106. La pornografia come strumento di controllo: le basi neuro-fisiologiche (parte IV)

Qui i capitoli precedenti:

1. La pornografia come strumento di controllo, individuale e sociale (parte I)

2. La pornografia come strumento di controllo: le basi neuro-fisiologiche (parte II)

3. La pornografia come strumento di controllo: le basi neuro-fisiologiche (parte III)

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Schema del sistema di gratificazione cerebrale

Nell’ultima puntata ci eravamo lasciati ricordando un’importante ricerca del Max Planck Institute for Human Development in Berlin, dalla quale si evince che

“guardare film porno nuoce al cervello umano, poiché riduce il volume di materia grigia e ‘addormenta‘ le potenzialità dell’attività celebrale, andando ad influire su emozioni fondamentali, quali motivazione e appagamento”.

Come riferito in un recente articolo, protagonisti dello studio sono stati 64 uomini di età compresa tra i 21 e i 45 anni, accaniti ‘fedelissimi’ di film pornografici: gli scienziati, tramite l’utilizzo di una risonanza magnetica, sono riusciti a visualizzare la reazione del cervello alla vista delle immagini hard:

“I risultati indicano che c’è un’associazione significativa tra le ore spese a guardare porno e la riduzione del volume di materia grigia nell’encefalo, con effetti negativi su quella parte del cervello che influenza la soddisfazione”, commenta lo psichiatra Norman Doidge.

Qui il link allo studio originale: Brain Structure and Functional Connectivity Associated With Pornography Consumption. The Brain on Porn.

Dal momento che la pornografia è apparsa su internet, l’accessibilità, l’economicità, e l’anonimato nel consumo di stimoli sessuali visivi hanno attratto milioni di utenti. Partendo dal presupposto che il consumo di materiale pornografico attiva il “meccanismo di ricompensa”, il quale procura presto assuefazione e quindi attiva a sua volta il comportamento di ricerca di novità, inducendo in questo modo alla dipendenza, gli studiosi hanno verificato nei consumatori alterazioni misurabili in termini neurologici.

Con l’aiuto della risonanza magnetica, i ricercatori hanno registrato le attività del cervello cervello mentre il i soggetti erano sottoposti alla visualizzazione di immagini pornografiche. Così, è stato possibile riscontrare un collegamento tra il numero di ore che i soggetti hanno trascorso impegnati nella visualizzazione di materiale pornografico ed il volume complessivo di materia grigia nel cervello, con una correlazione negativa tra l’uso di pornografia e il volume dello striato, una zona del cervello deputata al sistema di ricompensa cerebrale. In sostanza, più i soggetti sono stati esposti alla pornografia, più diminuisce il volume del loro striato. “Questosi legge nello studiopotrebbe significare che il consumo regolare di pornografia offusca il sistema di ricompensa” afferma Simone Kühn, autore principale dello studio e scienziato nel campo della ricerca psicologia dello sviluppo presso l’Istituto Max Planck per lo sviluppo umano.

Inoltre, mentre i soggetti sono stati sottoposti alla visualizzazione di immagini sessualmente stimolanti, il livello di attività del sistema di ricompensa era significativamente più basso proprio nei cervelli dei consumatori frequenti e regolari di materiale pornografico. Da qui la deduzione che i soggetti con un elevato consumo di pornografia richiedono stimoli sempre più forti per raggiungere lo stesso livello di ricompensa. Ciò è coerente con i risultati delle analisi sulla connettività funzionale dello striato ad altre aree del cervello: un elevato consumo di pornografia è associato con una diminuzione della comunicazione  tra l’area di ricompensa e la corteccia prefrontale. Ricordiamo che la corteccia prefrontale, insieme con lo striato, è coinvolta nella motivazione ed è implicata nel sistema di ricompensa cerebrale.

Ma che cos’è il sistema di ricompensa cerebrale?

Leggiamo dall’Enciclopedia Medica Treccani che il sistema di ricompensa cerebrale è “un complesso anatomo-funzionale del cervello che comprende fibre ricche di dopamina e noradrenalina le quali si originano dai nuclei profondi dell’encefalo e si distribuiscono nei centri cerebrali deputati al controllo degli equilibri fisiologici. In queste sedi vengono analizzate le esigenze dell’organismo correlate al comportamento emozionale che le sottende; quindi il sistema di ricompensa cerebrale determina il comportamento individuale con la finalità di ottenere risultati vantaggiosi per il soddisfacimento dei bisogni, rinforzato da elementi di piacere e con ricca connotazione emotiva. Il sistema di ricompensa cerebrale è inoltre strettamente correlato alla sede corticale superiore dove sono elaborati i processi psichici. In questo modo il piacere associato alla ricompensa cerebrale assume il valore di componente cognitiva che deriva dall’incontro dell’esperienza acquisita individualmente e gli elementi sociali e culturali del contesto ambientale”.

