La vera questione del “caso-De Mari”: cosa ci sta dietro?

 

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Il “caso dottoressa De Mari” è una vera manna dal Cielo. Qualunque sia la nostra idea di omosessualità e di pratiche omosessuali o di omosessualismo (1), di diritti degli adulti o di diritti dei bambini, qualsiasi sia la nostra appartenenza politica o credo religioso, posto che ve ne sia uno, il merito della dott.ssa-scrittrice è innegabile: ha posto sul tavolo la questione vera, fondamentale, inopinabile, per qualsiasi democrazia.

Ovvero: la salvaguardia della libertà di pensiero e di espressione (cfr. art. 21 della nostra Costituzione, nota n. 2)

Finalmente qualcuno, in questo caso qualcuna, ha avuto il coraggio di porre il problema esattamente nei termini in cui va posta:

siamo ancora liberi di esprimere una nostra considerazione sul mondo, di dire come la pensiamo, di esprimere i nostri gusti o i nostri disgusti, le nostre perplessità, i nostri fermi no, o proclamare i nostri fermi sì, la nostra idea di diritto e di dovere, la nostra idea di bello e di schifoso, etc.?

 

Detto più semplicemente: è ancora vero che nessuno è al di sopra della critica, della contestazione, del dissenso?

 

Il che, ancora più alla radice, significa chiedersi: siamo ancora in democrazia?

 

La questione non è affatto sofistica, o critico-filosofica, come qualcuno potrebbe insinuare. Il problema è concreto e reale per tutti, tocca ciascuno di noi, nel vivo, perché segna il limite della nostra libertà, ovvero l’area reale che fonda il nostro vivere insieme, che mantiene in vita ogni democrazia e dà senso al nostro vivere insieme.

E’ chiaro a tutti, infatti, che qualora si evidenziasse che questa libertà è stata erosa, limitata, corrotta, violata, con essa verrebbe meno la condizione essenziale del nostro vivere-in-comune: sarebbe annullato, infatti, il rispetto della libertà del prossimo.

Peccato che il prossimo, in questo caso, si chiami Silvana De Mari. E non è un Benigni qualsiasi, ma una dottoressa che ha consolidata esperienza, studi specialistici e dati medici inconfutabili su cui basare le sue considerazioni.

Considerazioni d’altra parte perfettamente in linea con quanto raccomanda l’OMS:

“… gli omosessuali hanno un rischio di contrarre l’Hiv 19 volte più alto del resto della popolazione, e in questo gruppo i contagi stanno «esplodendo»” (3)

sia con gli studi che riportano i seguenti dati (4):

  • L80% dei pazienti sifilitici sono omosessuali;

  • Approssimativamente un terzo degli omosessuali è infettato dal virus attivo herpes simplex anorettale;

  • La chlamydia infetta il 15% degli omosessuali

  • «Gli ospiti di parassiti, di batteri, di virus e di protozoi sono del tutto rampanti nella popolazione omosessuale»

 

… mentre un altro studio (5) ha rilevato che:

  • L’amebiasi, una malattia parassitica, affligge circa il 32% degli omosessuali;

  • La giardiasi, un’altra parassitosi, colpisce il 14% degli omosessuali (nel corso di questo studio, a nessun eterosessuale sono mai state diagnosticate queste due malattie);

  • La gonorrea affligge il 14% degli omosessuali;

  • L’11% degli omosessuali ha verruche anali.

E ancora un altro studio ha rivelato che

“la sepsi anorettale, un’infezione batterica potenzialmente tossica, è quattro volte più comune tra i maschi omosessuali che tra gli eterosessuali (6). Secondo un altro studio, «la prevalenza di EBV tipo 2 (il virus EpsteinBarr tipo 2) fra i maschi omosessuali è significativamente più alta (il 39% contro il 6%) di quanto lo sia tra gli eterosessuali» (7). Questo virus provoca la mononucleosi infettiva ed è associato a due tipi di cancro: il linfoma di Burkitt e il carcinoma nasofaringeo. Altri studi hanno messo in evidenza elevate e anormali percentuali di epatite A (8), di epatite B (9), di cancro alla prostata (10), di colite, di enterite, di proctite e di proctocolite (11) nei maschi omosessuali”.

 

E potremmo continuare a lungo, ma non è questo, evidentemente, il punto. La documentazione medico-scientifica c’è, è pertinente ed autorevole.

