Silvana De Mari: “La maggioranza dice il contrario? La maggioranza sta sbagliando”.

 

Ha ragione. La verità non è questione di maggioranza. E nemmeno di più o meno bizzarre e costosissime associazioni, ordini, o riunioni di condominio, che dai loro salotti politici sentenziano che cosa è bene e che cosa è male, obbligandoci tutti a tacere e obbedire. Sennò sono guai.

Guai? E io che pensavo di essere libero, di avere diritto alla libertà di espressione. E invece no: a quanto pare bisogna tacere, altrimenti fioccano le minacce, le querele. Si tirano le sottane dei vari ordini, finché il pensiero dissidente non viene messo a tacere.

E brava la mia amica Silvana. Io sono orgoglioso avere amici così. Anzi, fossero tutti così! Eppure.

 

Eppure una domanda preme sulla lingua: ma gli altri, dove sono? Dove sono gli altri medici, gli altri psicologi, gli altri pediatri, gli altri terapeuti,  D O V E   S O N O?

Ecco qui il suo breve, chiarissimo comunicato – che sottoscrivo riga per riga, segni d’interpunzione compresi:

“Il pensiero unico, il dogma. La cosiddetta omosessualità, in realtà asessualità omoerotica, deve essere considerata secondo direttive precise. Chi non si adegua viene espulso dagli ordini degli psichiatri e degli psicologi In questa maniera il pensiero unico regna sul mondo. Il fatto è che non sono uno psicologo, non sono uno psichiatra, gli ordini dei medici sono un po’ più indipendenti rispetto ai suddetti ordini, ma anche se mi espellono non è che me ne importi un gran che. E qualcuno spieghi al piccolo genio che ha scritto questo post che braccio armato vuol dire che impugna un’ arma fisica, pistola, mitra o altro. Se l’arma fisica non c’è, braccio armato non si può scrivere. Due più due fa quattro e l’erba è verde. E se il dittatore di turno ti dice che due più due fa cinque, serenamente si va verso la morte per affermare che due più due fa quattro, che una pratica che causa patologia fisica non può rientrare nei criteri di norma. La maggioranza dice il contrario? La maggioranza sta sbagliando”.

 

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Grazie, cara Silvana.

Abbiamo bisogno di testimonianze come la tua.
Io sono dalla tua parte: per quello che può valere, hai la mia stima totale ed il mio appoggio più pieno.

Alessandro Benigni


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Postilla

Tra l’altro: di cosa stiamo parlando? La dott.ssa De Mari nn fa altro che ripetere quello he TUTTA LA MEDICINA UFFICIALE ripete. Dall’OMS in giù.

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Premi qui per il video.

Dei dati statistici, sul versante medico, ne avevamo già parlato qui:

Ma davvero l’omosessualità è “solo una variante” della sessualità umana?

Oggi, purtroppo, chi sostiene che l’omosessualità è un disordine evidente, si ritrova immediatamente tacciatobigottismo e gli viene subito rinfacciato la solita frase-fatta: “secondo la scienza è solo una variante naturale della sessualità umana”.
Logicamente, il discorso della “variante” fa acqua da tutte le parti e non ci dice ancora nulla circa la bontà intrinseca di questa “variante” (tra parentesi:“variante” rispetto a cosa?forse rispetto alla normalità?)

A parte che tutti sanno quanto questa “scienza” sia oggi fortemente ideologizzata, forse ancor più dei mass media che diffondono quadretti irrealistici dell’amore gay, vediamo qualche dato appunto “scientifico”, per cercare di capire se davvero lo stile di vita omosessuale sia qualcosa che vada insegnato ai giovani e presentato come “normale”.

downloadIn effetti, stando a quanto la stessa “scienza” ci conferma, le pratiche sessuali gay sono all’origine di tutta una serie di malattie (anche mortali) dovute al fatto che oggettivamente disordinate e contro natura. Molte di queste pratiche riguardano anche gli eterosessuali, e vanno allo stesso modo condannate ed evitate come insane. L’unica differenza è che in una coppia eterosessuale, per esempio, il pericolosissimo e dannosissimo (vedi sotto) rapporto anale non costituisce certamente l’unico modo (o quasi) per esprimere la dimensione affettivo-sessuale. E così, gli stessi media, che da una parte ci bombardano quotidianamente di messaggi riguardanti il rispetto che si deve avere per  l’ambiente e per la natura, dall’altra tacciono omertosamente le gravi conseguenze patologiche e i danni sociali prodotti da questa attitudine innaturale e disordinata.