Non deve quindi stupire se la dipendenza dal sesso, soprattutto quando alimentata dalla pornografia su internet, è stata paragonata alla dipendenza dal crack

Oppure, sono state individuate analogie con il gioco d’azzardo, il tabacco e l’alcool. Almeno a livello di attività cerebrale. Come riporta un articolo tratto dalla rivista di divulgazione scientifica “Galileo“, i risultati di una ricerca della Cambridge University, finanziata da Wellcome Trust e pubblicata su Plos One sembrano pienamente confermare questi paragoni. 

“Secondo gli scienziati, infatti, la fruizione di materiale a luci rosse innescherebbe nel cervello reazioni simili a quelle che avvengono in chi abusa di sostanze stupefacenti. Le stime recenti dicono che una persona su venticinque è affetta da comportamenti sessuali compulsivi (sentimenti, fantasie o voglie ricorrenti). Nello studio gli psichiatri inglesi hanno osservato le reazioni di 19 pazienti affetti da comportamento sessuale compulsivo e altrettanti volontari sani durante la visione di materiale pornografico. Per monitorare le reazioni cerebrali si sono serviti di risonanza magnetica funzionale (fMri) che misura l’attività cerebrale esaminando il livello di ossigeno sanguigno nelle diverse aree del cervello. Attraverso il test i ricercatori hanno scoperto che le zone evidenziate sono lo striato ventrale, la corteccia cingolata anteriore dorsale e l’amigdala, le stesse a essere particolarmente attive nei tossicodipendenti perché coinvolte nel circuito del piacere. “I pazienti mostravano, sotto molti aspetti, analogie con i comportamenti dei tossicodipendenti”, spiega Valerie Voon, della Cambridge University, “perciò volevamo vedere se queste somiglianze avessero un riflesso anche a livello dell’attività cerebrale”. I ricercatori hanno poi effettuato un secondo test mostrando ai soggetti altri video porno, chiedendo di dire quanto questi stimolassero il loro desiderio sessuale e quanto gli fossero piaciuti. Come ci si aspettava, i risultati hanno mostrato un grosso interesse dal punto di vista sessuale da parte dei pazienti, che però non era sempre seguito da una “buona valutazione del filmato”. Anche per questo test è stata utilizzata la fMri e il risultato ha mostrato una notevole interazione (cross-talk) tra le zone del cervello evidenziate in precedenza. Lo studio ha permesso agli psichiatri di trovare anche una correlazione tra attività cerebrale ed età. Sembra infatti che nei più giovani l’attività dello striato ventrale in risposta alla visione di materiale a luci rosse sia maggiore perché la regione di controllo frontale del cervello (una sorta di “freno” cerebrale), non è ancora del tutto sviluppata. “I comportamenti compulsivi, dal mangiare troppo al gioco d’azzardo, passando per l’eccessiva visione di porno, sono estremamente diffusi nella società moderna”, osserva John Williams, di Wellcome Trust. “Questo studio ci permette di fare un passo avanti sulla strada per capire cosa ci spinge a ripetere comportamenti dannosi per noi stessi. Di qualsiasi dipendenza si tratti, capire come e dove intervenire per interrompere questi circoli viziosi è un obiettivo fondamentale della ricerca scientifica”. “Nonostante le nostre scoperte siano interessanti, non sono sufficienti a diagnosticare una condizione patologica. Né ci permettono di dire, con certezza, che il porno crei dipendenza”, ammonisce però Voon, rasserenando così gli habitué dei siti a luci rosse. “È necessario compiere ulteriori ricerche per capire meglio la relazione tra comportamenti sessuali compulsivi e tossicodipendenza”.

[Riferimenti: PLoS One doi: 10.1371/journal.pone.0102419]

Quali conclusioni?

Semplificando al massimo, il meccanismo del controllo sociale (siamo a livello di ingegneria sociale, pianificata a tavolino), si basa sul meccanismo fisiologico del cervello, e funziona grossomodo così: immagini erotiche per la mente → inducono la liberazione di molecole psicotrope che → stimolano i centri cerebrali del piacere che producono → un comportamento ossessivo-compulsivo (dipendenza ) finalizzato al rivivere le sensazioni di piacere → con conseguenti cambiamenti neuroplastici della struttura del cervello dovuti al continuo bombardamento chimico.