Il punto è un altro, e riguarda invece qualcosa di estremamente grave, la riduzione della scienza (e quindi del dibattito scientifico, oltre che della ricerca) a fini ideologici. Proverei a riassumere la questione con questa domanda:

 è la percezione di bene / male socialmente condivisa a determinare che cosa può dire (o non dire, evidentemente), la scienza?

 

Ovvero:

prima di ragionare, congetturare, ipotizzare, formulare ipotesi di ricerca, stabilire nessi, evidenziare collegamenti, sostenere tesi in base a dati scientifici che derivano da un’osservazione rigorosa e sistematica, di cui tutta la comunità scientifica si avvale, ebbene:

 

… si deve prima chiedere il permesso alle associazioni LGBT?

 

 

Perché è questo, a mio parere, quello che sta accadendo.

 

Di questo “permesso” o “consenso” sembra essere succube anche il Presidente dell’Ordine dei Medici, avendo affermato:

«Personalmente quelle della dottoressa, che non conosco, le giudico come affermazioni che non corrispondono a ciò che oggi pensa la Medicina. Del resto lo riconosce anche lei, sostenendo di non essere politicamente corretta. Diciamo che la sua posizione non è nel perimetro delle conoscenze scientifiche».

 

Abbiamo visto infatti, che i dati e le statistiche che compaiono negli studi di Medicina confermano esattamente quello che la dott.ssa De Mari sostiene.

O meglio: quello che la dott.ssa De Mari e molti altri sostengono (vedi nota n. 12)

Quindi, delle due l’una. O si mandano al macero tutti gli studi e le pubblicazioni mediche, di Università e Centri di ricerca Governativi le statistiche che sostengono quanto la dottoressa (ed altri) affermano, in quanto fuori “dal perimetro delle conoscenze scientifiche“, e si mettono conseguentemente tutti costoro sotto processo, oppure il Presidente dell’Ordine dei Medici si sbaglia. *
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Ma, daccapo, non è nemmeno questo il punto

Che sia evidente ed acclarato una correlazione tra pratiche omosessuali e le malattie succitate, è direi così incontrovertibile da rendere surreale qualsiasi discussione.

Ma allora di cosa stiamo parlando?

La questione, a ben vedere, è un’altra. A parte l’ignoranza epistemologica di chi afferma che ci siano, nella scienza, perimetri saldi ed inamovibili, fissati una volta per tutte, qui è evidente che tramite un uso distorto del ruolo “scientifico” si vuole promuovere la censura della libertà di pensiero, di espressione, e quindi di critica. Non solo degli scienziati o dei medici, ma di tutti.

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13095753_1535202050120644_5736643559690857369_n.jpgLo ha capito perfettamente perfino il medico abortista Silvio Viale – cito apposta quanto di più distante ci sia dalle mie posizioni in materia di bioetica – medico al Sant’Anna ed esponente dei Radicali, che sul suo profilo Fb giudica «stupide» le opinioni della dottoressa ma considera sbagliata la richiesta di radiazione. Perchè?

«La radiazione deve essere motivata da un aspetto professionale, cioè dall’eventuale promozione e magari pratica di terapie non scientificamente validate, e non da opinioni, per quanto demenziali. Altrimenti oggi si colpiscono i punti di vista di questa signora e domani di qualcun altro  […]». (Fonte)

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Quindi?

 

A questo punto, quanti indizi occorrono per fare una prova?

 

Non è ragionevole sospettare che tutta questa vicenda legata alla lotta per i diritti LGBT, della normalizzazione medica (e morale) dell’omosessualità, anzi della sua elevazione a modello d’amore “più puro” in assoluto, per usare le parole del dott. Veronesi, dell’accettazione di una pratica abominevole come la compravendita di bambini ed utero in affitto correlato, oltre alla spaventosa del diritto più elementare di un essere umano (quello di avere un papà e una mamma, come recita anche l’art. 7 della Convenzione Internazionale dei diritti del fanciullo, vedi nota 13) …

 

… non siano parte di una gigantesca operazione di ingegneria sociale, volta da una parte a soffocare il dissenso (senza che i cittadini ne percepiscano l’effetto, anzi, ne siano entusiasti), a limitare la libertà di parola e quindi di critica, mentre dall’altra volta a ridurre definitivamente l’uomo a merce-senza-diritti?

