108. La pornografia come strumento di controllo, individuale e sociale: chi detiene il mercato del porno? (VI parte)

 

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Capitoli precedenti:

 

  1. La pornografia come strumento di controllo, individuale e sociale (parte I)
  2. La pornografia come strumento di controllo: le basi neuro-fisiologiche (parte II)
  3. La pornografia come strumento di controllo: le basi neuro-fisiologiche (parte III)
  4. La pornografia come strumento di controllo: le basi neuro-fisiologiche (parte IV)
  5. La pornografia come strumento di controllo: anche la cosiddetta “arte moderna” serve all’addomesticamento (parte V)

 

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Nelle scorse puntate abbiamo delineato qualche motivo di riflessione sul rapporto tra pornografia e controllo sociale, fino all’analisi di alcuni meccanismi neurofisiologici che determinano instupidimento, dipendenza e addirittura problemi di stimolazione sessuale (e quindi erezione nei maschi).

Ora veniamo ad occuparci dell’altro aspetto: dai controllati, passiamo ai controllori.

 

 

Chi detiene il mercato del porno?

Prima di tutto, un dato scontato: si tratta di un mercato di proporzioni inimmaginabili.

E’ stato calcolato, come ricorda anche Giuliano Guzzo, che ogni secondo su internet vengono spesi oltre 3.000 dollari per acquistare contenuti porno. (Fonte)

I siti per adulti non conoscono mai crisi. Di nessun tipo. Praticamente in ogni nazione del mondo gli internauti utilizzano la rete per trovare materiale pornografico: il web, senza dubbio, è oggi la fonte principale del consumo pornografico.

L’industria pornografica, infatti, è oggi

“ […] tra le maggiori industrie del web, capace di attirare utenti (e generare traffico) e produrre introiti come poche tra quelle attive online. Secondo le ultime stime è responsabile del 4,4% del traffico mondiale generato da computer desktop e dà vita a un mercato dal valore di svariati miliardi di dollari. Stando ad alcuni esperti del mondo digitale, il porno online sarebbe la vera locomotiva che guida l’innovazione e l’evoluzione del world wide web, capace di cambiare forma e modalità di comunicazione a seconda delle necessità dei siti per adulti. Un assunto forse un po’ troppo forte, ma non del tutto inesatta a vedere le cifre che siti come YouPornPornHub e Xhamster sono capaci di mettere insieme. […] Una ricerca condotta nel marzo 2015 dal portale SimilarWeb su commissione del sito di informazione hi-tech “The next web” mette in evidenza come il porno online sia capace di generare volumi di traffico superiori ad ogni aspettativa. I siti per adulti, come detto, sono responsabili del 4,41% del traffico generato da computer desktop e laptop: un risultato che vale al settore pornografico digitale un posto d’onore all’interno del G7 del web (un club ideale che racchiude i sette settori capaci di generare il maggior quantitativo di traffico online). Se al primo posto troviamo “Internet e telecomunicazioni” seguito da “Arti e intrattenimento” e “Informazioni”, il 4,41% permette al porno online di conquistare la settima piazza, prima di settori dotati teoricamente di maggior appeal come il gaming online, finanza, viaggi e scommesse”. (Fonte)

 

Un dato particolarmente rilevante, che si ricollega direttamente al problema dell’induzione alla dipendenza di cui abbiamo dato cenno nelle puntate precedenti, riguarda l’attivazione e l’incanalamento automatico dell’ignaro visitatore della rete in siti che espongono materiale pornografico. Banalmente, chiunque di noi si sarà accorto che immagini più o meno hard vengono già oggi collegate alla pubblicità più invasiva: quella che dobbiamo sorbirci per accedere alla nostra posta elettronica, quella che fiancheggia le notizie on line dei quotidiani in rete, quella che campeggia in ogni portale, compresi i più blasonati.

Non c’è da stupirsi. Quella del porno, infatti, è la quarta categoria per traffico generato grazie agli annunci pubblicitari. Il 3% di tutti gli internauti che cliccano su banner pubblicitari finisce con il visitare siti per adulti, mentre circa il 30% viene indirizzato verso siti di scommesse online o gioco d’azzardo.

 

Sesso e scommesse. Come sarà facile notare, neanche farlo apposta, altre fonti che inducono ad una massiccia dipendenza.

 

Un dato che combacia con quanto abbiamo già rilevato nelle precedenti riflessioni: non a caso l’età media in cui si diventa consumatori di materiale pornografico si sta abbassando notevolmente.

E c’è da scommettere che questa tendenza verrà confermata nei prossimi anni:

 

“Per  quanto riguarda l’uso del porno tra i minorenni, da alcune statistiche relative al Canada, si può notare che nella fascia di età  fra i 13 e i 14 anni, il 90% dei maschi  ha visitato almeno una volta un sito porno, contro il 70% delle ragazze. Quelli invece che vi accedono con regolarità sono il 30% dei ragazzi e l’8% delle ragazze”. (Fonte)

 

E non c’è quindi da stupirsi se il processo di normalizzazione (indotta) assume sempre più i connotati del tragicomico: il porno viene già oggi considerato, quasi sempre, del tutto “normale”: un’ennesima variante naturale con cui chiunque, anche in solitudine (e sta qui l’elemento paradossale e tragicomico insieme) può comunque trovare una sua soddisfazione sessuale.

