L’importanza dell’analisi logica (del linguaggio)

Ferdinando Costantino, per Ontologismi.

 

analisi-grammaticale-verbi.jpg

 

Le sottili contraddizioni logiche alla base degli studi di genere e ideologia gender“.

 
Dopo un estenuante periodo in cui il tema delle unioni civili ha occupato le aule parlamentari, le prime pagine dei giornali e le bacheche dei social network si ritorna a parlare con forza di gender grazie a notizie provenienti da oltreoceano (caso dei bagni gender neutral in USA), dagli ormoni dati ai bambini in UK e da progetti nelle scuole che sono in questo memento in discussione in sede di commissione parlamentare.
Le ideologie in quanto tali negano la realtà o la deformano e la manipolano per conformarla ai propri diktat e pertanto generano confusione, divisione e, quando portate avanti dai poteri forti, si impongono con violenza e la diffondono.
L’ideologia gender, che deriva da un femminismo radicale di stampo egualitario, non fa eccezione e tuttavia una lettura attenta delle sue tesi non può che suscitare diverse perplessità, prima di tutto di ordine logico.
Un buon punto di partenza è ciò che dice Papa Francesco In Amoris Laetitia al punto 56 ‘Non si deve ignorare che «sesso biologico (sex) e ruolo sociale-culturale del sesso (gender), si possono distinguere, ma non separare».’
La separazione fra sesso biologico e genere è ciò che sta alla base della cosiddetta teoria gender per quanto esista una larga fetta di opinione che nega la sua esistenza affermando al contrario la veridicità e la consistenza scientifica dei cosiddetti “studi o ricerche di genere”, che non avrebbero niente a che vedere (ed è in buona parte sicuramente vero) con gli esperimenti legati a cambiamento di sesso o cure ormonali.
Lungi da chi scrive il giudicare la scientificità degli studi di genere. Ma nonostante tutto un profano che cerchi di capire il senso di tali studi che sono ormai entrati a far parte di numerosi progetti scolastici non può non notare numerose contraddizioni.
Da wikipedia (fonte non propriamente scientifica, ma che in questo caso riflette e riassume bene il contenuto degli studi di genere) si legge: Tradizionalmente gli individui vengono divisi in uomini e donne sulla base delle loro differenze biologiche. Nel sentire comune, infatti, il sesso e il genere costituiscono un tutt’uno. Gli studi di genere propongono invece una suddivisione, sul piano teorico-concettuale, tra questi due aspetti dell’identità:

 
il sesso (sex) costituisce un corredo genetico, un insieme di caratteri biologici, fisici e anatomici che producono un binarismo maschio / femmina,

il genere (gender) rappresenta una costruzione culturale, la rappresentazione, definizione e incentivazione di comportamenti che rivestono il corredo biologico e danno vita allo status di uomo / donna.

