A cosa servono gli “studi di genere”?

Una riflessione di Luciano Dibattista

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Gli studi di genere rappresentano una truffa ideologica sviluppati da una parte del mondo femminista e fatti propri dal movimento LGBT. La prima formulazione del concetto di genere venne formulata dall’antropologa Gayle Rubin, che ha scritto libri su femminismo, sadomasochismo, prostituzione, pedofilia, pornografia e letteratura lesbica. Sono definiti come una “modalità di interpretazione” ma vengono lanciati come “risultanza scientifica”. Si basano su aspetti della psicologia, sociologia e antropologia e, per tal motivo, non possono offrire certezze ma devono essere sottoposti a dibattiti e confronti in ambito professionale. Invece, l’ambiente LGBT censura e demonizza tutti i professionisti che non concordano con le linee guida dettati dalle associazioni di categoria. Ciò succede già dagli anni ’70 quando si sono segnati i primi passi per la depatologizzazione dell’omosessualità. Gli studi di genere si fondano sulla distinzione tra SESSO BIOLOGICO, inteso come “corredo genetico, un insieme di caratteri biologici, fisici e anatomici che producono un maschio o una femmina”, e l’IDENTITÀ DI GENERE (gender), intesa come “costruzione culturale, rappresentazione, definizione e incentivazione di comportamenti che rivestono il corredo biologico e danno vita allo status di uomo o di donna. Sesso biologico e identità di genere vengono messi in relazione e, quando vi è una DISFORIA DI GENERE (ossia “una condizione in cui una persona ha una forte e persistente identificazione nel sesso opposto a quello biologica”), tale disagio mentale deve essere curato. Ma cosa deve essere curato secondo il movimento LGBT e l’ambiente “professionistico”? La mente che presenta il disagio o il corpo che è sano ? Ovviamente la mente. Si segue un percorso dove la patologizzazione viene normalizzata e la normalità viene curata. Come ? attraverso la cd. “Terapia di riconversione sessuale” dove il corpo viene adeguato alla mente. È lapalissiano che tale cura è sbagliata perché una mente disagiata deve essere curata e non assecondata. Se mi sento un gatto, trasformo il mio corpo come quello di un gatto ? Sembra un paradosso ma oggi si parla anche di TRANSPECISMO, ovvero quel disagio mentale in cui un uomo si sente “nato nella specie sbagliata”. Come si fa a convincere la gente che è questa la strada giusta ? Attraverso la strumentalizzazione dei casi di INTERSESSUALITÀ, (detta “Sindrome di insensibilità agli androgeni o iperplasia surrenale congenita”). In questo caso, la patologia è nel corpo in quanto la persona intersessuale presenta caratteristiche anatomico-fisiologiche sia maschili sia femminili. La differenza tra TRANSESSUALISMO e INTERSESSUALITÀ è dunque chiara: l’una è condizionata da fattori psicologici e culturali, l’altra da fattori anatomici e fisiologici. Ma non è finita. Nella concezione moderna, ai concetti di sesso biologico e identità di genere, vanno aggiunti l’ORIENTAMENTO SESSUALE e l’ESPRESSIONE SESSUALE. L’orientamento sessuale è l’attrazione emozionale, romantica e/o sessuale di una persona verso individui dello stesso sesso (omosessualità), di sesso opposto (eterosessualità) o entrambi (bisessualità). L’espressione sessuale è l’insieme di atteggiamenti, movimenti e abitudini che riguarda il movimento del corpo. Dalla distinzione “sesso biologico-identità di genere-orientamento sessuale-espressione sessuale” si intende desumere che ci sia un ventaglio di possibilità di esprimere la propria identità. Concezione nata da una sessualità intesa come “fluida” e “variabile” a seconda delle combinazioni possibili. Non ci sono evidenze scientifiche che mostrino che l’orientamento sessuale sia innato ma l’omosessualità viene definita dall’OMS come “una variante naturale del comportamento umano”.

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Non ci sono evidenze scientifiche che mostrino che “si possa nascere nel corpo sbagliato” ma il movimento LGBT ha chiesto ufficialmente all’OMS di derubricare il transessualismo tra le malattie mentali. Dall’altra parte ci sono risultanze scientifiche che mostrano che solo la coppia eterosessuale può beneficiare della complementarietà anatomica e della potenzialità omologa di procreare ma questo viene trascurato e sovvertito attraverso tecniche artificiali che esulano dai valori bioetici che la medicina deve tener conto. Così la non complementarietà anatomica viene risolta da tecniche che permettono il cambio del sesso (che vanno dalle costosissime iniezioni di gonapeptyl alle ancora più costose operazioni chirurgiche) e la non potenzialità omologa di procreare viene risolta con tecniche di fecondazione artificiale (che trovano la massima espressione nella becera pratica dell’UTERO IN AFFITTO). La chiamano “progressi della scienza” ma la medicina ha lo scopo di curare un paziente e di ristabilire il suo stato di salute. Un intervento al cuore serve a guarire un organo che già c’è, il trapianto del cuore serve a sostituire un cuore che non c’è più. Qui invece si cerca di trovare una situazione nuova e non una cura. È questo ciò che si intende per TEORIA GENDER, ovvero quella teoria che dà per certo ciò che non lo è affatto e che ribalta la biologia, che si basa su risultanze scientifiche certe, con quelle discipline che offrono solo una modalità di interpretazione, che in questo è sbagliata e pericolosa.

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