Omosessualità controcorrente (lettera aperta)

Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta da un lettore anonimo di Ontologismi che si fa chiamare “il penultimo Elfo”:

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cattura777

 

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“Istigatori d’odio, mistificatori e libertini che senza pudore si ergono a rivendicatori di assurdi desideri capricciosi presentati come se fossero diritti incontestabili: ormai, salvo poche lodevoli eccezioni, sono quasi solo queste le categorie di individui che popolano la fauna tipica dei vari contesti omosessuali e omosessualisti a cui, come omosessuale, mi disonoro con rammarico di essere appartenuto e da cui ho preso definitivamente le distanze. I tempi sono maturi per poterne parlare liberamente e sfogarmi ma avviso fin da subito i lettori che il mio atteggiamento potrà sembrare se non astioso di sicuro di frattura con il mio passato e con certe ideologie omosessuali alla moda. I cambiamenti sociali, i recenti avvenimenti sul piano politico-istituzionale e la perpetua querelle su temi quali diritti civili e famiglie non tradizionali mi hanno spronato a prendere coraggio e a scrivere questa lettera perché spero possa esservi utile l’inedito punto di vista di chi come omosessuale (o se preferite ex omosessuale) ha potuto guardare “dall’interno” certe situazioni che invece la gente comune conosce solo attraverso la lente deformatrice della televisione o dei giornali o di internet. Attribuisco ai media una responsabilità enorme nell’avere orientato in un senso prestabilito l’opinione pubblica e di aver mancato fraudolentemente della terzietà imprescindibile che dovrebbe caratterizzare una informazione seria. Tolti pochi omosessuali che la pensano come me e che si sono liberati o stanno lottando contro i demoni delle pulsioni indesiderate, regna fra gli omosessuali una disonestà intellettuale radicata a cui purtroppo (si pensi ad esempio alla trasmissione “Stato Civile”) viene data manforte da una televisione e una stampa asservite al pensiero unico. Limitarsi ad ascoltare una sola campana è riduttivo e spero dunque che siano soprattutto i lettori omosessuali, soprattutto se cristiani o se nutrono già alcuni dubbi sulla propaganda gay, ad accostarsi senza pregiudizi al mio scritto e a riconoscere con limpidezza intellettuale la veridicità, sebbene dolorosa, di quanto racconto. Ci vengono presentati gli omosessuali con un vittimismo stucchevole che ci dipinge come dei disgraziati stigmatizzati da una società ingiusta: ma è veramente così? Direi che in una certa misura è vero e credo non sia un caso se il catechismo della Chiesa Cattolica nella sua saggezza scriva espressamente degli omosessuali che “devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza” e poi “a loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione”. Raramente però viene dato il giusto peso e il giusto significato a queste parole in quanto evitare la stigmatizzazione degli omosessuali non significa certo avvalorare una inclinazione di cui sebbene non siamo colpevoli bisogna ammettere che è “oggettivamente disordinata” e questo lo dico nel nostro interesse. Magari qualcuno non riconosce l’autorità della Chiesa ma allora cosa dire di scienziati quali Nicolosi o di casi come Luca di Tolve (giusto per citare quelli più conosciuti) che comprovano indipendentemente e da un punto di vista scientifico e tangibile che l’omosessualità si può elaborare e superare? Non trovo affatto giusto che si imponga agli omosessuali di rassegnarsi all’ineluttabilità di un destino e di una ideologia del gender preconfezionate impedendo anche a coloro che lo desiderano di cercare la propria realizzazione fuori dagli schemi prestabiliti dalla propaganda. Tengo a precisare e a ribadire che io stesso ho frequentato certi ambienti e che so bene come agiscono facendoti il lavaggio del cervello. Stepchild adoption, unioni civili, matrimoni omosessuali, leggi contro l’omofobia e discorsi simili sono solo un profumo soporifero che la propaganda omosessuale ti fa inalare per nascondere un fatto difficilmente contestabile e cioè che per questioni di natura ed etica l’unica famiglia è quella tradizionale e che l’amore romantico verso persone dello stesso sesso è malsano. I fatti parlano chiaro: se si vuole raggiungere la felicità è necessario affrontare il proprio vissuto e le proprie emozioni omosessuali. Asservirsi alle mode e ai falsi miti del progresso per nascondersi la verità, per evitare di mettersi in discussione e per far finta che si possa vivere felici costruendosi una fragile architettura carnevalesca simulacro del proprio desiderio di famiglia è non solo dannoso per se stessi (perché in pratica ci si sta drogando