Elisa Brighenti: la rivolta è la chiave d’accesso alla libertà

 

16708563_181472295671904_742800443974853409_nSi riferiva al mondo degli adolescenti quello che, tempo fa, ricordo di aver letto in un testo di psicologia, e cioè che le modalità dell’”esser contro” sono di tre tipi: la trasgressione, l’ opposizione e la rivolta. Credo tuttavia che questi atteggiamenti possano trovare riscontro anche in un’età senza tempo, quale è l’età del Mondo.

La trasgressione è una devianza dalla normalità. Indurre a deviare dalla normalità è un atteggiamento caldamente sponsorizzato oggi dal pensiero unico. E’ notoriamente e drammaticamente diffusa l’idea che occorra trasgredire per ri-stabilire un ordine oltre l’ordine pre-stabilito. Trasgredire è solo apparentemente un atto di forza ; in realtà nasconde in modo subdolo una debolezza spaventosa, una voragine, sottrae terreno. Perché infatti trasgredire se non per disorientare? E chi agisce, non è forse egli stesso disorientato da ciò che non si può definire, o circoscrivere, dalla mancanza, o dal dubbio? Il pensiero unico è abilissimo nel sottoporre la trasgressione ai propri fini e a proporsi come perfetto contenitore dove raccogliere l’infinitamente possibile, lo sdoganamento di ogni capriccio individuale, dove permettere tutto, dove proibire è vietato, promuovendo la tirannide e la disgregazione della persona. Il potere del Mondo utilizza la trasgressione come tecnica per imporsi e mentre regala una sensazione di libertà in chi agisce, in realtà la sottrae. Il sentirsi liberi, il fatto di esserlo, risponde ad uno dei bisogni più profondi dell’uomo, ed è per questo che attorno a questa parola si sono create confusione e numerose forme di abuso. Io credo che l’uomo si senta libero nella misura in cui può amare le cose e gli esseri da cui dipende, nel ruolo sociale così come nella sfera privata. Mi sento libero se esercito un mestiere che vivo come mia vocazione; oppure se posso sposare la donna o l’uomo amata/o. Ne consegue che chi rivendica la propria libertà non pretende di esercitare una forma di indipendenza assoluta, ma al contrario esige di poter ottenere una dipendenza da qualcosa che lo attrae. Nella trasgressione imposta dal Mondo, questa forma di libertà è filtrata dal uno sguardo ingannevole e autoreferenziale, cioè quello dell’emancipazione da qualcosa di pre-esistente e incontrovertibile in quanto evidente. Quale verità sostiene questa condotta? Consideriamo l’esempio di una ragazza che, ritenendosi emancipata, voglia trasgredire all’autorità dei genitori; non lo richiede forse perché attratta dall’obbedienza ad altre forme di dipendenza ? Come un flirt, o interessi per lei fondamentali, o perché mossa dal bisogno di aderire ad altro, che non sempre, e non necessariamente è liberante o liberatorio? Che orientamento dare allora alla propria libertà? Se esseri liberi significa fare quello si desidera, si può e si deve allora desiderare il meglio per sé, progettandosi così tra due diversi tipi di obbedienza: cadere nel dominio delle passioni, oppure servire il vero, il bene; per un cristiano, servire Dio, scegliere di appartienerGli.

L’opposizione invece è funzionale ad una richiesta ricevuta. Senza richiesta non c’è opposizione. Implicitamente, esprime una forma di dipendenza, nel senso che se non mi venisse dato il divieto , non mi opporrei. Invece di mostrarsi nell’autonomia di “esser contro”, l’oppositore finisce per aderire ad una forma di accondiscendenza rovesciata.

La rivolta, per ultima, è la chiave d’accesso alla libertà. E’ la scelta di dire no, liberamente, solo dopo aver ricevuto una richiesta che non soddisfa le mie esigenze. Constato che ciò che mi sta di fronte non è compatibile con le mie convinzioni, decido di disobbedire per salvaguardarmi , per non mendicare la mia dignità né venire a patti con i miei principi e per non diventare la caricatura di me stesso. Scelgo l’ordine al disordine, l’autorevolezza all’esercizio impostomi dell’autorità; rifiuto le agevolazioni che mi verrebbero concesse con un’adesione incondizionata e sposto la mia scelta sulla libertà di appartenere ad un principio; per un cristiano, a Dio.

Nutrire simpatia per chi si rivolta è sacrosanto, perché da questa forma di disobbedienza si possono evolvere elevate forme di giustizia, o se ne possono recuperare altre che vengono ripetutamente e con astuzia ridotte ai minimi termini: per esempio, si potrebbe tornare a rivendicare il diritto alla libertà di espressione, si potrebbe ritrovare il coraggio di preferire alle menzogne che fanno vivere le “verità” che fanno morire.

 

 

Elisa Brighenti

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