Il tutto, naturalmente, nonostante da più parti studi medici, psichiatrici e sociali abbiano messo in evidenza la correlazione tra pornografia, danni fisiologici e mentali dei soggetti coinvolti:

“Esiste una certa tendenza a considerare la pornografia per adulti come un diversivo innocuo, senza considerarne appieno la pericolosità, ma esistono molti studi che  hanno analizzato il problema: per restare in ambito italiano il prof. Carlo Foresta che con il progetto Androlife ha analizzato un campione di 20.000 giovani fra i 18 ed i 27 anni. L’indagine ha riscontrato che il 60% dei giovani usa internet anche per vedere siti porno, dei quali il 46% lo fa almeno una volta a settimana, con una permanenza media di 16 minuti a sessione. Nel 7% dei casi analizzati il sesso on line diventa una dipendenza, quando cioè “il collegarsi si trasforma in automatismo al quale sembra impossibile sottrarsi” (intervista rilasciata su Glamour, febbraio 2013). A ciò si aggiunge la tendenza a confondere il reale con il virtuale fino ad arrivare a trasformare la propria ragazza in una professionista del porno e restarne delusi in caso contrario”. (Fonte)

 

 

Ma quali sono i paesi al mondo in cui si consuma maggiormente materiale pornografico on line?
Qui abbiamo delle sorprese:

 

“La graduatoria dei Paesi con maggior numero di accessi a siti porno è aperta e chiusa da nazioni a maggioranza islamica. Mentre ai primi due posti (con percentuali vicine al 10%) troviamo Iraq ed Egitto, le ultime cinque posizioni sono occupate da Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Arabia Saudita, Qatar e Indonesia. Per il resto, poche sorprese: nella top 15 troviamo quasi esclusivamente Paesi europei (…), con l’Italia quattordicesima (e una percentuale del 5% circa)”. (Fonte)

 

E chi, infine, tene in vita l’industria a luci rosse?

 

A questa domanda sembra dare una prima risposta un pezzo di Michele Giordano (Fonte):

“La rete (fonte Google) ci offre ben 260 milioni di siti porno visitati quotidianamente da più di 300 milioni di utenti (75% uomini, 25% donne che sono in costante aumento negli ultimi tre anni). […] I ricchi proprietari di XVideos (43° sito più visto al mondo), con sede a Praga, la Los Angeles europea dell’hard, compra scene inedite (con una scelta di generi e sottogeneri nell’ordine delle centinaia) e le piazza sul proprio sito. […] Tanto per rendersi conto dei guadagni, i paperoni di XVideos, nel febbraio scorso (l’articolo è del 2015, ndr), hanno pagato 9,8 milioni di euro per acquistare il dominio Porn.com, la cifra più alta mai investita nella storia del porno. XVideos (4,4 miliardi di pagine viste ogni mese, dieci volte di più del New York Times) che trasferisce ogni mese 29 petabyte di dati (un petabyte equivale a 1000 terabyte e un terabyte a 1000 gigabyte) e gli altri siti dominanti come YouPorn, che genera 2,1 miliardi di pagine viste al mese ed è dotato di un archivio dati per oltre 100 terabyte, divengono inoltre elementi trainanti per le multinazionali della tecnologia audiovisiva: Sony e Toshiba, ad esempio, al recente CES (International Consumer Electronics Show) di Las Vegas, hanno atteso i risultati della fiera dell’hard (che si teneva a pochi chilometri di distanza) prima di decidere se puntare su questa o quella scelta tecnologica”.

 

Non è ovviamente finita qui.

L’idea di un controllo globale, di una dipendenza indotta da quello che abbiamo chiamato genericamente “Impero” è fin qui confermata in modo direi puntuale e costante.

Ma forse è possibile aggiungere ancora qualche tassello.

L’industria pornografica, infatti, sembra avere pochissimi padroni.

Secondo alcune fonti, addirittura uno solo:

“Brazzers, youporn, pornhub, tube8 e molti altri hanno un unico padrone. Ogni volta che accedete a questi portali del sesso infatti, fate felice un’unica grande company: la mindgeekVi siete mai chiesti perchè avete la possibilità di far comparire sul vostro schermo una quantità infinita di tette e di culi senza tirare fuori un centesimo? Questa è la domanda che si fece Fabian Thylmann qualche anno fa: nato come programmatore informatico, Thylmann estrasse dal cilindro la Too Much Media, un software che immagazzinava dati sul traffico internet dei vari websites, strumento molto utile a chi deve vendere spazi pubblicitari agli inserzionisti. Dalla cessione di questa invenzione, Thylmann ottenne liquidità per acquistare alcuni siti pornografici: primo in ordine cronologico PrivatAmateure, riadattato dal programmatore informatico ai principi di youtube e quindi totalmente gratuito per gli utenti”. (Fonte)

Anche su questo versante, come vedremo nella prossima puntata, le sorpese non mancano.

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Alessandro Benigni

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