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(L’immagine non è una provocazione artefatta: basta digitare su Google “utero in affitto”, questo è una delle tante offerte promozionali)

 

 

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Alessandro Benigni

 

 

 

 

 

 


Note

1)”Omosessualismo“: con questo termine intendiamo delimitare il perimetro, vago e mutevole, di quella corrente ideologica secondo la quale l’omosessualità è normale (anzi, va insegnata nelle scuole), il matrimonio può essere socialmente riconosciuto anche tra persone dello stesso sesso e, perché no, alle terne, alle quaterne e così via; i bambini possono tranquillamente essere deprivati di padre o madre ed essere impiantati in coppie same sex perchè tanto alcuni “studi americani” (?) dicono che si può fare, e altre scemenze del genere. A questa corrente afferiscono per lo più eterosessuali e non omosessuali, come qualcuno potrebbe erroneamente pensare. Quindi va rifiutata l’equazione omnosessuale = omosessualista. Grazie a Dio ci sono molti amici omosessuali che se infischiano di queste “mode”, anzi, le contestano. Esattamente per le stesse ragioni.

2) Così recita l’Art. 21, Costituzione della Repubblica Italiana« Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. »

3) “Gli omosessuali hanno un rischio di contrare l’Hiv 19 volte più alto rispetto al resto della popolazione. Farmaci retrovirali come formula di prevenzione” (di Redazione Salute Online): “Gli omosessuali hanno un rischio di contrarre l’Hiv 19 volte più alto del resto della popolazione, e in questo gruppo i contagi stanno «esplodendo». Lo affermano le nuove linee guida dell’Oms, che per la prima volta consigliano ai gay di assumere i farmaci antiretrovirali come forma di prevenzione. «Constatiamo una esplosione dell’epidemia in questo gruppo a rischio – ha affermato Gottfried Hirnschall, che dirige il dipartimento Hiv dell’Oms – soprattutto per un abbassamento della guardia dal punto di vista della prevenzione». Lo scorso maggio le autorità sanitarie statunitensi avevano consigliato i farmaci a tutti i gruppi a rischio, sulla base di studi che indicano che una pillola al giorno unita al preservativo abbassa il rischio del 25%. «Se gli omosessuali seguissero questa profilassi – sottolinea il comunicato dell’Oms – si potrebbero evitare un milione di nuovi contagi in dieci anni». In Italia: La raccomandazione dell’Oms di dare la pillola antiretrovirale agli omosessuali per prevenire l’infezione da Hiv vale anche per l’Italia spiega Stefano Vella, direttore del Dipartimento del Farmaco dell’Istituto Superiore di Sanità, che sottolinea come però la pillola non sostituisca gli altri metodi di prevenzione. «In Italia il numero di nuovi casi fortunatamente è più basso rispetto ad altri paesi – spiega Vella – ma per vedere esempi dell’esplosione delle nuove infezioni non dobbiamo andare lontano. Nel Marais a Parigi, ad esempio, l’incidenza dell’Hiv è del 7%, superiore a quella del Botswana. Per questo la raccomandazione vale per tutto il mondo, Italia compresa». Sull’efficacia del metodo, spiega l’esperto, non ci sono dubbi. «Il principio è lo stesso della profilassi antimalarica per chi va in Africa, anche se ci sono dei problemi da risolvere – sottolinea -. Intanto c’è l’aderenza alla terapia, che i test hanno dimostrato essere difficile da ottenere, poi c’è il problema dell’accesso. Queste terapie non si trovano certo in farmacia, ed è difficile dire chi dovrebbe pagarli. In Italia, almeno per ora, non certo il Ssn, forse sarebbe più giusto che chi li usa li pagasse di tasca propria». L’uso della profilassi anti Hiv non sostituirebbe comunque gli altri metodi, come anche la stessa Oms ha sottolineato. «L’aderenza alla terapia è già difficile da ottenere in chi è malato – sottolinea Vella – in questo caso rischieremmo di avere persone che magari si sentono sicure, e si espongono al contagio, senza invece essere immuni. Per questo bisogna continuare a spingere anche sugli altri metodi, a cominciare dal preservativo. Ora nuove sperimentazioni stanno cercando di stabilire se anche prendendo la compressa più sporadicamente, in pratica `on demand´, la protezione rimane, questo faciliterebbe le cose»”. Fonte: http://www.corriere.it/salute/14_luglio_11/aids-pillola-preventiva-gay-nuove-linee-guida-dell-oms-33136d40-08dc-11e4-89ec-c067e3a232ce.shtml

