I Masai sono più felici. Perché?

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I Masai vivono in villaggi remoti dell’Africa Orientale in case fatte di fango, letame e legno. Sono cacciatori- raccoglitori che non hanno né acqua corrente, né elettricità e sono esposti in misura minima all’influenza della società occidentale. Nel corso degli ultimi 15 anni lo psicologo Ed Diener e suo figlio e collega, Robert Diener – impegnati in un progetto varato dal Gallup World Poll volto a misurare la felicità in tutto il pianeta – si sono recati nelle terre dei Masai scoprendo, con loro stessa sorpresa che questa popolazione è piuttosto felice, più felice di altre che vivono in circostanze simili e altrettanto felice di molti individui che vivono in società sviluppate. Parte della ragione dipende dal fatto che i Masai si concentrano su ciò che hanno, piuttosto che su ciò che non hanno. Inoltre hanno molto autostima e dispongono delle abilità necessarie per avere successo nel loro ambiente in cui le disparità sono minime e c’è poca competizione. In linea più generale, i risultati che stanno emergendo dal World Poll suggeriscono che società e cultura possono avere un ruolo di rilievo nella percezione della felicità, attraverso l’importanza che assegnano alle emozioni positive e alle convinzioni su quali vie da seguire per raggiungere uno stato di benessere. Le ricerche indicano inoltre che tra i fattori più importanti che sembrano contribuire alla felicità figura il cosiddetto capitale sociale, che include la fiducia negli altri e la cooperazione. Tanto per fare un esempio, sebbene gli Stati Uniti siano economicamente più ricchi della Danimarca, i danesi sembrano psicologicamente più contenti degli americani. La differenza potrebbe risiedere in fattori sociali, come la possibilità che ha una persona di fidarsi delle buone intenzioni altrui. Infine, il fatto che la Costa Rica figuri al top della classifica dei paesi più felici al mondo rappresenta la conferma che, dove abbondano ingredienti sociali quali la fiducia e i forti legami con familiari e amici, si può essere felici a dispetto di condizioni economiche poco rosee.

(da Mente & Cervello, n° 91, Luglio 2012)

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