98. Nell’epoca del Relativismo, perché censurare?

 

 

Rilancio qui di seguito l’acuta riflessione di Enzo Pennetta, che mi pare aver colto perfettamente nel segno. Aggiungo qualche breve considerazione, aggiornando gli amici sulla mia vicenda personale (senza però voler parlare di me, quanto del significato che il mio piccolo caso, come tanti altri, potrebbe rivestire alla luce degli avvenimenti e delle discussioni attuali).

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Come forse qualche lettore ha avuto modo di notare, della censura in atto e del fuoco di sbarramento che ha circondato il mio libero-pensiero, si sono occupati anche gli amici di Informare per Resistere. Un sito d’informazione indipendente piuttosto prestigioso (solo la pagina Facebook conta più di 1.000.000 di iscritti).

Qui il link all’articolo in questione. Articolo che, appena poche ore dopo la pubblicazione, è stato immediatamente hackerato. Quindi non solo Facebook: i blocchi vanno ben al di là del social network privato (sarebbe bene non dimenticare come funziona: leggi qui). Mi segnala un altro mio amico, esperto informatico, che l’hacker si fa chiamare “MuhmadEmad“:

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Comunque sia, è stato prontamente ripristinato (leggi qui), come si può leggere anche sulla loro pagina Facebook:

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Come accennavo, al di là della mia vicenda personale, la domanda è questa:

come mai nell’epoca della massima libertà d’espressione, dei diritti per tutti, perfino per gli animali, perfino di comprarsi un bambino o di essere riconosciuti come donne anche se si è uomini (e viceversa), come mai, dicevo, nell’epoca della tolleranza per tutto e per tutti, non si può tollerare il libero pensiero?

Ne ho parlato qui (link), giusto qualche ora fa.

Il fatto è, evidentemente, che prima o poi il Relativismo “deve” mostrare il suo vero volto. Deve calare la maschera dei diritti e della libertà per tutti per palesare la sua vera natura: uno strumento nelle mani di chi ha la forza per dominare la società. Da dietro le quinte, ovviamente. E allora giù con i “cavalli di Troia” della “lotta per i diritti”, della “guerra all’informazione scorretta” della campagna “contro l’odio e la discriminazione” e così via.

Il Relativismo è una maschera del Potere.

Scrivevo prima:

“La sua promessa di libertà illimitata e fluttuante è un tradimento implicito, nella misura in cui per imporsi, il Relativismo esige la fine di ogni struttura-strutturante e di ogni verità immutabile, prima delle quali che l’uomo è libero. Sono infatti gli immutabili, di cui le istituzioni sono ombra imperfetta ma indispensabile, a garantire la libertà dell’individuo”.

Una volta affermato che non esistono verità assolute, ne consegue necessariamente che non può più essere assolutamente vera nemmeno la libertà dell’uomo.

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Ed è quindi chiaro come il Relativismo si auto-contraddica: non esistono verità assolute (tranne la sua), così come tutti sono finalmente liberi (tranne di criticare l’Impero).

Facile.

Possiamo così rileggere l’intervento dell’amico Enzo Pennetta con un briciolo – se possibile – di sospetto in più per quello che sta accadendo. Solo stranezze accidentali, banali incongruenze logiche, o piuttosto un piano meticolosamente studiato a tavolino, redatto ed attuato con il rigore dell’ingegneria sociale?

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Fake news: siamo in guerra, nel senso pieno del termine

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“Lo scopo è violentare la volontà altrui perché si pieghi ai nostri voleri” Questa è l’essenza della guerra .

Questa è la guerra come la spiega il Gen. Fabio Mini, ex comandante NATO, nel suo libro “La guerra spiegata a…”, e aggiunge che è solo in Occidente che questo scopo è stato associato necessariamente all’uso della forza, in Oriente tra il VI e V sec. a.C. il pensiero del più famoso degli scrittori sulla guerra, Sun Tzu, spiegava che l’essenza della guerra è invece l’inganno.

Il perché della guerra è dato per scontato: “la sopravvivenza dello Stato, la scelta tra la vita e  la morte, la salvezza o la perdizione”. Si combatte quindi per difendersi da chi vuole privarci dello Stato inteso come garanzia della vita civile, origine di diritti e doveri, sistema di regole condivise ed ereditate dalla storia di un popolo sulle quali si basa la società, per difendere la propria vita non solo in senso fisico ma in quello più ampio di modo di vivere.

Ricapitolando, l’essenza della guerra è indurre alcuni (intere popolazioni) a fare quello che qualcun altro vuole, con la forza (idea occidentale) ma preferibilmente con l’inganno (idea di Sun Tzu). Il sistema di informazione costituito dalla grande stampa e dalle televisioni mainstream ha operato questo tipo di azione in modo sempre più marcato fino ad andare oltre il limite della credibilità, allo stesso tempo la novità costituita dal web ha creato i presupposti affinché una voce in senso contrario potesse nascere e crescere fino a diventare un pericoloso contraltare.

Questa mutazione è descritta in modo efficacissimo nell’intervento fatto da uno degli artefici della grande informazione indipendente di questi anni, Marcello Foa, al Convegno “Oltre l’Euro” – 31 Gen 2017, che qui di seguito possiamo ascoltare:

 

La sofisticata macchina da guerra che per decenni aveva avuto gioco facile nel piegare alla propria volontà l’opinione pubblica (termine che è solo un modo diverso per indicare intere nazioni), ha trovato nel 2016, per la prima volta, sulla sua strada un ostacolo serio. Cioè un nemico.