Pride-Parade-460x274Non a caso lo stesso OMS ci fa sapere che gli omosessuali hanno un rischio di contrarre l’Hiv 19 volte più alto del resto della popolazione, e in questo gruppo i contagi stanno «esplodendo»: «Constatiamo una esplosione dell’epidemia in questo gruppo a rischio – ha affermato Gottfried Hirnschall, che dirige il dipartimento Hiv dell’Oms – soprattutto per un abbassamento della guardia dal punto di vista della prevenzione». Lo scorso maggio le autorità sanitarie statunitensi avevano consigliato i farmaci a tutti i gruppi a rischio, sulla base di studi che indicano che una pillola al giorno unita al preservativo abbassa il rischio del 25%. «Se gli omosessuali seguissero questa profilassi – sottolinea il comunicato dell’Oms – si potrebbero evitare un milione di nuovi contagi in dieci anni».

 

 

 

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Le informazioni che seguono sono tratte dallo studio On The Unhealthy Homosexual Lifestyle, tradotto da Paolo Baroni per il Centro Culturale San Giorgio (link). L’originale è reperibile alla pagina web http://www.home60515.com/4.html

 

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“[…] I ricercatori medici sanno da molti anni che lo «stile di vita»omosessuale è un modo di vivere segnato profondamente dalla malattia. Il fatto che la maggior parte dei media stia sottovalutando e/o ignorando, e/o censurando le cruciali informazioni che seguono dovrebbero suggerirvi quanto essi siano parziali, indegni di fiducia, corrotti, e potenzialmente nocivi. Ad esempio, uno studio del 1982, menzionato nel Journal of the American Medical Association, ha rilevato che la percentuale di cancro all’ano negli omosessuali è al di sopra della media normale, forse più del 50% che negli eterosessuali (2). E uno studio del 1997, apparso sul New England Journal of Medicine, ha attirato l’attenzione sulla «forte associazione tra cancro allano e contatto omosessuale» (3). Tale connessione è dovuta al fatto che il rivestimento dell’ano – completamente diverso dal rivestimento più spesso della vagina – è costituito dallo spessore di un’unica cellula, che si lacera facilmente, divenendo così un punto di facile ingresso per virus e batteri. Come il fumo da sigaretta, intaccando il tessuto del polmone, fa aumentare il rischio di cancro polmonare, così il danno ripetuto all’ano e al retto aumenta il rischio di cancro anale. Il sesso anale provoca spesso danni all’ano e al retto. Questo spiega perché l’AIDS si sia diffuso così facilmente nella comunità omosessuale. Tuttavia, anche quando non si producono lacerazioni nel rivestimento anale, esiste ancora un rischio elevato di infezione HIV perché determinate cellule della mucosa intestinale (le cellule M e le cellule di Langerhans) possono essere infettate e trasportare l’HIVpiù in profondità nel corpo umano. Un altro studio ha rivelato che:

  • L80% dei pazienti sifilitici sono omosessuali;

  • Approssimativamente un terzo degli omosessuali è infettato dal virus attivo herpes simplex anorettale;

  • La chlamydia infetta il 15% degli omosessuali

  • «Gli ospiti di parassiti, di batteri, di virus e di protozoi sono del tutto rampanti nella popolazione omosessuale» (4).

Un altro studio ha scoperto che:

  • L’amebiasi, una malattia parassitica, affligge circa il 32% degli omosessuali;

  • La giardiasi, un’altra parassitosi, colpisce il 14% degli omosessuali (nel corso di questo studio, a nessun eterosessuale sono mai state diagnosticate queste due malattie);

  • La gonorrea affligge il 14% degli omosessuali;

  • L’11% degli omosessuali ha verruche anali (5).

