Scheler: l’unicità della persona

Scheler_maxLa geniale riformulazione della filosofia operata da Kant si accompagna ad una serie non indifferente di nuovi problemi. Molti dei quali, in stretta connessione con la strada del trascendentale, che Kant aveva imboccato con decisione. Da questa via si aprono infatti numeriosi sentieri, alcuni dei quali – secondo i critici – destinati a restare interrotti. In campo etico, sorattutto, diversi pensatori hanno avanzato perplessità sul rischio costante – nell’impostazione kantiana – di una deriva formalista ed anonima. La polemica contro il formalismo etico kantiano porta in particolare un autore come Max Scheler ad avvicinarsi al personalismo. Così che alla devozione kantiana (ed illuminista in genere) per la ragione, Scheler contrappone infine non “un” ma “ciascun” essere personale. Allo stesso modo, ad un generico dovere formale, contrappone il valore singolare; all’anonimo ente di ragione che costituisce il soggetto etico del formalismo kantiano, una soggettiva (sia pure non soggettivistica) individualità, irriducibile dell’essere personale.
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Il personalismo etico, cui ci ha condotto la nostra ricerca, si differenzia nel modo più caratteristico dalle attuali correnti di filosofia morale soprattutto per la posizione che attribuisce al divenire e all’essere della individualità spirituale della persona come portatrice del valore etico. Il valore della persona costituisce per noi la posizione assiologica più elevata: è superiore in quanto tale a tutti i tipi di valore i cui portatori siano il volere, l’agire e altre proprietà della persona, ed è superiore per posizione a tutti i valori reali e situazionali. Anche il «volere» della persona non può essere mai migliore o peggiore della persona che ne sia soggetto. Ho inoltre dimostrato però che ogni uomo è pura persona esattamente nella misura in cui sia un essere individuale e unico, diverso quindi da ogni altro essere; di riflesso il suo valore è un valore individuale unico. (Ciò vale ovviamente sia per le persone singole che per quelle collettive, come ad esempio il popolo greco o romano). Di conseguenza, oltre al bene oggettivo e universale (con il contenuto normativo che ne deriva) vi è per ogni persona (singola o collettiva) un bene individualmente valido, non per questo però meno oggettivo e di per sé meno evidente; esso è conoscibile ricorrendo alla «coscienza morale» nel senso stretto del termine. Tutti i depositari ultimi dei valori etici sono pertanto diversi e diseguali non solo nel loro essere, ma anche nel loro valore – cioè nella stessa misura in cui vengano concepiti come pure persone. Ammettere una loro uguaglianza di valore (nonché la relativa parità dei doveri) sarebbe pertanto operare una mera finzione o, in caso contrario, una considerazione (peraltro fondata) del particolare ambito dei compiti ancorato all’idea del bene universalmente valido. «In riferimento» a questo ambito dei compiti, ad esempio «come» soggetti dell’economia, «come» depositari di diritti e doveri civili ecc., essi possono e in determinati casi (oggetto di una specifica analisi) debbono anche «valere» come eguali. Rispetto all’«ideale» etico e senza trasgredire l’insieme delle norme universali che conseguono per principio dall’idea del valore personale ogni persona dovrebbe pertanto comportarsi, eticamente e assiologicamente, in modo diverso da ogni altra sia pure a parità di condizioni organiche, psichiche ed esterne. Ciononostante, non si è ancora stabilito se e in che misura la diversità di fatto e di valore delle persone possa venir definita come dato o, addirittura, «constatata». Anche se questa definizione non fosse possibile, tale diversità sussisterebbe comunque nei confronti dell’idea di un Dio che tutto ama e sa. Proprio «di fronte a Dio» le persone e i loro valori individuali vanno pensati come semplicemente diversi, contrariamente all’opinione che ci sia una cosiddetta «uguaglianza delle anime dinanzi a Dio», acquisita (secondo noi, a torto) da alcuni come dottrina del cristianesimo storico.

(Il formalismo nell’etica e l’etica materiale dei valori, pp. 621-22)

 

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