Solo la bellezza vince la disperazione

L’unione svizzera per decriminalizzare l’aborto (USPDA) ha raggiunto lo scopo per il quale è stata fondata, e cioè la depenalizzazione totale dell’aborto, con il voto popolare del 2 giugno 2002 e così alla fine del 2003 l’associazione ha deciso di sciogliersi. Resta però attivo il suo sito (http://www.svss-uspda.ch), curato dall’ex-presidente dell’USPDA Anne-Marie Rey, nel quale sono raccolte le testimonianze libere e non commentate di tante donne che hanno vissuto l’esperienza di un aborto. Il titolo del sito è “PER IL DIRITTO ALLA LIBERA SCELTA”.

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Lo scopo quello di fornire informazioni obiettive sull’universo IVG e far parlare direttamente le donne risulta effettivamente molto eloquente.
Si trovano qui moltissime testimonianze lunghe, articolate e anche drammatiche, di aborti subiti o scelti con convinzione, e delle conseguenze di tale gesto nella vita di queste donne.
E così leggiamo di Lorenza, 35 anni, che si ritrova incinta per una scappatella extra matrimoniale e ricorre alla RU486 e racconta: “Prendo la pillola RU486 il 20/10, non sento niente fisicamente. Torno a casa e continuo la mia vita di sempre, anche lo sport, ma comincio a sentirmi male psicologicamente il giorno dopo. L’angoscia prende il sopravvento su di me e non riesco a gestire i pensieri che si accavallano nella mia testa. Il senso di colpa mi sta opprimendo e faccio fatica a respirare. Una giornata interminabile, che rimarrà nei miei ricordi per sempre.”
Poi prosegue raccontando del giorno dopo, quando tocca alla pillola di prostaglandine per l’espulsione: “Dopo 2 ore vado in bagno e in fondo al wc vedo quello che non avrei mai voluto, ma che ormai era inevitabile: l’embrione, un fagiolino di 1 cm circa. Ho pianto non so quanto da sola in quel piccolo bagno angusto. Il giorno dopo, ovvero oggi, mi sento uno schifo e so che devo rimettere in fila i pensieri e ridare un senso alla mia vita che non sarà più la stessa dopo quest’esperienza”. “Ora tornerò la prossima settimana per il controllo. Spero si concluda il tutto e toccherà a me sola portare questo macigno con me per il resto della mia vita.”
Segue la storia di Michela, 37 anni e una figlia di 9 anni, decisa a non volerne altri. Poi però la gravidanza inaspettata. Dice: “All’ospedale dove mi rivolsi nessuno mi ha mai fatto riflettere prospettandomi altre soluzioni” e così “anche se ho sentito da subito di amare questo grumo di sangue opto per l’i.v.g.”, “Dopo un solo giorno sono sprofondata in uno stato di malessere, mi tormento pensando forse di aver sbagliato anche solo per mia figlia. Quando la guardo penso di averle tolto la possibilità di avere un fratello o una sorella.” E conclude amara “non so se ho fatto la scelta giusta. Ma ormai non posso tornare indietro.”

Tristissima la storia di Stefania, che resta incinta proprio mentre sta facendo un trattamento di radioterapia antitumorale. I medici compatti le consigliano di abortire, sia per l’incertezza sulla salute del piccolo, sia per la necessità di proseguire le cure per lei. Stefania acconsente a malincuore, ma scrive: “Prima dell’aborto ho parlato tanto con il mio bambino e ho pianto tutte le mie lacrime. Nei giorni seguenti gli ho scritto una lettera per fargli sapere che non lo dimenticherò mai e che continuerò ad aspettarlo. E’ un’esperienza tristissima qualunque sia la causa, perché non mi sento affatto giustificata. So solo che mi manca da morire e che per quanto sia durata, sentirlo dentro di me mi rendeva felice, magica.”
Ovviamente ci sono anche storie di donne che non rinnegano la propria scelta, ma ogni testimonianza è velata da un dolore lancinante, come per Fiona, che ha abortito a 25 anni, a causa di “un passato familiare da risolvere, una storia instabile e l’incapacità di gestire in tutti i sensi un’altra vita” e dopo 6 anni si ritrova in una situazione analoga, con un uomo accanto che non la ama più: “Non me la sento, è una cosa troppo grande e soprattutto non potrei offrirgli ciò di cui avrà bisogno… io per prima pago per le mancanze di una situazione familiare dove, non per cattiveria, non c’era spazio per accogliere le esigenze di un bambino. È difficile e molto doloroso, a volte mi sento un egoista e una vigliacca, ma credo di aver diritto di poter scegliere, prendendomi la responsabilità delle conseguenze”