 
Una definizione di “stereotipo di genere” è invece la seguente: “Per stereotipi sessuali e di genere si intendono quei meccanismi di categorizzazione ai quali ricorrono gli individui per interpretare, elaborare, decodificare, ristrutturare la realtà sessuale, ossia la rappresentazione di ciò che è maschile e ciò che è femminile.”
Per finire, si definisce identità di genere come il modo in cui un individuo percepisce il proprio genere: questa consapevolezza interiore porta a dire “io sono uomo” o “io sono donna”, oppure” io sono qualcosa di indefinito o definito in uno dei 70 generi recentemente classificati.”
Questa consapevolezza interiore rappresenterebbe il risultato di un mix tra sesso biologico, identità e ruolo sociale.
Gli studi di genere che operano all’interno del ruolo sociale dell’uomo e della donna hanno l’intento di decostruire gli stereotipi al fine di poter esprimere liberamente e senza coercizione alcuna le naturali predisposizioni, che, se non influenzate da alcune sovrastrutture della società, (fra cui la famiglia, la televisione, i messaggi pubblicitari, e perché no, la letteratura di infanzia) consentirebbe agli individui ad assumere liberamente ruoli diversi che essa normalmente attribuisce al genere maschile o femminile.
L’approccio di genere nell’educazione scolastica avrebbe semplicemente lo scopo di indirizzare i bambini, a una visione della vita che sia scevra da luoghi comuni che hanno portato, nel tempo, ad alimentare numerose discrepanze di trattamento fra uomini e donne e pertanto mirano a superare le diseguaglianze nel mondo del lavoro, a prevenire la violenza e permettere alle donne di affermarsi con pari opportunità rispetto agli uomini.
Il rivendicare che uomini e donne, pur con diverse predisposizioni, hanno il diritto di intraprendere qualsiasi professione o praticare qualunque sport, od assumere diversi incarichi o ruoli pubblici con la massima libertà personale sembra essere un diritto ormai acquisito che qualunque persona dotata di buon senso non mette in discussione.
Il problema è quando si tocca il tasto dell’identità e con tutta la buona volontà il salto logico che molti fanno fra ruolo ed identità di genere è quanto meno tortuoso e confusionario e si esce da considerazioni di buon senso per arrivare a creare controsensi tipici delle ideologie.
In primo luogo se tutto ciò che definisce il genere è una categorizzazione a posteriori per rielaborare, decodificare e ristrutturare la realtà sessuale spesso stereotipata da motivazioni di ordine culturale su cosa si fonderebbe la percezione del proprio genere se non su ciò che viene identificato come stereotipi?
Di fatto coloro che avrebbero un’identità di genere diversa dal proprio sesso biologico si comportano o sono spinti a comportarsi in due modi: o sentono il bisogno di esprimerla attraverso atteggiamenti esteriori, modi di vestire, parlare, comportarsi che gli stessi studi di genere definiscono come stereotipi da contrastare oppure sentono il bisogno di adeguare il proprio corpo alla percezione mentale che si ha di sé in ciò che riguarda i caratteri sessuali e per questo si sottopongono a cure ormonali o interventi chirurgici.
Una bambina che viene attratta dal colore rosa o che ama giocare con le bambole o a fare l’infermiera o la mamma sarebbe vittima degli stereotipi di genere imposti dalla cultura dominante mentre un bambino che fa esattamente la stesse cose sarebbe giudicato all’istante come una persona con una identità di genere differente dal proprio sesso biologico che lo porterà nell’immediato futuro ad identificarsi come donna. Tale tendenza pertanto andrebbe incentivata e protetta (anzichè curata come una disforia). E in alcuni paesi all’avanguardia dei diritti civili si passa direttamente alle cure ormonali fin dall’adolescenza.
In definitiva la contraddizione è: una donna che si comporta come donna (avendo atteggiamenti o predisposizioni giudicati come tipicamente femminili) sarebbe vittima di stereotipi mentre un uomo che si percepisce e si comporta come donna (assumendo e facendo propri gli stessi identici atteggiamenti e predisposizioni sopra citati) avrebbe un’identità di genere femminile.
Gli atteggiamenti che in un caso sono classificati come frutto di stereotipi da abbattere nell’altro caso diventano gli elementi caratterizzanti del genere. Non è questa una perversa illogicità che qualunque persona dotata di ragione coglie all’istante?

 
E’ lecito chiedersi: se gli stereotipi sono da abbattere perché, al di fuori dei caratteri sessuali, uomini e donne sono perfettamente identici senza nessuna predisposizione od orientamento naturale su che cosa si baserebbe la propria identità di genere se non nella percezione di sé di essere donna o uomo dotato/a di un proprio corredo sessuale esteriore ben definito?
Allora è possibile separare identità di genere e sesso biologico senza incorrere in contraddizioni come queste?
Sono domande che è lecito porsi anche se non si hanno particolari competenze di natura medica o psicologica perché riguardano in primo luogo i nostri figli e un’educazione in tal senso che si vorrebbe propinare loro fin dalla tenera età e che genitori, insegnanti e persone comuni hanno tutto il diritto di sottoporre a chi fa di loro dei visionari.

 

 

Ferdinando Costantino *

 

 

 

 

____________________________

* E’ ricercatore presso Università di Perugia e ricercatore associato al CNR Firenze.

 

 

 

 

 

 

 

 

*

*

*

Annunci