con illusioni) ma è dannoso per i bambini adottati che verranno privati della necessaria e naturale complementarietà sessuale delle figure genitoriali. Ultimamente ho provato, molto pacatamente, a parlare di questo con quelli che un tempo ritenevo degli amici omosessuali. Li posso anche comprendere per la difficoltà che abbiano nell’ascoltare delle posizioni di questo tipo dette da un omosessuale in via di cambiamento, essendo le mie attuali parole così dissonanti dalla frastornante confusione dell’ideologia del gender a cui sono abituati. Almeno però mi aspettavo di essere ascoltato come io ho ascoltato loro per tanto tempo. Fingono un’apertura mentale che non gli appartiene e questo è stato per me molto frustrante. Ne è una prova ad esempio il fatto che due anni fa avessi inviato ad un noto sito omosessuale gestito da ex amici (non voglio citare esplicitamente nomi per evitare ulteriori ed estenuanti polemiche) un mio scritto in cui spiegavo in modo decisamente interlocutorio e conciliante le stesse posizioni che riporto in questo stesso scritto. Di lì a poco vedo il mio scritto pubblicato sul sito e inizialmente ne ero stato davvero sorpreso e soddisfatto, speranzoso nella possibilità del confronto. Scoprii però qualcosa di veramente sinistro e cioè che alcune parole chiave erano state modificate, qualche frase cancellata e il senso del mio discorso era stato snaturato facendomi sembrare quasi un parteggiatore delle adozioni omosessuali mentre la mia intenzione non era nemmeno quella di proporre una posizione di esplicita contrarietà ma solo di portare i lettori alla riflessione per non fermarsi alle prime fuggevoli impressioni e a valutare la questione anche nell’interesse dei bambini. Replicai, mi adirai e pretesi che ogni singola parola e ogni virgola fosse conforme al mio testo originario, compreso finanche un refuso, dicendo che non avrei accettato neppure una irrisoria modifica ma alla fine non ero riuscito ad ottenere nemmeno la rimozione dell’articolo modificato. Dire che mi sentivo tradito è poco, perché mi erano state messe in bocca parole non mie e la mia fiducia in un incontro dialogico costruttivo era stata malamente disattesa. Tanto ormai avevo del tutto abbandonato certi modi di pensare e certi ambienti omosessualisti, pensai, ma un po’ di amarezza perdura ancora. Respingere con slealtà qualunque pensiero si discosti dal proprio secondo me sottende la paura di mettersi in discussione perché magari l’interlocutore sta toccando una nota dolente o qualcosa che non siamo disposti ad ammettere ci turbi nel profondo. Omettere di confrontarsi con il proprio passato e di capire quali malesseri sono alla base di certe attitudini relazionali omosessuali, a breve termine è certamente più facile. Osservarsi dentro e riconoscere l’esistenza di un problema, sebbene più doloroso all’inizio, è però l’unico modo per raggiungere, a lungo termine, una felicità autentica e duratura. Essere omosessuali di per sé non è una condanna, ma lo può diventare se per aggirare il problema si nasconde elusivamente la testa sotto la sabbia facendo finta che tutto vada bene. Su questo non nutro alcun dubbio avendolo sperimentato sulla mia pelle. Almeno io da omosessuale (o se volete ex-omosessuale) posso dire di aver cercato la realizzazione seguendo entrambe le vie possibili: accettare passivamente una condizione che mi dicevano essere immodificabile facendomi propugnatore delle ideologie che ne conseguono oppure mettersi in discussione seguendo un percorso di autoconsapevolezza e crescita interiore. Ieri riflettevo sul fatto che calunniare coloro che vogliono tentare di seguire la mia strada è ingiusto perché è un loro diritto ed è inoltre intellettualmente doveroso, lo ribadisco, vagliare tutte le possibilità e tutte le posizioni per poter decidere al meglio. A tutti lettori, soprattutto se omosessuali, voglio dire di ascoltare oltre alla ingannevole propaganda gay anche le innumerevoli storie dei bambini sofferenti per essere cresciuti innaturalmente con genitori dello stesso sesso, i commoventi racconti di coloro che come me stanno superando o hanno superato l’omosessualità scavando nel loro passato e prendendo atto anche della lascivia peccaminosa di molti contesti omosessuali che poi ipocritamente parlano dei valori della famiglia o sono fautori di forme di oltraggioso ateismo. E infine, cinismo e sfogo a parte, spero davvero che le mie vere parole, ben diverse del testo adulterato due anni fa, possano raggiungere molte più persone (se vi va diffondete il mio scritto) e le portino a riflettere su temi che nell’interesse di tutta la società, omosessuali compresi, non possono più essere ignorati o liquidati superficialmente”.

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