Ecco perché non ci si deve aspettare sconti.

La consapevolezza di questo sta emergendo chiaramente in chi si trova dalla ‘parte sbagliata’ del fronte, cioè quella definita delle ‘fake news’, la scorsa settimana ci sono stati tre lucidi interventi sulla questione, vediamo quali sono i punti chiave emersi.

Il primo è stato quello di Claudio Messora su Byoblu con la nota revoca della pubblicità garantita da Google Adesnse. Togliere le entrate pubblicitarie in modo arbitrario è l’equivalente delle sanzioni economiche che hanno negli ultimi decenni costituito una forma di guerra molto efficace:

 

Da segnalare anche l’articolo di Alessandro Benigni su Ontologismi, anche lui colpito da ripetute censure su Facebook: “Come ti riducono ad essere uno schiavo? Raccontandoti che la libertà è gratis…” da cui riporto un passaggio. Dopo le sanzioni economiche c’è il blocco diretto, la rete è libera ma è come un’autostrada sulla quale si cammina solo se i padroni dei caselli ti fanno entrare. Nel caso di Benigni i caselli sono stati chiusi, sappiamo che potrebbero chiuderne sempre di più e senza alcuna giustificazione.

I media sono nelle mani di qualcuno, questi qualcuno sono soggetti in carne ed ossa, mica “Community“: proprietari di aziende, quotate in Borsa. Girano vagoni di soldi: credete davvero che importi a qualcuno stabilire delle regole insieme a noi?

Se avete l’illusione di potervi esprimere liberamente, sappiatelo: questa illusione è funzionale ad un guadagno, ad un’operazione commerciale. Quindi politica, quindi di potere.

Potere che viene esercitato contro di noi.

E’ bene ricordarlo.

Le regole, prima di tutto non si trovano: e poi sono imposte. Quindi non sono della “Community“: questo è quello che vogliono farci credere. Sono imposte. Da chi, astutamente, resta dietro le quinte dell’intero processo di formazione del pensiero e del consenso. Perché a questo, serve Facebook.

E un’analisi molto chiara viene anche dal sito di Berlicche il quale in “Ciò che libertà non è” ha da parte sua evidenziato ancora una volta i punti centrali della questione, il fatto che le sanzioni economiche e il blocco temporaneo di qualche sito sono solo degli assaggi di quello che potrebbe succedere:

Bene, abbiamo internet. Lo sapete qual è il guaio di internet? Che una fetta enorme di contenuti passa attraverso le mani di pochi. Pensateci un attimo: siete davvero convinti che chi ha il potere possa permettere che le chiavi dell’informazione siano fuori dal suo controllo? Se è solo una questione di soldi, che diamine, quelli per qualcuno non sono un problema. Per il resto, esistono i giudici.
I sistemi operativi, quelli che fanno funzionare il vostro computer, sono in mano ad un paio di persone. Cercate un sito, una notizia su internet? Anche qui è dominio di un paio di persone. Avete un account sui social? Chi credete che li possegga? Esatto, un paio di persone. In parecchi casi, le stesse persone.
Probabilmente, se non sei un addetto ai lavori, non ti rendi conto di quanto sia fragile la libertà della rete. Se questi potenti decidessero che quanto scrivi non deve più vedersi, allora ciao ninetta….

Perché ne parlo? Perché sta accadendo. Quel potere di cui dicevo si è accorto che le stava sparando troppo grosse, e molta gente non ci credeva più. Le persone avevano cominciato a rivolgersi ad altri canali, non controllati. Così sta correndo ai ripari. C’è una guerra civile in corso, e si combatte nell’informazione. O meglio nella disinformazione, che oggi ha raggiunto livelli parossistici proprio nei media ufficiali.
Un tempo c’erano i troll. Pensate fossero tutti solo dei cretini isolati con manie di protagonismo? Anime belle. Quello era il tempo della guerriglia, quando ancora questo campo di battaglia non era così importante. Ormai non bastano più. Adesso si usa l’artiglieria pesante.

Primo, convincere che in rete girano un sacco di balle. Secondo, che occorre fare qualcosa!

E quindi incaricare “qualcuno” di individuare ed eliminare chi propaga notizie false.

La guerra è quindi appena agli inizi e la sproporzione delle forze in campo è grande, ed ecco che stanno arrivando gli incaricati di individuare le fake news, come riporta i Corriere della Sera il Presidente della Camera (o Presidenta, o Presidentessa…? Boh…) Laura Boldrini ha selezionato quattro persone che potrebbero decidere del diritto all’esistenza o no di quello che diciamo: Paolo Attivissimo, Walter Quattrociocchi, David Puente e Michelangelo Coltelli. Nomi dei quali personalmente non mi fido, in particolare di tre su quattro, e posso anche spiegare perché, e non è escluso che lo faccia.

Ma non basta, il documento porterà le firme di supporto di nomi come Claudio Amendola, Gianni Morandi, Fiorello, Carlo Verdone… la cosa ha un senso, la loro verità è una fiction.

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Fonte: Critica Scientifica

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