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Un altro studio ha rivelato che la sepsi anorettale, un’infezione batterica potenzialmente tossica, è quattro volte più comune tra i maschi omosessuali che tra gli eterosessuali (6). Secondo un altro studio, «la prevalenza di EBV tipo 2 (il virus EpsteinBarr tipo 2) fra i maschi omosessuali è significativamente più alta (il 39% contro il 6%) di quanto lo sia tra gli eterosessuali» (7). Questo virus provoca la mononucleosi infettiva ed è associato a due tipi di cancro: il linfoma di Burkitt e il carcinoma nasofaringeo. Altri studi hanno messo in evidenza elevate e anormali percentuali diepatite A (8), di epatite B (9), di cancro alla prostata (10), di colite, di enterite, di proctite e di proctocolite 11 nei maschi omosessuali. Nel 1997, un giornalista della rivista pro-gay Time di New York notò che un giovane omosessuale in America ha circa il 50% di possibilità di contrarre lHIV in età media, che molti omosessuali hanno abbandonato il «sesso sicuro» in favore del sesso anale non protetto, e che tra il 1993 e il 1996 lincidenza della gonorrea fra gli omosessuali è aumentata del 74% (12). Secondo uno studio dei Centers for Disease Control and Prevention(CDC), nel 2002, l88% di casi di sifilide a San Francisco sono stati riscontrati in maschi omo e bisessuali (13). Il Chicago Department of Public Health ha riportato che la percentuale di casi diagnosticati di AIDS a Chicago relativa a maschi omo-bisessuali è aumentata dal 37% (nel 2000) al 44% (nel 2003); e a metà del 2006 esso ha riferito che circa il 73% di casi di sifilide diagnosticati a Chicago per l’anno 2005 era costituito da maschi omo-bisessuali. E in un rapporto di settembre 2010 dei Centers for Disease Control and Prevention, intitolato «HIV Among Gay, Bisexual and Other Men Who Have Sex with Men» («L’HIV fra gay, bisessuali e altri uomini che fanno sesso con uomini»), si afferma: «I gay, i bisessuali e gli altri uomini che hanno rapporti con persone dello stesso sesso (MSM) rappresenta approssimativamente il 2% della popolazione degli Stati Uniti, e tuttavia è la popolazione più colpita dall’HIV, ed è l’unico gruppo a rischio nel quale nuove infezioni di HIV aumentano in modo costante dall’inizio dei primi anni Novanta […]. Alla fine del 2006, più della metà (il 53%) di tutte le persone che convivono con l’HIV negli Stati Uniti sono maschi omo-bisessuali o drogati che usano siringhe». E secondo un rapporto dei Centers for Disease Control and Prevention pubblicato a novembre del 2009, il 63% dei casi di sifilide in America nel 2008 è stato riscontrato in maschi omo-bisessuali. Riguardo all’HIV-AIDS, i casi di questa malattia fra maschi omo-bisessuali, nonostante anni di campagne sensibilizzatrici e di prevenzione, continua ad essere così elevata in maniera anomala che il numero di settembre-ottobre 2012 della rivista The Gay & Lesbian Review ha descritto l’HIV-AIDS come una «malattia omosessuale» e «uno dei problemi principali dei gay», e ha affermato che «i gay a cui è stato diagnosticato l’AIDS sono sessanta volte più numerosi degli uomini eterosessuali» (14). Concludiamo questa sezione sulle malattie sessualmente trasmesse presso i maschi omo-bisessuali con tre citazioni oneste da parte della Gay and Lesbian Medical Association (15) .

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  • «Gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini sono ad alto rischio di contrarre l’infezione da HIV […]. Questi ultimi anni hanno visto il ritorno di pratiche sessuali molto pericolose».

  • «Le malattie sessualmente trasmesse (STD) colpiscono i maschi gay sessualmente attivi in una percentuale molto elevata. Esse includono […] la sifilide, la gonorrea, la chlamydia e i pidocchi pubici […], l’epatite A B e C, il papillomavirus, ecc…».

  • «I maschi gay possono essere a rischio di cancro alla prostata, ai testicoli o di cancro al colon […]. Nei maschi omosessuali c’è stata un crescita in percentuale del cancro all’ano».

