L’arte come anima del tempo

 

Se non sbaglio era stato il grande Paul Klee, non ricordo se svizzero o tedesco,  a scrivere che “L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è“.

L’arte come organo non solo di espressione, ma anche di conoscenza, addirittura di Verità. Almeno così per il Nietzsche del primo periodo. Quello della “metafisica dell’artista”.

Eccoci qui, allora, sempre in Svizzera, dove Nietzsche scrisse lo Zarathustra.

Questa volta il capolavoro non è precisamente letterario, anche se sempre di trionfo del nichilismo si tratta.

Questa volta, la rassegna “incredibile”, com’è stata (giustamente) definita, culmina con l’opera dell’artista americano Mike Bouche, consistente in una “monumentale installazione” composta da 80 tonnellate di merda, prodotte a quanto sembra proprio dagli stessi abitanti della città di Zurigo.

 

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Non bisogna dimenticare, nello stesso contesto, “il ritorno”Maurizio Cattelan, di cui abbiamo già parlato, e l’esordio dell’autodidatta Angela Vanini.

Sempre nel contesto di questa “incredibile” e “monumentale” rappresentazione, ci sarebbero altri fenomeni su cui soffermarsi, come ad esempio questa significativa lepre colta nell’atto di sodomizzare un maiale:

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Sul sito di “Manifesta“, che organizza questo tipo di “installazioni artistiche“, sono presenti indicazioni per Scuole, Università, Comunità, Famiglie:

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Si usano gli specchi per guardarsi il viso, e si usa l’arte per guardarsi l’anima“, diceva George Bernard Shaw.

 

Che accade se usiamo in modo prospettico queste due intuizioni, di Paul Klee e di George Bernard Shaw, in riferimento al clima “culturale” che – volenti o nolenti – dobbiamo respirare in questi anni, perfettamente materializzati in questa mostra?

 

 

 

 

Alessandro Benigni

 

 

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