Ancora non hanno capito

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Alessandro Benigni

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Sembra incredibile, ma non hanno ancora capito: la questione è etica, non scientifica.

 

Dopo tre, quattro anni credo, in cui ci siamo battuti in ogni modo per far capire che la questione non è psico-metrica, non riguarda in nessun modo la possibilità di misurare il danno psichico delle persone, ma riguarda la loro dignità, il loro diritto inviolabile a non essere ridotte ad “adorabili oggetti di consumo” (per usare l’azzeccata espressione di Claudio Risé): ecco, ancora non hanno capito.

Le cose stanno così. Leggete:

«Su 19 commenti, 18 complessivamente concordano nel ritenere che il genere e l’orientamento sessuale dei genitori non siano di per sé fattori di rischio per la stabilità e il benessere psicologico dei figli».

Così, si esprime trionfante, l’ennesimo “psicologo” con qualche problemino sotto il profilo della gestione etica del discorso.

Che succede? Di cosa sta parlando? Semplice. C’è questo “studio” – farlocco* come tanti altri, che abbiamo visto in questi anni – secondo il quale i bambini deprivati di padre o di madre e violentemente trascinati in coppie dello stesso sesso, stanno benone. Vanno bene a scuola, rispondono bene ai test (ovvero alle “interviste” che sono però rivolte quasi sempre agli stessi “omogenitori”  qualsiasi cosa questo neologismo assurdo voglia significare), e così via. Insomma: nessun problema, dice questo “studio” (una raccolta di articoli), per i bambini cui è stata negata la mamma o vietato il papà, solo per far contenti due adulti dello stesso sesso.

Lo abbiamo già spiegato: non serve a nulla sostenere che uno studio vale qualcosa perché viene pubblicato su una rivista o su un’altra. Men che meno importa sapere chi l’ha condotto e quali sono i risultati. Bisogna sempre entrare nel merito: prenderne in esame la metodologia, i criteri, i soggetti coinvolti, e soprattutto, ricordare che non si può mai passare da una teoria psicologica ad un assunto etico. Quali che siano le teorie o gli assunti etici, ovviamente. Sarebbe una gravissima fallacia, sullo stampo di quella naturalistica già individuata da David Hume (pensate un po’, siamo nella metà del ‘700!), per cui dalla osservazione di uno stato di fatto si pretende di passare automaticamente ad una pretesa di diritto.

 

Qui l’articolo – tratto da l’Avvenire – che ne parla diffusamente.

Vi risparmio lunghe citazioni, se proprio vi va, date un’occhiata voi stessi.

 

La sintesi: secondo questi luminari, il problema è risolto nella misura in cui i test (spesso condotti da stessi esponenti Lgbt, come già mostrato decine di volte) “dimostrerebbero” che i bambini stanno bene: non mostrano – sempre secondo loro – nessuna sofferenza.

 

E’ precisamente a questo punto che entra in gioco la Filosofia, col suo dubbio metodico, e s’interroga.

 

Basta questo criterio per legittimare la mercificazione dei bambini e la loro deprivazione della figura paterna o materna? Basta la presunzione di assenza di danni?

Se sì, allora dovremo legittimare, in base allo stesso principio, anche quella famosa pedofilia soft, promossa da Richard Dawkins, che in quanto tale non farà alcun danno al bambino.

 

Il ragionamento è questo: se è lecito fare ai bambini quello che si vuole, finché non si dimostra che si procura loro un danno valutabile con gli attuali test psicologici, perché non dovrebbe essere lecita anche una forma leggera, non invasiva, di pedofilia?

 

Mi spiace per lor signori, più o meno esperti, più o meno dotti, o sedicenti tali, ma questo insegna la Filosofia: a non fidarsi di nessuno, a dubitare di tutto e di tutti.

Prima di tutto di questi piccoli maestri, che tentano di dire bugie mascherandole da diritti.

Non occorre però la Filosofia per sapere che le bugie hanno le gambe corte, sempre, e che ragionamenti mal posti, fanno cilecca.

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Note

* perché parlare di “studi farlocchi?” Perché ne abbiamo già visti parecchi. Ma non solo: perché, come si evince dall’argomento, nessuno studio sarà mai in grado di dimostrare la legittimità di un passaggio dall’osservazione di un fatto alla pretesa di un diritto.

Ne abbiamo già parlato qui:

Studio rivela: la letteratura scientifica sulla step child adoption non è valida 

“Lo studio-bufala dell’Università di Melbourne rilanciato dal quotidiano La Repubblica”

“Omogenitorialità”: una guida per i (giustamente) perplessi

Gli studi immaginari a fondamento della cosiddetta “omogenitorialità”

Alla fine, il tanto criticato studio di Regnerus (era e) resta valido

Nuovo studio smaschera i fantomatici “articoli scientifici” sulle adozioni gay

Quanto valgono – in generale – gli “studi” nell’ambito delle scienze umane?

Pedofilia: camminiamo verso una progressiva normalizzazione?

“Con quale diritto mi avete fatto questo?”

I paradossi della “stepchild adoption”

Pillole di Epistemologia per contrastare l’ideologia gender

Come si potrà tornare indietro?

Ribadire le ragioni, per risvegliare la ragione

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