Cooperazione, il cervello lavora diversamente in maschi e femmine

Uno studio analizza per la prima volta l’attività cerebrale di individui che stanno collaborando, confermando che anche qui esistono differenze tra i generi

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 di Andrea Corti, per Galileo, Giornale di Scienza

È noto da tempo che maschi e femmine, quando affrontano attività che richiedono collaborazione, hanno approcci e comportamenti diversi. Finora, però era stata poco indagata l’attività cerebrale alla base di questi comportamenti. Uno studio, pubblicato su Scientific Reports, ha analizzato il cervello di persone impegnate in un’attività che prevedeva collaborazione, osservando che le aree cerebrali coinvolte sono diverse nei due sessi.

La cooperazione, che sia tra famigliari, amici o colleghi, è un’attività fondamentale della società umana e ha certamente giocato un ruolo determinante nell’evoluzione della nostra specie. L’approccio alle attività collaborative non è però omogeneo tra le varie persone e uno dei fattori che maggiormente determina queste differenze è il sesso. Sono ormai molti, infatti, gli studi comportamentali che mostrino come uomini e donne abbiano una diversa attitudine alla collaborazione, ma si conoscono poco i meccanismi cerebrali che determinano queste differenze. “Gli studi fatti finora si sono occupati di analizzare singoli individui tramite imaging a risonanza magnetica” ha affermato Joseph Baker, uno degli autori dello studio. Questa metodologia, secondo i ricercatori, si rivela poco efficace, perché costringe ad analizzare ogni persona singolarmente e sdraiata nella macchina, quindi non durante attività collaborative.

Per il loro lavoro, i ricercatori si sono invece serviti della spettroscopia nel vicino infrarosso, una tecnica che permette di registrare l’attività del cervello durante un’interazione. Hanno quindi utilizzato questa tecnica su 222 partecipanti suddivisi a coppie o dello stesso sesso, sia uomo-uomo che donna-donna, o miste. Ogni coppia, a cui veniva impedito di avere rapporti prima dell’esperimento, si è seduta ad un tavolo, fronteggiandosi, ma ognuno con davanti un computer. Sul monitor inizialmente c’era un cerchio grigio, che poi cambiava velocemente colore e i partecipanti dovevano cliccare appena questo succedeva, cercando di raggiungere la massima sincronizzazione. Ad ogni tentativo i partecipanti ricevevano informazioni su chi aveva schiacciato prima e in quali tempi, veniva permesso loro inoltre di guardarsi ma non di parlare. Ogni coppia ha ripetuto il gioco per 40 volte.

Tra le coppie dello stesso sesso, quelle maschili hanno raggiunto i risultati migliori nel gioco. I ricercatori hanno poi osservato come le attività cerebrali fossero diverse nei due sessi, ma molto simili all’interno dello stesso sesso. Inoltre, più l’attività cerebrale era sincronizzata, nelle coppie dello stesso sesso, migliori erano i risultati.

La sorpresa è arrivata con le coppie miste, dove si osservava una minore sincronizzazione cerebrale, ma i risultati nel gioco erano buoni come quelli delle coppie con soli maschi. Sembra quindi che, in questa attività, le coppie con almeno un maschio fossero avvantaggiate.

I ricercatori non hanno ancora una spiegazione di questo meccanismo e non mancano di sottolineare, infatti, come questo studio sia solo un primo passo nella comprensione dei meccanismi cerebrali alla base della cooperazione. In futuro si dovranno proporre esperimenti con attività più vicine alla vita reale e analizzare un maggior numero di aree del cervello.

Queste ricerche, sottolineano, potrebbero aiutare a capire come si sia evoluta la cooperazione nell’essere umano e avere anche conseguenze terapeutiche, aiutando ad elaborare terapie per quelle persone che, come gli autistici, hanno difficoltà nelle attività sociali.

Riferimenti: Stanford University School of Medicine

 

 

 

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