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Quanto alle lesbiche, esse sono a rischio più elevato di cancro al seno. Uno studio sull’omosessualità femminile ha scoperto che «il 63% delle lesbiche non sono mai rimaste incinte […]. Il fatto di non avere figli aumenta nella donna il rischio di cancro al seno da due a sei volte» (16). Inoltre, il fatto di non generare figli può «essere un fattore di rischio per il cancro ovarico, e può anche causare il cancro endometriale» (17). Un altro studio ha rivelato che le vaginiti batteriche colpiscono il 33% delle lesbiche, e solamente il 13% delle donne eterosessuali, e ha scoperto che «le alterazioni citologiche cervicali non solo erano insolite, ma riguardavano esclusivamente le lesbiche» (18). Tali alterazioni possono sfociare nel cancro alla cervice. Un altro studio sulle lesbiche ha indicato una«prevalenza relativamente alta di malattie veneree virali come l’herpes e il papillomavirus simplex (HPV)» (19). Secondo un altro studio, «le infezioni da papillomavirus genitale e le lesioni squamose intraepiteliali sono comuni fra le lesbiche sessualmente attive» (20). Ilpapillomavirus è stato collegato al cancro cervicale. «L’analisi del DNA ha rivelato circa quindici tipi di virus che incidono per più del 99% di tutti i casi di cancro alle cervice» (21). Una delle ragioni per cui le lesbiche hanno un’incidenza elevata di malattie sessualmente trasmesse è che, come hanno documentato alcuni studi, le lesbiche hanno più partner sessuali delle  donne eterosessuali.

Ad esempio, un ampio studio condotto dalla University of Chicago ha concluso che le lesbiche hanno un numero di partner sessuali quattro volte superiore rispetto alle donne etero (22). Ecco due brevi citazioni provenienti dalla Gay and Lesbian Medical Association. Esse sono state estratte da un documento presente nel sito web di questa associazione e intitolato «Top 10 Things Gay Men Should Discuss with their Healthcare Provider»:

  • «Le lesbiche hanno la concentrazione più elevata di fattori di rischio per il cancro al seno di ogni altro sottoinsieme di donne nel mondo».

  • «Le lesbiche hanno alti livelli di rischio per molti tipi di cancro ginecologico».