Oppure Elena, 42 anni, che ha abortito perché rimasta incinta mentre assumeva antidepressivi e il rischio malformazioni l’ha spaventata: “Sono vicina a tutte quante le donne che hanno praticato un aborto perché non hanno avuto alternative, fatevi coraggio e così me ne farò anch’io”.
Lara racconta dell’aborto giovanile, a 19 anni, all’insaputa dei genitori e di tutte le difficoltà scolastiche avute dopo, di come si sentiva senza stimoli, spenta. “La storia con quel ragazzo finì dopo un po’ di tempo, gli dissi (mi fa male ancora adesso) che stare con lui era come rivivere ogni giorno i giorni più tristi della mia vita perché anche se avevo rifiutato la gravidanza ricordo ancora alcuni momenti in cui mi ritrovavo a chiedere scusa a quella “cosa” dentro di me. Gli anni passarono e cercai di lasciarmi alle spalle quell’esperienza dolorosa senza mai dimenticarla comunque”. Ora che si è sposata e che suo marito vorrebbe un figlio, lei si ritrova a provare ancora quel dolore vivo come fosse ieri: “Non lo so, i pensieri si affollano nella mente e io vorrei solo cercare di andare avanti, apprezzare le cose belle che ho e magari presto diventare anche serenamente madre.”
Francesca, 30 anni, racconta di aver subìto la seconda IVG e sottolinea subìto, nel senso di scelta dettata dalla razionalità e non dal cuore. Il primo aborto a 20 anni, per motivi di precarietà economica, vissuto inconsapevolmente “La ferita rimase nascosta. Cri mi stette vicino, molto, credevamo di essere innamorati. Ma da quel giorno il nostro rapporto cambiò. Da lì a poco tutto tornò quasi normale. Dopo qualche mese ci lasciammo”. E poi a 30 anni una nuova gravidanza, ma con l’uomo sbagliato, in una relazione distruttiva, e così la decisione di ripetere l’IVG: “io ho pianto disperatamente, piango anche ora che scrivo… Mi sono sentita disperatamente sola! sola e tremendamente disperata”, “Ho pianto come mai nella vita, ho pianto per 2 mesi tutte le notti, non dormivo, continuavo a chiedere scusa al mio cucciolo, scusa a Dio per aver scelto per la seconda volta di rinunciare al miracolo di una vita che nasceva e cresceva dentro di me.” “E’ stata la scelta più dura di tutta la mia vita! Ora conosco il famoso senso materno! Il senso di pura felicità quando dal ginecologo l’ho visto muoversi! Era la sensazione più forte e appagante che avessi mai provato prima! All’ospedale sono andata con la Robi. Ho pianto da sentirmi gli occhi bruciare per lacrime. Avrei voluto non svegliarmi dall’anestesia… Ma eccomi che prendo coscienza, pian piano mi rendo conto che l’ho fatto! me lo sono fatto portare via. Ora vivo un lutto.”

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Le storie sono tantissime, varrebbe la pena leggerle tutte, perché sono sincere, ciascuna racconta di sé senza alcuna ombra di giudizio sull’altrui operato, ma mostrando con coraggio il dolore di una ferita rimasta aperta e insanabile. Vorrei concludere solo riportando una storia diversa, una delle poche che termina con un’esplosione di gioia, una boccata di speranza: è Penelope.
Penelope comincia da lontano, raccontando di quando a 22 anni è stata mollata dal ragazzo ed ha scoperto dopo due mesi di essere incinta ed ha abortito, poi dopo 9 anni si è sposata con un uomo che ha rivelato un lato oscuro improvviso e pericoloso, è finita al pronto soccorso per percosse e quando ha scoperto di essere incinta ha abortito per la seconda volta, voltando pagina anche con quell’uomo violento. E infine a 36 anni ha conosciuto un uomo che sembrava fantastico, ma resta incinta e lui, per questo, la lascia, portandosi via tutto senza dire una parola. E pure il datore di lavoro minaccia di licenziarla. Ma questa volta Penelope cambia strategia di vita, e scrive: “Stavolta no!!! lui mi minaccia di abortire altrimenti mi licenzia… ma stavolta no!!! no!!! no!!! La mia bimba è nata 5 mesi fa. 9 mesi di gravidanza sempre da sola, 5 mesi io e la cucciola sempre sole. Stavolta nessuno ha potuto rovinare il mio sogno. Dopo 8 giorni che la piccola è nata mi ha licenziata… sono senza lavoro e sola! Ma noi donne ce la possiamo fare! la ricchezza più grande sono i sorrisi della mia piccola… sono la persona più ricca del mondo….. Buona vita piccola Ginevra e sono sicura che da lassù due piccoli angeli custodi ti proteggeranno sempre…. Buona vita piccola mia”.
Noi donne ce la possiamo fare!
Buona vita anche da parte mia, piccola Ginevra.

 

 

Lucia Scozzoli

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