Per comprendere la finalità di questo tanto subdolo quanto violento sistema di manipolazione mentale – e quindi sociale – basta porsi qualche domanda:

1) il consumo di materiale pornografico è aumentato o diminuito negli anni?

2) riguarda un minor o maggior numero di persone?

3) l’età media dei consumatori si alza o si abbassa?

4) i costi e quindi l’accessibilità di materiale pornografico hanno una correlazione con le risposte alle prime tre domande?

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(… prosegue nella prossima puntata)

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Alessandro Benigni


Postilla

A quanto sembra, abbiamo anche notizie (per pura combinazione davvero poco conosciute) circa ulteriori ricerche sul cervello che hanno dato risultati impressionanti nell’ambito della modificazione comportamentale. Stando a quello che si trova in rete, queste ricerche sono state condotte da due scienziati spregiudicati ed intraprendenti – che rispondono ai nomi di dottor Moan e dottor Heath – che vennero però bruscamente interrotte (forse per le conseguenze sul piano etico o anche perché, presumibilmente, stavano delineando una possibile cura per l’omosessualità, fonte).

E’ possibile leggere qui l’articolo originale, pubblicato sull’Huffington post e firmato dal dott. David J. LindenProfessore alla John Hopkins University School of Medicine.

Ne riportiamo qui di seguito la ricostruzione fornita dal dott Lasha Darkmoon, tradotta da Massimiliano Frulla per l’editore Effedieffe. 

“Moan e Heath avevano ottenuto il permesso di richiedere le prestazioni di una prostituta per vedere se in condizioni di laboratorio riusciva ad eccitare un omosessuale dichiarato. Inizialmente, la vista di questa giovane donna sexy aveva lasciato il paziente B-19 più che completamente freddo, profondamente disgustato. L’idea di far sesso con quella donna attraente era per lui abbastanza repellente. Però, dopo essere stato cablato e dopo che tramite gli elettrodi gli furono stimolati i centri cerebrali del piacere, il paziente B-19 esposto alle mosse erotiche della donna iniziò ad eccitarsi per poi ritrovarsi attratto. […] Non occorre perder tempo nel sottolineare che l’esperimento fu bloccato, nonostante il pieno consenso e la piena collaborazione di B-19 e nonostante molti omosessuali volessero diventare eterosessuali ed avere una famiglia. Era una bomba politica. Dunque l’esperimento fu bruscamente fermato ed i dottori Moan e Heath ricevettero una bella lavata di capo dai loro colleghi politicamente corretti. Dato che si vuole che noi si creda che l’omosessualità sia altrettanto normale e sana quanto l’eterosessualità, ne consegue che suggerire che gli omosessuali possano essi stessi desiderare di sottoporsi ad una cura che li faccia diventare dei normali eterosessuali viene fatto vedere come profondamente offensivo ed omofobico. Anche se vogliono diventare eterosessuali non deve essere loro permesso di diventare eterosessuali, e non deve essere permesso per motivi etici. Dopo tutto, non si può permettere che una persona si automutili o che si suicidi, va invece protetta da se stessa. Analogamente, gli omosessuali – per il loro bene – necessitano di essere protetti dalla minaccia dell’eterosessualità.
[…] L’aver bloccato per motivi politici delle promettenti ricerche nell’ambito di importanti aree della modificazione comportamentale ha avuto delle grandi conseguenze che qui non possiamo discutere in dettaglio. Ma basti ricordare che se è stato considerato eticamente sbagliato (= politicamente scorretto), permettere il proseguimento di una ricerca che avrebbe portato ad una cura efficace dell’omosessualità; allora sono state anche effettuate delle gravi e deliberate manipolazioni delle conoscenze scientifiche al fine di mantenere quello status quo deciso da una élite di corrotti. Una élite che non è solo contraria all’idea di far diventare eterosessuali i gay, ma che all’opposto è impegnata nella omosessualizzazione dell’America… partendo dalla omosessualizzazione dei bambini e dalla loro corruzione esponendoli alla pornografia a scuola”.

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Tutti i capitoli:

  1. La pornografia come strumento di controllo, individuale e sociale (parte I)
  2. La pornografia come strumento di controllo: le basi neuro-fisiologiche (parte II)
  3. La pornografia come strumento di controllo: le basi neuro-fisiologiche (parte III)
  4. La pornografia come strumento di controllo: le basi neuro-fisiologiche (parte IV)
  5. La pornografia come strumento di controllo: anche la cosiddetta “arte moderna” serve all’addomesticamento (parte V)
  6. La pornografia come strumento di controllo, individuale e sociale: chi detiene il mercato del porno? (VI parte)
  7. La pornografia come strumento di controllo (VII parte)
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