Concludiamo questa sezione sulle malattie veneree nelle lesbiche con questa citazione estratta sul numero di ottobre del 2012 di The Advocate, una rivista omosessuale: «Dicono gli esperti che un collegamento tra le lesbiche e il cancro, e in particolare il cancro al seno, è più di una semplice speculazione […]. Gli scienziati credono che le lesbiche abbiano un rischio maggiore di sviluppare il cancro al seno […]. La “National LGBT Cancer Network” asserisce che il cancro colpisce le lesbiche in modo sproporzionato» (23). Si dovrebbe notare che le malattie sessualmente trasmesse nelle lesbiche non sono state oggetto di studio quanto lo sono state le malattie sessuali nei maschi gay. Ciò è dovuto al fatto che si pensava che il sesso saffico fosse relativamente più sicuro. Alcuni medici stanno facendo pressioni sulla comunità scientifica affinché si facciano più ricerche nel campo della salute delle lesbiche. Approfondendo gli studi si potrebbe scoprire che, dopo tutto, lo «stile di vita lesbico» non è poi così sano… Un altro fatto relativamente sconosciuto: il sangue degli omosessuali maschi tende ad essere così contaminato da diversi virus e batteri e  tutti i gay che sono stati sessualmente attivi fino al 1977 non possono donare sangue. Un fattore che contribuisce a tutte le malattie diagnosticate negli omosessuali è la promiscuità abituale; e un fattore che contribuisce alla loro promiscuità è l’uso comune di droghe fra loro. Come ha riportato Jose Zuniga, un articolista della rivista omosessuale Windy City Times, c’è «un uso incontrollato di droga che mina la salute e il benessere della nostra comunità (gay), contribuendo alla trasmissione di malattie sessuali» (24). In uno dei suoi libri, anche l’autore omosessuale Dennis Altman ha notato il dilagare delle droghe fra gli omosessuali: «Ciò che è allarmante è il grado con cui la maggior parte del mondo gay naviga in un mare di alcol e di droga» (25). I progressisti e i loro mediavorrebbero restringere i diritti di chi fuma (perché fumare può essere dannoso), di che beve alcol (per ragioni ovvie), di che possiede armi (perché accadono incidenti e omicidi), e di che crede che l’attività omosessuale sia immorale, in quanto i progressisti pensano erroneamente che esista un diritto alle aberrazioni come il comportamento omosessuale e sono anche convinti che qualsiasi «discorso» che si riflette negativamente sugli omosessuali – come le informazioni che state leggendo – dovrebbe essere considerato un’«istigazione allodio», una «discriminazione sessuale»). Ai progressisti piace restringere le nostre libertà in maniera coercitiva («per il nostro bene», naturalmente). Allo stesso tempo, essi credono che sia perfettamente corretto permettere a certe persone di diffondere pericolose malattie sessuali in tutto il Paese [Usa, nfr]. Perché mai non ci è concesso di restringere i diritti di individui che spargono ovunque il veleno delle malattie sessualmente trasmesse? Questa è oppressione e fascismo! I progressisti sono degli ipocriti! Altra cosa: le spese per le ricerche sull’AIDS sono eccessive, totalmente irrazionali e del tutto ingiuste, e gli omosessuali sono così egoisti da non curarsene affatto. Nell’anno 2000, abbiamo speso circa 180.000.000 di dollari per la ricerca sul cancro alla prostata, contro i circa 7.000.000.000 per la ricerca sull’AIDS; ma il numero di uomini colpiti da cancro alla prostata ogni anno negli Stati Uniti è molto superiore al numero di persone colpite da AIDS! Similmente, nell’anno 2000 abbiamo speso solamente circa 425.000.000 di dollari per la ricerca sul cancro al seno contro i 7.000.000.000 per la ricerca sull’AIDS, anche se il numero di donne colpite da cancro al seno ogni anno è di molto superiore al numero di persone colpite da AIDS! È abbastanza chiaro che agli omosessuali interessano ben poco coloro che muoiono per cancro alla prostata, al seno o per altre malattie che hanno ricevuto molti meno fondi per la ricerca rispetto all’AIDS. Dove sono finiti la bontà d’animo e il senso di lealtà? Un’altra precisazione necessaria: gli omosessuali hanno arrecato molto danno a questo Paese [Usa, ndr]. Ad esempio, negli anni passati migliaia di emofiliaci innocenti sono morti a causa dell’AIDS perché gli omosessuali sieropositivi hanno infettato l’approvvigionamento di sangue. Nel 1984, «i Centers for Disease Control hanno scoperto che il 74% di emofiliaci che hanno ricevuto emocomponenti derivati dal plasma di donatori americani erano HIV positivi» (26). Un altro esempio: stiamo spendendo milioni e milioni di dollari dei contribuenti per produrre farmaci anti-AIDS per gli omosessuali che hanno volontariamente fatto sesso pericoloso. A causa di questi oltraggi collettivi, gli omosessuali dovrebbero chiedere scusa all’America per i danni arrecati. Riassumendo, per varie ragioni (gli omosessuali commettono atti fisiologicamente innaturali, e sono notevolmente inclinati alla promiscuità), lo «stile di vita» omosessuale tende ad essere malsano sia per gli individui che per la società che indirettamente soffre o ne paga le conseguenze. Incoraggiare chiunque a prendere parte all’attività omosessuale è chiaramente un atteggiamento irresponsabile e depravato”.