4) Cfr. S. D. Wexner, Sexually Transmitted Diseases of the Colon, Rectum and Anus. The Challenge of the Nineties» («Malattie trasmesse sessualmente del colon, del retto e dell’ano. La sfida degli anni Novanta»),in Dis Colon Rectum (EAB), dicembre 1990, pag. 1048. Per un’ulteriore lettura vedi J. F.Beltrami ed altri, «Trends in Infectious Diseases and the Male to Female Ratio: Possible Clues to Changes in Behavior Among Men who have Sex with Men» («Tendenze nelle malattie infettive e il rapporto maschio-femmina: possibili indizi di cambiamenti nel comportamento fra uomini che fanno sesso con uomini»), in AIDS Educ Prev, del 17 dicembre 2005, 17 (6 suppl. B), pagg. 49-56; AA.VV., «Latest STD Data in United States Continues to Portend Problems with Prevention, HIV. Other Research Notes High STDs Among HIV-infected Women» (Gli utimi dati sulle malattie veneree negli Stati Uniti continuano a predire problemi con la prevenzione, HIV. L’altra ricerca ha denotato un’alta incidenza di malattie veneree nelle donne infette da HIV»), in AIDS Alert, dicembre 2005, 20 (12), pagg. 133-136; H. M. Truong e altri, «Increases in Sexually Transmitted Infections and Sexual Risk Behaviors Without a Concurrent Increase in HIV Incidence Among Men who Have Sex with Men in San Francisco: a Suggestion of HIV Serosorting» («Aumenti delle infezioni sessualmente trasmesse e comportamenti sessuali a rischio senza un aumento concomitante nell’incidenza di HIV fra uomini che fanno sesso con uomini a San Francisco: un suggerimento della siero-discriminazione dell’HIV»), in Sex Transm Infect, dicembre 2006, 82 (6), pagg. 461-466; R. E. Baughn-D. M. Musher, «Secondary Syphilitic Lesions» («Lesioni sifilitiche secondarie»), in Clin Microbiol Rev, gennaio 2005, 18 (1), pagg. 205-216.

5) Cfr. J. Christopherson e altri, «Sexually Transmitted Diseases in Hetero, Homo and Bisexual Males in Copenhagen» («Malattie sessualmente trasmesse in maschi omo, etero e bisessuali a Copenhagen»), in Dan Med Bull (DYN), giugno 1988, pag. 285.

6) Cfr. N. D. Carr e altri, «Noncondylomatous, Perianal Disease in Homosexual Men» («Il condiloma, una malattia perianale nel maschio omosessuale»), in Br J Surg (B34), ottobre 1989, pag. 1064.

7) Cfr. D. van Baarle e altri, «High Prevalence of Epstein-Barr Virus Type 2 Among Homosexual Men is Caused by Sexual Transmission» («L’elevata prevalenza del virus Epstein-Barr tipo 2 tra gli omosesuali è causata dalla trasmissione sessuale»), in J Infect Dis, giugno 2000, pag. 2045.

8) Cfr. K. S. Lim e altri, «Role of Sexual and Non-sexual Practices in the Transmission of Hepatitis B» («Ruolo delle pratiche sessuali enon sessuali nella trasmissione dell’epatite B»), in Br J Vener Dis (B40), giugno 1977, pag. 190; R. S. Remis e altri, «Association of Hepatitis B virus Infection with Other Sexually Transmitted Infections in Homosexual Men» («Associazione dell’epatite B con altre infezioni sessualmente trasmesse nei maschi omosessuali»), in Am J Public Health, ottobre 2000, 90 (10), pagg. 1570-1574; P. J. Saxton, «Sexually Transmitted Diseases and Hepatitis in a National Sample of Men who Have Sex with Men in New Zealand» («Malattie sessualmente trasmesse ed epatiti in un campione nazionale di uomini che fanno sesso con uomini in Nuova Zelanda»), in N Z Med J, del 26 luglio 2002, 115 (1158), pag. U106.

9) Cfr. J. J. Ochnio e altri, «Past Infection with Hepatitis A virus Among Vancouver Street Youth, Injection Drug Users and Men who Have Sex with Men: Implications for Vaccination Programs» («Passate infezioni di epatite A tra la gioventù di strada di Vancouver, tra i drogati che usano siringhe e uomini che fanno sesso con uomini: implicazioni per i programmi di vaccinazione»), in CMAJ, del 7 agosto 2001, 165 (3), pagg. 293-297.

10) Cfr. J. S. Mandel-L. M. Schumann, «Sexual Factors and Prostate Cancer: Results from a Case-control Study» («Fattori sessuali e cancro alla prostata: risultati dallo studio di controllo di un caso»), J Gerontol, maggio 1987, pag. 259.

11) Cfr. Council on Scientific Affairs, op. cit., pag. 1356.

