Assopiti dinamici

Kairos

Il mio momento è quello di un sistema chiuso. Io posso vedere chiunque, ma nessuno vede me e neanch’io, a pensarci bene, mi vedo. Le porte sono vetri oscurati e creano illusioni. Mi domando: a chi?

L’ambiente si determina come uno spazio circostante, il che vuol dire che necessita di un centro per definirsi “contorno” di alcunché. In prima persona posso dire di essere chi credo di identificare come coscienza riflessa di me, ma posso anche accettare di dirmi così come suppongo si dica per voce d’altri di me o di quel che dell’Io siamo ancora in grado di dire. Non sono stati, sono cambiamenti, il cibo dell’essere. Sicché le pareti che formano l’ambiente forse scelto, forse obbligato, possono oscurare me a loro, loro a me o noi a noi stessi; e allora posso essere il cuore del mio ambiente, di tutti gli ambienti che poi è univoco nell’uguaglianza dell’umana…

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