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Note

2 Cfr. Council on Scientific Affairs, «Health Care Needs of Gay Men and Lesbians in the United State» («I gay e le lesbiche degli Stati Uniti hanno bisogno di assistenza sanitaria»), in JAMA, del 1º maggio 1996, pag. 1355. Siccome la percentuale di cancro anale negli omosessuali è molto più elevata della percentuale della stessa malattia negli eterosessuali, e poiché essa è associata al sesso anale frequente, ci sono molti gay (e loro sostenitori) che tentano di negare sfacciatamente questa scomoda verità. Giacché questo è un fatto significativo che riflette negativamente sullo stile di vita omosessuale – fisiologicamente innaturale – offriremo un’ampia documentazione per provare questa realtà. I seguenti articoli estratti, tra i tanti, da riviste mediche dimostrano l’anormale alta percentuale di cancro all’ano negli omosessuali: M. Frisch, «On the Etiology of Anal Squamous Carcinoma» («Sull’eziologia del carcinoma squamoso anale»), in Dan Med Bull., agosto 2002, 49 (3), pagg. 194-209; M. Frisch e altri,«Cancer in a Population-based Cohort of Men and Women in Registered Homosexual Partnerships» («Cancro in un gruppo di popolazione di uomini e donne in relazioni omosessuali registrate»), in Am J Epidemiol, del 1º giugno 2003, 157 (11), pagg. 966-972; D. Knight, «Health Care Screening for Men who Have Sex with Men» («Assistenza sanitaria e monitoraggio per uomini che fanno sesso con uomini»), in Am Fam Physician, del 1º maggio 2004 69 (9), pagg. 2149-2156; S. Goldstone, «Anal Dysplasia in Men who Have Sex with Men» («Displasia anale negli uomini che fanno sesso con uomini») in AIDS Read, di maggio-giugno 1999, 9 (3), pagg. 204-208 e 220; Reinhard Hopfl e altri, «High Prevalence of High Risk Human Papillomavirus-capsid Antibodies in Human Immunodeficiency Virus-seropositive Men: a Serological Study» («Alta prevalenza di alto rischio del virus del papillomavirus negli anticorpi umani nello stato di immunodeficienza umana in uomini sieropositivi: un studio sierologico»), in BMC Infect Dis, del 30 aprile 2003 3 (1), pag. 6; R. J. Biggar-M. Melbye, «Marital Status in Relation to Kaposi’s Sarcoma, non-Hodgkins Lymphoma, and Anal Cancer in the pre-AIDS Era» («La condizione coniugale in relazione al Sacrcoma di Kaposi, al linfoma Hodgkins, e al cancro all’ano nell’era pre-AIDS»), in J Acquir Immune Defic Syndr Hum Retrovirol, del 1º febbraio 1996, 11 (2), pagg. 178-182; P. V. Chin-Hong e altri, «Age-related Prevalence of Anal Cancer Precursors in Homosexual Men: the EXPLORE study» («Prevalenza in base all’età dei precursori del cancro anale negli uomini omosessuali: lo studio EXPLORE»), in J Natl Cancer Inst, del 15 giugno 2005, 97(12), pagg. 896-905; R. Dunleavey, «The Role of Viruses and Sexual Transmission in Anal Cancer» («Il ruolo dei virus e la trasmissione sessuale nel cancro anale»), inNurs Times, 1-7 marzo 2005 101 (9), pagg. 38-41; P. V. Chin-Hong e altri, «Age-Specific Prevalence of Anal Human Papillomavirus Infection in HIV-negative Sexually Active Men who Have Sex with Men: the EXPLORE study» (La prevalenza in età specifica dell’infezione anale da papillomavirus umano negli uomini sessualmente attivi e HIV-negativi che hanno sesso con uomini: lo studio EXPLORE»), in J Infect Dis, del 15 dicembre 2004, 190 (12), pagg. 2070-2076; J. R. Daling e altri, «Human Papillomavirus, Smoking, and Sexual Practices in the Etiology of Anal Cancer» («Il papillomavirus umano, il fumo e le pratiche sessuali nell’eziologia de0 cancro all’ano»), in Cancer, del 15 luglio 2004, 101 (2), pagg. 270-280; A. Kreuter e altri, «Screening and Therapy of Anal Intraepithelial Neoplasia (AIN) and Anal Carcinoma in Patients with HIV-infection»(«Monitoraggio e terapia della neoplasia intraepiteliale anale (AIN) e carcinoma anale in pazienti con HIV»), in Dtsch Med Wochenschr, del 19 settembre 2003, 128 (38), pagg. 1957-1962.

3 Cfr. M. Frisch e altri, «Sexually Transmitted Infection as a Cause of Anal Cancer» («Infezioni trasmesse per via sessuale come causa di cancro all’ano»), in N Engl J Med, del 6 novembre 1997, pag. 1350.