12) Si veda – mettiamo solo alcuni link a titolo di esempio – il rapporto stilato dal dott. Claudio Italiano, “Rischio di infezioni proctologiche” (qui il link):

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E ancora: “Le malattie « veneree » ano-rettali costituiscono una parte importante della patologia omosessuale maschile. Comprendono le classiche malattie a trasmissione sessuale:-sifilide: si calcola che il 10-30% dei casi di sifilide primaria e secondaria abbia origine nel rapporto omosessuale. Un’ulcera che non presenti le caratteristiche di una tipica ulcera anale cronica o di una ragade deve immediatamente far sospettare una lesione venerea, e si impongono i tests per la sifilide;- gonorrea: l’omosessualità è responsabile di almeno il 20% dei casi di blenorragia: il 20-50% delle localizzazioni rettali è asintomatico ma contagioso. È indispensabile inviare questi pazienti ad un medico che si interessi di malattie veneree. Il test sierologico per la sifilide deve comun­que essere ottenuto prima di iniziare una terapia antibiotica appropriata per la gonorrea. La gonorrea anale è un reperto non frequente, ma è in gran parte responsabile dell’aumentata incidenza della gonorrea. Si ha spesso una contaminazione crociata di eterosessuali e omosessuali che possono avere un’attività bisessuale.cancro molle: praticamente scomparso, dagli anni 70 è ripreso e in Francia ne vengono diagnosticate alcune centinaia di casi ogni anno;- condilomi acuminati: il record delle malattie infettive a trasmissione sessuale spetta a queste vegetazioni che costituiscono una delle malattie a trasmissione sessuale più invalidanti per la difficoltà di sradicarli in modo definitivo. Non è sicuro che siano sempre conseguenza di un contatto sessuale anale, ma probabilmente la percentuale di questa eziologia è alta. Al di fuori della patologia a trasmissione sessuale, la loro frequenza aumenta nei soggetti con trapianto renale, con emopatie, dopo trattamenti chemioterapici o radianti e in presenza di una depressione dell’immunità cellulare:- verruche anali: le verruche piatte e larghe in regioni perianali devono essere differenziate dalle neoplasie, dai condilomi acuminati e dai condilomi lati della sifilide secondaria .A queste malattie, in cui la trasmissione sessuale è ben conosciuta, si aggiungono varie affezioni batteriche, virali e parassitarie, delle quali è stata evidenziata la possibile contagiosità omosessuale”.

Anche il Giornale dà, in un suo report della sezione “Salute”, notizie allarmanti: “Europa, torna paura sifilide: in aumento tra gli uomini. L’aumento generale è da collegare, secondo l’Ecdc, al cambiamento nei comportamenti sessuali degli omosessuali“: “Nel 2014 ne sono stati segnalati 24.541 in 29 paesi europei, raggiungendo un tasso di 5,1 casi ogni 100 mila abitanti. È quanto emerge dall’ultimo rapporto dal Centro europeo di controllo delle malattie (Ecdc), che segnala come l’Italia sia invece in controtendenza. Mentre cala nelle donne, la sifilide si diffonde sempre di più negli uomini, dove il tasso è sei volte maggiore rispetto a quello femminile e la maggior parte dei casi è in adulti (il 30% ha più di 45 anni). La fascia d’età più giovane, tra i 15 e 24 anni, raccoglie infatti solo il 13% dei casi. Secondo il rapporto Ecdc, quasi i due terzi dei casi (63%) sono stati registrati tra uomini che hanno avuto rapporti omosessuali. In molti paesi la diffusione della malattia ha subito un’impennata tra il 2010 e 2014, con un raddoppio dei casi in Belgio, Francia, Germania, Islanda, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Portogallo e Regno Unito”.

Per non parlare di quanto si può leggere nei rapporti del Centers for Disease Control and Prevention  (CDC), dove in un rapporto governativo leggiamo di un “aumento preoccupante della sifilide tra gli uomini, in particolare tra i gay e i bisessuali […] Il ritmo con cui aumentano i casi registrati è allarmante (15,1 per cento in più, nel 2014)”. E’ un aumento che riguarda sia uomini che donne, ma gli uomini rappresentano oltre il 90 per cento di tutti i casi di sifilide primaria e secondaria. Di questi, l’83 per cento fa sesso con altri uomini. (Fonte)

13) Art. 7: Il fanciullo è registrato immediatamente al momento della sua nascita e da allora ha diritto a un nome, ad acquisire una cittadinanza e, nella misura del possibile, a conoscere i suoi genitori e a essere allevato da essi.

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