proteggere e difendere non solo la libertà di tutti noi, ma l’essenza stessa della Democrazia e della nostra civiltà.

O di quel che ne rimane.

E’ un compito di tutti: o perlomeno di tutti coloro i quali vogliono ancora essere liberi.

Alessandro Benigni

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