Censura su Facebook: dove siamo arrivati?

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Adesso voglio proprio vedere dove sono tutti quelle del “Je suis Charlie Ebdo”… E farmi due risate.

Ricordate? Tutti per la libertà di pensiero, anche là dove la libertà di espressione si manifestava in vignette di una scempiaggine mai vista…

O forse dobbiamo dedurre che la libertà va difesa solo a senso unico, solo quando ci fa comodo?

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Ma quando capiremo che siamo *già* in una incredibile dittatura-del-pensiero-unico, che applica costantemente l’esclusione delle voci indipendenti?

Su Facebook, il Grande Fratello ascolta, registra, accoglie le segnalazioni dei gruppetti di omosessualisti inviperiti quando qualcuno tocca le giuste corde e mette in evidenza una verità difficile da contestare.

Guardate qui: un profilo è stato bloccato per 30 giorni. In sé, poca cosa. Al soggetto in questione – il sottoscritto  – non cambia niente.

Quello che deve dire, lo dirà comunque.

 

Ma della libertà di pensiero e di espressione, che ne resta?

A che punto siamo – già – arrivati?

 

Giudicate voi stessi il motivo: leggete, quello che il Grande Fratello contesta è un modesto estratto di un articolo, pubblicato mesi fa su questo blog, che contiene solo una libera espressione del proprio pensiero: il mio.

Trovate termini offensivi?

Quali sono i generici “standard” sarebbero stati infranti?

O forse la verità dà fastidio a qualcuno, tanto da essere palesemente messa sotto silenziatore in questo modo, vile e violento al tempo stesso?

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Alessandro Benigni, 30 Dicembre 2016


 

Leggete, non crederete ai vostri occhi:

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Cos’è, siamo al punto in cui è vietato un semplice RAGIONAMENTO?

… meditate, gente. Meditate.

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