105. La pornografia come strumento di controllo: le basi neuro-fisiologiche (parte III)

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Capitoli precedenti: 

1. La pornografia come strumento di controllo, individuale e sociale (parte I)

2. La pornografia come strumento di controllo: le basi neuro-fisiologiche (parte II)

 

 

 

“Per impedire il ‘bisogno’ di crearsi una famiglia, gli individui vengono educati fin dall’infanzia ad avere rapporti sessuali liberi e scevri da ogni sentimento affettivo: la monogamia è infatti vietata e il sesso è svincolato dall’amore, le attività dilettevoli più elementari sono incessanti e la promiscuità sessuale, in particolare, è vista come un dovere sociale a tutte le età: dai “giochi sessuali” dei preadolescenti al continuo scambio di partner fra adulti (un rapporto affettivo stabile, infatti, dopo l’abolizione della famiglia, sarebbe visto addirittura come un elemento socialmente pericoloso per il sistema)”.

Aldous Huxley

 

 

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L’allusività estrema di alcune pubblicità è parte del processo graduale con cui lo spettatore viene assuefatto e reso inconsciamente dipendente.

 

 

Come abbiamo visto nelle precedenti puntate, l’assunto iniziale che ci siamo dati (secondo il quale è in atto una planetaria operazione di ingegneria sociale volta a modificare la struttura sociale e religiosa della nostra civiltà) viene confermato da un quadro globale in cui molti fattori, apparentemente scollegati tra loro, possono assumere un nuovo e più profondo significato complessivo, se considerati in un’unica prospettiva.

Il controllo sociale, come abbiamo visto, si basa su elementi primordiali, che portano l’individuo ad una reazione prevedibile (naturalmente per chi conosce le basi neurofisiologiche del comportamento umano). Uno di questi metodi, oggi più che mai pervasivo, è quello della “distrazione sociale“: l’attenzione del pubblico dev’essere deviata da problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazione di continue distrazioni e informazioni insignificanti. Si pensi, oggi, al cavallo di Troia delle “fake news”, strumento ideale per sottrarre ai cittadini la libertà di informarsi ed essere informati come preferiscono e da chi vogliono. Ma non si tratta solo di distrazione progettata a tavolino. Sempre più spesso abbiamo a che fare con processi di manipolazione mentale vera e propria, attraverso stimoli che fanno scattare comportamenti primari, come accade proprio con l’induzione dello spettacolo pornografico.

La pornografia è ora ed è sempre stata una forma di controllo.

Questo già lo sapevamo. Penso a quel bel testo di  E. Michael Jones, Libido Dominandi: Sexual Liberation and Political Control, di cui l’amico Luca Dombrè aveva dato una parziale traduzione:

 

“[…] La pornografia è ora ed è sempre stata una forma di controllo, un controllo finanziario. Essa è un modo di spingere le persone a darti denaro, cosa che, a causa della natura compulsiva della transazione, non è diversa dal traffico di stupefacenti. A differenza della prostituzione, anch’essa una transazione che trae beneficio dalla compulsione, la pornografia è intimamente legata alla tecnologia, specificamente alla riproduzione e la trasmissione di immagini. Così come la storia della pornografia è una storia di progresso (ovviamente tecnologico, non morale), allo stesso modo lo sfruttamento della compulsione è stato esplorato in forma sempre più esplicita negli ultimi duecento anni di quest’era rivoluzionaria. Ciò che iniziò come la schiavitù del peccato finì col diventare controllo finanziario, e ciò che venne accettato come una transazione finanziaria è stato plasmato in una forma di controllo politico. La rivoluzione sessuale è contemporanea alla rivoluzione politica del tipo iniziato in Francia nel 1789. Questo significa che non stiamo parlando di vizio sessuale quando utilizziamo il termine ‘rivoluzione sessuale’, quanto della razionalizzazione del vizio sessuale, seguita dalla mobilitazione dello stesso come una forma di controllo”. 

 

E’ una tesi ampiamente sostenibile e si collega perfettamente al quadro che stiamo cercando di esporre. Anche se io credo che ci si possa spingere ancora più a fondo: facciamo nostra la nostra tesi di E. Michael Jones ma proviamo a fare un passo avanti, fino ad affermare che

la normalizzazione della pornografia si iscrive in una più vasta area di normalizzazione sociale, volta a ricostruire l’immagine stessa di uomo, di donna, e quindi di società.

