Eredità radicali

egois

Tutti, o quasi,  sono ancora lì ad esaltare Marco Pannella. Poveretto, mi dispiace sia morto. Mi ha sempre fatto tenerezza, povera anima in pena. Addirittura qualcuno in Vaticano parla di grande “eredità spirituale ed umana” del leader radicale. Eh già, “radicale”. Che bell’effetto che fa, questa magica parolina. Vero? Ma sì: viva la libertà. Bisogna pretendere il massimo. Suvvia, siamo civili. Se uno vuole drogarsi, perché no? Affari suoi. Perché impedirglielo? Mica fa poi tanto male. Ci sono cose che fanno peggio. E sai che danno alle mafie se si legalizza la coca? E poi si drogava mica pure Freud,  e bla bla bla? E tanto, tantissimo bla bla bla, ancora. E poi se una madre vuole uccidere il figlio che porta nel grembo, che sia messa “in condizioni di sicurezza” per farlo. O no? E che sarà mai: nel duemila non vorrete mica ancora ammazzare i bambini di nascosto, vero? E se ci si promette amore eterno, di fronte alla città, ma poi l’amore finisce? E che sarà mai, uno avrà pure il diritto di rifarsi una vita, giusto? Potrà pur esserci una clausola: l’amore viene, l’amore va. Dura finché dura. E che diamine, mica ci si dovrà impegnare per riparare, aggiustare, ricostruire, soffrire, anche fuori dall’ufficio: vero? Otto ore si lavorano, otto si dormono. Le restanti otto si fa quel che si vuole. E siccome è tutto ridotto al sentimento, che viene e che va, appunto, e la città non ha nulla da dire in merito, nulla da esigere, nulla da dare, ci si potrà ben lasciare quando si vuole. Tutte le volte che si vuole. O sposare e risposare con chi si vuole. O no? Perché si vive una volta sola. Diciamolo, che casomai qualcuno l’ha dimenticato. E quindi è logico e anzi doveroso che sia il soggetto a decidere. Solo lui. Anche quando e come morire. Un giorno chissà, si deciderà pure “se” morire o farsi trapiantare anima e cervello in qualche mutante o in qualche macchina. Chissà cosa ci riserva il futuro.
Ah, la Tecnica.
Ma il futuro è là, ed il presente invece è qui ed ora, ed è tutto da consumare, tutto dell’io. Tutto da godere. Tutto del soggetto. Di un soggetto assoluto, isolato, scivolato via da ogni legame e galleggiante in un oceano di solitudine.
Come uno stronzo,
appunto.

 

 

 

Alessandro Benigni

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