100. Il senso della filiazione (e quindi della relazione) viene dall’alto

papà.jpg

 

 

 

L’avere una madre non sufficientemente buona, un padre inadatto, etc. non cambia minimamente il discorso. Anzi. Il fondamento metafisico della genitorialità, del ghénos, dell’origine, della famiglia, non è e non può essere la perfezione. E nemmeno la bontà. E rincaro la dose: nemmeno l’amore.
Bensì la differenza, nella relazione complementare.
La realtà ha un fondamento binario, non tautologico.
È prolifica, generante.
Sessuata.
Anatomica.
Oltre che psichica.
Così uomini e donne possono dire di amarsi, e tutto il resto, per questo motivo radicale: sono asimmetrici, speculari ma ontologicamente diversi, complementari ma in ordinaria relazione dinamica, in una specie di danza primordiale che ha i contorni della lotta, più che dell’amore romantico.
Allo stesso modo i figli appartengono ai genitori (i soli che “generano”, maschio e femmina), come i genitori appartengono ai figli.
Questa decisiva complementarietà protegge dall’odio nella misura in cui è data, caduta dall’alto, e non è affatto nel novero di ciò che è manipolabile.
Sfugge, per sua natura.
Per questo si può essere feriti da una madre, o da un padre, per tutta la vita lottare con loro, perfino col loro ricordo: ma questa dinamica è e resta strutturante in una modalità unica,irreversibile ed identificante come nessun’altra.
Cassate questo, e avrete dei guai.
Molto seri.
Guai anche a chi pensa che l’amore genitoriale risolva tutto.
Men he meno l’amore possessivo – ossessivo – egoista e profondamente consumista di chi vuol ridurre i figli a cani di razza da esibire per dimostrare qualcosa.
A se stessi o peggio, alla società.

 

 

 

Alessandro Benigni

+

+

+

+

+

+

+

Annunci