Il grimaldello della pornografia è orientato non solo all’economia dell’Impero, ma al rimpasto di un uomo nuovo, profondamente ri-modellato in modo che non sia più in grado di nuocere agli interessi dell’Impero stesso. In questo senso, mi permetto di citare nuovamente tutti i fattori che avevo preso in esame nei primi cinque capitoli del percorso analitico sulla Monade-Animale (qui i link ai cap. I-III , cap. IV e cap. V )

La ricostruzione dei passaggi è difficile da fare in una sede come questa, soprattutto se si tratta di procedere in modo analitico, in quanto con la strategia della gradualità ci hanno portato ad accettare delle realtà inaccettabili, portandole appunto così gradualmente nella società da non essere nemmeno percepite. Ma se guardiamo al lungo periodo, prefigurando ciò che avverrà in un prossimo futuro proprio in base alla tendenza dell’ultimo secolo, per esempio, il quadro è chiarissimo:

la direzione emergente è quella del controllo globale. Di un controllo schiacciante e pervasivo, al quale sarà difficile opporsi.

 

Per questo, oggi, c’è bisogno di agire in profondità, proprio a partire dall’età evolutiva degli individui: non è quindi un caso che siamo già arrivati a questo punto drammatico, ovvero a suggerire che la pornografia potrebbe avere addirittura un ruolo “formativo” nel campo della già discussa (e discutibile) “educazione sessuale” in ambito scolastico.

 

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Per comprendere appieno le finalità mascherate di questa proposta, oltre che il motivo nascosto che si cela dietro la capillare diffusione della pornografia e quindi della sua normalizzazione (a tutti i livelli), occorre daccapo collocare il fenomeno in un quadro più ampio, che fa riferimento alle basi neurofisiologiche del comportamento umano.

 

 

 

 

 


 

Le attività cerebrali di chi guarda uno spettacolo pornografico sono simili a quelle dei tossicodipendenti

 

tossicodipendenza-ereditaria.jpgLa pornografia agisce in profondità, nel cervello, e quindi determina il comportamento umano, orientandolo sulla base di fattori stimolo-risposta che sono oggi conosciuti.

Ripartiamo da qui: ci eravamo lasciati, nella precedente puntata,  accennando alla fortissima analogia tra quello che succede nel cervello con un’iniezione di eroina e con la visione di un porno. Non si tratta di esagerazioni: si veda per esempio lo studio Brain Activation during Human Male Ejaculation pubblicato sul  la tomografia ad emissione di positroni sono stati misurati i flussi ematici a livello cerebrale durante l’eiaculazione rispetto a stimolazione sessuale. Ed è stato così possibile notare un’attivazione primaria nella zona cerebrale coinvolta in un’ampia varietà di comportamenti gratificanti. Il confronto tra l’eiaculazione e l’iniezione di eroina ha portato ad evidenziare numerose analogie.

L’incredibile somiglianza fra la ‘botta’ dell’eroina e l’orgasmo era già conosciuta nel 2003 quando lo scienziato olandese Gert Holstege ha comunicato i risultati della sua ricerca: gli scanners del cervello durante l’orgasmo somigliano a quelli sotto il flash dell’eroina. Lo sanno molto bene le cavie da laboratorio, come dimostrato in modo definitivo dal famoso esperimento di James Olds e Peter Milner.

 

 

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Siamo negli anni ’50 e i neurologi James Olds e Peter Milner della McGill University stanno conducendo degli esperimenti sui comportamenti dei topi. Per puro caso, riescono a scoprire l’ubicazione esatta del cosiddetto “circuito del piacere” e gli esperimenti che ne seguono mostrano un dato impressionante:

l’animale finisce per ammazzarsi, pur di provare piacere. 

Ai ratti venivano impiantati degli elettrodi direttamente nella sede del circuito del piacere e successivamente venivano posti all’interno di una scatola (nota come Skinner Box). Dentro la scatola c’era una leva che, se premuta, produceva la stimolazione diretta del centro del piacere attraverso gli elettrodi. Con grande sorpresa di Olds e Milner, i ratti arrivavano a premere la leva fino a 7.000 volte ogni ora. Non c’era niente che potesse interessare loro più della stimolazione del proprio centro della gratificazione, ignoravano cibo, acqua, femmine in calore.