4 Cfr. S. D. Wexner, Sexually Transmitted Diseases of the Colon, Rectum and Anus. The Challenge of the Nineties» («Malattie trasmesse sessualmente del colon, del retto e dell’ano. La sfida degli anni Novanta»),in Dis Colon Rectum (EAB), dicembre 1990, pag. 1048. Per un’ulteriore lettura vedi J. F.Beltrami ed altri, «Trends in Infectious Diseases and the Male to Female Ratio: Possible Clues to Changes in Behavior Among Men who have Sex with Men» («Tendenze nelle malattie infettive e il rapporto maschio-femmina: possibili indizi di cambiamenti nel comportamento fra uomini che fanno sesso con uomini»), in AIDS Educ Prev, del 17 dicembre 2005, 17 (6 suppl. B), pagg. 49-56; AA.VV., «Latest STD Data in United States Continues to Portend Problems with Prevention, HIV. Other Research Notes High STDs Among HIV-infected Women» (Gli utimi dati sulle malattie veneree negli Stati Uniti continuano a predire problemi con la prevenzione, HIV. L’altra ricerca ha denotato un’alta incidenza di malattie veneree nelle donne infette da HIV»), in AIDS Alert, dicembre 2005, 20 (12), pagg. 133-136; H. M. Truong e altri, «Increases in Sexually Transmitted Infections and Sexual Risk Behaviors Without a Concurrent Increase in HIV Incidence Among Men who Have Sex with Men in San Francisco: a Suggestion of HIV Serosorting» («Aumenti delle infezioni sessualmente trasmesse e comportamenti sessuali a rischio senza un aumento concomitante nell’incidenza di HIV fra uomini che fanno sesso con uomini a San Francisco: un suggerimento della siero-discriminazione dell’HIV»), in Sex Transm Infect, dicembre 2006, 82 (6), pagg. 461-466; R. E. Baughn-D. M. Musher, «Secondary Syphilitic Lesions» («Lesioni sifilitiche secondarie»), in Clin Microbiol Rev, gennaio 2005, 18 (1), pagg. 205-216.

5 Cfr. J. Christopherson e altri, «Sexually Transmitted Diseases in Hetero, Homo and Bisexual Males in Copenhagen» («Malattie sessualmente trasmesse in maschi omo, etero e bisessuali a Copenhagen»), in Dan Med Bull (DYN), giugno 1988, pag. 285.

6 Cfr. N. D. Carr e altri, «Noncondylomatous, Perianal Disease in Homosexual Men» («Il condiloma, una malattia perianale nel maschio omosessuale»), in Br J Surg (B34), ottobre 1989, pag. 1064.

7 Cfr. D. van Baarle e altri, «High Prevalence of Epstein-Barr Virus Type 2 Among Homosexual Men is Caused by Sexual Transmission»(«L’elevata prevalenza del virus Epstein-Barr tipo 2 tra gli omosesuali è causata dalla trasmissione sessuale»), in J Infect Dis, giugno 2000, pag. 2045.

8 Cfr. K. S. Lim e altri, «Role of Sexual and Non-sexual Practices in the Transmission of Hepatitis B» («Ruolo delle pratiche sessuali enon sessuali nella trasmissione dell’epatite B»), in Br J Vener Dis (B40), giugno 1977, pag. 190; R. S. Remis e altri, «Association of Hepatitis B virus Infection with Other Sexually Transmitted Infections in Homosexual Men» («Associazione dell’epatite B con altre infezioni sessualmente trasmesse nei maschi omosessuali»), in Am J Public Health, ottobre 2000, 90 (10), pagg. 1570-1574; P. J. Saxton, «Sexually Transmitted Diseases and Hepatitis in a National Sample of Men who Have Sex with Men in New Zealand» («Malattie sessualmente trasmesse ed epatiti in un campione nazionale di uomini che fanno sesso con uomini in Nuova Zelanda»), in N Z Med J, del 26 luglio 2002, 115 (1158), pag. U106.

9 Cfr. J. J. Ochnio e altri, «Past Infection with Hepatitis A virus Among Vancouver Street Youth, Injection Drug Users and Men who Have Sex with Men: Implications for Vaccination Programs» («Passate infezioni di epatite A tra la gioventù di strada di Vancouver, tra i drogati che usano siringhe e uomini che fanno sesso con uomini: implicazioni per i programmi di vaccinazione»), in CMAJ, del 7 agosto 2001, 165 (3), pagg. 293-297.