Alla fine, Olds e Milner dovettero togliere i topi dalla scatola, per evitare che morissero di fame.

 

Presumibilmente, sul versante umano, abbiamo a che fare con un’area arcaica del cervello, sulla quale il pensiero razionale fatica ad avere controllo. Secondo la concezione elaborata dal neurologo americano Paul MacLean, nell’uomo esistono, stratificati uno sull’altro,  tre tipi di cervelli:

1)     Il cervello rettiliano o R-Complex

2)     Il cervello limbico, o Paleomammaliano o Sistema Limbico

3)     La corteccia cerebrale o Neocortex

Ognuno di questi tre cervelli, svolge funzioni specifiche, ed interessa zone anatomiche differenti.

In particolare, il Cervello Rettiliano o R-Complex, identificabile con il bulbo spinale, con parti del cervelletto, del mesencefalo, del diencefalo e dei gangli della base, dall’olfattostriato (tubercoli olfattori e nucleo accumbens) e da strutture definite come appartenenti al corpo striato (nucleo caudato, putamen, globo pallido e sostanza grigia associata) e parte dell’amigdala. Presiede le funzioni legate alla sopravvivenza biologica dell’individuo, respirazione, battito cardiaco, funzioni involontarie corporee ed è fondamentale per le forme di comportamento stabilite geneticamente, quali scegliere il luogo dove abitare, prendere possesso del territorio, impegnarsi in vari tipi di parata [comportamenti dimostrativi], cacciare, ritornare alla propria dimora, accoppiarsi, [procreare], subire l’imprinting, formare gerarchie sociali e scegliere i capi.

Anche da questa prospettiva si vede quindi che la stimolazione del piacere sessuale – che è lo scopo della pornografia – va ad interagire con la parte più arcaica del nostro cervello, di per sé incapace di opporre il pensiero logico allo stimolo che viene dall’esterno.

Si è poi scoperta l’esistenza di una connessione tra rinforzo del comportamento e dopamina in quanto si è visto che essa fa parte del sistema di “ricompensa” che da valore, o rinforza, determinati comportamenti adattivi, esplorativi e anticipatori perché porta con sé un’aspettativa o la speranza del piacere che ne seguirà.

“Questa connessione è evidenziata anche farmacologicamente; gli agonisti della dopamina, come le anfetamine, accrescono il numero delle autostimolazioni. Molte delle droghe che producono assuefazione (eroina, nicotina e cocaina) aumentano l’efficacia della dopamina e portano al suo rilascio. Così, una connessione comune tra rinforzo, motivazione per il cibo ed assuefazione per alcuni tipi di droga è che tutti questi comportamenti sono associati con l’attivazione del sistema dopaminergico mesocorticolimbico. La funzione del sistema dopaminergico è la facilitazione dell’inizio delle risposte motorie agli stimoli ambientali, oltre ad essere responsabile della regolazione dell’umore e, come visto precedentemente, della motivazione. La dopamina è rilasciata nel cervello in risposta al comportamento di valori evoluzionistici come l’ottenimento di cibo, acqua e sesso. Anche la musica ha l’effetto di incrementare la dopamina. Gli studi condotti sulle immagini mentali mentre una persona sta ascoltando musica, mostrano che ci sono degli incrementi di flusso di sangue celebrale nelle stesse aree della ricompensa del cervello che vengono attivate quando il cibo, il sesso o l’altra dipendenza dalle droghe sono coinvolte” (fonte)

 

 

 

Abbiamo parlato di nucleus accumbens e dopamina.

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Guardacaso, gli stessi elementi che compaiono in un’altra analisi, apparentemente scollegata da questa, che riguarda gli effetti della musica sul comportamento: Quali effetti della musica sulla personalità in età evolutiva? Ne abbiamo già discusso su Critica Scientifica, di Enzo Pennetta.

 

 

 

E la dopamina?

La dopamina è un neurotrasmettitore che fondamentale per diverse funzioni. Nel nostro cervello, soprattutto: svolge un ruolo decisivo nei processi che regolano il comportamento, la cognizione, la motivazione, ed è importante nell’inibizione della produzione di prolattina (coinvolta nell’allattamento materno e nella gratificazione sessuale), nella regolazione del sonno, dell’umore, dell’attenzione, della memoria di lavoro e di apprendimento. Agisce sul sistema nervoso simpatico causando l’accelerazione del battito cardiaco e l’innalzamento della pressione del sangue. Insomma, con la dopamina non si scherza.

Ma, come s’è visto per i topi, quello che c’interessa è la sua relazione con i centri del piacere, attivati dal meccanismo di ricompensa che l’uomo ha in comune con gli altri animali. Sappiamo infatti che stimoli che producono motivazione e ricompensa (fisiologici quali il sesso, cibo, acqua, o artificiali come sostanze stupefacenti, o elettrici ma anche l’ascolto della musica), stimolano parallelamente il rilascio di dopamina nel nucleus accumbens. Al contrario il piacere prodotto da questi stimoli è soppresso da lesioni dei neuroni dopaminergici o dal blocco dei recettori alla dopamina in questa stessa area. Si è visto inoltre che bloccando il recettore D2, si ottiene ancora la liberazione di dopamina e la trasmissione del piacere incrementa. Su questo principio si basa la cura della depressione, che consiste nel bloccare il recettore D2 e fare liberare quanta più dopamina possibile, per risollevare il tono dell’umore in modo farmacologico.

 

 

Relazione tra dopamina e nucleus accumbens

Il nucleus accumbens svolge un ruolo critico nel mediare gli effetti di rinforzo positivo acuto (soddisfazione) delle sostanze stupefacenti d’abuso, e negli aspetti motivazionali della sospensione, dopo assunzione in cronico, quindi nel rinforzo negativo (punizione), proprio del fenomeno astinenziale. La dopammina è inoltre coinvolta nel determinare le proprietà motivazionali delle sostanze attive a livello del sistema nervoso centrale: sostanze come le amfetamine e la cocaina, stimolando i recettori D1 e D2, aumentano il tono dopaminergico, stimolandone il rilascio sinaptico e/o bloccandone la ricaptazione neuronale.

 

 

 


La ricerca del Max Planck Institute for Human Development in Berlin

 

Non è solo di dipendenza dalla pornografia che si deve parlare. Purtroppo, verrebbe da dire. Il legame tra stimolazione sensoriale dovuta alla visione pornografica e dipendenza non esaurisce affatto il campo delle segnalazioni. Non è con l’interessamento del nucleus accumbens e della dopamina che il discorso si chiude: secondo il centro di ricerca Max Planck Institute for Human Development in Berlin, per esempio,

“guardare film porno nuoce al cervello umano, poiché riduce il volume di materia grigia e ‘addormenta‘ le potenzialità dell’attività celebrale, andando ad influire su emozioni fondamentali, quali motivazione e appagamento“.

Come riferito in un recente articolo, protagonisti dello studio sono stati 64 uomini di età compresa tra i 21 e i 45 anni, accaniti ‘fedelissimi’ di film pornografici: gli scienziati, tramite l’utilizzo di una risonanza magnetica, sono riusciti a visualizzare la reazione del cervello alla vista delle immagini hard:

“I risultati indicano che c’è un’associazione significativa tra le ore spese a guardare porno e la riduzione del volume di materia grigia nell’encefalo, con effetti negativi su quella parte del cervello che influenza la soddisfazione”, commenta lo psichiatra Norman Doidge.

Qui il link allo studio originale: Brain Structure and Functional Connectivity Associated With Pornography Consumption. The Brain on Porn.

 

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(…. prosegue nel prossimo capitolo)

Alessandro Benigni

 

 

 

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Tutti i capitoli:

  1. La pornografia come strumento di controllo, individuale e sociale (parte I)
  2. La pornografia come strumento di controllo: le basi neuro-fisiologiche (parte II)
  3. La pornografia come strumento di controllo: le basi neuro-fisiologiche (parte III)
  4. La pornografia come strumento di controllo: le basi neuro-fisiologiche (parte IV)
  5. La pornografia come strumento di controllo: anche la cosiddetta “arte moderna” serve all’addomesticamento (parte V)
  6. La pornografia come strumento di controllo, individuale e sociale: chi detiene il mercato del porno? (VI parte)
  7. La pornografia come strumento di controllo (VII parte)

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