10 Cfr. J. S. Mandel-L. M. Schumann, «Sexual Factors and Prostate Cancer: Results from a Case-control Study» («Fattori sessuali e cancro alla prostata: risultati dallo studio di controllo di un caso»), J Gerontol, maggio 1987, pag. 259.

11 Cfr. Council on Scientific Affairs, op. cit., pag. 1356.

12 Cfr. S. G. Stolberg, «Gay Culture Weighs Sense and Sexuality» («La cultura gay soppesa il senso e la sessualità»), in New York Times, del 23 novembre 1997, sez. 4, pag. 1.

13 Cfr. CDC, «Internet Use and Early Syphilis Infection Among Men who Have Sex with Men, San Francisco, California, 1999-2003» («L’uso di internet e le prime infezioni da sifilide tra i maschi che fanno sesso con maschi, a San Francisco, in California»), in MMWR Morb Mortal Wkly Rep, del 19 dicembre 2003, 52 (50), pagg. 1229-1232.

14 Cfr. J. M. Andriote, «Reclaiming HIV as a “Gay” Disease» («Si parla dell’HIV come di una malattia omosessuale»), in The Gay & Lesbian Review, settembre-ottobre 2012, pag. 29.

15 Esse sono state trovate sul suo sito web (http://www.glma.org) il 4 novembre 2009 in un documento intitolato «Top 10 Things Gay Men Should Discuss with their Healthcare Provider» («Le prime dieci cose che i gay dovrebbero discutere con chi fornisce loro assistenza sanitaria»). Forse sono ancora presenti su questo sito.

16 Cfr. J. Ritter, «Breast Cancer Risk Higher in Lesbians» («Il rischio di cancro al seno è più elevato nelle lesbiche»), in Chicago Sun-Times, del 16 ottobre 1998, pag. 50. Un alta referenza per ulteriori letture: S. L. Dibble e altri, «Comparing Breast Cancer Risk Between Lesbians and their Heterosexual Sisters» («Comparando il rischio di cancro al seno tra alcune lesbiche e le loro sorelle eterosessuali»), in Women’s Health Issues, marzo-aprile 2004, 14 (2), pagg. 60-68.

17 Cfr. Council on Scientific Affairs, op. cit., pag. 1355.

18 Cfr.  C. J. Skinner e altri, «A Case-controlled Study of the Sexual Health Needs of Lesbians» («Uno studio analitico dei bisogni di salute sessuale delle lesbiche»), in Genitourin Med, agosto 1996, pag. 227.

19 Cfr. A. Edwards-R. N. Thin, «Sexually Transmitted Diseases in Lesbians» («Le malattie sessualmente trasmesse nelle lesbiche»), in Int J STD AIDS, maggio 1990, pag. 178.

20 Cfr. J. M. Marrazzo e altri, «Genital Human Papillomavirus Infection in Women who Have Sex with Women» («Infezione genitale da papillomavirus umano in donne che fanno sesso con altre donne»), in J Infect Dis, dicembre 1998, pag. 1604.

21 Cfr. J. Fischman, «Sticking It To Cancer», in U.S. News & World Report, del 3 aprile 2006, pag. 58.

22 cfr. E. O. Laurnarm e altri, «The Social Organization of Sexuality: Sexual Practices in the United States» («L’organizzazione sociale della sessualità: le pratiche sessuali negli Stati uniti», U. of Chicago Press, 1994.

23 Cfr. C. Beredjick, «The Lesbian Breast Cancer Link» («Il collegamento tra la lesbica e il cancro al seno»), in The Advocate, ottobre 2012, pag. 16.

24 Cfr. J. Zuniga, «Viagra Vexation» («Irritazione da Viagra»), in Windy City Times, del 28 maggio 1998, pag. 14.

25 Cfr. D. Altman, The Homosexualization of America, the Americanization of the Homosexual («L’omosessualizzazione dell’America, l’americanizzazione dell’omosessuale») St. Martin’s Press, New York 1982, pag. 222.

26 Cfr. M. Thomas, «Baxter, Other Drug Firms Hit with AIDS-related Lawsuit», in Chicago Sun-Times, del 25 aprile 2005, pag. 65.

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